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  1. #1
    direttamente dall'Inferno
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    Predefinito INTERVENTO - Gli schiaffi di Gattuso

    siccome la mia mente funziona in modi che manderebbero pazzi sia Freud che Jung,mi è capitato un paio di giorni fa di rivedere un'intervista a Gennaro Gattuso (il calciatore del Milan famoso per la sua grinta,per chi non seguisse il calcio),in cui ad un certo punto gli si chiedeva,a proposito di un suo screzio col capitano rossonero Maldini,come mai lui che è noto per il suo carattere focoso,se ne fosse stato zitto e buono.
    Lui risponde che "Paolo Maldini può anche prendermi a schiaffi se vuole".

    la cosa mi ha fatto pensare ai concetti di autorità ed autorevolezza e alla situazione odierna: penso all'azione partita dal mai abbstanza vituperato '68 e durata decenni proprio nei confronti dl concetto di autorità,per cui oggi si vedono studenti praticamente farla in testa ai professori senza che questi siano in grado di reagire,a delinquenti comuni che di fronte alla forza pubblica praticamente gli ridono in faccia e tanti altri casi.
    le parole di Gattuso mi hanno invece fatto capire che in fondo non tutto è perduto. se un uomo diciamo di non elevata cultura come lui riconosce nel proprio capitano un esempio da seguire ed un uomo che quando parla lo si sta a sentire,specie se ti sgrida,significa che nell'animo umano concetti come rispetto,senso del dovere ed umiltà non sono del tutto morti.

    gli uomini e la società che essi compongono per non implodere hanno bisogno di tali valori e della capacità,soprattutto,di stare ad ascoltare ed imparare da chi ha esperienza e competenza.
    ma perchè l'autorità sia vera ed efficace,a mio modo di vedere, non può non essere premssa dall'autorevolezza,ovvero da quel percorso che porta un uomo nella posizione di poter essere esempio e modello da imitare,nonchè voce ascoltata e stimata all'interno di una comunità,anche piccola ed apparentemente superflua come una squadra di calcio.

    per meglio dire,se l'autorità è il tetto di una costruzione chiamata società conservatrice moderna e liberale,il principio di autorevolezza fa parte delle fondamenta: è questa autorevolezza che manca,secondo me,in modo drammatico nel nostro tempo.
    se insegnanti,politici,rappresentanti delle forze armate e/o dell'ordine e spesso anche uomini di fede,etc... si rendono col loro comportamento non credibili poi non ci si può lamentare del fatto che non si riesce a dare un'educazione civica ai giovani....

    voi che ne pensate (a parte il fatto che mi serve uno bravo parecchio per il mio cervello)?

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  2. #2
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    Perplesso solleva una questione enorme e per me molto dolorosa da affrontare. A mio avviso i liberali non sono stati meno colpevoli dei comunisti nell'aver affossato quel principio di autorità che conferiva da sè autorevolezza alle figure istituzionali, dai genitori ai politici, ai religiosi, agli insegnanti, etc.
    Con il Sessantotto, comunista e liberale, per perseguire l'emancipazione dell'individuo è caduto giù tutto, e la libertà si è conquistata ai danni dei capisaldi delle nostre istituzioni occidentali.
    Certo, vi saranno sempre personalità talmente autorevoli da brillare anche in una piatta società di individualisti democratici. Ma sono pochi, lo sono sempre stati.
    Non si può pretendere che tutti gli insegnanti siano autorevoli, e nemmeno che lo siano tutti i genitori. Tuttavia, se viene tolta ad essi quall'autorità collegata di per sè alla loro funzione di guida, allora è finita. Per chi dovrebbe insegnare, ma soprattutto per chi vorrebbe imparare.

