4/12/2008 (7:26) - IL CASO Contro la Tav basca
l'Eta spara alla nuca
La rimozione del corpoAssassinato con due colpi un imprenditore spagnolo
GIAN ANTONIO ORIGHI
MADRID
L’Eta cerca di bloccare il treno basco ad Alta Velocità assassinando gli industriali che la stanno costruendo. Un commando di due terroristi baschi ha freddato ieri pomeriggio ad Azpeitia, in Guipuzcoa, con due colpi di pistola alla nuca, il noto imprenditore Ignacio Uría, 71 anni, co-proprietario dell’«Altuna e Uría», una delle vincitrici dell’appalto di un tracciato di 172 chilometri che collegherà, entro il 2013, Madrid e Lisbona con i Paesi Baschi spagnoli, la Francia e l’Europa. Un progetto strategico Ue da 4,1 miliardi di euro avversato dagli ecologisti e che gli etarras hanno dichiarato obbiettivo prioritario fin dal 2006.

Erano le 13,15 a Azpeitia, paesino di 14 mila anime dove governa Anv, una delle sigle della galassia etarra. Uría, sposato e padre di 5 figli, si stava dirigendo a piedi dalla sua impresa (330 dipendenti) al ristorante di sempre, il Kikuri, a 200 metri, per la partita a carte pomeridiana. I terroristi avevano sabotato già l’anno scorso 12 dei suoi camion, ma nonostante questo Uría, amatissimo nel paesino natale, era senza scorta. Un errore fatale: il commando, due ragazzi giovani, lo stava aspettando e gli ha sparato a bruciapelo due colpi di revolver in testa. La vittima, il quarantesimo imprenditore assassinato dagli etarras nei Paesi Baschi e il quarto del 2008, è stramazzata in un lago di sangue. Inutili i tentativi di rianimazione nell’ambulanza arrivata poco dopo. I killer, che prima avevano rapinato un’auto, sono scappati indisturbati, hanno bruciato la vettura e ne hanno presa un’altra che li aspettava per dileguarsi e far perdere le tracce.

«Ignacio, non può essere», singhiozzava disperato un cliente dal Kikuri. Dal ristorante hanno telefonato alla moglie per dirle di venire subito perché era successo qualcosa al marito. Gli amici e i suoi operai, mentre la polizia bloccava la zona, erano affranti. «Ci trattava e pagava benissimo», lamentava sconsolato un dipendente di «Altuna e Uría». Unanime la condanna (ma non da parte del sindaco di Azpeitia). «Questo assassinio vigliacco non riuscirà a fermerà il progetto» ha tuonato il premier socialista José Luis Zapatero. «Gli assassini sono solo capaci di esprimersi con la perdita di vite umane», ha detto il basco Joaquín Almunia, commissario Ue agli Affari Economici e finanziari. Tra gli anni ’70 e ’80, l’Eta riuscì a bloccare la costruzione della centrale nucleare di Lemóniz (tre operai e due ingegneri uccisi) e a far modificare il tracciato dell’autostrada di Leizaran (due imprenditore e due poliziotti assassinati).

La strategia contro la Y (come chiamano la Tav in Euskadi, per la forma del suo tracciato), la maggior opera civile della storia basca, ricalca purtroppo quella micidiale di 30 anni fa. Dopo il primo documento di condanna della linea ferroviaria, nel dicembre 2006, sono cominciati infatti gli attentati a bassa intensità contro le imprese costruttrici, che devono anche patire il boicottaggio di 16 comuni governati dagli etarras in doppio petto della «Anv».

Insieme dunque molotov contro i camion, bombe contro le imprese, e manifestazioni di massa, come quella del 16 dicembre 2007 a Mondragón. L’Eta 4 mesi fa, nel comunicato in cui rivendicava i sabotaggi, spiegava: «Vogliono arricchirsi seppellendo nel cemento la nostra terra». Ieri sera il capo del governo basco, Juan José Ibarretxe, lanciava un appello drammatico: «Chiediamo coraggio agli imprenditori perché ne abbiamo bisogno più che mai». Perché da ieri la Y può costare la vita.

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