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Discussione: GIAN GALEAZZO VISCONTI

  1. #1
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    Predefinito GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Tanto per rimarcare che l'aspirazione ad unire politicamente l'Italia fu comune a molte Casate e a molti uomini prima dei Savoia.....Cominciamo da un personaggio che mi ha sempre affascinato e che è caduto nell'oblio o quasi.

    Gian Galeazzo Visconti, detto Conte di Virtù dal nome di Vertus in Champagne, titolo portato in dote dalla prima moglie Isabella di Valois (Pavia, 15 ottobre 1347 – Melegnano, 3 settembre 1402)

    Fu Signore di Milano, Verona, Crema, Cremona, Bergamo, Brescia, Belluno, Pieve di Cadore, Feltre, Pavia, Novara, Como, Lodi, Vercelli, Alba, Asti, Pontremoli, Tortona, Alessandria, Valenza, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Vicenza, Perugia, Vigevano, Borgo San Donnino e delle valli del Boite, nonché primo Duca di Milano.


    I fatti della sua vita in breve

    La Gioventù e la Prima Ascesa

    Figlio di Galeazzo II e Bianca di Savoia, fu oggetto dell’ambizione paterna di dare lustro con un matrimonio ancora più illustre del suo al ramo della famiglia a cui apparteneva. (1)

    Fu così che il giovane Gian Galeazzo, si ritrovò di fatto costretto alle nozze nel 1361.
    La prescelta, selezionata dal padre, ansioso di estendere e di rafforzare l'influenza sua personale e della sua famiglia, era Isabella di Valois, figlia del re di Francia, Giovanni II.

    All’epoca il padre condivideva con il fratello Bernabò il controllo della Lombardia, ed era signore indipendente di Pavia, occupata nel 1360. Il governo di Galeazzo II era abbastanza facco, visto le sue precarie condizioni di salute e l’innata pigrizia.

    Da tempo malato di artrite reumatoide, il padre di Gian Galeazzo si ritirò di fatto dalla politica attiva dal 1362 il poi, quando il peggiorare delle sue condizioni di salute consigliò lo spostamento di tutta la sua corte nell'erigendo castello di Pavia, che divenne la sua capitale, oltre ad essere la sua città d’elezione.
    Nel frattempo il Conte di Virtù dava prova di sagacia, astuzia e capacità di dissimulazione, associate ad una energia fisica decisamente superiore a quella del padre.
    Lo stesso poteva dirsi della sua cultura, di certo superiore alla media dei governanti del tempo, anche grazie alla presenza presso il Signore di Pavia, di molti intellettuali, spesso usati come ambasciatori, oltre che come consiglieri. Tra di essi spiccava Francesco Petrarca.
    Più comune era la capacità di condottiero e pianificatore, in linea con molti altri membri della sua famiglia.
    Grazie alle precarie condizioni del padre il Conte potè estendere la sua influenza a tutta la parte dei domini viscontei su cui Galeazzo II aveva diretta signoria, anche se la direzione politica complessiva dello Stato Visconteo era passata nelle mani dello zio Bernabò. Dopo la morte della prima moglie il ruolo di consigliera di Gian Galeazzo era passato a sua madre, l’ambiziosa e determinata Bianca di Savoia, che lo indirizzò verso lo scontro aperto con lo zio, divenuto sempre più aspro nel corso degli anni successivi.


    Nel 1377 Galeazzo si lasciò persuadere a cedere l’amministrazione dei domini aviti al figlio, tenendo per sé solo Pavia. Gian Galeazzo, ottenne così le città di Novara, Alessandria, Tortona, Casale e Vercelli come possesso personale e il controllo di Como, Alba, Alessandria, Tortona e Vigevano come fiduciario del padre.

    L'anno seguente riuscì a togliere Asti al marchese del Monferrato. Saldamente assestata la sua posizione nel quadro del confuso e litigioso panorama della Casata Viscontea e in quello delle signorie della Pianura Padana, il Conte di Virtù si ergeva ad unico possibile avversario dello zio nell’ambito familiare e in quello politico generale. Avendo conservato buoni rapporti con la casa reale di Francia anche dopo la morte della moglie e con la famiglia materna, non temeva avversari ad ovest.
    Quando il 4 Agosto del 1378 morì suo padre ne ereditò la contea pavese, i domini personali e allodiali, la consignoria su Milano con lo zio.


