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Discussione: Comunismo Nazionale

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    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Comunismo Nazionale

    BREVE EXCURSUS BIOGRAFICO DI ALMENO TRE ESPONENTI DEL COMUNISMO NAZIONALE. NIENTE NAZBOLS O BECERUME SIMILE. TRATTERO' SOLO DI PERSONAGGI COME ERNST NIEKISCH, JEAN THIRIART E GENNADY ZYUGANOV


    Ernst Niekisch

    Nel 1891 si trasferì con la famiglia a Nördlingen, in Baviera. Figlio di un fabbro, condusse i suoi studi in un periodo poco fortunato per i figli degli operai che non volessero ricalcare le orme dei padri, ma, nonostante gli sberleffi dei suoi colleghi, riuscì con determinazione, nel 1907, a portarli a compimento. Ad Augusta iniziò la sua professione di insegnante. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò come volontario, ma il sopravvenire di una serie di problemi oftalmici gli impedì di raggiungere i suoi fratelli impegnati al fronte, costringendolo a rendere i suoi servigi alla patria, a partire dal febbraio 1917, come ispettore delle reclute ad Augusta. Consapevole dell'impossibilità di vivere una vita senza azione, Niekisch nutriva costantemente il suo animo rivoluzionario con le opere di Hauptmann, Ibsen, Nietzsche, Schopenhauer, Kant, Hegel, Machiavelli e, fino al 1915, anno della sua abiura del marxismo, Marx. Nell'ottobre del 1917 affascinato dall'esito della rivoluzione russa si iscrisse alla Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) divenendo in breve tempo editore del giornale di partito. Dopo la proclamazione della Repubblica, il 7 dicembre 1918, a Monaco da parte diEisner, Niekisch lasciò la SPD associandosi alla formazione dei “Socialisti Indipendenti” dell' USPD con la quale, nel 1919, giunse alla presidenza del Comitato Centrale della Dieta regionale dellaRepubblica sovietica dei Consigli degli operai e dei soldati di Monaco di Baviera. Distintosi per essere stato l'unico membro del Comitato centrale a votare contro l'instaurazione della Repubblica in Baviera - una regione, secondo Niekisch, incapace, per il suo essere prevalentemente una zona agricola, di garantirne la giusta evoluzione - il 5 maggio 1919 fu arrestato e condannato a due anni e mezzo di reclusione senza aver commesso alcun crimine. Nel 1926, ruppe totalmente ogni contatto con l'SPD, criticandone soprattutto le posizioni in politica internazionale ed il pacifismo. Da questa rottura Niekisch iniziò a strutturare il nazionalbolscevismo, che troverà nel giornale “Der Widerstand” (la Resistenza), pubblicato fino al 1934, il suo fulcro. Contiguo, ma non coincidente, con il fenomeno della “rivoluzione conservatrice”, il nazionalbolscevismo vedeva come unica possibilità per il risveglio spirituale della Germania che questa volgesse il suo sguardo verso Oriente, sfuggendo così dalle nefaste influenze dell'Occidente liberista. Critico severo del cattolicesimo, Niekisch collegava l'inizio della sofferenza e della decadenza del popolo tedesco alle campagne di Carlo Magno, il quale, dopo aver fatto mattanza del ceto nobile, aveva spinto i superstiti a piegarsi al cristianesimo, obbligando così lo spirito eroico della Germania a piegarsi ai dettami della Chiesa di Roma. Il protestantesimotedesco, dunque, è visto da Niekisch come un primo tentativo di risveglio della vera coscienza teutonica. Egli, infatti, pur non apprezzando tale confessione religiosa, vede nella protesta luterana una contingenza storica in grado di far risorgere l'anima aristocratica tedesca, in severa contrapposizione al normale agire della totalità delle diverse anime di cui si componeva la massa cattolica; una posizione non molto differente da quella espressa da Alfred Rosenberg. Il mondo intero, per secoli, secondo Niekisch, s'era accanito contro la Germania cercando di sottometterla, una manovra che per il pensatore tedesco raggiunse il suo apice alla fine della Prima guerra mondiale, quando si tentò di scardinare ogni residua possibilità d'instaurazione di uno Stato forte in Germania instillandovi, con forza, la democrazia. Il primato della politica sull'economia era da considerarsi, per Niekisch, come qualcosa di incontestabile ed estraneo ad ogni forma di rivisitazione. Sulla base di questa convinzione, egli si scagliò, per tutta la vita, contro il , doveva rifuggire dall'economia internazionale e scegliere autonomamente la quantità di beni di cui si voleva disporre. A questo dettame principale, Niekisch aggiungeva, inoltre, tutta una serie di manovre volte alla ripresa della vita contadina, elemento fondamentale per evitare di essere vittime di quello stile di vita frivolo, tipico degli Stati Occidentali. Un altro nemico da abbattere risultò essere la proprietà privata, figlia del diritto romano, in quanto essa non è un diritto in sé, ma implica un servizio al popolo e allo Stato. La sua forma di Stato ideale, dunque, veniva a configurarsi col concetto di “Stato Totale”, imperniato su un nuovo tipo di nazionalismo socialrivoluzionario, incondizionato e disposto a distruggere qualsiasi cosa venisse a frapporsi tra la Germania e la sua indipendenza; uno Stato pronto a sacrificarsi e a servire, che non dipendesse dalle leggi della domanda e dell'offerta, ma, anzi, che piegasse l'economia alle sue necessità. In politica estera il pensiero di Niekisch fu influenzato dalle opere di due autori: , al pari di Ernst Jünger e dei fratelli Strasser, vedeva, invece, in Trotzkji e nei suoi seguaci incarnarsi il veleno dell'Ovest; estimatore del primo Piano Quinquennale voluto dal dittatore georgiano per fortificare il suo paese, Niekisch vide nell'URSS l'alleato ideale per la Germania. Ma, nonostante ciò, egli continuò a ripetere, incessantemente, che il suo Paese non doveva imitare l'URSS. ma trovare la propria strada per il socialismo, ripartendo proprio dalle tesi del “socialismo prussiano” già sostenuto da Oswald Spengler. Anche se nel 1932 definirà Hitler come “ein deutsches verhangnis” (una fatalità tedesca), nel 1923 Niekisch classificò la NSDAP come un “movimento nazionalrivoluzionario genuinamente tedesco”. Sebbene il nazionalbolscevismo fu sempre un movimento a latere del Terzo Reich, le idee di Niekisch in merito alla specificità del socialismo tedesco, che non era da considerarsi né proletario o piccolo borghese, ma il socialismo di tutto un popolo ed il cui fine mirava più a ricreare lo spirito cetuale che quello di classe, riuscirono a trovare non pochi ed autorevoli sostenitori nell'ala sinistra della NSDAP Oltre ad i fratelli Strasser, Otto e Gregor, infatti, le idee di Niekisch influenzarono esponenti del calibro di Ernst Rohm e Joseph Goebbels. Nel 1930 Ernst Niekisch s'avvicinò al Partito Comunista Tedesco. Egli, infatti, attratto dalla sua struttura autocratica e dal non essere contrario alla dittatura, intravide la possibilità di utilizzare il comunismo come un mezzo con cui percorrere una parte del cammino verso l'autodeterminazione della Germania nella nuova veste nazionalbolscevica. In seguito all'approvazione del Programma di Liberazione Nazionale e Sociale del 24 agosto 1930, che si rivelò essere solo una tattica per arrestare l'ascesa della NSDAP e non una reale manovra contro le inique clausole del Trattato di Versailles, Niekisch se ne allontanò. I contrasti col nazionalsocialismo però non accennarono a diminuire. Benché antisemita e favorevole ad uno Stato totalitario, Niekisch s'oppose costantemente alla figura di Adolf Hitler perché in lui non ritrovava alcun reale senso di socialismo. Un'opposizione che il Fuhrer non gradì e che diede seguito a pesanti ripercussioni. Dopo un periodo di detenzione nel 1933 e la soppressione del suo giornale “Der Widerstand”, Niekisch iniziò una serie di viaggi in tutti i paesi d'Europa; pellegrinaggi che, nel 1935, lo portarono a Roma dove ebbe un colloquio privato con Mussolini con cui condivideva la comune origine politica di stampo socialista rivoluzionario. Tornato in Germania, il 22 maggio 1937, fu rinchiuso nella prigione di Brandeburgo con l'accusa di aver dato vita ad attività cospirative contro il regime; l'accusa gli fu confermata dalla condanna all'ergastolo infertagli dalla Corte del Popolo il 10 gennaio 1939. Rinchiuso in un campo di concentramento, fu liberato, quasi cieco e semiparalitico, dall'Armata Rossa il 27 aprile 1945. Tornato, dopo l'abiura del 1915, all'ortodossia marxista, s'affiliò, nell'estate del 1945, al KDP che, fondendosi con la SPD, diede vita, nel 1946, nella Repubblica Democratica Tedesca, al SED (Sozialistichen Einheitspartei Deutschlands). Nella DDR ricoprì importanti incarichi alla università di Berlino Est a cui s'associò l'elezione al Congresso Popolare come delegato della Lega Culturale; nel 1949, inoltre, fu nominato direttore dell'Istituto di Ricerca sull'imperialismo. Nonostante i molteplici doveri, Niekisch continuò nella sua ricerca della via tedesca al socialismo, una ricerca che risultò poco gradita ai sovietici, i quali volevano nella DDR solo un docile satellite. Ancora una volta il suo essere per nulla incline a qualsiasi sorta di compromesso gli procurò enormi problemi. Deposto da tutti gli incarichi, Niekisch cadde nuovamente in disgrazia. Al malessere economico s'accompagnò presto anche una delusione sentimentale; quando, infatti, il 17 giugno 1953 l'apparato istituzionale represse brutalmente, a Berlino, un'insurrezione di lavoratori che egli riteneva legittima, le fievoli speranze che ancora nutriva verso la Repubblica Democratica si spensero definitivamente. Nel febbraio 1955 abbandonò per sempre la DDR per recarsi a Berlino Ovest. Gli ultimi anni della sua esistenza furono occupati soprattutto dalla stesura di altre sue opere. Morì, cieco, il mattino del 23 maggio 1967,giorno del suo 78° compleanno. I suoi cambiamenti di orientamento furono frutto dell'incessante ricerca di quello Stato che avrebbe garantito alla Germania la sua liberazione totale. Le sue sofferenze meritano il rispetto dovuto a chi ha il coraggio di mantenere costantemente le proprie idee. Un coraggio, testimone di un valore assoluto, che ben si ritrova nella targa posta, nel 1976, sulla vecchia abitazione di Niekisch. “O siamo un popolo rivoluzionario o cessiamo definitivamente di essere un popolo libero”: queste le parole che sono allo stesso tempo sunto dell'azione di un uomo e punti chiave per quanti ancora combattono per un'Europa definitivamente libera dal giogo statunitense.
    Bibliografia


    • Der Weg der deutschen Arbeiterschaft zum Staat (Verlag der Neuen Gesellschaft, Berlin 1925)
    • Grundfragen deutscher Außenpolitik (Verlag der Neuen Gesellschaft, Berlin 1925)
    • Gedanken über deutsche Politik. Dresden: Widerstands-Verlag, 1929, V, 389 S


    FONTE:
    http://fatti-su.it/ernst_niekisch
    Ultima modifica di LupoSciolto°; 13-05-14 alle 19:07
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  2. #2
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

    Jean Thiriart:
    Prophet And Militant: Part One



    Part One
    English translation by Carlo Terracini; edited for clarity by Archive staff



