03.12.2008 - L'islamofobia allo scanner

http://www.cpeurasia.org/?read=15677
di Giovanni Di Martino

Resoconto della presentazione del libro di Enrico Galoppini "Islamofobia.
Attori, tattiche, finalità" (Ed. all'insegna del Veltro, Parma 2008), presso
il al Centro Italo-Arabo "Dâr al-Hikma", Torino, 28-11-2008. Con: Nadia
Redoglia, giornalista; Costanzo Preve, filosofo e saggista; Younis Tawfiq,
scrittore; Elvio Arancio, Centro Studi europeo Ibn Sina.

L'islamofobia nell'Italia del XXI secolo non è un problema, è invece un
falso problema. E come tutti i falsi problemi è anche un'arma nelle mani di
chi la agita. Questa è la conclusione che emerge dalla tavola rotonda che si
è tenuta il 28 novembre 2008 presso il Centro Italo-Arabo "Dâr al-Hikma" di
Torino, nel cuore della Porta Palazzo meta preferita dei ridicoli raid
folcloristici di Borghezio. L'incontro, che rientra nei seminari 2008-2009
di Eurasia. Rivista di studi geopolitici, è stato organizzato per la
presentazione del libro "Islamofobia. Attori, tattiche, finalità" di Enrico
Galoppini, redattore della rivista.
Moderati dalla giornalista Nadia Redoglia, gli oratori hanno espresso il
proprio pensiero sul tema del libro, partendo ciascuno dall'esperienza
personale. Ha iniziato lo scrittore Younis Tawfiq, presidente di "Dâr
al-Hikma", ricordando la propria esperienza di giovane iracheno appassionato
dell'Italia, ed entrato nel nostro paese alla fine degli anni Settanta. Si
può dire che Tawfiq sia entrato in Italia dalla porta principale, avendo
conosciuto il nostro Paese attraverso la lettura in arabo della Commedia
dantesca, e, non soddisfatto della traduzione, essendo venuto in Italia per
imparare la lingua e poterla leggere in italiano. Tawfiq ha raccontato due
episodi personali molto significativi per il tema della tavola rotonda: il
primo era la diffidenza di suo padre nei confronti dell'Italia e del fatto
che lui vi si volesse trasferire. Diffidenza che è assolutamente fisiologica
quando non si conosce qualcosa che è lontano e diverso, e che lo stesso
Tawfiq è stato ben lieto di smentire in una copiosa lettera che dall'Italia
ha inviato al padre per spiegare com'è in realtà il nostro paese. Il secondo
episodio raccontato da Tawfiq è l'improvvisa diffidenza anti-araba diffusasi
all'epoca della Prima Guerra del Golfo (con annessa inutile corsa agli
approvvigionamenti). Diffidenza che è cresciuta esponenzialmente con
l'undici settembre, come precisa Elvio Arancio, del Centro studi europeo
"Ibn Sina", il cui intervento è incentrato proprio sulla costruzione ad arte
della vulgata delle Torri Gemelle, realizzata in modo così perfetto da non
poter più essere cancellata dalla memoria della gente comune, malgrado le
infinite e fondate smentite successive (quali il film "Zero"). Arancio
conclude il proprio intervento presentando il progetto (condotto con
Giulietto Chiesa) di creazione della redazione giornalistica Canale Zero,
come testata giornalistica indipendente economicamente e, dunque, in grado
di fornire una (contro)informazione sana, che è ciò che oggi manca del
tutto.
Tra Tawfiq e Arancio ha parlato il filosofo Costanzo Preve, autore della
postfazione al libro di Galoppini. Preve, filosofo poliglotta i cui libri
sono stati tradotti in diverse lingue e professore di storia e filosofia nei
licei di Torino per 35 anni, aggiunge un altro tassello al mosaico
dell'islamofobia: oltre alla fisiologica diffidenza popolare ed alla
artificiale malafede istituzionale e giornalistica (che alimenta la
fisiologica diffidenza), Preve annovera una classe di intellettuali organici
che definisce marci ed ignoranti. Estranei alla cultura dell'Islam, ma anche
ignari della sua storia (oltre che della storia dell'est europeo), e dunque
pericolosissime mine vaganti per avvalorare gli allarmismi di ogni tipo. Una
classe di intellettuali sessantottini che non hanno accettato il fallimento
della propria contestazione e vi hanno collocato la fine del mondo,
riciclandosi al servizio del sistema che contestavano.
E Preve ha ragione. Chi scrive, per esempio, ha scoperto molto tardi che i
Turchi non sono Arabi, perché una sua professoressa di storia della scuola
media, spiegando la fine della Grande Guerra, gli aveva spiegato che Mustafa
Kemal era chiamato "il padre degli arabi" (!). Con una simile corporazione
di intellettuali (che ignora ad esempio, che l'Islam ha avuto un ruolo
essenziale nella storia e nella cultura di molti stati europei, dalla Spagna
alla Bulgaria), non si va di certo lontano. Come confermato dall'ultimo
intervento, quello dell'autore Enrico Galoppini, il quale afferma senza
mezzi termini che la questione va ricondotta ad un onnicomprensivo problema
politico, che avvolge tutti i temi trattati e riguarda lo stesso grave
malessere della società. Un problema anzitutto di sovranità, derivante dalla
presenza militare, culturale e politica degli Stati Uniti in Europa, venuti
per liberarci da Hitler, rimasti per difenderci da Stalin e trattenutisi per
proteggerci da Bin Laden, nel frattempo diffondendo il proprio modello di
civiltà affamatrice fatta di finanziarie, scuole ed ospedali privati e
diabolici nemici. Una civiltà di questo tipo ha bisogno disperato di nuovi
nemici da presentare in modo diabolico per additarli come la causa dei mali
che procura. Portatori sani di democrazia - li chiamava Gaber - nel senso
che a loro non fa male, però te l'attaccano.
E Tawfiq ha concluso affermando che l'Islam, pur additato ingiustamente come
la causa di ogni problema, deve però essere visto per quello che in realtà
è, e non deve diventare l'alfiere unico dell'antimperialismo. Anche questo,
a pensarci bene, potrebbe essere un effetto cercato ad hoc.

Per ulteriori informazioni sul libro di E. Galoppini ed ascoltare la
registrazione della conferenza, vedi:
http://www.insegnadelveltro.it/catal...slamofobia.htm