    Lo stendardo personale del Conte di Virtù concessogli dal suocero....in questa fase contrapposto a quello dello zio, con il solo biscione visconteo.
    In seguito stendardo ducale finche Gian Galeazzo visse.
    "Io nacqui a debellar tre mali estremi: / tirannide, sofismi, ipocrisia"


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  2. #2
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Dopo la morte del padre, Gian Galeazzo, iniziò a scrollarsi di dosso la pesante tutela che lo zio era sino ad allora riuscito ad imporgli.
    Prima mossa fu la ricerca di un nuovo matrimonio, che fosse vantaggioso quanto quello francese.
    Le sue mire, a differenza di quelle del padre, preoccupato di consolidare i Visconti mediante rapporti con le altre famiglie regnanti d'Europa, si rivolsero alle dinastie della penisola.
    Nei primi mesi del 1379 Gian Galeazzo parve in grado di concludere un colpaccio:
    Avrebbe dovuto sposare con una cerimonia lampo subito dopo averla ricevuta a Porto Pisano, la regina di Sicilia, Maria d'Aragona, ed ereditare in questo modo i suoi diritti e i suoi possessi.
    Pietro IV, re d'Aragona, contrario a questo matrimonio, e preavvertito forse da Bernabò, timoroso che la trasmissione della corona di Sicilia al nipote avrebbe fatto passare quest’ultimo al comando nella rissosa e divisa stirpe Viscontea, inviò una flotta sul luogo dell’appuntamento.
    Flotta che, affrontate le navi pisane al soldo dei milanesi, le volse in fuga, facendo fallire il piano di Gian Galeazzo.
    Sebbene non ci fossero prove del coinvolgimento dello zio, la sua evidente felicità indusse il conte di Virtù a prepararsi adeguatamente contro il Signore di Milano, raccogliendo contro di lui prove della sua crudeltà, della sua slealtà verso l’Imperatore e di ogni malefatta che il capo della Casa Visconti stava effettivamente moltiplicando in quel periodo.

    Il 1380 segnò l'inizio della politica personale di Gian Galeazzo, che iniziò ad opporsi apertamente allo zio, raccogliendo sostenitori in seno alla famiglia e ai fiduciari del Dominio Visconteo. In quello stesso anno, con una astuta e apparente giravolta sposò la figlia di Bernabò, sua cugina Caterina.
    Contemporaneamente scalzò ulteriormente il potere bernabeo, facendosi concedere dall'imperatore Venceslao il titolo di vicario imperiale della Lombardia.
    Ottimo mezzo per presentarsi ai sudditi nella veste di legittimo signore di tutto il dominio visconteo.

    Ma Bernabò non voleva rinunciare tanto facilmente alla sua autorità e neppure intendeva consentire che il suo dominio passasse al nipote. I cinque anni che seguirono furono di fatto tutta una serie di mosse e contromosse, sempre sul filo del rasoio, tra i due contendenti, attorno al quale si stavano coagulando due contrapposte alleanze di interessi.
    A Gian Galeazzo facevano capo i Savoia, la fragile repubblica di Pisa, diversi signori minori della regione padana. Bernabò si appoggiava agli Scala di Verona, con cui era imparentato tramite matrimonio
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  3. #3
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Parve che Bernabò fosse riuscito ad isolare e neutralizzare il nipote coinvolgendolo in una regnatela di matrimoni tra consanguinei, affiancando a quello tra Gian Galeazzo e sua figlia l’unione tra suo figlio Ludovico, governatore di Lodi e del lodigiano, nonché Signore di Parma (dal 1385), e la sorella di Gian Galeazzo, Violante, già sposa del Duca di Clarence e di Ottone Paleologo Marchese del Monferrato (che peraltro era stato una delle vittime dei raggiri astuti di Gian Galeazzo, che gli aveva strappato Asti e che era riuscito a coinvolgere i Paleologi in una serie di disavventure che ne avevano indebolito fortemente il prestigio e la possibilità di sottrarsi alla morsa della tutela viscontea)
    Ma nemmeno la nascita di Giovanni, figlio dei due, nel 1383, fu capace di cementare davvero questa effimera riconciliazione.
    Tanto più che con la attribuzione di Parma alla sfera bernabea, Gian Galeazzo si ritrovava con una spada puntata verso il fianco dei suoi domini, cosa di certo pericolosa e non inducente ad atteggiamenti concilianti.
    Gian Galeazzo si dedicò molto, mentre era coinvolto nella controversia con lo zio, ad allargare la sua influenza in Piemonte, cercando di neutralizzare contemporaneamente le mosse di Ottone di Brunswick e le possibilità di ascesa dei Savoia e di ripresa dei Paleologi. In questo fu aiutato dalla condotta oscillante dei Marchesi del Monferrato, che dovettero accettare prima il patronato del cugino imperiale Ottone e in seguito al crollo della sua opera e alla morte in battaglia nel 1381 del Marchese Giovanni III si ritrovarono isolati e privi di appoggio, oltre che invisi al trionfante Carlo III d’Angiò, nemico giurato del Brunswick e vicino invece al Conte di Virtù. Tra il 1381 e il 1385 Gian Galeazzo potè disporre di grande influenza e del sostanziale controllo di tutte le regioni piemontesi limitrofe ai suoi domini, per la disperazione e lo scorno dello zio.
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  4. #4
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Resti del Castello di Trezzo, residenza e principale base operativa di Bernabò Visconti, più volte rimaneggiato tra il 1370 e il 1380...