    "I write for a species of men which does not exist yet, for the Lords of the
    Earth..."
    -F. Nietzsche, The Will To Power.
    The sudden disappearance of Jean Thiriart (in 1993 ed.) was for us like a thunder clap in a serene sky. We, the militant Europeans, during successive decades, learned how to appreciate this thinker of action - especially with his return to active politics in the 1990’s, after a considerable number of years in internal "exile" during which he reformulated his previous positions. For immediate reasons, his death had also surprised us. His Italian friends had personally learnt of it at the time of his journey to Moscow in August 1992, where we formed a Western-European delegation to the forces involved in a National Salvation Front. This Front, thanks to work of the untiring Alexandre DUGIN, organizer of the geo-political and ‘mystical’ review Dyenn (the Day), learned how to appreciate and weigh many aspects of Thiriart’s thought and then diffused it throughout the countries of the former USSR and in Eastern Europe.
    I intend in the lines which follow, to honour the memory of Jean Thiriart by stressing the importance that his thought always had, and has, in our country, Italy, from the Sixties and Seventies, in the field of geopolitics. In Italy, his reputation rested primarily on his main book, the one which truly gave organic coherence to his thought in the field of international politics: Europe - An Empire Of 400 Million Men. Published by Giovanni Volpe in 1965, over thirty years ago, its power is still with us.
    Only three years had then elapsed since the end of the French experiment in Algeria (France withdrew in 1962, ed.) This dramatic event was the last great mobilization of nationalist right-wing policy, not only within France, but in other countries of Europe, including Italy. The major reasons for the Algerian tragedy were not understood by the anti-Gaullist militants who fought for French Algeria. They did not understand the geo-political stakes of the business at hand or how the victorious powers of the Second World War (especially America) intended to redistribute the cards to their own advantage How many of these militants for French Algeria understood exactly which power was the PRINCIPAL ENEMY of France and Europe? How many of these fighters understood that, on the historical level, the loss of Algeria, preceded by the loss of Indo-China, just like the collapse of all the European colonial systems, were direct consequences of the European military defeat of 1945? The Belgian, Jean-Francois Thiriart, was one who saw this.
    Indeed, 1945 signalled not only the defeat of Germany and Italy, but also of EUROPE - Great Britain and France included. Not even a single colony of the old colonial system did not become a victim of a new, but a more modern and more subtle form, of neo-colonial imperialism.
    By contemplating the events of Suez (1956) and Algeria (1954-63), the new "national-revolutionaries", as they called themselves, ended up formulating an analysis of the consequences of these two tragic episodes. This analysis differentiated them from the "traditional lines" pursued by the Right in the post-war period: a visceral anti-communism and the slogan of the defence of the ‘West’, white and Christian, against the combined attack of Soviet Communism and the national liberation movements of the people of colour of the Third World.
    The old vision of international politics was integrated perfectly into the world economic strategy and geopolitics of the American thalassocracy (rulers of the seas) which, with the Cold War, had succeeded in recasting the issues for Europe. Os so maintained many of the fascists and the post-fascists with their geo-strategic project of ‘world domination’. Everything the U.S. system did, brought us eventually to the "New World Order", already partially fallen through (!!) but which seems to be a reverse-image and satanic caricature of the Hitlerian "New Order". The old vision did not serve the European Right gaining true independence of thought and action.
    The new French line, to give only one example of the new national-revolutionary politics, began its advance at the time of the events of Algeria. It started a long-running political and ideological revision, which led to the recent journey of Alain de Benoist to Moscow, an obligatory course for all the revolutionary European opponents of the globalist system. This step by de Benoist, in spite of relapses and later disavowals, was supported by some of his trustworthy associates. Yet many European Nationalists did not yet fully understand the real range of the meetings between Europeans of both the West and Russia at the international level and therefore preferred themselves to remain lost in dead farmyard quarrels, to continue to retain small hatreds over (sometimes nationally specific) doctrine. In this field like so many others, Thiriart had already given his example. While understanding the natural differences existing between the men and the schools of European Nationalist thought, he worked in favour of the supreme interest of the fight against American imperialism and Zionism.
    To return to Italy, we must remember the situation which reigned in that remote year 1965, when the work of Thiriart appeared. The forces of national-revolution, were still integrated into the Italian Social Movement (MSI). These forces were victims of a PROVINCIALISM of a vétéro-fascist quality, a provincialism cynically used by the leadership of the MSI, which was completely controlled by the strategy of America and NATO. This political line would be followed thereafter with fidelity, even during the short bracket of management supposedly inspired by the national-revolutionary theses of Pino Rauti around 1989-91. Even this leadership of the MSI supported the intervention of Italian troops in Iraq on the side of the US Army!
    The heads of this collaborationist line once used the revolutionary groups as a centre, made up primarily of very young people, supposedly to create militant bases for action. In ultimate practise, the MSI collected the votes necessary to send to the Parliament deputies and "entrists", there to be used as support for the reactionary governments of the Centre-Right.
    All that, of course, was not in the interest of Italy or Europe, but only in the interest of the occupying power, the United States. And once more, we witness a small chauvinistic nationalism, used for the profit of foreign and cosmopolitan interests! This was also time when the Extreme-Right side was still able to mobilize in Italy thousands of young people who claimed that Trieste is and would remain Italian, and who commemorated annually the events of Hungary-1956!
    The Italian right wing overall, did not see Thiriart’s "revolution" in thought when it was announced. The old vererans of ‘nationalist politics’, were indeed provincial and in practice, philo-American, with no real commitment to a sovereign Europe. As a consequence, during all the years of the late 1960’s and 1970’s, (the "years of lead", or crimes of the State carried out against the Left), they collaborated with a false anti-communist politics. The work of Jean Thiriart had for a great number of nationalists the effect of a bomb; a salutary electric shock which faced the true nationalist position towards solving problems which, had been forgotten by the leaders or had fallen into a type of ideological disuse.
    Today, we compelled to take account of the political effects inspired by the Thiriart’s Initially, the impact were extremely modest. Starting with the publication of Thiriart's book, the ‘European’ set of themes gradually became the ideal inheritance of a whole sphere of political effort. In the following years, the European Nationalists developed the current anti-globalist arguments. Without exaggeration, we can affirm that it was in the late 1960’s that the strategy of the European-Nationalists developed towards the ‘line’ of a non-Left anti-imperialist fight, a geo-strategic alliance between European Nationalists and the revolutionaries of the Third World. The adoption of this line was all the more astonishing and significant when it is said that the history of ‘Young Europe’ started with a fight against the Algerian FLN!! Thiriart had, on this level, completely changed camp, without substant-ially changing his vision of the world. A few decades before Thiriart had left the Belgian Extreme Left to pursue ‘collaboration’ if it produced a new Europe. Flexibility in action was necessary for Thiriart. The new politico-ideological line was worth the baseless charges made by the patrons of the old nationalist line, that he was a "double agent" under the command of Moscow!
    In Italy, the Italian section of Young Europe (Giovane Europa) was quickly set up. In spite of the political origin of the majority of the militants, Giovane Europa did not have any direct affiliation with Giovane Italia, the organization of the MSI (modelled upon the Giovine Italia de Mazzini in the 19th century). On the contrary, Giovane Europa was practically the antithesis of the MSI youth group, the contrary perspective. So that once the militant experiment of "Giovane Europa" concluded around 1969, the majority of its militants were found carrying on the fight in Movimento Politico Ordine Nuovo (MPON). They remained opposed to the MSI political line which preached parliamentary intervention. It wanted the partisans of Pino Rauti outside of the ‘anti-communist’ MSI of Almirante.
    If any account of the singular roles played by movement theorists is undertaken, then the thought of Julius Evola was central to the various cultural and ideological strategies pursued in Italy. However, one should not forget either that Jean Thiriart impelled, for his part, a genuine attempt at the restoration of the national forces in those years and after. Even national-revolutionary activist, Giorgio Freda, recognized the debt to Thiriart.
    One very particular and significant aspect of Europe - An Empire Of 400 Million Men, is to have anticipated, by several decades, a fundamental set of themes, which recently resurfaced in the Russian debate, (thanks to the initiatives of Alexandre Dugin and of the Dyenn review), and in the Italian debate (thanks to the reviews ORION and AURORA): geo-politics.
    The first sentence of Thiriart's book, in the Italian version, is precisely dedicated to this essential science. This science which had undergone, in our post-war period, a very long ostracism, under the pretext of its having been an instrument of the Nazi expansion! At the very least this is an incongruous charge when it is known that at Yalta the winners of the Second World War shared the skins of Europe and the rest of the world on the basis of truly geopolitical and geo-strategic considerations. Thiriart was perfectly conscious of this and wrote of it in his first chapter, significantly entitled "From Brest To Bucharest. Let Us Erase Yalta". He said: "In the context of geopolitics and a common civilization, as it will be further shown, the European unit and community extends from Brest to Bucharest". By writing this sentence, Thiriart imposed geographical and ideal limits to his Europe, but soon, he exceeded these ‘limits’ and arrived at a unit of design concerned with the great geo-political space which is EURASIA. Once more, Thiriart showed that he was a lucid anticipator of political ideas which only mature very slowly in his readers. But there is more!
    Jointly with the great ideal of the Europe-Nation and the rediscovery of geopolitics, the reader is obliged to take a fresh glance at the great spaces on this planet. It was another merit of Thiriart to have gone beyond the European trauma of the era of the decolonization and to have sought, for European nationalism, a strategic world alliance with those governments of the Third World not controlled by imperialism. In particular, he looked to the Arab and Islamic zones in North Africa and in the Middle East. It is true that those who discover geopolitics, cannot fail to see world events in a new light.
    And it is in such a context, that it is necessary to note the many trips undertaken by Thiriart to Egypt and Romania, etc, and his meetings with Chou En Lai, Ceaucescu and the Palestinian leaders. Everywhere possible, Thiriart sought to weave an international information network and build anti-imperialist alliances even with the most ‘contrary’ of forces. In addition, let us all note that the original style of the Cuban revolution exerted its own influence on Thiriart. With his synthetic almost telegraphic style, Thiriart had traced in its texts the essential lines of a foreign policy relating to a future Europe: "guidelines of Europe as a unit: with Africa: symbiosis with Latin America: alliance with the Arab world: friendship with the United States: reports/ratios based on equality".
    We note that Thiriart’s geo-political vision was perfectly clear. He visualised large continental blocs. He was distanced from any vision which skimped on a small Western Europe with the Atlantic alliance. Today, this EEC Europe is nothing more than the Eastern appendix of the Yankee thalassocracy, which has as its centre the Atlantic Ocean, reduced to the function of an "interior lake" of the United States.


