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  1. #1
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    È giusto non farlo santo per rispetto a noi ebrei

    Luzzatto: la targa contestata al museo non sia un ostacolo nei rapporti Vaticano-Israele; Non condivido la richiesta del Papa di togliere quel testo anche se capisco che non gli piace

    "È giusto non farlo santo per rispetto a noi ebrei"
    di ORAZIO LA ROCCA

    Amos Luzzatto, presidente emerito dell'Unione delle comunità ebraiche italiane.

    ROMA - "E' apprezzabile che il Papa sia prudente sulla beatificazione di Pio XII, ma non capisco perché si rifiuti di visitare Israele se non sarà tolta la foto di Pacelli al museo Yad Vashem di Gerusalemme, esposta in un reparto che ricorda, tra l'altro, chi non si oppose apertamente alle deportazioni ebraiche del 1942. Pio XII si espose in prima persona ai rastrellamenti? Se il Vaticano lo dimostra sarò ben lieto di cambiare idea".

    Amos Luzzatto, presidente emerito dell'Unione delle comunità ebraiche italiane, preferirebbe non rispondere a padre Peter Gumpel, postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, "perché - dice - è tempo ormai che cattolici ed ebrei guardino avanti e che le drammatiche vicende del nostro passato siano consegnate alla storia". Ma dà atto a Ratzinger di non voler incrinare i rapporti con gli ebrei sul caso Pacelli. E lo dice apertamente.

    Presidente Luzzatto, perché lei dice che Benedetto XVI fa bene a non accelerare la beatificazione di Pio XII?
    "Perché mi pare che, bene o male, ha capito che accelerare il processo di beatificazione ora creerebbe molte difficoltà tra ebrei e cattolici. E' giusto quindi essere prudenti, cercare di capire ancora come si svolsero veramente i fatti. E' un segno di rispetto per la sensibilità ebraica che va indubbiamente apprezzata".

    Ma il Papa non vuole più la foto di Pacelli allo Yad Vashem e minaccia, secondo padre Gumpel, di non andare in Terra Santa se non sarà tolta, anche se il portavoce papale padre Federico Lombardi lo ha parzialmente smentito.
    "E' una richiesta che non capisco, pur comprendendo che alla Chiesa non fa piacere vedere un Papa nella galleria degli ingiusti. Ma se la commissione storica del museo ha deciso di esporre quella foto, avrà avuto le sue ragioni e non credo la toglierà se non si farà piena luce su tutto il pontificato di Pio XII. Mi chiedo, inoltre, come si possa mettere in relazione le due cose, la foto di Pacelli e la visita di Ratzinger in Israele, anche alla luce degli analoghi viaggi già fatti da Paolo VI e Giovanni Paolo II. Ripeto, quella immagine e quella didascalia sono state inserite in un reparto del museo dedicato alla memoria di chi non si espose adeguatamente in prima persona nella denunzia del nazismo e, in particolare, nel fermare le deportazioni del 1942".

    E' storicamente noto che Pio XII fece aprire i conventi dove furono salvati migliaia di ebrei. Questo non basta?
    "E chi lo nega? Gli ebrei, tutti gli ebrei, come ricordò a suo tempo una figura come Golda Maier, saranno sempre grati a quei cattolici, a quelle suore e a chi, anche tra le più alte autorità ecclesiastiche, misero in salvo migliaia di ebrei. Io stesso tempo fa ho accompagnato l'ambasciatore di Israele in un convento delle suore di Sion a Roma, per testimoniare la nostra riconoscenza per quelle loro consorelle che rischiarono la vita per nascondere molti ebrei dai rastrellamenti".

    Quindi, Pio XII non è stato completamente indifferente alla tragedia ebraica?
    "Nessuno nega le migliaia di ebrei salvati nei conventi. Ma altra cosa fu il silenzio sulle deportazioni di massa. Ebbene, è storicamente provato che nel 1942 diplomatici israeliani informarono gli Usa, gli inglesi e il Vaticano dei piani di rastrellamento decisi da Hitler. Nessuno rispose. Se noi abbiamo sempre rimproverato inglesi e americani per quei silenzi, la stessa cosa dobbiamo fare per il Vaticano e, vale a dire per Pio XII che non gridò forte al mondo intero il suo sdegno per quei crimini annunciati".

