OMNIA SUNT COMMUNIA
Decrescita e distribuzione del reddito: verso un reddito d’esistenza
sostenibile e compatibile
di Andrea Fumagalli
L'articolo analizza la proposta di decrescita e i possibili effetti
sulla distribuzione del reddito.
Il primo teorico della decrescita - come è noto - è stato lo
statistico-economista Georgescu-Roegen, di nazionalità rumena, allievo
di Schumpeter, sicuramente il più noto studioso della crescita
economica e del ruolo del progresso tecnologico. Non vi è un paradosso
nel sottolineare questo trapasso generazionale. Schumpeter ha studiato
il passaggio dal sistema del capitalismo artigianale di fine XIX
secolo, centrato sulla figura dell'operaio di mestiere che opera in
> piccoli opifici, al sistema capitalistico taylorista della metà del XX
> secolo, centrato sulla figura dell'operaio massa e basato sulla
> produzione materiale di massa. Georgescu-Roegen, si trova ad
> analizzare gli effetti della crescita economica quantitativa, nel
> momento in cui tale crescita negli Stati Uniti inizia a mostrare i
> primi indizi di cedimento. Siamo nei primi anni Settanta. Da un punto
> di vista teorico, il concetto di decrescita diventa conseguenza
> inevitabile dei limiti imposti dalle leggi di natura, allorquando il
> ricorso alle materie prime inizia a mostrarsi insufficiente. La
> crescita della produzione materiale implica infatti un utilizzo di
> quantità maggiori di materie prime ed energia, con un impatto sugli
> eco-sistemi che cresce cumulativamente nel tempo. E' questa infatti la
> conseguenza della seconda legge della termodinamica - detta anche
> legge di entropia -, secondo la quale ogni attività produttiva
> comporta l'irreversibile degradazione di quantità crescenti di materia
> ed energia. Un classico esempio per meglio comprendere il fenomeno è
> il seguente: se uso un pezzo di carbone per far funzionare una
> macchina brucio in un lasso di tempo infinitamente breve una risorsa
> naturale per la cui formazione è stato necessario un lasso di tempo
> infinitamente più lungo.
>
> Ne consegue che la crescita quantitativa della produzione e del
> reddito in termini di merci materiali, essendo basata sull'impiego di
> risorse non rinnovabili a breve termine, finirà per esaurire le basi
> energetiche e materiali su cui si fonda.
>
> Tutto ciò inizia ad essere abbastanza noto. Non solo viene messo in
> dubbio l'assioma ancora duro a morire (spesso tra le forze sindacali e
> della sinistra) che esista una correlazione positiva tra crescita
> quantitativa della produzione e crescita del benessere (come se il
> benessere - ovvero lo star bene - dipendesse esclusivamente dalla
> quantità di merci possedute), ma vengono minate anche le tradizionali
> regole della distribuzione capitalistica del reddito. Secondo
> quest'ultima (come viene ancora oggi postulato nelle politiche
> concertative del sindacato e nella politica dei redditi), la dinamica
> del reddito da lavoro (ovvero il salario et similia) è in qualche modo
> legata alla dinamica della produttività. Ne consegue che per far
> crescere il salario diventa necessario far crescere la produttività e
> quindi, implicitamente, la produzione.
>
> Il concetto di decrescita risulta quindi incompatibile con i
> tradizionali processi redistributivi del fordismo.
>
>
>
> Negli ultimi trent'anni (1975-2005) nei paesi occidentali c'è stato un
> cambiamento del paradigma di accumulazione, non solo in termini
> quantitativi, ma soprattutto qualitativi. L'aspetto quantitativo può
> essere riassunto da un periodo di crescita economica e un periodo di
> rallentamento, di decrescita. Per quanto riguarda l'aspetto
> qualitativo si è passati da un sistema di organizzazione capitalistica
> industriale, materiale, di cui vediamo oggi l'effetto dei processi
> entropici, di dissoluzione di materia, di energia, di impatto
> ambientale, ad un capitalismo "cognitivo"o "immateriale". Si tratta
> dell'esito che le stesse forze capitalistiche hanno messo in moto per
> reagire alla crisi degli anni '70 della grande impresa e del
> capitalismo fordista.