    Today, given the political career of Thiriart, some of the geo-political options, as now dis-cussed in the European Nationalist milieu, could seem obvious, even banal for some. But let's put aside the fact that all this is somewhat clear for most 'Nationalists'. It is unfortunate to discuss certain resurgent ‘biological racists’ and 'anti-Islamicists' (those who supported Israel or disliked Moslem nations on racial grounds, ed.), those who represent a pseudo-néo-Nazism, used as instruments by American and Zionist propaganda with an anti-European aim. We are weary to have to refer to them over and over after thirty years of European Nationalist action. We have in their stead this purely geo-political option from Thiriart, void of all (false) ‘racist’ connotations; something very original and courageous when formulated first in a bipolar world. It grew from a reality: opposition to the two-bloc ideological and military antagonisms which offered the prospect of conflict between the USSR and the West under the threat of reciprocal nuclear destruction.
    We can affirm that a good number among us in Italy, managed to break with this false two-sided vision of global conflict, and did that well before the collapse of the USSR and the Soviet bloc. It was due in good part to the fascination which the Thiriart theses exerted. Their brilliant intuitions inspired us.
    Indeed, one can speak about "genius", in policy as in all the other human fields of know-ledge. This occurs when one can predict and then explain facts or events which are still in shadow, ignored, not very clear for the others and which emerge from their occult phase only gradually into the full light of day.
    In this chapter, we want simply to point out the assertions of Thiriart relating to the geo-political dimension of the European State future, consigned in the chapter (10, 1) and entitled "Dimensions Of The European State. Europe From Brest To Vladivostock" (pp. 28 to 31 of the French edition):
    "Europe enjoys a great historical maturity. She knows from now on the vanity of the crusades and the wars of conquest towards the East. After Charles XII, Bonaparte and Hitler, we could measure the risks of similar campaigns and their price. If the USSR wants to preserve Siberia, it must make peace with Europe from Brest to Bucharest. I repeat it. The USSR does not have and will have less and less force to preserve at the same time Warsaw and Budapest on the one hand, and Chita and Khabarovsk on the other hand. It will have to choose or most likely have everything to lose".
    Further: "Our policy differs from that of General de Gaulle because he made three errors: - to make the border from Europe at Marseilles and not at Algiers; - to make the border of the USSR/Europe bloc on the Urals and not in Siberia; - and finally, to want to deal with Moscow before the liberation of Bucharest" (p. 31).
    With these two extracted briefs, one cannot say any longer that Jean Thiriart missed out on perspicacity! However these sentences were written, at a time when the militants who sincerely pro-Europeanist were most daring, when they just managed to conceive a European unit from Brest to Bucharest, i.e. Europe limited to the Western peninsular platform of Eurasia. For Thiriart, this represented nothing more than one stage, a spring-board for launching a vaster project, that of the continental imperial unit. The first one does not inspire us any more. Consequently, the old nationalist line, including those who repeat it today, do nothing but ad infinitum repeat their provincialism, under the benevolent eye of their American owner.
    Thirty years ago now, Thiriart went further: he denounced all the geo-political nonsense of behind the gaullist project (de Gaulle being another person directly in charge of the defeat of the European project, done in the name of a chauvinism of a ‘Europe’ extending only from the Atlantic to the Urals). He endorsed, at the same time, this absurd continental vision specific to the small professors of geography, who traced on paper an imaginary border based on the ‘height’ of those Ural Mountains. They never stopped any invader, neither Huns neither Mongols nor Russians.
    Europe defends itself on the rivers Amur and Ussuri; Eurasia, i.e. Europe plus Russia, has a destiny clearly drawn by the history and geo-politics in the East, in Siberia, in the Far East of the European culture, and this destiny opposes it to the West and the American age of the capitalism. As for the history of the meetings and confrontations between peoples, it is nothing less than geopolitics in action, just like geopolitics is nothing different but the historical destiny of the people, the nations, the ethnic groups and the empires, even of the religions, in power. In passing, we must add that the design of Jean Thiriart, in so far as it was still related to the "nationalist" models influenced by revolutionary France, was finally more "imperial" than imperialist. He always refused, until the end, to sanction the final hegemony of one people over all the others.
    The Eurasia of tomorrow will not be Russian and it will not be Mongolian, Turkish, French or Germanic: because when all these people wanted only to exert their hegemony, they failed. Failures which should have been useful to us as teaching aids. Who could, thirty years ago, envisage with any precision the intrinsic weakness of that colossus, the militaro-industrial USSR, which seemed at the time to have an impetus towards the conquest of ever new spaces, across the continents in rough competition with the United States? Was it apparently going to succeed?
    With time, all that appeared a gigantic bluff, a historical mirage probably manufactured by the globalist forces in the West to maintain their people inside a constraint with, the key, a constant blackmail of terror. Were the peoples and the nations of the Earth terrorised for the benefit of the supreme strategic interest, which poses as possessing the only "truth"? I mean the interest of the planetary super-power, the United States, the base for the territorial army of the globalist project.
    In the final analysis, in geo-political terms, it was the "policy of the anaconda" which prevailed against the USSR. This was defined in the past in the same words by the German geo-politician Haushofer, and it is so defined today by Russian geo-politicians over whom Colonel Morozov officiates. The Americans and the globalists always seek to move the territorial pivot away from Eurasia and its potential outlets on the hot seas, before gradually nibbling away at the territory of the Soviet "tellurocracy" (rulers of the land). The starting point of this strategy of nibbling was in Afghanistan.
    Jean Thiriart had already clarified, in his book of 1965, the motivations which animated international politics. It is no accident that one of his models was Machiavelli, author of The Prince. Admittedly, the pessimists will say to us, that if Thiriart's analysis of politics served to anticipate and envisage the future, Thiriart the militant, the organizer and political head of the first model of transnational European organization, failed. But then, the international situation was not yet sufficiently ripe (or rotted), as we note today, and there was no "starting sanctuary", (a base area) which Thiriart had considered to be essential. Indeed, Jeune Europe had not a free territory, a completely foreign State which could have been used as the base of refuge, as a source for the provisioning of the European militants of the future. A little like Piedmont was for Italy in the struggle for unification.
    All the meetings of Thiriart at the international level had this aim. All failed. Realistically, Thiriart gave up political engagement. He waited until the occasion was right. Eventually a better option arrived, that of having a large country to which he could have proposed his strategy: Russia. The destiny of this Belgian citizen by birth but European patriot by vocation was strange: he always was "out of time", surprised by the events. He always envisaged them but was always exceeded by them. When he went to post-communist Russia, there was finally – a real opportunity.
    Thiriart’s design of European geopolitics, was a vision which indicated that overall the United States is the absolute objective enemy of traditional culture, of free peoples, nations and identities. But Thiriart was human and had limitations.
    His historical and biological materialism, his centralising European nationalism, his non- commitment to ecological themes, his hostility on principle to all religious pathos, his ignorance of any metapolitics, his admiration for the Jacobinism of the French revolution, were stumbling blocks for many anti-globalists.
    After all, the "rationalist" ideas, that Thiriart endorsed, were on the contrary, the cultural and political humus on which the globalist ideology germinated over the last two centuries. These aspects of the thought of Thiriart revealed their limits. During the last months of his life, in particular during the conferences and conversations in Moscow in August 1992, this was so. His intellectual development accepted linear historicism and progressivism.
    Such a rationalist vision did not permit him to include/understand phenomena as sig-nificant as the new "mysticism" of eurasianist Russia, with its cultural projection which bears a highly revolutionary and anti-globalist content. And let us not even speak about the impact the traditionalists like Evola or Guénon had on the Russians! Thiriart thus con-veyed a "cultural" handicap with the Russians. But this did not prevent us from meeting in Moscow in August 1992 to discuss Thiriart’s geopolitics.
    Young European militants did meet the protagonists of the avant-garde Russian "euras-iansm", gathered around the Dyenn review and the movement of the same name and many others from the National Salvation Front and former communists. In the capital of the Soviet ex-empire Thiriart had been recognized as an avant-garde thinker by the new Russian revolutionaries. The geo-political lessons of Thiriart now germinated in Russia.
    Is it an irony of history that we can always confirm the ancient proverb: "no one is a prophet in his country"? In Russia, the long "interior exile" of Thiriart seemed finished, He now flooded us with written documents and reports of oral interventions. The flood never seemed to stop! Did he seek to catch up with time that he had lost in a scornful silence?
    Driven by a youthful enthusiasm, Thiriart recovered to give orations on history and geopolitics, the exact sciences and political economy, law, and all other conceivable disciplines, to the Generals, the journalists, the members of Parliament, the writers, the politicians of the ex-USSR and the Islamic militants of the CIS. And, of course, with us, the Italians present! All that has occurred in Russia today, where all is now possible and nothing is certain; we have indeed a situation in Russia suspended between a glorious past and a dark future, but also pregnant with unimaginable potentialities.
    Moscow survives from day to day between apathy and energy. The Russian situation can rebirth a new power or falter in the total disintegration of a people which was imperial and became miserable and plebeian. Lastly, it is there, and there only, that the destiny of all the European people is played out. The alternative is quite clear: we will have a new empire eurasianist in scope which will guide us in the struggle to liberate ALL the people of the sphere, or we will witness the triumph of globalism and American hegemonism for the next millennium. It is in Russia that the writer and politician Jean Thiriart had found the HOPE to be able to put his visions of the past into practice, this time on a new scale. In Russia, can emerge the Messiah armed with the people of Eurasia, a cycle of civilization.
    Current Russia is an immense laboratory, virgin ground which one will be able to fertilize, a virgin land where freedom and power will be sought to try new syntheses: "the path of freedom passes by that of the power", underlined Thiriart in his fundamental book.
    "The freedom of the weak is a myth with demagogic or electoral use. The weak ones were never free and will never be. That which wants to be free, must want to be powerful. That which wants to be free must be able to limit other freedoms, because freedom is invading and tends to encroach on that of one’s weak neighbours". Or: "It is criminal from the point of view of political education to tolerate that the masses can be poisoned by weakening lies as those which consist in "declaring peace" with one’s neighbours while thus thinking we can preserve our freedom. Each one of our freedoms was acquired following repeated bloody combat and each one of them will be maintained only if we can make display of a force likely to discourage those which would like to deprive us of them. More than others, we like certain freedoms. But we know how much these freedoms are perpetually threat-ened. As it is with an individual, so it is with a nation. We know the source of freedom and it is power. If we want to preserve the first, we must cultivate the second. They are inseparable " (p. 301-302).
    Such thoughts could ensure their author a position in a faculty of history or political science. There was more for this man to say when death cut him cruelly short.
    Lastly, it rests with to us to underline the complete work of Thiriart. He had completely systematized his political thought while remaining always fully coherent with his own premises and remaining faithful to the style which he had given to his life. Others will not be able to make him say post-mortem things which he did not say, nor to adapt his texts and theses to the political requirements of the moment. There remains the fact that without Jean Thiriart, we would not have been what we became. Indeed, we are all his heirs in the field of ideas. We must now develop them in action.
    Today, we wish to remember a political writer, a man who was quite simply impassioned, impetuous, and possessed of an overflowing vitality. These are the same qualities which must burn in us, if we are to succeed.
    The case of Jean Thiriart? He was the incarnation of a man of the elite who glances towards the distant, who saw well beyond the contingencies of the present where the masses remain in captivity. I have traced the portrait of a MILITANT PROPHET.

    FONTE: Jean Thiriart;Biography And Interview
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  3. #3
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    Ghennady Zyuganov


    Gennadij Andreevič Zjuganov (in russo: Геннадий Андреевич Зюганов[?]) (Mymrino, 26 giugno 1944) è un politico russo. Esponente del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), si è candidato alle elezioni presidenziali del 2008 perdendo contro Dmitrij Medvedev con 13.214.435 preferenze, pari al 17,72% dei voti.
    Biografia[modifica | modifica sorgente]

    Gennadij Zjuganov nasce a Mymrino, un villaggio dell'Oblast' di Orël (a sud di Mosca), da una famiglia di insegnanti. Si laurea in fisica e diventa insegnante di questa materia. Dal 1963 al 1966 lavora occupandosi di radiologia, biologia e chimica presso il Gruppo delle Forze Sovietiche in Germania. Poco dopo aderisce al Partito Comunista dell'Unione Sovietica.
    Sempre nel 1966 torna all'insegnamento e nella seconda metà degli anni sessanta sposa sua moglie, Nadežda, e completa i suoi studi (1969). Nel 1967 diventa segretario della Gioventù Comunista (Komsomol) della sua città e capo regionale per l'ideologia e la propaganda dell'organizzazione.
    Nel 1978 si iscrive a una scuola d'élite del partito a Mosca, l'Accademia delle Scienze Sociali, ottenendo un post-dottorato in fisica medica nel 1980. Torna poi a Orël, dove diventa capo del PCUS regionale e responsabile per l'ideologia e la propaganda fino al 1983, anno in cui gli viene affidata una posizione di alto livello nella capitale sovietica come insegnante nel dipartimento di propaganda del partito.
    Negli anni ottanta Zjuganov si pone contro la perestrojka e il glasnost' di Michail Gorbačëv, facendo del dipartimento propagandistico del partito un focolaio di protesta contro i due tentativi di riforma. Contrario alla dissoluzione dell'URSS, avversa anche Boris El'cin e Aleksandr Nikolaevič Jakovlev, contro il quale pubblicò, nel maggio del 1991, un articolo molto critico intitolato Architetto tra le rovine.
    Il 14 febbraio del 1993 è tra i fondatori del Partito Comunista della Federazione Russa, del quale è fin dall'inizio portavoce, membro del comitato centrale e segretario nazionale. Alle elezioni presidenziali del 1996 il Partito Comunista ottiene il 32% dei voti al primo turno e il 40,3% dei consensi al ballottaggio, venendo sconfitto da Eltsin.
    Si candida ancora alla presidenza della Russia per i comunisti nel elezioni presidenziali del 2000, alle quali ottiene il 29,21% dei voti (venendo sconfitto al primo turno da Vladimir Putin), e di nuovo nel 2008. In ognuna delle tre candidature risulta essere il principale esponente dell'opposizione.