    Pacelli forse temeva di aggravare la situazione di fronte alla furia nazista.
    "Non lo so. Ricordo solo che in Europa ci furono altri governanti, in Danimarca, in Bulgaria, in Ungheria che si opposero apertamente in prima persona alle deportazioni. Ed ebbero successo. Mi chiedo perché Pio XII non fece altrettanto per richiamare tutti i cattolici europei? Sono questi gli interrogativi che oggi turbano noi ebrei. Per cui se lo vogliono beatificare prima di sgombrare tutti i dubbi su quei silenzi, lo facciano pure. Ma il Vaticano deve sapere che per il mondo ebraico si aprirà una ferita difficilmente rimarginabile. A meno che non dimostrino il contrario, e cioè che Pio XII non rimase in silenzio".

  2. #2
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    Tanto per quello che valgono le sue "beatificazioni": meglio risparmiare al Papa l'onta di essere di "beatificato" dal tedesco.

  3. #3
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    scherza coi fanti, ma lascia stare i santi....un tempo si imparava questo...ora non più...
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=469359

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da robdealb91 Visualizza Messaggio
    scherza coi fanti, ma lascia stare i santi....un tempo si imparava questo...ora non più...
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=469359
    Omnia munda mundi, dice la Bibbia

    ma tutto è porco per i porci, chiosava Nietzsche...

  5. #5
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    Intervista: L’ex deputato israeliano: passo indietro nel dialogo tra le fedi; «La santificazione di Pacelli? Non tocca a noi ebrei giudicare»; Avraham Burg: politica e religione non vanno mischiate.

    ROMA - «Il Vaticano intende beatificare Papa Pio XII? E che me ne importa! La cosa non mi riguarda. Sono un ebreo israeliano e un cittadino del mondo, mica un cattolico o un membro del clero». Così esclama per telefono Avraham Burg mentre viaggia in auto tra Tel Aviv e Gerusalemme. Una reazione decisamente controcorrente. È difficilissimo trovare in Israele e tra la diaspora qualcuno dell’intellighenzia ebraica che risponda in questo modo sulla figura di Papa Pacelli e l’annosa questione dei «silenzi» della Santa Sede nei confronti dell’Olocausto. Persino un intellettuale disinibito e provocatorio come Tom Segev, che negli ultimi anni ha scatenato un vespaio di polemiche con il suo libro-denuncia sulle «responsabilità israeliane» nello scoppio della Guerra del 1967, non esita a ribadire: «Certo che Pio XII ci riguarda. Studiare ed eventualmente mettere a fuoco i suoi possibili silenzi è parte della lotta contro l’antisemitismo». Ma per Avraham («Avrhum» come lo chiamavano i vecchi compagni nel partito laburista, quando era deputato e poi presidente dell’Agenzia Ebraica a Gerusalemme) assolutamente la questione non va messa in questi termini. «Io sono un laico e un politico. Non ho mai pensato che politica e religione debbano essere mischiati. Lotto contro questo pericoloso miscuglio in Israele e a maggior ragione non intendo intromettermi nelle faccende interne alla Chiesa di Roma», commenta riprendendo le tesi di fondo del suo libro-provocazione uscito in ebraico nel 2007 e appena pubblicato in Italia col titolo: «Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico».

    Dunque, nessun problema se la Chiesa santifica Pio XII?

    «Assolutamente no. Anzi, devo ammettere che la questione mi tocca molto poco. Non vi ho mai davvero riflettuto sopra. Come del resto credo che poco interessi alla grande maggioranza degli israeliani. Per i nostri media è un fatto marginale, una questione distante, quasi esoterica. Sono per la netta distinzione tra fede e politica. Sulla problematica dell’antisemitismo ho invece pensato che fosse una malattia delle società e delle organizzazioni che lo diffondono, non degli ebrei. Israele dunque non dovrebbe assolutamente immischiarsi in ciò che fanno in Santa Sede. Se la vedano tra di loro cattolici, con il Papa, con la loro storia e con i loro archivi sulla Seconda Guerra Mondiale. Se invece affrontiamo il problema sul piano dei rapporti tra religione ebraica e cristiana, allora le cose sono diverse».

    E cioè?