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  5. #5
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    Smile Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Ricordo che a 1 Visconti si deve la scelta dei colori Bianco Rosso Verde poi adottati per la Bandiera Italiana


    (ora cerco qualche riferimento)


    2010:
    di necessità virtù

  6. #6
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    i tre colori erano prerogativa anche dei Gonzaga. Anzi erano quelli della loro livrea.
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    Citazione Originariamente Scritto da occidentale Visualizza Messaggio
    i tre colori erano prerogativa anche dei Gonzaga. Anzi erano quelli della loro livrea.
    ... sto scartabellando ma non riesco a trovare il riferimento ... forse esiste 1 relazione fra Visconti, Gonzaga e uso del tricolore Bianco Rosso Verde

    :mmm:

    Il Verde a Bologna durante l'Umanesimo venne aggiunto al Rosso & Blu del Comune per indicare l'appartenenza al Movimento petrarchesco del Dolce Stil Novo & dell'Amor Cortese.
    di necessità virtù

  8. #8
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Nel corso degli ultimi anni del suo regno, Bernabò non era più l’uomo di bell’aspetto descritto dai cronisti contemporanei alla sua fase di ascesa.
    La sua intelligenza e la sua cultura non compensavano più la sua bizzarria e la sua tendenza alla crudeltà.
    Negli ultimi tre anni della sua signoria parve che l’affare di stato più importante per lui fosse divenuta la caccia ai cinghiali delle sue tenute
    .
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  9. #9
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    Predefinito Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    Chiunque violava la pioggia di ordinanze a tutela dei suoi animali o che semplicemente era negligente al riguardo, era messo a morte fra tormenti indicibili.
    Il popolo dei suoi domini doveva nutrirgli cinquemila cani da caccia, allevati in apposite aree affidate a piccole comunità contadine, vincolate ad avere la massima cura dei segugi, pena la morte.
    Le imposte crescenti erano percepite con i metodi più odiosi che si possano immaginare. Bernabò doveva far fronte al buco di bilancio che le sue spese avevano aperto nelle casse dello stato. Accasare le sue sette figlie con una stratosferica dote di 100.000 ducati aurei ciascuna e mantenere l’enorme flusso di spese di prestigio che sosteneva senza intaccare il suo vasto patrimonio personale e senza poter attingere alle casse del nipote aveva costretto il Signore di Milano a incrudelire ulteriormente sui suoi sudditi, che guardavano con crescente simpatia alla prospettiva di sostituire Gian Galeazzo allo zio.
    Il quale seppe portare dalla sua parte anche molti dei sostenitori illustri della Casa Viscontea e persino la moglie, che sebbene fosse figlia di Bernabò sembrava nutrire assai poco amore per il genitore
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  10. #10
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    Post Rif: GIAN GALEAZZO VISCONTI

    I cani da caccia del Visconti erano famosi: anche Oleggio - uno dei paesi d'origine dei miei antenati - nella Diocesi di Novara venne scelto come sede di un Canile Visconti.

    Nel XIV secolo il primogenito dei miei avi materni, Giuseppe, era sposato con Clemenza Boniperti quando suo fratello Giovan Pietro, notaio, sposò Elisabetta Visconti;il terzo fratello, Franco, fu condottiero e da celibe riconobbe come suoi 4 figli maschi, fra i quali il terzogenito sposò Margherita Visconti mentre l'ultimo, Cesare Paolo, divenne sacerdote.

    Da Giuseppe & Clemenza nacque Laura (sposata il 2 Novembre 1411) e 3 figli maschi tutti sposati; dal notaio Giovan Pietro & Elisabetta ebbero per figlio il Conte Giovan Battista Bellini, la cui casata in linea maschile si estinse nel Seicento.

    I Visconti hanno lasciato come impronta indelebile l'abitudine di allevare con dedizione cani di razza & il Biscione, simbolo della costante relazione che l'essere umano è opportuno cerchi fra tempo & spazio.

    Non so se la preferenza a celebrare nozze d'inverno sia viscontea .

    Il nome Gian Galeazzo è associato - nel nostro lessico familiare - alla filastrocca "Gianni Gianni Galeazzo Galeazzo / ma sei pazzo / litigar per 5 lir?"

    ... ma non so a quale Gian Galeazzo sia riferita

    Ultima modifica di Maria Vittoria; 25-04-10 alle 08:12
    di necessità virtù

 

 
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