>
> Georgescu Roegen chiamava lo sfruttamento delle materie prime
> bioeconomia, intendendo che la produzione economica non è neutrale
> rispetto alle risorse naturali esistenti. La società agricola era
> affiancata al ciclo produttivo naturale, era la natura che prima
> decideva quante arance c'erano, quanti mezzi di sussistenza agricoli,
> quanto foraggio, quante mucche, quanto grano. Passando alla società
> industriale è l'uomo che interviene direttamente ed è in grado, in
> maniera discrezionale, di decidere combinando lavoro e mezzi di
> produzione e utilizzando le risorse naturali, quali beni produrre. Si
> passa quindi dalla società agricola, contadina, caratterizzata dalla
> scarsità, alla società industriale che tendenzialmente si pensa abbia
> una produzione infinita, se le materie prime sono disponibili. Negli
> anni '70 è iniziato un processo di raggiungimento di soglie di
> utilizzo di materie prime naturali e questo ha portato alla necessità
> di trovare nuovi motori al processo di valorizzazione. Il passaggio
> avvenuto negli anni ‘70 è stato il passaggio da tecnologie meccaniche
> materiali finalizzate alla produzione di beni materiali, quantitativi,
> tangibili fisicamente (automobili, lavatrici...) all'utilizzo di
> tecnologie tendenzialmente immateriali, le tecnologie di linguaggio
> comunicazionali/relazionali. Il cuore della tecnologia informatica,
> pur producendo delle merci (computer), è la tecnologia digitale, cioè
> la produzione di linguaggi artificiali, in grado di connettere due
> macchine operative. Il valore non è tanto nel bene prodotto, quanto
> nell valore della tecnologia immateriale che è contenuto nel bene
> venduto. A questo si associa una creazione di valore che tende a
> slegarsi sempre più dalla materialità fisica del bene, diviene una
> produzione di valore semiotica, simbolica, che va a modificare la
> struttura delle preferenze e del consumo, perché oggi non si comprano
> le scarpe perché se ne ha bisogno, ma perché attraverso tale acquisto
> si acquisisce un simbolo che permette di avere relazioni sociali. E'
> il risultato dell'evoluzione dei processi di consumo e di produzione
> impliciti nel passaggio da un capitalismo mercantile materiale ad un
> capitalismo che tende a valorizzare la sua produzione ed ottenere
> profitti tramite la vendita di simboli e quindi di elementi di
> immaterialità.
>
> L'elemento centrale delle tecnologie di linguaggio è la produzione di
> conoscenza. Il linguaggio non esiste di per sé, il linguaggio si
> impara relazionandosi ed è trasmissione di informazione. Quando il
> linguaggio diventa l'elemento portante del processo di accumulazione,
> significa che qualunque atto di comunicazione linguistica diventa un
> atto produttivo. In alcuni casi si è pagati direttamente per
> comunicare, altre volte in maniera molto indiretta i processi
> comunicativi diventano in qualche modo meccanismo di produzione. La
> conoscenza è oggi l'essenza del processo di accumulazione così come
> lo era la macchina operatrice o la catena di montaggio cinquant'anni
> fa. Lo sviluppo delle tecnologie di linguaggio, di comunicazione, di
> trasporto hanno dato origine al processo di globalizzazione e di
> internazionalizzazione della produzione. La fabbrica si è smantellata
> su scala globale, ciò che è rimasto al centro del processo di
> accumulazione dei paesi avanzati sono le funzioni di controllo, di
> generazione e produzione della tecnologia, design, brand, marchio,
> marketing, tutte le funzioni leader e il processo di controllo dei
> flussi monetari e finanziari. Oggi chi comanda non è chi possiede i
> mezzi di produzione, ma chi controlla i flussi monetari e finanziari e
> chi controlla la generazione di tecnologia. La proprietà intellettuale
> ha sostituito la proprietà dei mezzi di produzione. Si parla, non a
> caso, di capitalismo cognitivo, perché si tratta sempre di un sistema
> capitalistico, in cui però è la conoscenza, l'immaterialità della
> trasmissione di conoscenza, la variabile chiave attorno a cui ruota
> tutto il processo di nuova valorizzazione.
>
>
>
> In questo contesto, come si inserisce il concetto di decrescita?
> Numerosi sono, al riguardo, le questioni aperte.
> • La legge dell'entropia, riferita alle materie prime fisiche,
> postulata da Georgescu-Roegen e che sta alla base della critica
> ecologica è ancora valida in un capitalismo di produzione immateriale?