    «Intendo dire che Pio XII santo non è il mio santo, lo è per i cattolici credenti. Così lo sono i loro angeli e i loro Papi. Sono loro, non nostri, certo non miei».

    E sul piano del dialogo tra le due fedi?

    «Beh, in quella sfera la prospettiva cambia».

    Cosa intende?

    «Da dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo assistito ad un graduale processo di revisione nella teologia cattolica nei confronti degli ebrei. Ciò che era avvenuto nella Shoah, nel cuore dell’Europa cristiana, era stato troppo grave, troppo drammatico. Dai primi anni Cinquanta religiosi ebrei e cristiani hanno iniziato a parlarsi. La Chiesa ha rivisto le sue posizioni sui perfidi judei, sugli ebrei responsabili della persecuzione e passione di Cristo. Il Concilio Vaticano Secondo con la Dichiarazione Nostra Aetate nel 1964 ha rivisto la propria teologia nei confronti del Popolo della Bibbia. Ed è allora che è scattato anche il processo che ha condotto al riconoscimento diplomatico tra Stato di Israele e Santa Sede nel 1993».

    sul tema: http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=274849

    Dunque politica e teologia sono andate di pari passo?

    «Voglio solo dire che c’è stato un processo di dialogo tra le due religioni, che ha avuto anche conseguenze politiche. Ma questo è nato da una riflessione interna alla Chiesa. Ora da parte cattolica si intende compiere una rottura unilaterale nel dialogo religioso tramite la beatificazione di Pio XII? Beh, lo ripeto, sono fatti loro. Certamente ciò rappresenterà un passo indietro nel rapporti tra le due fedi. Ma non sta a me intervenire. In Vaticano avranno già valutato i pro e i contro, sta solo a loro decidere».



    Lorenzo Cremonesi

    http://www.corriere.it/cronache/08_n...4f02aabc.shtml

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Sùrsum corda! Visualizza Messaggio
    «Da dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo assistito ad un graduale processo di revisione nella teologia cattolica nei confronti degli ebrei. Ciò che era avvenuto nella Shoah, nel cuore dell’Europa cristiana, era stato troppo grave, troppo drammatico. Dai primi anni Cinquanta religiosi ebrei e cristiani hanno iniziato a parlarsi. La Chiesa ha rivisto le sue posizioni sui perfidi judei, sugli ebrei responsabili della persecuzione e passione di Cristo. Il Concilio Vaticano Secondo con la Dichiarazione Nostra Aetate nel 1964 ha rivisto la propria teologia nei confronti del Popolo della Bibbia. Ed è allora che è scattato anche il processo che ha condotto al riconoscimento diplomatico tra Stato di Israele e Santa Sede nel 1993».
    I sostenitori dell'ermeneutica della continuità dovrebbero spiegare come mai gli ebrei interpretano il Vaticano II e i suoi documenti come momento di rottura rispetto al passato. Possibile che abbiano frainteso tutto anche loro?

  7. #7
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    Basta ai giudaici piagnistei. Pio XII Santo subito. (non ho mai visto un ebreo in processione il venerdì santo a chiedere scusa, percui se il Santo Padre non va a vedere il museo degli ebrei qual'è il problema? Pio XII ha salvato tanti cristiani dopo lo sbandamento e a me basta. Il Concilio Vaticano I sancisce (se non erro) l'Infallibilità del Papa pertanto, chi è contrario è soggetto a scomunica (Sùrsum corda! mi corregga se sbaglio)

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Moeller Visualizza Messaggio
    Basta ai giudaici piagnistei. Pio XII Santo subito. (non ho mai visto un ebreo in processione il venerdì santo a chiedere scusa, percui se il Santo Padre non va a vedere il museo degli ebrei qual'è il problema? Pio XII ha salvato tanti cristiani dopo lo sbandamento e a me basta. Il Concilio Vaticano I sancisce (se non erro) l'Infallibilità del Papa pertanto, chi è contrario è soggetto a scomunica (Sùrsum corda! mi corregga se sbaglio)
    ---------------------------------------------------

    Precisamente come dici:

    Il Concilio Vaticano I ha sintetizzato così la fede tradizionale:

    "Il romano pontefice, quando parla "ex cathedra", cioè quando, adempiendo il suo compito di pastore e dottore di tutti i cristiani in base alla sua suprema autorità apostolica, definisce una dottrina riguardante la fede o la morale che tutta la Chiesa deve ritenere, per l'assistenza divina a lui promessa nel beato Pietro, gode di quella infallibilità, di cui il divino Redentore ha voluto dotare la sua Chiesa nel definire una dottrina riguardante la fede o la morale. Perciò le definizioni dello stesso romano pontefice sono irreformabili di per sé e non per il consenso della Chiesa. Se qualcuno osa contraddire questa definizione sia scomunicato".