    fonte: Gennadij Zjuganov - Wikipedia


    Gennady Zyuganov Andreyevich
    Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, leader della fazione Partito Comunista alla Duma
    Cari colleghi a Cernobyl si verificò un‘esplosione nucleare, in questo caso in Ucraina si è verificata un’esplosione politica assai più pericolosa di quella di Cernobyl.
    Possiamo altresì parlare di una Chernobyl politica,una volta crollato il legittimo apparato politico ucraino abbiamo potuto osservare la vittoria di ogni genere di vizio deteriore quali corruzione, spartizione di interessi in nome dell’apparteneza clanica e tutto ciò lo pagherà il popolo ucraino. Di fatto in Ucraina non c’è un legittimo governo e regna il vuoto, un vuoto in cui si inserisce un vero e proprio caos. E’ l’obiettivo della NATO, strappare quelle terre alla Russia. Imbrigliare i popoli e promuovere i propri interessi fino a Kharkov, Questa città si trova in un luogo importante per la nostra storia dove hanno combattuto i nostri nonni, esattamente nel campo Prokhorovka, dove si sono sconfitte le retrovie naziste. Voglio ricordare il pensiero su Chernobyl del grande accademico Legasova. La colpa di Chernobyl sta nei tecnocrati i quali non sentivano sulle proprie spalle il peso storico di una grande nazione, la nazione di Tolstoj e Dostojevskij. Costoro sentivano il peso sulle proprie spalle di tecnocrati come loro. La bassezza politica e morale presente in Ucraina oggi è evidente. Contare solo sul fatto che nei prossimi tre mesi ci saranno legittime elezioni sarebbe un errore grossolano. Il mondo sta entrando in una logica in cui si vogliono vendicare gli sconfitti della seconda guerra mondiale. Prima di tutto voglio ricordare il fatto che siamo entrati in una nuova era. Ogni sproloquio sui diritti umani in certe aree viene negato. Prendono il potere gli sconfitti della seconda guerra mondiale. Questo caso ci ricorda l’invasione dei Sudeti. I ministri degli esteri di vari paesi quali Germania, Francia e Polonia sono arrivati a Kiev su invito del nostro attivista dei diritti umani Lukin e tutti sono stati ricevuti e hanno potuto osservare quanto hanno ritenuto opportuno. Tutto era pronto per chè si potesse salvare l’Ucraina dai banderisti, garantendo la sicurezza di tutti i tipi di conti. In realtà nessun conto e nessun ente è stato tutelato. Yanukovich avrebbe dovuto ricordare il destino di certi leader quali Saddam Hussein, Hosni Mubarak e Muhammar Gheddafi. Quando un leader diviene oppositore degli interessi occidentali viene schiacciato e nel modo peggiore. Oggi l’Ucraina ricorda l’Ucraina del periodo collaborazionista, la tragedia è che più della metà della popolazione è di etnia russofona. Il primo atto in barba ai diritti umani e di tutela delle minoranze del nuovo illegittimo governo è stata la soppressione dell’insegnamento e dell’uso della lingua russa quale seconda lingua nazionale. Proteggiamo i nostri compatrioti!
    Tutti questi eventi accadono in un periodo dell’anno in cui si commemora il 70° anniversario della liberazione di Sebastopoli e della Crimea e anche della liberazione di Ucraina e Bielorussia dai nazisti. Non dobbiamo permetterci di ingoiare questo rospo in disparte, non dimostriamoci politicanti, dimostriamoci agli occhi del popolo come persone serie. Nessuno ha chiesto di interferire nella politica interna ucraina, ma siamo obbligati a proteggere i nostri compatrioti e i nostri interessi con tutti i metodi possibili. Le tecniche di combattimento dei banderisti sono simili in modo molto sinistro a quelle dei combattenti contro il popolo in Russia nel 1993, questo erano in Ucraina e a Kiev per gettare benzina sul fuoco dell’odio etnico. Gli americani ci combattono per impossessarsi delle nostre risorse. In Ucraina combattono per far fruttare il proprio denaro investito sotto forma di titoli bancari. Il loro successivo obiettivo sarà quindi creare delle loro banche in questo territorio. Ricoridamoci degli investimenti compiuti dalla Russia per migliorare la propria immagine all’estero, ebbene non sono aumentati a sufficienza per avere una migliore stima degli altri paesi. In Crimea ci sono 10 centri culturali, in funzione, ma non finanziati. Per non parlare poi del nostro ambasciatore, che cosa ha fatto durante questi avvenimenti ? Un bel niente ! Non è apparso sui media non si è espresso, una vera vergogna. E’ un bene che sia stata richiamato in patria. Serve urgentemente un intervento statale. Lavoriamo con la comunità internazionale e con il consigli di sicurezza dell’Onu per tutelarci. Questo prima che avvengano nuove rivolte eterodirette. Vi faccio un esempio, in Ucraina sono stati demoliti monumenti simbolici russi, abbiamo osservato queste scene persino su canali televisivi dedicati al divertimento quali Russia 24. Voglio ricordare di come i nazisti hanno gestito il potere conquistato, imprigionando un po’ alla volta tutti gli oppositori iniziando da comunisti e socialdemocratici. Poi hanno iniziato a perseguitare ebrei, russi, bielorussi e ucraini e tutte le altre minoranze. E’ strano che sui media si dimentichino questi fatti storicamente avvenuti. Iniziano abbattendo le statue di eroi russi, erodono lo spazio linguistico russofono con le armi. Poi cercheranno di cacciare la nostra flotta e alla fine ecco che la NATO li proteggerà. Da lì ci sarà la guerra in seguito a questa politica di odio. Mio padre ha liberato Odessa e Sebastopoli, il popolo ucraino è un popolo fratello. Io amo questo popolo e lo rispetto, il popolo ucraino non è identificabile con il collaborazionista Bandera. Quindi nel prossimo futuro consiglio di dibattere su ogni questione di relazioni politiche tra Russia e Ucraina. Dobbiamo creare una reazione civile, torniamo tra il popolo ucraino e tra i lavoratori ucraini e tra i loro sindacati. Questo richiederà risorse economiche che dobbiamo investire. I ribelli banderisti sono pagati dagli americani. Sono stati formati militarmente per questo scopo. Ci sono forse nostri diplomatici dietro le loro file?
    La Russia deve garantire la vita dei propri compatrioti e la sicurezza dei nostri luoghi sacri. L’Ucraina sta diventando un protettorato occidentale, non sarà un paese indipendente, questo per noi è inaccettabile. Aumenta la violenza, cercando di occupare il santo monastero Pechersk Lavra. Soffiano sul fuoco delle differenti appartenenze ecclesiali. Non possiamo permettere che insistano a voler sottrarci un luogo sacro caro alla nostra storia. Dobbiamo essere pronti con ogni mezzo a difendere il nostro santuario, serve però un sostegno attivo a questa nobile lotta. Ieri in radio ho potuto ascoltare di come tanti ascoltatori abbiano compreso meglio di tanti colleghi la politica americana in Ucraina. Ribadisco il nostro dovere morale di difendere luoghi sacri e storici nostri ! Nell’immediato dobbiamo concedere la cittadinanza russa a tutti coloro che si recheranno in Ucraina per difendere questi luoghi. A noi servono persone con alta prontezza d’anima e pronte a lottare. Questo è fondamentale, è ciò che è mancato ai politici ucraini del partito delle regioni. I quali hanno disertato in massa le operazioni parlamentari del nuovo illegittimo governo. Solo noi comunisti tra mille molestie, minacce e torture abbiamo resistito e abbiamo partecipato ! Si vuole cambiare la legge elettorale per favorire queste forze e l’equilibrio politico restante in Ucraina. Questo porterà ad una classe politica ben peggiore di quella che abbiamo avuto nei primi anni 90. Parlando poi dei media ucraini è palese la loro sistematica opera di demonizzazione estrema del passato e dell’operato attuale nella gestione dell’ordine delle forze di polizia. Opponiamoci a quest’opera e portiamo a questi nostri fratelli la verità in merito a quanto è accaduto e accade. Per quanto riguarda gli aici occidentali che si riempiono la bocca di parole come pace e democrazia, che aggiungere. Non vogliono la pace nelle terre vicino a noi e la democrazia di cui parlano è ad uso e consumo loro. La nostra democrazia non va bene se lede i loro interessi. Terminando aggiungo che dobbiamo risolvere i problemi della Russia. Abbiamo proposto una riforma politica che avete rifiutato, abbiamo proposto una riforma del settore della ricerca scientifica e lo avete rifiutato. Abbiamo infine proposto la formazione di un governo di responsabilità nazionale a cui noi come Kprf avremmo partecipato ma avete rifiutato. Ebbene non è ancora tardi per invertire la tendenza e prendere decisioni responsabili!

    fonte: GA Zyuganov: ?La Russia deve garantire la sicurezza dei nostri connazionali e luoghi di culto? - Stato & Potenza
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  4. #4
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

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  5. #5
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

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  6. #6
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    Tre post molto interessanti, soprattutto, sui due personaggi ormai scomparsi che andrebbero fortemente rivalutati.
    Però, dai: che assist per il trollaggio di Raymondino!
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
    "O siamo un Popolo rivoluzionario o cesseremo di essere un popolo libero" - Niekisch

  7. #7
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

    La “Grande-Europa” contro l’occupante USA

    Intervista di SeP a Luc Michel, presidente del Partito Comunitario Nazional-europeo (PCN)
    Stato e Potenza ha intervistato Luc Michel, presidente del Partito Comunitario Nazional-europeo (PCN) per saperne di più sulla sua organizzazione transnazionale, sulla sua ideologia, sul “comunitarismo europeo”, sulla sua prassi e i sui suoi 30 anni di combattimento per la Grande-Europa da Vladivostok a Reykjavik…
    1) STATO & POTENZA: Quali sono le principali posizioni economiche, sociali, politiche e geopolitiche della vostra organizzazione, il PCN, il Partito Comunitario Nazional-europeo?Luc MICHEL: Per prima cosa ci basiamo su una visione socio-economica, denominata “comunitarismo europeo”, concepito nei primi anni ’60 (niente a che vedere con i “comunitaristi” americani come Amitai Etzioni, apparso nel 1991) e che noi consideriamo come il “socialismo del XXI secolo”. Il comunitarismo europeo è una dottrina, una visione globale del mondo – una Weltanschauung, direbbero i filosofi tedeschi -, ideologica, geopolitica, etica, filosofica…
    In che cosa consiste? Si tratta di una società solidale, di una società in cui c’è la giustizia sociale, una società in cui è lo Stato che comanda al mondo economico. Ma è anche un Socialismo rettificato. Vale a dire che abbiamo tirato le conseguenze, dalla fine degli anni ’60, del fallimento economico del marxismo-leninismo che già all’epoca si annunciava. E siamo quindi per un’economia dove esiste un mercato, strettamente controllato dallo Stato, per la piccola produzione. Vale a dire i negozi, la produzione agricola, ecc. Per contro, ciò che conta per noi, è il ruolo svolto nell’economia da un’impresa a livello strategico, a livello militare, a un livello d’interesse per lo Stato.
    Che cosa vuol dire? Che non ci dà fastidio che un produttore di biciclette possa divenire una grande azienda ma, per contro, l’intero settore militare-industriale, tutto il settore della produzione di energia, deve essere controllato dallo Stato.
    Questa è una forma di socialismo. Questo è il contenuto.
    Il contenuto deve esistere dentro un contenitore. Ed è la dimensione.
    Noi abbiamo constatato che tutti gli esperimenti socialisti che hanno cercato di svilupparsi in un piccolo paese hanno fallito. Esiste una dimensione minima perché un socialismo scientifico possa avere successo. Si tratta di uno Stato di grandi dimensioni. Com’era l’Unione Sovietica. Com’era, anche se molto meno, la ex Jugoslavia. O com’era un tempo la Cina.
    Questo Stato è per noi abbastanza semplice da definire. Questo è ciò che noi chiamiamo la “Grande-Europa”, vale a dire l’unificazione continentale da Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, a Reykjavík in Islanda. E dal Quebec al Sahara.
    Questa visione, in parte, ma penso che questo sia una delle vostre domande seguenti, si ricollegava alle tesi sull’Eurasiatismo, un tema che abbiamo fatto riemergere dal 1984.
    Noi abbiamo sviluppato questa visione della Grande-Europa a partire dai primi anni ’60. Con il fondatore della nostra organizzazione transnazionale Jean Thiriart. E noi l’abbiamo rielaborata e adattata a partire dagli anni ’80, tenendo conto soprattutto del fallimento dell’esperimento sovietico.


    2) STATO & POTENZA: E come s’inserisce politicamente il PCN, in quanto partito, in tutto questo?
    Luc MICHEL: Siamo ovviamente un partito di opposizione radicale al Sistema. Siamo contrari ai partiti tradizionali. E naturalmente siamo contrari all’occupazione imperialista dell’Europa da parte degli Stati Uniti e della NATO.
    Ci definiamo infatti come un partito di opposizione extra-parlamentare. Tra il 1995 e il 1999, siamo stati rappresentati in diverse istituzioni parlamentari belghe, in particolare il ‘Parlamento Vallone’, il ‘Parlamento della Comunità francese del Belgio’, e nell’equivalente di un Consiglio regionale francese che è il ‘Consiglio Provinciale di Hainaut’.
    Noi l’abbiamo considerata un’esperienza totalmente negativa. Quell’ambiente è corrotto e corruttore, inefficace e impotente. E non crediamo affatto che il parlamentarismo borghese sia una soluzione e che sia possibile trovarvi una soluzione dall’interno. Noi siamo per questo un movimento extra-parlamentare.