  3. #3
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    Con il 1968 crolla tutto: l'autorità dei Genitori, dei Professori, dei Parroci viene a cadere, sotto i colpi della contestazione (che giunge a punte drammatiche: c'è chi scrive sui muri "voglio essere orfano").
    Il mondo tradizionale tutto ad un tratto scompare; aumenta il fenomeno della secolarizzazione (non si va più a Messa, i riti religiosi decadono, preghiere e rosari diventano desueti, il clero invecchia senza essere sostituito da forze più fresche), si espande l'uso di droghe, di sostanze allucinogene e stimolanti.
    Il sesso diventa libero (almeno fino all'arrivo dell'AIDS, poi torna un pò di attenzione in più).
    Autorità e gerarchia sembrano svanire, o almeno liquefarsi. La Rivoluzione sessantottina, intrisa di un sentimento antiautoritario, egalitario, livellatore, progressista, scuote prima e pervade poi l'Occidente, e si manifesta con occupazioni studentesche, rivolte giovanili, manifestazioni oceaniche. Woodstock è il simbolo di questa frenesia, di questa libertà negativa (libertà di drogarsi, di spogliarsi, di accoppiarsi in pubblico come bestie, di urlare).
    Capelloni e fricchettoni invadono i paesi del benessere.

    E' una "moda", certo, ma anche qualcosa di più.
    Il '68 entra nelle scuole, nelle università, diventa una stile di vita, una concezione particolare. Arrivano il 6 (o il 18) politico; i Professori, spaventati ed intimoriti, si ritraggono; le famiglie si disfano, i genitori non vengono onorati ma contestati ed insultati.
    E' la fine di un'epoca, del rispetto dei ruoli, della responsabilità, del merito.
    Tutti si aspettano di ricevere qualcosa anche se questa non è dovuta.

    Oggi il '68 è ancora vivo, od è sulla strada del declino?
    Ci sono segnali positivi a questo proposito; vedo infatti ristabilirsi una certa severità, accompagnata da una maggiore attenzione verso il merito.
    Ma si tratta di tracce deboli, ancora inserite in un contesto di sostanziale permissivismo ed indulgenza, di buonismo imperante.

  4. #4
    direttamente dall'Inferno
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    non credete però che il primo passo verso il ritorno al principio di autorità sia il ripristino di valori ad esso collegati come il senso del dovere,dell'onore e soprattutto della disponibilità ad imparare?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da perplesso666 Visualizza Messaggio
    non credete però che il primo passo verso il ritorno al principio di autorità sia il ripristino di valori ad esso collegati come il senso del dovere,dell'onore e soprattutto della disponibilità ad imparare?
    Ma queste sono chiacchiere fritte. E nella pratica che si fa? Come diceva Hobbes: i patti senza la spada non servono a nulla...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ma queste sono chiacchiere fritte. E nella pratica che si fa? Come diceva Hobbes: i patti senza la spada non servono a nulla...
    Eh...situazione desolante, in effetti.
    Se si cala qualcosa dall'alto, se si impone con la forza, ecco che ti dicono: "dittatore! omicida della libertà!".
    Dal basso non c'è alcuna reale volontà di cambiare lo status quo, tutti stanno comodi comodi, il lassismo generale giova...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    Ma queste sono chiacchiere fritte. E nella pratica che si fa? Come diceva Hobbes: i patti senza la spada non servono a nulla...
    mi sa che hai frainteso,esimio........io intendevo proprio un processo che parta dal basso,da esempi come quello di Gattuso.....

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    A mio avviso i liberali non sono stati meno colpevoli dei comunisti nell'aver affossato quel principio di autorità che conferiva da sè autorevolezza alle figure istituzionali, dai genitori ai politici, ai religiosi, agli insegnanti, etc.
    Con il Sessantotto, comunista e liberale, per perseguire l'emancipazione dell'individuo è caduto giù tutto, e la libertà si è conquistata ai danni dei capisaldi delle nostre istituzioni occidentali.
    Certo, vi saranno sempre personalità talmente autorevoli da brillare anche in una piatta società di individualisti democratici. Ma sono pochi, lo sono sempre stati.
    Non si può pretendere che tutti gli insegnanti siano autorevoli, e nemmeno che lo siano tutti i genitori. Tuttavia, se viene tolta ad essi quall'autorità collegata di per sè alla loro funzione di guida, allora è finita. Per chi dovrebbe insegnare, ma soprattutto per chi vorrebbe imparare.
    Aspetta quali liberali? Penso di potermi definirmi tale eppure non ho certamente una buona opinione del '68.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da (Controcorrente Visualizza Messaggio
    Aspetta quali liberali? Penso di potermi definirmi tale eppure non ho certamente una buona opinione del '68.
    E' vero, bisogna saper distinguere tra liberali e liberali. Un laicista liberalradicale come Massimo Teodori, ad esempio, non può essere confuso con un liberale autentico quale Nicola Matteucci.