    -------------------------

    Sul discorso Infallibilità c'é da dire che il dogma dell'Infallibilità papale (o infallibilità pontificia) afferma che il Papa, essendo sostenuto e ispirato dallo Spirito Santo nel suo incarico di Vicario di Cristo, non può sbagliare quando parla "ex cathedra". Il dogma dunque non si applica a tutti gli atti e le parole pronunciate dal Papa, ma vale solo quando egli proclama un nuovo dogma o afferma una dottrina in modo definitivo come rivelata. I documenti ordinariamente emanati dal Papa, come le encicliche, sono coperti dall'Infallibilità quando parlano di Fede e Morale...come ben si capisce, su questi temi, Fede e Morale, gli increduli o i nemici o gli "sciocchi" giocano senza darsi tregua, per diminuire la definizione di Infallibilità. Gli "ex cathedra" altro non sono che delibere su materie appunto di Fede e Morale promulgati in totale libertà e autonomia dal Pontefice, per esempio l'Immacolata Concezione di Maria, cosa questa poi confermata dalla Vergine a Lourdes. E' capitale capire e non dimenticare mai che anche sul tema Infallibilità vale un qualcosa di ovvio e scontato, ovvero che non ci DEVE ESSERE CONTRADDIZIONE con il Deposito della Fede, il Magistero, le Scritture e la Tradizione della Chiesa stessa, altrimenti anche volendo crederci per fedeltà al Papa, dovremmo rinunciare all'intelletto che non può sostenere due cose prese dal medesimo punto di vista e nello stesso tempo, come Vere e reali, quando sono diverse...se diciamo e ci accordiamo che una penna adesso è di colore bianca, non possiamo credere che sia di nessun'altro colore, può cambiare colore ma solo in un'altro momento o se decidiamo di dare lo stesso significato "di bianco" ad un'altro termine...nella Chiesa è invece successo (cosi sembra davvero) che quello che prima era "sbagliato" oggi sia possibile ritenerlo "giusto" su vari argomenti proprio di Fede e Morale.

  9. #9
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    L’ Infallibilità della Chiesa Cattolica
    di S.E. Mons. Mark A. Pivarunas, CMRI

    -----------------------------------------------------------

    Pentecoste 1996

    Carissimi beneamati in Cristo,

    L’Epistola per la festa di Pentecoste è presa dagli Atti degli Apostoli e ci descrive la meravigliosa trasformazione che lo Spirito Santo realizzò nelle anime degli Apostoli quando discese su di loro in forma di lingue di fuoco. Leggiamo negli Atti degli Apostoli:

    “E quando i giorni della Pentecoste stavano per concludersi, erano riuniti tutti insieme. E all’improvviso venne un rumore dal cielo, come quello di un forte vento in arrivo, e riempì l’intera casa dove sedevano. Ed ivi apparvero delle lingue di fuoco divise, che si collocarono sopra ciascuno di loro. Ed essi furono tutti ripieni di Spirito Santo....” (Atti 2:1-4)
    E Dio Onnipotente nella Sua infinita sapienza dispose le cose di modo che gli Apostoli ricevessero lo Spirito Santo in Gerusalemme proprio allo stesso tempo in cui gli Ebrei celebravano una delle tre grandi feste del Vecchio Testamento — la Festa delle Settimane (la festa del raccolto radunato). Come il Consolatore, lo Spirito di Verità, venne sugli Apostoli, subito essi coraggiosamente uscirono dal ritiro “per predicare a tutte le nazioni” tutto ciò che Cristo aveva loro comandato.