    3) STATO & POTENZA: In particolare, voi difendete un’ideologia europeista, quella della Grande-Europa. Cosa ne pensate dell’Unione Europea?
    Luc MICHEL: Vi diciamo che la nostra visione dell’Unione Europea è cambiata. Quando Thiriart ha definito, negli anni ’60, le sue tesi sulla Grande-Europa, che evocavano già nel 1962-1964 una Grande-Europa fino a Vladivostok – Thiriart, come me, ha sempre detto che “la Russia è anche l’Europa” – la nostra visione era che l’Unione Europea rappresentava una tappa. Una tappa di un processo federale o confederale verso la realizzazione della Grande-Europa.
    Purtroppo, con il trascorrere del tempo, abbiamo constatato come l’Unione Europea abbia tradito l’idea europea. Questo è cominciato con il Trattato di Maastricht. Poi fu l’Atto unico europeo, il tentativo della Costituzione europea. Vale a dire che, a poco a poco, l’Unione Europea, da un grande progetto di liberazione e unificazione del nostro continente, è diventato solo il braccio politico della NATO.
    Inoltre, il progetto dell’Unione Europea è solo un progetto che segue l’agenda della NATO. Si tratta di un progetto anti-russo. Basta vedere cosa sta accadendo in questo momento in Ucraina per averne un esempio attuale.
    Se si guarda alle due principali operazioni di politica estera dell’Unione Europea, il PESC (Politica Europea di Sicurezza Collettiva) e il “Partenariato Orientale” (Eastern Partnership) che mira a staccare la Georgia, l’Armenia, la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldova dalla sfera d’influenza russa – quello che i russi chiamano “estero vicino” – vediamo che la NATO domina totalmente l’UE.
    Tuttavia, ed è qui che noi siamo completamente in disaccordo con gli anti-europei, i cosiddetti “euroscettici”, pensiamo che non si debba “buttare via il bambino con l’acqua sporca”.
    Nell’Unione Europea ci sono, da una parte, i politicanti. Per parlare più chiaramente, i rappresentanti del “partito americano”; la social-democrazia, la democrazia cristiana, i verdi e i liberali, tutti espressione della dominazione nordamericana.
    Ma al loro fianco c’è uno strumento di potere, l’amministrazione della Commissione Europea, che è il dispositivo unificante che gira intorno alle istituzioni europee, che è l’inizio di una classe tecnocratica europea (termine non dispregiativo per noi). Queste sono persone che non si preoccupano di politica. Questi sono dirigenti e funzionari. Possiamo parlare di loro come di una tecnocrazia, ma abbiamo bisogno di tecnocrati per fare uno Stato. Come i ‘Siloviki’ in Russia. Quello che loro costruiscono, è uno strumento di potenza. Questo strumento può esistere – come ora – come uno strumento al servizio della NATO e degli Stati Uniti. Ma può esistere anche un domani al servizio della Grande-Europa.
    Voi dovete sapere che nella storia del colonialismo, sia questo francese, inglese, italiano, ecc. sono spesso i colonizzatori che hanno creato le condizioni per l’unificazione delle colonie. Questo è ciò che sta accadendo per noi in Europa occidentale e in Europa centrale.
    Noi seguiamo e ci aspettiamo due fenomeni importanti. Vale a dire, da un lato, lo sviluppo di questa categoria europea che viene spesso umiliata dai nord-americani. Quando si parla di diplomatici, di alti funzionari che non sono personale della politica politicante, vi è un’umiliazione in rapporto a quello che sono e a quello che fanno in Europa. Prendete ugualmente l’esempio dei militari, che non sono altro, nella NATO, che la fanteria coloniale del Pentagono.
    Accanto a questo, vi è un secondo fenomeno. È la crescita dell’anti-americanismo nelle masse europee.
    Noi diciamo che la condizione di una rivoluzione in Europa è duplice: è la giunzione, da un lato, tra la classe tecnocratica transnazionale e le masse europee anti-americane. E, dall’altra, poiché siamo anche leninisti, gli eredi del “Che fare?”, di un partito rivoluzionario di Quadri – quello che noi chiamiamo un “partito storico rivoluzionario”. Ed è a questo che la nostra organizzazione sta lavorando…


    4) STATO & POTENZA: Ora la domanda che sta lacerando l’Unione Europea: cosa ne pensate dell’Euro e della crisi finanziaria?
    Luc MICHEL: Penso che ci sia attualmente una notevole confusione tra le cause e le conseguenze di questa crisi.
    Qual è la causa dell’attuale crisi finanziaria?
    Questa è la globalizzazione ultra-liberista. È l’economia globalizzata sotto la dominazione nordamericana. Ed è l’appetito economico, l’appetito consumista dei bankster (un termine che non è l’invenzione del fascista belga Degrelle nel 1934, ma della propaganda della KPD in Germania negli anni ’20). Il termine non è troppo forte perché si tratta esattamente di questo!
    La crisi dell’Euro è una conseguenza di questo. Non è, come molti euroscettici sostengono, la causa. C’è stata ad Atene, lo scorso dicembre, una riunione dei partiti euroscettici, alcuni dei quali hanno dei leader stimabili, ma che si sbagliano quando credono che l’Euro è la causa e che bisogna uscire dall’Euro.
    Siamo nel cuore di una crisi economica e finanziaria. Dietro, c’è una guerra economica.
    C’è, prima di tutto, una guerra Europa-USA che esiste dalla fine degli anni ’70. Ho scritto molto, nel 1984-1985, su questa guerra economica. Questo è ciò che io chiamo la “contraddizione interna dell’Unione Europea”. C’è, da una parte, una dominazione, un’alleanza integrale militare e politica con gli Stati Uniti, è l’Atlantismo. Ma, parallelamente a questo, il principale nemico economico degli Stati Uniti è precisamente l’Unione Europea.
    A questo si aggiunge la guerra delle valute.
    Questa guerra fu per lungo tempo una partita a due. L’Euro contro il Dollaro statunitense. C’è una speculazione dovuta alla crisi. La parvenza di prosperità americana, la risposta di Obama alla crisi, si basano molto sulla manipolazione del Dollaro e la distruzione dell’Euro. Dovreste vedere la campagna di un George Soros, il finanziere internazionale che è stato consigliere economico di Obama, contro l’Euro.
    A questa si aggiunge adesso un’altra guerra. È la guerra che la Cina sta combattendo sul campo finanziario. La guerra dello Yuan sia contro l’Euro che il Dollaro .
    Voler tornare, in queste condizioni, al vecchio sistema, vale a dire ad una serie di monete di piccoli Stati, significa imbrogliare sulle dimensioni.
    Insisto, e Thiriart prima di me, sulla questione della “dimensione europea”. Ci sono persone in Francia che ingannano sulle dimensioni. Montebourg, per esempio, all’interno della social-democrazia, che svolge una funzione teatrale in Francia. Ricordiamo che è uno dei “Giovani Leader” reclutati e addestrati dalla ‘Fondazione franco-americana’, una delle multiple officine del “partito americano”. Ci sono anche dei piccoli-nazionalisti, la maggior parte a destra, che vorrebbero tornare a una Grande Francia, a una Grande Italia, a una Grande Spagna , ecc .
    Tutto ciò non è credibile. Siamo in un momento di grandi insiemi. Siamo di fronte ad una Cina di quasi 1,5 miliardi di persone. La forza degli Stati Uniti è anche quella di essere un grande mercato unitario. E lo dobbiamo essere anche noi.


    5) STATO & POTENZA: Qual è secondo voi la soluzione alla crisi? Questa soluzione esiste?
    Luc MICHEL: La soluzione alla crisi esiste. Ma non esiste all’interno del sistema capitalistico.
    Qual è la soluzione alla crisi?
    Si tratta di una teoria che esiste da molto tempo. È stata definita da Friedrich List, che è un economista tedesco del XIX secolo. Questo è l’uomo che ha creato e pensato lo “Zollverein”, l’Unione doganale tedesca, che ha portato all’unificazione della Germania realizzata poi da Bismarck.
    In che cosa consiste questa teoria?
    Consiste nel “Nazionalismo economico”. E oggi questo dev’essere su scala europea. Si deve inscrivere in una volontà. Da un lato, la fusione delle economie di due Europe: quella dell’Unione Europea e quella del Blocco russo dell’Unione doganale (il futuro “Spazio Economico Eurasiatico”). Siamo complementari. I nostri interessi sono gli stessi. Abbiamo la stessa cultura, la stessa civiltà.
    A questo blocco dev’essere attaccata anche la Turchia e l’insieme dello Spazio mediterraneo.
    La soluzione è semplice. Le tre Rome – la prima Roma. Quella dell’Italia. La seconda Roma. Bisanzio, ora Istanbul. La terza Roma che è Mosca – devono unirsi per formare la quarta Roma, la Grande-Europa unita e comunitaria!
    Questo implica, ovviamente, la rottura completa dei rapporti e una situazione di conflitto, che noi assumiamo perfettamente, con l’imperialismo degli Stati Uniti.


    6) STATO & POTENZA: Avete cominciato l’azione del PCN in Belgio, 30 anni fa. La sede centrale del PCN si trova a Bruxelles. In che situazione si trova il Belgio?
    Luc MICHEL: Una precisazione prima. Il PCN è un’Organizzazione transnazionale unitaria. Siamo nati per caso in Belgio. Proprio come già negli anni ’60 Thiriart era belga solo di passaporto. Scrivo questo perché, come me, egli si considerava “un francese in Belgio”. Noi abbiamo evidentemente sviluppato il Partito a partire da questo spazio regionale. Ma non abbiamo un attaccamento particolare al Belgio. O a qualsiasi Stato europeo attuale. Siamo transnazionali. La nostra centrale è a Bruxelles. Ma noi abbiamo dei segretariati a Parigi, in Moldavia, in Russia. Il nostro Segretario Generale, Fabrice Beaur, è installato in Russia da diversi anni. Siamo presenti nel Caucaso, vicino a Sochi, e a Mosca. Siamo molto distaccati dal sentimentalismo piccolo-nazionale.
    La questione del Belgio si pone perché abbiamo cominciato lì, perché stiamo combattendo lì. Alcune delle nostre strutture sono di diritto belga. E stiamo conducendo una guerra contro “lo stato belga” da oltre 25 anni. Una guerra che ci è stata imposta.
    Di cosa si tratta? Semplicemente, per interessi che sono legati alla partitocrazia o connessi a quelli della NATO, “lo stato belga” ci fa subire una repressione rampante. Negli ultimi due decenni abbiamo assisto a processi a ripetizione, attacchi politici, amministrativi, giudiziari, fiscali, di polizia, condotte contro le strutture del PCN e me stesso.
    Non abbiamo quindi alcuna simpatia per lo Stato belga. Noi non siamo di quelle persone che quando “vengono colpite sulla guancia destra, porgono quella sinistra”. Rispondiamo con un pugno in faccia.
    Siamo quindi degli avversari risoluti dello “stato belga”. Attualmente supportiamo tutti i tentativi, da dovunque essi vengano, volti alla dissoluzione dello “stato belga”.
    Ciò significa le forze repubblicane, a destra nelle Fiandre, a sinistra in Vallonia. Vi è infatti un “movimento rattachiste” francofono che vuole che Bruxelles e la Vallonia facciano di nuovo ritorno alla Repubblica francese, di cui eravamo i cittadini sotto la Prima Repubblica giacobina e il primo Impero francese. C’è in particolare un movimento elettorale che si chiama ‘Rassemblement Vallonia-Francia”. Da qui il nome “rattachisme”. Sosteniamo anche questo.


    7) STATO & POTENZA: Voi pertanto condividete le analisi di chi descrive il Belgio come un “non-stato”?
    Luc MICHEL: Il Belgio è uno stato fallito, un non- stato.
    Si tratta di uno stato artificiale che è stato creato nel 1830. Alcuni parlavano di “mostro geopolitico”. È stato creato per evitare che la potenza imperiale francese rinascesse. Si trattava dell’esigenza britannica di controllare la città di Anversa. Poi, è stata installata una monarchia parassitaria. Questa è la dinastia di Sassonia-Coburgo. Cugini dei Windsor britannici. Queste sono persone che hanno lanciato il Belgio, sotto il re Leopoldo II, in una sporca avventura coloniale in Congo. Si deve sapere che i campi di concentramento non sono stati inventati dagli inglesi durante la guerra contro i Boeri, non sono stati inventati da Adolf Hitler che ne ha generalizzato solo il principio, ma sono stati inventati dagli sgherri del re Leopoldo II in Congo. Questa dinastia è ancora in vigore. L’ultimo ad accedere al trono è Filippo. Questa è una classe di parassiti. Intorno a loro gravita ugualmente il ceto politico, mediatico e dello show-business. Osservate le apparizioni dei nobili, degli elementi dell’ancien régime sulle frequenze della RTBF (radio e TV francofona di stato) e vedrete quello che è il sistema belga.
    Diciamolo chiaramente.
    Il Belgio è molto importante in questo momento perché è il chiavistello geopolitico dell’Unione Europea.
    È servito per lungo tempo da modello e la classe politica belga, in particolare i democristiani, forniscono da 50 anni i pseudo-dirigenti dell’Unione europea. Molti di loro, prima di dirigere l’Unione Europea, hanno iniziato come Segretari Generale della NATO.
    La classe politica è chiaramente sostenuta dagli Stati Uniti, dalla NATO e dall’Unione Europea, che non vuole vedere Bruxelles e la Vallonia, dove hanno esattamente sede tutte queste strutture, disciogliersi. Quello che succede in Belgio, è qualcosa di molto importante.
    Una cosa è importante sapere – e siamo spesso involontariamente fraintesi mentre altri ci fraintendono di proposito – che l’unica forza politica in Belgio che ha la possibilità di rompere lo “stato belga” è il nazionalismo fiammingo. Ecco perché come PCN abbiamo ottimi rapporti politici con le formazioni nazionaliste fiamminghe. Anche se ideologicamente siamo molto lontani gli uni dagli altri.
    Essi hanno il potere politico ed elettorale. Quando il Belgio scoppierà (questo può accadere rapidamente o lentamente, ma il Belgio è un cadavere in decomposizione che ha solo mantenuto una parvenza di vita), quando ciò accadrà, ci sarà, auspicabilmente, un effetto domino in Europa.