> • La conoscenza è un bene scarso, soggetto ad usura?
>
>
>
> Teoricamente la conoscenza non è un bene scarso, anzi più si diffonde
> più cresce; la conoscenza è un bene indivisibile che cresce
> cumulativamente con il suo utilizzo su base sociale. E' quindi un bene
> "comune", continuamente "rinnovabile" a costi tendenzialmente pari a
> zero (se non esistessero i diritti di proprietà intellettuali -
> brevetti e copyrights).
>
> Tuttavia, l'importanza della conoscenza nel processo di accumulazione
> capitalistico porta ad estendere il concetto di bioeconomia di
> Georgescu-Roegen.
>
> Potemmo dire che il passaggio da capitalismo industriale a capitalismo
> cognitivo, può essere letto anche come passaggio dall'utilizzo di
> capitale fisico - le macchine - all'utilizzo di capitale umano, anche
> se l'espressione mi inorridisce. Le risorse per l'accumulazione sono
> all'interno del nostro cervello. Ci si potrebbe chiedere: il capitale
> umano, che è quello che produce conoscenza e la utilizza, è soggetto a
> usura? A questo punto il tema della decrescita si coniuga con il tema
> della sussistenza e della preservazione della razza umana, intesa come
> razza pensante, cognitiva, cerebrale. Nel momento in cui utilizzo le
> variabili cerebrali di apprendimento, relazionali, affettive, sessuali
> nell'attività lavorativa, la vita non è più semplicemente asservita al
> lavoro - come avveniva nel taylorismo, ma viene messa al lavoro: è
> accumulazione bioeconomica. È avvenuto un cambiamento qualitativo che
> però implica una pervasività, un allungamento dei tempi di lavoro, un
> maggior coinvolgimento, creazione di immaginario, percezioni,
> soggettività molto diverse. È qui che c'è un processo di usura,
> entropico, che si trasferisce nella vita delle persone. Siamo di
> fronte ad una sorta di paradosso del benessere: l'evoluzione
> tecnologica ci libera parzialmente dalla fatica manuale e offre
> maggiori possibilità di utilizzare il proprio tempo, ma
> contemporaneamente percepiamo un deterioramento della qualità della
> vita.
>
> Questo paradosso ne rimanda ad un altro: la produzione del capitalismo
> cognitivo è basata sempre più sul lavoro di gruppo, di network
> (cooperazione sociale), di cui spesso non si è coscienti e che
> utilizza sempre più i beni comuni: processi di apprendimento,
> relazioni, sviluppo di conoscenze, percorsi istruttivi. La storia
> degli individui, frutto dell'ambiente familiare, delle relazioni
> sociali, della comunità, viene in un certo modo espropriato, ed è su
> questa espropriazione che si basano le forme di valorizzazione e
> nascono le forme di alienazione e sfruttamento. Dal lato
> redistributivo, quanto più la cooperazione sociale e il lavoro in
> network diventa la base del processo di accumulazione, tanto più si
> assiste ad processo di individualizzazione dei rapporti di lavoro,
> che implica precarizzazione e ricattabilità del lavoro Ed è tramite
> la precarietà del lavoro che il bene comune della conoscenza viene
> espropriato per fini privati.
>
> Il concetto di decrescita è, a questo punto del discorso, strumento
> culturale di controimmaginazione e di coscienza. Perché tale strumento
> sia in grado di operare, occorre che ci siano anche le condizioni
> materiali, di continuità di reddito, servizi diretti e indiretti alla
> persona, che consentano di sviluppare la riappropriazione delle forme
> del comune. In altri termine, garantire un reddito in termini
> incondizionati (reddito di esistenza) è la forma redistributiva più
> consona al capitalismo cognitivo in presenza di decrescita per un uso
> consapevole delle risorse naturali.
>
> A tal fine, si rendono sempre più necessari interventi di carattere
> fiscale e giuridico sulla espropriazione del comune su cui oggi vive
> la società capitalistica di tipo immateriale. Solo attraverso queste
> due soglie, lavoro culturale e intervento di riappropriazione del
> comune, può essere declinata l'opzione della decrescita.
http://www.bin-italia.org/article.php?id=1320
ARDITI NON GENDARMI




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