    In questa festa di Pentecoste, sarebbe assai opportuno che riflettessimo sull’unica, vera Chiesa di Nostro Signore Gesù Cristo, quella Chiesa con la quale Cristo promise di essere tutti i giorni, fino alla consumazione del mondo, quella Chiesa che possiede in permanenza la Presenza dello Spirito di Verità — quella Chiesa che si chiama Chiesa Cattolica. Quanto importante è per noi di capire chiaramente la natura della Chiesa Cattolica, specie ai nostri tempi, quando la stragrande maggioranza del genere umano “non sopporta la sana dottrina, ma per prurito d’udire va ammucchiandosi dottrine secondo le proprie passioni e desideri.”! Quanto importante è questa comprensione della Chiesa in questi tempi di così tanta confusione tra coloro che si dicono cattolici! Uno studio dettagliato di una delle proprietà della Chiesa Cattolica, la sua infallibilità, può aiutarci moltissimo a riconoscere dove è oggi la Chiesa Cattolica ed anche dove non è.

    Prima che consideriamo l’attributo dell’infallibilità, dobbiamo capire che cos’è un attributo. Un attributo o proprietà è ciò che è inerente alla specifica natura di una cosa e deriva dalla sua propria natura. Un eccellente esempio di questo è l’acqua. L’acqua ha la proprietà di bagnare. Il bagnare è inerente alla natura propria dell’acqua; è impossibile separare il bagnare dall’acqua. Ci sono tre attributi o proprietà della Chiesa Cattolica: l’infallibilità, l’indefettibilità, e l’autorità. Essi sono inerenti alla natura propria della Chiesa Cattolica e non possono venir separati da lei.

    L’attributo dell’infallibilità significa l’incapacità e l’impossibilità di errare del Magistero Docente quando insegna alla Chiesa universale in materia di fede e di morale. Come insegnò il Concilio Vaticano I :

    “Inoltre, si deve credere di fede divina e cattolica tutto ciò che è contenuto nella parola di Dio scritta o nella tradizione e che è proposto dalla Chiesa come oggetto divinamente rivelato da credersi, sia mediante un decreto solenne, sia nel suo ordinario insegnamento universale.”
    I possessori dell’infallibilità sono:

    a) il Papa (il Papa è infallibile quando parla ex cathedra),

    b) l’intero Episcopato (la totalità dei vescovi è infallibile quando essi, sia riuniti in concilio generale, sia dispersi sulla terra, propongono un insegnamento di fede o di morale come da tenersi da tutti i fedeli).

    Molti sono familiari con il concetto di infallibilità dei pronunciamenti ex cathedra del Papa ed anche dei decreti di un Concilio Ecumenico, ma non sono familiari con il concetto di infallibilità del “Magistero Ordinario Universale della Chiesa.”

    Che cos’è il Magistero Ordinario Universale?

    Per una chiara e concisa risposta, leggiamo in The Fundamentals of Catholic Dogma [“I Fondamenti del Dogma Cattolico”], del Dr. Ludwig Ott:

    I vescovi esercitano il loro potere di insegnamento infallibile in modo ordinario quando, nelle loro diocesi, moralmente uniti al Papa, unanimemente promulgano gli stessi insegnamenti sulla fede e la morale. Il Concilio Vaticano dichiarò espressamente che anche le verità della Rivelazione proposte come tali dall’officio docente ordinario e generale della Chiesa debbono essere fermamente tenute con ‘fede divina e cattolica’ (D 1792). Ma coloro a cui incombe l’officio docente ordinario e generale della Chiesa sono i membri dell’intero episcopato dispersi su tutta la terra. L’accordo dei vescovi nella dottrina può essere determinato dai catechismi da loro emanati, dalle loro lettere pastorali, dai libri di preghiere da loro approvati, e dalle risoluzioni dei sinodi particolari. Un accordo moralmente generale è sufficiente, ma in questo è essenziale l’espresso o tacito assenso del Papa, quale Capo Supremo dell’Episcopato.”
    L’oggetto della infallibilità della Chiesa è duplice:

    a) L’oggetto primario della infallibilità della Chiesa sono le verità formalmente rivelate della Dottrina Cristiana concernenti la fede e la morale.

    b) L’oggetto secondario della infallibilità della Chiesa sono le verità dell’insegnamento cristiano sulla fede e la morale, che non sono formalmente rivelate, ma che sono strettamente connesse con l’insegnamento della Rivelazione.