    8) STATO & POTENZA: La Francia occupa un posto importante nelle vostre riflessioni. Già vent’anni fa avete scritto molto sull’asse Parigi-Mosca. Ma ora denunciate l’asse Washington-Tel Aviv-Parigi.
    In che situazione si trova oggi la Francia?
    Luc MICHEL: Bisogna prima capire una cosa. In geopolitica, non vi è nessuna situazione acquisita. La geopolitica è un equilibrio di potere in un dato momento storico.
    Vorrei prima fare un commento in modo che non ci sia confusione. Sono nato nella cultura francese, che è una grande cultura europea. Ma questo non fa di me un sostenitore della Francia. Ricordo che non ho un attaccamento particolare a uno Stato in Europa. Direi che, come afferma un grande scrittore di Liegi, in Belgio, Alexis Curvers, che “io sono un cittadino dell’Impero Romano”. Per il resto, la mia casa attuale è un progetto storico e politico. Questo è la Grande-Europa appunto. E la mia Patria, è la mia ideologia: il Comunitarismo Europeo.
    La Francia è un grande paese e ha un grande ruolo geopolitico in Europa. Per delle caratteristiche che sono legate proprio alla sua cultura. Ciò che viene giustamente chiamata la “eccezione culturale francese”.
    È la Francia che ha meglio resistito all’anti-civiltà Yankee, alla “McWorld” di McDonalds, al cibo spazzatura, al cinema di Hollywood.
    Seconda cosa da considerare, e che fa parte della sua eredità politica, è quella di essere il paese del generale de Gaulle. È stato l’unico leader europeo che ha preso le distanze dagli americani, che ha parlato della “Grande-Europa fino agli Urali”. Con la Russia. Egli ha detto “fino agli Urali”, perché la Siberia non era nel modo di pensare della sua generazione. Ha teso la mano a Tito, a Ceausescu, ai sovietici naturalmente. De Gaulle ha fatto uscire la Francia dalla NATO. Quando l’Unione Sovietica è disgraziatamente implosa – abbiamo annunciato questa implosione nei primi anni ’80 con Thiriart – abbiamo pensato ad un concetto di ricambio.
    Io sono quello che chiamano un ideologo. Per me, questo termine non ha il senso peggiorativo che esso può avere nel linguaggio della scienza politica occidentale. Sono una persona che fornisce modi di pensare, che trasmette le tesi politiche, che crea l’ideologia e fornisce scenari per il futuro. Prima di essere un’attivista politico, prima di essere un organizzatore, io sono una persona che pensa.
    La questione che si è posta quando l’Unione Sovietica è implosa, era di trovare un’alternativa. Fino a quel momento, avevamo parlato con Thiriart di un “Impero Euro-Sovietico”. Vale a dire, sostenevamo un’unificazione tra l’Unione Europea e l’Unione Sovietica avente come elemento unificatore l’URSS. Poi l’implosione dell’URSS, la Russia umiliata, il tragico decennio di Eltsin e degli oligarchi, il declino della Russia, la Russia che lascia distruggere la Jugoslavia, che lascia bombardare Belgrado.
    Abbiamo quindi cercato un concetto alternativo, un’alternativa. Questo concetto è stato l’asse Parigi-Mosca. Siamo stati i primi a parlarne nel 1992. E la prima apparizione del concetto dell’asse Parigi-Mosca è in un libro che è stato dedicato al PCN, pubblicato nel 1993.
    Altri poi sono seguiti. In particolare, Henri de Grossouvre, figlio di un ex consigliere di Mitterrand. L’idea si è quindi popolarizzata. Qual è stata l’idea? Era che i due poli di resistenza all’americanizzazione del mondo, la Francia da un lato con l’eredità del Generale de Gaulle e dall’altro la Russia, con il suo evidente retaggio sovietico, si unissero.
    Questo concetto ha purtroppo smesso di funzionare ed è diventato completamente obsoleto con l’avvento al potere di Nicolas Sarkozy. Di Sarkozy, ho detto che era un ‘neocon con un passaporto francese’. Che cosa vuol dire? I neocons, sono gli uomini, gli ideologi del regime di Bush Junior. Che cosa ha fatto Nicolas Sarkozy? Ha importato il neoconservatorismo in Francia. Ha riportato la Francia nella NATO. Un ambasciatore americano a Parigi ha detto che Sarkozy è stato il “presidente francese più filo-americano”. E ‘vero!
    La Francia si è abbassata ed è ritornata vassalla. Quando François Hollande è salito al potere, è stata un’altra classe di domestici dei nord-americani, la democrazia sociale pro-americana, quella che noi chiamiamo la “sinistra americana” in Francia, che è arrivata al comando. La tendenza che aveva realizzato Nicolas Sarkozy, è stata ulteriormente approfondita da Hollande. E siamo arrivati alla situazione a cui abbiamo assistito in Siria, per esempio, dove abbiamo visto che i migliori domestici della politica di aggressione statunitense contro la Siria baathista di Bashar al – Assad era la Francia.
    A questo si aggiunge l’influenza della lobby sionista in Francia e negli Stati Uniti, che sono i due Stati in cui questa lobby sionista ha un’influenza determinante. AIPAC negli Stati Uniti e il CRIF in Francia guidano la danza della politica neoconservatrice.
    Il risultato è stato che non solo l’Asse Parigi-Mosca non esisteva più, che non era più possibile, ma che è stato sostituito da un asse Washington-Tel Aviv-Parigi. Mi dispiace che alcuni continuano ancora a nutrire delle illusioni circa l’asse Parigi-Mosca. Ciò è particolarmente il caso degli eurasiatisti russi di destra, vale a dire persone che seguono Alexander Dugin. Essi operano in una visione politica che si basa sul vuoto.


    9) STATO & POTENZA: Volete dire che la Francia ha terminato il suo ruolo geopolitico in Europa?
    Luc MICHEL: Domanda importante!
    Non credo che la Francia abbia terminato il proprio ruolo geopolitico in Europa. Perché c’è un potenziale francese.
    Che cos’è questo potenziale francese? Questa è naturalmente la cultura, è l’anti-americanismo viscerale, i francesi sono i più anti-americani in Europa, ed è la memoria del lavoro del Generale de Gaulle. Credo che il cambio di regime arriverà un giorno e la Francia ritroverà il suo potenziale anti-americano.
    Un secondo fatto, che è importante quando si considera la Francia, è che l’Unione Europea è costituita da rapporti di forza. Specialmente al Parlamento europeo. I paesi sono rappresentati in base alla loro popolazione. Al momento, poiché abbiamo commesso l’errore di accettare la riunificazione tedesca – vale a dire, l’annessione della RDT da parte RFG, che è un Anschluss e non una riunificazione, la Germania gode oggi di un peso politico troppo grande in Europa, ciò che spiega quello che sta facendo attualmente.
    Dovete sapere che Thiriart era contro. Disse che la “DDR dovrebbe entrare un giorno come Stato separato nell’Unione Europea”. Il presidente francese François Mitterrand era ugualmente contro.
    I rapporti di potere della popolazione cambieranno in Europa. In Germania, non si fanno più bambini ed è quindi sulla strada di perdere la sua popolazione. E l’unico paese in cui la popolazione cresce, è la Francia. Tra una generazione, ci sarà un grande Francia di circa 80 milioni e che di nuovo diventa il primo Stato dell’Unione Europea … se esisterà ancora tra 20 anni.
    Questo è anche il motivo per cui sosteniamo il ‘rattachisme’ del Belgio francofono, vale a dire, il ritorno della Vallonia e di Bruxelles nella Repubblica francese, dal momento che è necessario rafforzare il peso della Francia per questo motivo geopolitico. E, naturalmente, i 4 o 5 milioni di francesi del Belgio, di Bruxelles, di Charleroi e Liegi, contribuiranno a rafforzare questo peso.
    Ci riferiamo qui ad una strategia geopolitica e non ad piccolo calcolo politico. E non siamo nel campo affettivo. Il ragionamento che espongo, è un ragionamento logico. Mi rifaccio a due grandi scuole logiche, il marxismo-leninismo e i pensatori neo-machiavellici come Pareto, Roberto Michels, ecc. Pertanto, non scadiamo nell’emozionale. Noi facciamo delle analisi razionali, fredde.


    10) STATO & POTENZA: La politica francese è dominata dalla questione del FN. Cosa pensate del Fronte Nazionale di Marine Le Pen?
    Luc MICHEL: Ne penso male!
    Sono un avversario radicale delle imposture politiche rappresentate dal Fronte Nazionale.
    Lo abbiamo combattuto in Francia. Il nostro compagno Fabrice Beaur, ora nostro Segretario Generale, è stato anche candidato a Tolone, in un’elezione nel 1998, con una lista che è stata intitolata “I giovani contro Le Pen”.
    Abbiamo anche combattuto il suo clone belga, di cui abbiamo frenato la resistibile ascesa nel 1994-1996. Abbiamo privato il FN belga di senatori e deputati – in un’offensiva politica e giuridica con cui il Consiglio di Stato belga ha invalidato le loro liste alle elezioni legislative del 1995 e municipali del 1994 – e quindi privandolo di un finanziamento significativo dello Stato, 100 milioni del tempo! Abbiamo anche fatto vietare, tra il 1994-1997, la maggior parte dei loro incontri pubblici e abbiamo avviato numerosi procedimenti giudiziari contro il FN belga.
    Ma perché? Non perché improvvisamente ci fossimo avvinti alle pseudo-tesi antifasciste del regime e degli altri cani da guardia che sono un’altra forma d’impostura.
    Semplicemente, noi diciamo che il FN è una farsa politica e blocca uno spazio rivoluzionario.
    Imposture a livello dello stesso clan Le Pen. Sono un’azienda a conduzione familiare, con persone che sono milionari, che attraverso i loro legami sociali sono collegati all’establishment francese in quello che ha di peggio. In particolare a livello dello spettacolo. Queste sono persone che sostengono di difendere il popolo e la piccola gente, ma vivono in un castello. Si tratta di un clan familiare come ho detto. Marine Le Pen conduce il partito con Louis Aliot, che è il suo compagno. Lei è la figlia di Jean-Marie Le Pen, che ha fondato il partito. Tra gli eletti al Parlamento europeo, troviamo il padre e la figlia di Le Pen. E uno dei due membri che il FN ha all’Assemblea Nazionale in Francia, è il nipote di Jean – Marie Le Pen. Questa non è politica, è nepotismo.
    Questo non è l’unica cosa ovviamente. Il FN è anche un partito che è sempre stato dalla parte dell’imperialismo e del liberalismo. Al momento, grazie ad alcuni consiglieri, il FN – dato che è un ‘partito acchiappa-tutti’, un partito che vuole mettere il becco dappertutto- ha un discorso che copia un po’ di quello che era, qualche anno fa, l’altermondialismo.
    Senza tornare agli anni di Reagan – al quale un Le Pen ossequioso andò a stringere la mano – rimaniamo alla calda attualità. Andiamo a vedere il famoso ‘trattato transatlantico’, vale a dire, l’inglobamento dell’Unione Europea da parte dell’economia americana. Perché questo è il Trattato transatlantico: la distruzione della nostra cultura e l’inglobamento della nostra economia e del grande mercato della UE. Bene, i Le Pen, padre e figlia, al Parlamento europeo, hanno votato, nel 2008, a favore del trattato. Che essi oggi pretendono di combattere.
    Per essere precisi, per gli scettici, Marine Le Pen, in particolare, ha votato sì al testo ‘RC B6-0209/2008′, che ‘sottolinea come il partenariato transatlantico è lo strumento chiave per forgiare la globalizzazione nell’interesse dei nostri valori comuni nella prospettiva di un ordine mondiale giusto nelle questioni politiche ed economiche; ribadisce la sua opinione dell’importanza di un mercato transatlantico funzionante e competitivo per uno sviluppo favorevole del partenariato transatlantico, che consentirà all’UE e agli Stati Uniti di affrontare insieme le sfide politiche ed economiche” e “sostiene con forza il processo di rafforzamento dell’integrazione economica transatlantica avviato dal vertice UE-USA, per l’adozione del “quadro per la promozione dell’integrazione economica transatlantica tra l’Unione europea e gli Stati Uniti d’ America” e “la creazione del Consiglio economico transatlantico (CET) per supervisionare e accelerare gli sforzi delineati nel quadro”. Nel 2013, padre e figlia hanno votato ‘sì’ alla mozione «EU trade and investment agreement negotiations with the US» (*)…
    Voglio affrontare un ultimo punto per rispondere alla vostra domanda. Ci sono attualmente, nella periferia del FN, persone che sostengono un discorso filo-iraniano, che tengono anche un discorso ‘pro-immigrazione ‘, che si definiscono anti-sionisti. Così vorrei affrontare la questione del sionismo dei dirigenti del FN. Il padre Le Pen ha sempre difeso le posizioni cosiddette “anti- semite”, ma è stato anche lui uno dei difensori di Israele per odio verso gli arabi. L’attuale FN, principalmente attraverso Louis Aliot, il compagno di Marine Le Pen, che è anche vice-presidente, ha fatto un gesto di riconciliazione con la destra sionista e con Israele.