    Proprio con riferimento all'esaltazione sessantottina della libertà come spontaneità, Matteucci notava che la libertà liberale si collocava in realtà agli antipodi della libertà come liberazione degli istinti, in particolare sessuali, teorizzata da Herbert Marcuse. Mentre nella civiltà liberale la libertà consiste nella «riscoperta della coscienza morale dell'uomo come sola forza creatrice», nella civiltà del benessere (e nei suoi critici sessantottini, che da questo punto di vista ne erano a tutti gli effetti i figli) la libertà è concepita «come soddisfazione individuale dei bisogni», in senso meramente edonistico.
    Coerentemente con queste idee, Matteucci richiamava la necessità — già individuata da Tocqueville — che una democrazia possa giovarsi di «potenti fedi religiose o etiche», di «robuste passioni morali capaci di trascendere l'animalità dell'uomo». Da ciò, nota Pertici, quell'insistere sulla necessità del dialogo tra liberali e cattolici che rendeva la sua posizione abbastanza diversa da quella di altri esponenti della cultura liberaldemocratica italiana. Matteucci, ad esempio, scriveva di ritenere «assai pericoloso confondere il pensiero liberaldemocratico con il laicismo» poiché in tal modo si rendeva il primo «una concezione del mondo totalizzante, una religione».
    (http://www.loccidentale.it/argomenti...a+di+matteucci)

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Con il 1968 crolla tutto: l'autorità dei Genitori, dei Professori, dei Parroci viene a cadere, sotto i colpi della contestazione (che giunge a punte drammatiche: c'è chi scrive sui muri "voglio essere orfano").
    Il mondo tradizionale tutto ad un tratto scompare; aumenta il fenomeno della secolarizzazione (non si va più a Messa, i riti religiosi decadono, preghiere e rosari diventano desueti, il clero invecchia senza essere sostituito da forze più fresche), si espande l'uso di droghe, di sostanze allucinogene e stimolanti.
    Il sesso diventa libero (almeno fino all'arrivo dell'AIDS, poi torna un pò di attenzione in più).
    Autorità e gerarchia sembrano svanire, o almeno liquefarsi. La Rivoluzione sessantottina, intrisa di un sentimento antiautoritario, egalitario, livellatore, progressista, scuote prima e pervade poi l'Occidente, e si manifesta con occupazioni studentesche, rivolte giovanili, manifestazioni oceaniche. Woodstock è il simbolo di questa frenesia, di questa libertà negativa (libertà di drogarsi, di spogliarsi, di accoppiarsi in pubblico come bestie, di urlare).
    Capelloni e fricchettoni invadono i paesi del benessere.

    E' una "moda", certo, ma anche qualcosa di più.
    Il '68 entra nelle scuole, nelle università, diventa una stile di vita, una concezione particolare. Arrivano il 6 (o il 18) politico; i Professori, spaventati ed intimoriti, si ritraggono; le famiglie si disfano, i genitori non vengono onorati ma contestati ed insultati.
    E' la fine di un'epoca, del rispetto dei ruoli, della responsabilità, del merito.
    Tutti si aspettano di ricevere qualcosa anche se questa non è dovuta.

    Oggi il '68 è ancora vivo, od è sulla strada del declino?
    Ci sono segnali positivi a questo proposito; vedo infatti ristabilirsi una certa severità, accompagnata da una maggiore attenzione verso il merito.
    Ma si tratta di tracce deboli, ancora inserite in un contesto di sostanziale permissivismo ed indulgenza, di buonismo imperante.
    Quoto. Notare come la c.d. 'Onda' durante le attuali proteste contro la Gelmini si opponga principalmente contro provvedimenti volti a favorire la meritocrazia.
    http://lettereinmovimento.blogspot.c...obiettivo.html
    Astuzie della comunicazione che ci consegnano il nocciolo profondo del tentativo di riforma gelminiano: differenziare i finanziamenti per gli atenei, imporre la logica dell’efficienza produttiva, innalzare conseguentemente le rette e introdurre il numero chiuso, il tutto accompagnato da qualche briciola per le borse di studio o i prestiti d’onore.

    Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Fortuna che oggi sono in minoranza.

 

 

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