    Inclusi nell’oggetto secondario dell’infallibilità sono:
    1) le conclusioni teologiche;
    2) i fatti dogmatici;
    3) la disciplina generale della Chiesa;
    4) l’approvazione degli ordini religiosi;
    5) la canonizzazione dei santi.

    Perché queste cose devono essere oggetto dell’infallibilità della Chiesa?

    Una eccellente spiegazione si trova in Christ’s Church, [“La Chiesa di Cristo”] di Mons. G. Van Noort, S.T.D :

    “Il carisma dell’infallibilità fu dato alla Chiesa in modo che potesse piamente salvaguardare e spiegare con sicurezza il deposito della cristiana rivelazione, e perciò potesse essere in tutte le età l’insegnante della verità cristiana e del modo di vivere cristiano.
    “E’ evidente dalle promesse di Cristo che il magistero, l’officio docente della Chiesa, fu provveduto dell’infallibilità in modo che essa potesse esser capace di compiere adeguatamente la sua missione, cioè, salvaguardare con riverenza, spiegare con sicurezza, e difendere efficacemente il deposito della fede.

    “La sicurezza del deposito richiede l’efficace rigetto o eliminazione di tutti gli errori che possano ad esso opporsi, anche se solo indirettamente. Questo sarebbe semplicemente impossibile senza l’infallibilità nelle materie sopra elencate.”

    Qui sarebbe bene focalizzare l’attenzione su una ulteriore spiegazione dell’oggetto secondario dell’infallibilità, nelle questioni riguardanti la disciplina generale della Chiesa.

    Ancora una volta, leggiamo da Christ’s Church di Mons. Van Noort:

    “L’infallibilità della Chiesa si estende alla disciplina generale della Chiesa. Questa proposizione è teologicamente certa. Col termine ‘disciplina generale della Chiesa’ si intendono quelle leggi ecclesiastiche stabilite per la Chiesa universale per la direzione del culto e del vivere cristiano.
    “L’imposizione di comandi non appartiene direttamente all’officio docente ma all’officio di governo; le leggi disciplinari sono solo indirettamente oggetto dell’infallibilità, cioè, solo a motivo della decisione dottrinale in esse implicita. Quando i legislatori della Chiesa promulgano una legge, essi compiono implicitamente un duplice giudizio: ‘Questa legge quadra con la dottrina della fede e con la morale della Chiesa;’ cioè, non impone nulla che diverga dal sano credere e dalla buona morale. Ciò equivale ad un decreto dottrinale.”

    “Prova: 1. Dallo scopo dell’infallibilità. La Chiesa fu dotata di infallibilità affinchè potesse custodire l’intera dottrina di Cristo ed essere per tutti gli uomini una docente degna di fiducia del modo di vivere cristiano. Ma se la Chiesa potesse sbagliare riguardo al modo da tenersi, dichiarato quando legifera sulla disciplina generale, non sarebbe più né una guardiana fedele della dottrina rivelata, né una docente degna di fiducia riguardo al vivere cristiano. Non sarebbe guardiana della dottrina rivelata, perchè l’imposizione di una legge viziosa sarebbe, a tutti i fini pratici, equivalente a una erronea definizione della dottrina; ciascuno ne concluderebbe naturalmente che ciò che la Chiesa ha comandato non quadra con la sana dottrina. Non sarebbe docente del modo di vivere cristiano, poiché con le sue leggi indurrebbe la corruzione nella pratica della vita religiosa. 2. Dall’affermazione ufficiale della Chiesa, che stigmatizza come ‘almeno erronea’ l’ipotesi ‘che la Chiesa possa stabilire una disciplina che sarebbe pericolosa, nociva, e che induca alla superstizione ed al materialismo.’”

    “Il ben noto assioma, Lex orandi est lex credendi (La legge del pregare è la legge del credere) è una applicazione speciale della dottrina della infallibilità della Chiesa in materie disciplinari. Questo assioma dice in effetti che le formule di preghiera approvate per uso pubblico nella Chiesa universale non possono contenere errori contro la fede o la morale.”

    La ragione di questa ampia spiegazione della proprietà dell’infallibilità della Chiesa è che questo è il più forte argomento contro la Chiesa Conciliare del Concilio Vaticano II..