    11) STATO & POTENZA: Ma siete contrari al FN anche per opposte visioni politiche?
    Luc MICHEL: Esattamente! Siamo oppositori del FN soprattutto per il suo progetto politico, che è incompatibile con il nostro.
    È stata anche nel ’80 la posizione di Thiriart, che ha mostrato pubblicamente il suo disprezzo per Le Pen. Qual è il progetto del FN? Il ripiegamento nazionale, la xenofobia volgare. Noi siamo, al contrario, per una “Grande-Europa senza frontiere interne” (queste sono le tesi di Thiriart, e sono le mie). E abbiamo fatto fin dal ’80 una campagna in anticipo per l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Riteniamo pertanto che le posizioni del FN siano totalmente incompatibili con la nostra. Una questione di logica ideologica fondamentale.
    Ma siamo anche contrari al FN per ragioni di pura politica.
    Noi crediamo che debba essere creata una grande forza di opposizione. Questa forza deve unificare gli scontenti ai due estremi dello spettro politico. A destra e a sinistra. Ecco perché siamo spesso accusati di “bolscevismo nazionale” o di “nazional-comunismo”, ideologie che abbiamo effettivamente rivitalizzato nel 1983, dieci anni prima di Dugin. Ma non si imbrogli: noi abbiamo sostenuto in passato e lo abbiamo sostenuto ancora, abbiamo parlato della costituzione in Belgio e in Francia di un “Fronte Nero Rosso Verde”. E l’abbiamo fatto ed organizzato. Nero per i rivoluzionari nazionalisti, rosso per i socialisti e i comunisti, verde per gli ambientalisti radicali. Ma intendiamo strettamente questa unità alla base. Vale a dire per gli attivisti e le clientele politiche.
    Perché questa unione possa esistere, devono scomparire ciò che noi chiamiamo “gli argini”, che ha creato il Sistema. Che cosa sono? Queste sono le persone all’estrema destra e all’estrema sinistra, che sono incaricate di frenare il malcontento e di prevenire che si possano unire tutti i malcontenti, quelli che un giornalista francese ha chiamato “i nemici del Sistema”, in un grande movimento anti-Sistema. In Francia, è per esempio il ruolo assegnato a destra a Marine Le Pen e a sinistra a Mélenchon.
    Qual è lo scopo di Marine Le Pen? Non è la rivoluzione in Francia. Ma diventare un ministro in un grande governo di destra. Un vecchio scenario già giocato in Italia da Gianfranco Fini. E fino a quando si oppongono destra e sinistra, estrema destra ed estrema sinistra, anti- fascisti e nostalgici del fascismo, il Sistema dispone di una totale tranquillità. È, per usare un linguaggio più diretto e più banale, una sorta di ‘sfruttamento della prostituzione agli estremi’, organizzata dai sostenitori del Sistema.


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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

    12) STATO & POTENZA: Un’altra grande forza dell’Unione Europea, la Germania. Come valutate il ruolo svolto dalla Germania negli ultimi anni?Luc MICHEL: Lo giudico molto negativamente!
    La Germania, che cos’è? Un po’, su scala ridotta, come una piccola Unione Europea. La Germania è un gigante economico ma un nano politico. La politica di Berlino è totalmente sotto il controllo della NATO e degli Stati Uniti. Questi ultimi, inoltre, giocano molto intelligentemente. Lasciano ai paesi europei, che loro occupano dal 1944, la nostalgia della loro passata grandezza. E la Germania ha una chiara nostalgia del ruolo geopolitico che ha svolto nel II° Reich di Bismarck e di Guglielmo II e nel III Reich di Adolf Hitler, in particolare nei paesi baltici, nell’Europa centrale e dei Balcani. Tutto questo a cosa serve? All’espansione della NATO verso l’Est!
    Cos’ha fatto la Germania per 20 anni?
    Ha giocato un ruolo fondamentale nella distruzione della Jugoslavia, sostenendo l’indipendenza slovena e croata. La Germania, e in particolare il generale della Bundeswehr, ha anche svolto un ruolo molto sporco nei paesi baltici, sostenendo gli ultra-nazionalisti baltici, nostalgici della Collaborazione, che mantengono l’agitazione anti-russa.
    E guardate cosa sta succedendo ora in Ucraina!
    È davvero un’operazione guidata da Berlino e dai suoi servizi segreti per rovesciare il legale e legittimo governo di Yanukovich. Per sostituirlo con un regime filo-occidentale. Un regime fantoccio. Un solo esempio. Il probabile futuro candidato della NATO dell’opposizione unita alle elezioni presidenziali in Ucraina nel 2015, il pugile Klichko, ha un passaporto tedesco. Il suo partito è stato fondato a Monaco di Baviera (questo non s’inventa!). L’estrema destra dei gruppi neo- fascisti, i “benderisti”, questi nostalgici ucraini di Bendera, dei pogrom anti-ebraici, anti-polacchi e anti-russi degli anni 1941-1945, anche queste persone sono sotto il controllo del BND (il servizio segreto tedesco) fin dai primi anni ’50 con il famoso generale Gehlen. Che ci riporta al ruolo giocato da Adolf Hitler nella direzione di quella parte dei servizi segreti nazisti che si occupavano dell’agitazione antisovietica nei paesi dell’Est.
    La Germania ha quindi un ruolo estremamente negativo.
    Ho detto prima sulle “illusioni circa un Asse Parigi- Mosca”. A volte le persone parlano di un asse Parigi-Berlino-Mosca e continuano a filosofeggiare su di esso ma, lo ripeto, non basandosi su niente. Basta guardare all’Ucraina.
    Ma, invece, c’è un enorme potenziale.
    Che cos’è? È una tradizione della politica tedesca dal 1918, e ci ricongiungiamo qui all’universo del Nazional-bolscevismo, che è “l’orientamento verso l’Est”.
    Se l’Unione Europea si disintegra, o se la UE torna ad un confederalismo morbido, o se il blocco della NATO si disgrega, l’alleanza naturale della Germania sarà con la Russia. Così, invece di essere un elemento di confronto, la Germania diventerà un ponte tra le due Europa. Tra l’Unione Europea e la seconda Europa eurasiatica che Mosca sta cercando di costruire.


    13) STATO & POTENZA: Veniamo all’Italia. Come valuta il ruolo svolto dall’Italia negli ultimi anni?
    Luc MICHEL: Quando vedo l’Italia e la sua vita politica che seguo quotidianamente, penso inevitabilmente al Belgio. La vedo, come per il Belgio, come uno Stato quasi fallito. Vedo come una casta politica abbia condotto un intero paese al saccheggio. Vedo l’inefficienza, la corruzione e gli stessi partiti. Ricordate che i due paesi europei che sono stati dominati dalla Democrazia cristiana, sono proprio il Belgio e l’Italia.
    Vedo anche una seconda cosa, e ci si ricollega a quanto detto sulla Germania, che è la nostalgia neo-coloniale. L’Italia ha giocato per troppo tempo una sporca carta colonialista in Libia, dai tempi della lotta del grande condottiero Omar Mukhtar. E oggi, vediamo che la NATO affida all’Italia la ricolonizzazione della Libia attraverso la creazione di un esercito coloniale fantoccio.
    L’Italia, il Belgio e perfino la Francia non avrebbero, in questo settore, una così grande importanza se presi da soli. Ma l’importanza è nell’analisi del fenomeno generalizzato. Questo è ciò che i marxisti chiamavano la “borghesia compradora”. Si riferivano, in quel momento, alla borghesia dell’impero portoghese, in particolare a quella di Macao, che ha aiutato i portoghesi a colonizzare.
    La classe politica dell’Unione Europea, è una grande borghesia compradora. Che cosa significa? Significa che queste persone non hanno più il potere politico e che per mantenere la dominazione in quanto classe dirigente economica – la dominazione economica, il potere della borghesia – hanno deciso di sottomettersi al potere politico degli Stati Uniti.
    Quando gli Stati Uniti sono intervenuti in Europa, il 6 giugno del 1944, non sono venuti per liberare l’Europa, ma per occuparla. Nel linguaggio, usato fino ad oggi dagli storici, dai militari e dai generali americani, lo sbarco in Normandia si chiama “invasione”. Così è più chiaro! Non “Liberazione” o “Lo sbarco”. Ma “Invasione!”.
    Gli americani non sono più ripartiti. Sono sempre lì dal 1944. Qual è la loro tecnica? Utilizzare in tutta Europa una borghesia compradora. Per parlare direttamente, direi che la classe politica europea è costituita dagli sconfitti del 1939-1940. E in Germania e in Italia dagli sconfitti del 1944-1945.
    Quando si capisce questo, si vede come la classe politica europea non è una classe che esercita il potere.
    Ne sono un esempio lampante, attualmente, le avventure coloniali della Francia in Africa. Libia, Mali, Repubblica Centrafricana. Molti intellettuali africani fanno delle analisi carenti sotto questo aspetto. Dicono che è il ritorno della “Françafrique”. Cos’è la Françafrique? È quel termine dispregiativo con cui si è designata la politica africana della Francia, purtroppo, sotto il generale de Gaulle e i suoi successori. Questa era una realtà. C’era una politica africana francese indipendente fino a Giscard d’Estaing. Poi, gradualmente, siamo passati di nuovo ad una Francia in orbita americana. Da Sarkozy a Hollande, è completamente assoggettata alla politica estera di Washington.
    La ‘Francafrique’ è ancora una realtà, ma una realtà solo nella misura in cui gli Stati Uniti accettano che la Francia possa ancora svolgere un ruolo politico in Africa e avere un’influenza economica.
    Chi è il manovratore in Libia, Mali e Centrafrica?
    È l’Africom. E il comando statunitense di Napoli. Coloro che non lo vedono, non possono capire che la Francia in Africa non è più imperialismo o neocolonialismo, ma la Francia di Francois Hollande è diventata solamente la fanteria coloniale di Washington.


    14) STATO & POTENZA: La Russia ha sempre avuto un posto centrale nelle vostre analisi. Come valuta il ruolo svolto dalla Russia negli ultimi anni?
    Luc MICHEL: Ci tengo prima di tutto a farvi la stessa osservazione che ho fatto per la Francia. Amo la cultura russa. Ero sposato con una russa. Ho anche vissuto con un’ucraina. Io sono considerato, anche nelle false biografie di Wikipedia pubblicate contro di me dagli uffici mercenari della NATO, come un“slavofilo intellettuale”. Ma qui siamo nel campo emozionale, personale.
    Ma la mia posizione nei confronti della Russia non è determinata dal sentimento. È determinata dalla geopolitica.
    Attualmente in Europa, e questo era già vero negli anni ’70 e ’80, c’è solo uno Stato veramente indipendente da Washington, ed è la Russia. E prima c’era questo “Impero russo rosso” che era l’URSS. La Russia ha assunto una parte dell’eredità dell’Unione Sovietica, anche se è molto ridotta. È la seconda potenza nucleare globale. Ha i mezzi, le riserve, un immenso territorio, il petrolio e il gas, ma purtroppo non ha una grande popolazione. Questa è la realtà!
    Al momento crediamo che l’unica chiave per la liberazione e l’unificazione della Grande-Europa provenga dalla Russia. Noi vediamo la Russia come il “Piemonte d’Europa”. Voi siete italiani. Sapete del ruolo che ha giocato il regno del Piemonte-Sardegna nel processo d’unificazione italiana, nel Risorgimento. Noi sogniamo un “Risorgimento grande-europeo”.
    C’è un’altra analogia storica che mi piace, ed è quella della Macedonia.
    Voi sapete che le Città greche, che condividevano una cultura e una civiltà comune, si combattevano. Esse non erano in grado di unirsi. Questo è simile a ciò che accade oggi nell’Unione Europea. E fu una potenza di cultura greca non appartenente al nucleo originario, il regno di Macedonia con Filippo e Alessandro, ad unificare la Grecia. Con la forza.
    Prima, un ideologo troppo spesso sconosciuto, Isocrate, aveva teorizzato e convinto la leadership macedone della necessità di realizzare la “più-grande Grecia” unitaria. Che si è compiuta sotto il motto del geniale Isocrate: “Una sola Grecia, un solo popolo”.
    Riteniamo quindi che la Russia possa e debba avere un “ruolo macedone”.
    E noi concepiamo l’azione ideologica del PCN, la più importante in questa fase, come quella di un “Isocrate collettivo”.
    (…)
    Le ragioni, ovviamente, non si fermano qui. Viviamo in un mondo conflittuale e non virtuale. Nel mondo di oggi, non ci sono migliaia di campi. Noi non siamo come quei degenerati intellettuali francesi di estrema sinistra della politica politicante, quelli del “né-né”. Quando gli americani attaccarono da qualche parte, essi non erano per la NATO, ma in Libia per esempio, non erano neanche per Gheddafi. Nella vita, bisogna prendere una posizione. E più ancora in geopolitica.
    Noi siamo quindi con la Russia, in quanto è il centro di resistenza alla NATO e agli Stati Uniti. E questo è riconosciuto anche dall’altra parte, dagli Stati Uniti e della NATO, dai geopolitici americani che la considerano come l’avversario principale.
    La nostra Organizzazione è stata coinvolta nella maggior parte dei paesi dell’Europa orientale da oltre 15 anni. Abbiamo aiutato, come meglio potevamo, nelle operazioni politiche, nella propaganda. Siamo andati nei paesi baltici e nella Jugoslavia morente. Siamo andati in Moldavia, in ‘Transnistria’, che in realtà si chiama ‘Repubblica moldava del Dniestr’. Siamo andati nel Caucaso, in Abkhazia, in Armenia. Siamo andati naturalmente in Russia e anche Ucraina, soprattutto durante le elezioni. Perché? Perché è la base che in quelle situazioni si vede.
    Ho svolto personalmente, durante un periodo della mia vita negli anni 1998-2005, una grande attività per la difesa delle minoranze russe nei paesi baltici. Questa è una situazione che ho vissuto intimamente in quanto mia moglie era una russa di Riga.


    15) STATO & POTENZA: Voi avete inoltre teorizzato la Russia come una “Seconda Europa”, sul solco del vostro “Impero euro-sovietico” degli anni ’80. Cosa intendete dire con “Seconda Europa”?
    Luc MICHEL: Questa è una tesi geopolitica che ho teorizzato nel 2006.
    Vale a dire che il blocco che si sta ricostruendo intorno alla Russia – per esempio con il Gruppo di Shanghai, il Trattato per la Sicurezza Collettiva, lo Spazio Economico Eurasiatico, l’Unione doganale, l’Unione statale Bielorussia-Russia, ecc … – contribuisce a costruire un polo di potere in Oriente che è una ‘Seconda Europa’. Una Seconda Europa. Un’Altra Europa.
    Siamo estremamente irritati dall’arroganza dei piccoli politici europei che non sono altro che i piccoli barboncini degli Stati Uniti e che pretendono di essere l’”Europa”. La Russia è anche l’Europa! Lo diciamo da 30 anni.
    Non sono evidentemente l’unico a definirla come una ‘Seconda Europa’. Ci sono ideologi russi che la definiscono tale. Anche all’interno dell’Unione Europea, in particolare negli istituti della NATO nei paesi baltici, ci sono persone che si preoccupano di quest’altra Europa che si costruisce di fronte – e secondo alcuni contro- l’Unione europea.
    E qui siamo nel cuore dell’attualità!
    Quello che sta accadendo in Ucraina, non è questione di gas e di Mercati. È lo scontro tra due visioni opposte di Europa.
    Da un lato, l’Unione Europea, vale a dire un’Europa economicamente e militarmente annessa agli Stati Uniti. Il nostro segretario generale Fabrice Beaur vi si riferisce abitualmente come ad “una colonia yankee”. Questa Europa che tenderebbe infine ad integrarsi in un insieme transatlantico. Lo dicono loro stessi.
    Dall’altra parte e di fronte a questa, c’è una visione di un’Europa che è un’Europa indipendente, eurasiatica. E questa è la visione del presidente Putin. Sono rimasto particolarmente soddisfatto dall’ultimo discorso di Putin sullo stato della Russia nel 2013. Perché per la prima volta, Putin si oppone non solo al mondo occidentale in modo pragmatico, ma comincia a definire una nuova ideologia russa. È chiaramente una strategia per il futuro.
    Diciamo “L’Europa da Vladivostok a Reykjavik” e non viceversa …


    16) STATO & POTENZA: Un’ultima domanda. Che cosa vi aspettate nel 2014?
    Luc MICHEL: Non mi aspetto niente di speciale. La nostra concezione dell’azione politica è quella di un disegno intenzionale. Siamo delle persone che dicono che bisogna lottare e camminare a testa alta.
    Io sono considerato un nemico mostruoso dalla NATO e dal sistema belga. Non ho mai abdicato. Tengo duro. Rispondo ai colpi e generalmente lo faccio bene. Mi piace. Ed è così.
    Sono infastidito dalla gente che si aspetta i miracoli, i cambi improvvisi, che si aspettano non so cosa e soprattutto cose che non esistono.
    Vorrei in particolare richiamare l’attenzione sulla visione ottimistica ed irrealistica di alcuni. Si parla un po’ troppo spesso di un “collasso americano”. Ma parliamo francamente! Non c’è ancora al mondo che un’unica superpotenza mondiale, gli Stati Uniti.
    In un determinato momento, in particolare l’intellettuale francese Emmanuel Todd ed io, abbiamo creduto che gli Stati Uniti stessero affondando lentamente. A causa della questione dell’energia e del petrolio. E purtroppo è arrivato il gas e il petrolio di scisto. E gli Stati Uniti saranno, entro il 2018, non solo autonomi, ma diventeranno un esportatore importante, dal punto di vista energetico, per almeno una generazione.
    Dovete capire una cosa. È necessario leggere l’avversario. “Farsi insegnare dall’avversario è un onore”, ha detto il Generale Haushofer, riprendendo una vecchia massima romana.
    Bisognerebbe leggere i geopolitici americani.
    Uno dei principali, perché è uno dei portavoce della lobby militare-industriale degli Stati Uniti, è George Friedman. Egli è il capo dell’Istituto di ricerca strategica Stratfor. Ha scritto recentemente due libri di prospettiva geopolitica, dove evoca chiaramente un “XXI secolo americano”. Lui e i suoi amici fanno una scommessa geopolitica sul crollo di Russia e Cina.
    Il 2014 è, invece, un anno importante per la nostra Organizzazione transnazionale.
    Noi andiamo a marcare due eventi – non a commemorare perché non siamo di quel genere -, un doppio anniversario:
    * Da un lato, i 30 anni del PCN (Partito Comunitario Nazional-europeo), la cui nascita risale al suo primo Congresso nel giugno 1984 .
    * Dall’altra parte, il 50° anniversario del documento fondante della nostra ideologia, il libro di Jean Thiriart “L’Europa. Un Impero di 400 milioni di uomini”, che è stato scritto nel 1964.
    Sessant’anni d’ideologia comunitaria europea. Trent’anni del legittimo erede di Jean Thiriart, il PCN. L’idea e la realizzazione dell’idea in marcia, come direbbe il grande Mazzini.
    Marcheremo questo doppio anniversario con numerosi eventi, soprattutto su Internet. Ma anche con la ripresa di alcune pubblicazioni editoriali, fuori dalle riviste e da Internet, con le “Edizioni Machiavelli” (fondate nel 1983).


    17) STATO & POTENZA: Un’ultima parola per i nostri militanti e i nostri lettori?
    Luc MICHEL: Vorrei davvero dire un’ultima parola ai lettori del vostro periodico. Mi piace molto il vostro titolo. L’avete ripreso da Zjuganov, dall’edizione italiana del suo libro, “Stato e Potenza”. Sapete che Zjuganov, che rappresenta l’Eurasiatismo di sinistra è anche, da un punto di vista geopolitico, erede di Thiriart, che aveva incontrato a Mosca nell’estate del 1992. Proprio nell’edizione italiana di “Stato e Potenza”, si rende omaggio a Thiriart, al nostro“Impero euro-sovietico”. Quell’incontro, cui partecipò anche Egor Ligaciov, l’ex n°2 del PCUS, fu il risultato di dieci anni di lavoro del PCN, delle Edizioni Machiavelli, di Thiriart e mio. Dal 1983, abbiamo pubblicato e trasmesso in URSS, attraverso la frazione patriottica del PCUS e le sue reti, libri e riviste in russo …
    Così mi piace il vostro titolo per questi motivi.
    A volte siamo in disaccordo su cose secondarie. Ma voi insistete, come noi, sull’elemento centrale: il ruolo dello Stato.
    Il problema della questione economica, il problema dell’Unione Europea, è la scomparsa dello Stato. Scomparsa voluta dalla Finanza cosmopolita liberale internazionale e dagli USA.
    Mi avete dato il piacere di tradurre e pubblicare in italiano, nelle vostre colonne, uno dei miei più importanti editoriali del 2011 (**), dove ho spiegato che la vera divisione politica nel XXI secolo non sarà tra sinistra e destra, tra fascismo o antifascismo, tra capitalismo e socialismo, ma tra i sostenitori dello Stato contro i sostenitori del Mercato e del liberalismo.
    È estremamente chiaro.
    O noi andiamo a ricostruire un grande-Stato-europeo per garantire la sicurezza, per mantenere la civiltà, per risolvere tutti questi problemi che sono la mafia, la criminalità organizzata, la droga, la tratta di esseri umani… Problemi in gran parte legati alla scomparsa dello Stato.
    O noi cadremo nel caos liberale. Caos organizzato. Perché nella giungla, solo il più forte, il più potente, può sopravvivere mangiando l’altro.
    Questa non è la mia visione del mondo. Questo non è il futuro che voglio per l’Umanità.
    L’Umanità è progredita quando è stata in grado di unirsi. L’Umanità è progredita culturalmente nell’alveo dei grandi Imperi e mai durevolmente e significativamente altrove.
    È tempo, per tutti i sostenitori dello Stato nel mondo, di incontrarsi e, questa è la mia conclusione, di combattere insieme l’incubo del caos liberale.
    Vi ringrazio.


    STATO & POTENZA: Grazie Luc Michel.
    Fonte: La ?Grande-Europa? contro l?occupante USA - Stato & Potenza
    Lottiamo per una giustizia sociale che non sia un favore, ma un diritto - J. D. Perón -

    Il sonno della ragione genera i liberali

  9. #9
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto Visualizza Messaggio

    Bellissima sta immagine.
    Una domanda: perché la costa africana del Mediterraneo è stata inclusa nell'Eurasia (cosa che mi trova geopoliticamente favorevolissimo)?
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

  10. #10
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    Predefinito Re: Comunismo Nazionale

    Personalmente ritengo che la politica estera di Putin sia compatibile con quella che vorrebbe Ziuganov. Non vedrei male un ritorno del comunismo in Russia ma se devo guardare alla geopolitica non vorrei che questo potesse respingere la fragile fiducia che oggi lega Mosca ad alcune repubbliche dell'est, una fiducia che si regge proprio sulla consapevolezza che la Russia non è l'URSS.

    Per cui, sospendo il giudizio.
    Questo è il mio caposaldo. Da qui non mi schiodo.

 

 
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