    Perchè infatti, come potrebbe la Chiesa Cattolica fedelmente, coerentemente e infallibilmente insegnare la stessa fede per 1900 anni, e poi improvvisamente proporre, durante il Concilio Vaticano Secondo, false dottrine già condannate dai Papi e Concilii del passato (si vedano ad es., l’ecumenismo e la libertà religiosa)? Come potrebbe la Chiesa Cattolica continuamente rinnovare in modo incruento il Sacrificio del Calvario nella Santa Messa e poi, d’un colpo, sostituirlo con un luterano “memoriale dell’Ultima Cena”? Come potrebbe la Chiesa Cattolica legiferare così fermamente nelle sue disposizioni contro l’interconfessionalismo e l’intercomunione, dato che questi portano all’indifferentismo religioso, e poi all’improvviso abrogare queste leggi e permettere tali faccende?

    Dobbiamo forse supporre che lo Spirito Santo, lo Spirito di Verità, abbia improvvisamente cambiato idea e permesso contraddizioni nelle materie della Fede, della S.Messa, e nelle leggi universali della Chiesa? Dobbiamo supporre che Cristo abbia improvvisamente abbandonato la Sua Chiesa e l’abbia lasciata cadere nell’errore e nell’eresia?

    Eppure, è principalmente questa questione dell’infallibilità che divide coloro che si dicono cattolici tradizionali. Alcuni cattolici tradizionali rigettano gli errori del falso ecumenismo e della libertà religiosa del Concilio Vaticano Secondo, il nuovo memoriale protestante dell’Ultima Cena — il Novus Ordo Missae — e le eresie del Nuovo Codice di Diritto Canonico (1983) e ciononostante insistono che proprio gli autori di questi errori sarebbero ancora i rappresentanti di Cristo qui sulla terra. In realtà, costoro dicono che il Magistero Vivente della Chiesa ha errato e ha condotto la maggioranza dei Cattolici nell’errore, e continua ad errare. Tale conclusione altro non è che la negazione dell’infallibilità della Chiesa.

    Non ci può essere alcun dubbio che la Chiesa Conciliare ha errato. Non solo nel 1965, alla conclusione del Concilio Vaticano II, ma anche negli ultimi trent’anni nel suo magistero ordinario universale. Come non potrebbe essere più chiaro — questa Chiesa Conciliare non è la Chiesa Cattolica!

    Come insegnò Papa Leone XIII nella Satis Cognitum:

    “Se il vivente magistero potesse essere in qualsiasi modo falso — ne seguirebbe una evidente contraddizione, perché allora Dio sarebbe l’autore dell’errore.”
    Ed anche il Concilio Vaticano Primo (1870), nella Costituzione Dogmatica Pastor Aeternus, riaffermò l’insegnamento del Quarto Concilio di Costantinopoli:

    “E la loro verità è stata provata dal corso della storia, poiché nella Sede Apostolica, la religione cattolica è sempre stata mantenuta senza macchia ed i suoi insegnamenti santi.”
    E ancora, nella medesima Costituzione Dogmatica:

    “Certo, fu questa dottrina apostolica che tennero tutti i Padri, e i santi Dottori ortodossi riverirono e seguirono. Poichè compresero pienamente che questa Sede di S.Pietro resta sempre intatta da qualsiasi errore...”
    Perciò coloro che continuano “a camminare sullo steccato” — con un piede nel movimento tradizionale e l’altro nella Chiesa Conciliare — guardino la realtà: ci sono oggi due differenti Chiese, la Chiesa Cattolica e la Chiesa Conciliare. C’è la Chiesa Cattolica, che possiede l’attributo dell’infallibilità, e c’è la Chiesa Conciliare, che non lo possiede.

    In questa festa di Pentecoste, chiediamo allo Spirito Santo ed al Suo Dono dell’Intelletto di guidarci in questi tempi profetizzati da S. Paolo nella Seconda Epistola ai Tessalonicesi:

    “Che nessuno vi inganni in alcun modo, perché il giorno del Signore non verrà se prima non venga l’apostasia... e sia rivelato l’uomo del peccato... così che sieda nel tempio di Dio proclamandosi come Dio.”
    In Christo Jesu et Maria Immaculata,
    + Mark A. Pivarunas, CMRI

 

 

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