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    Predefinito Hebron, i coloni si ribellano allo Stato

    Esercito e polizia schierati per evitare scontri con i palestinesi

    GERUSALEMME - È a Hebron, in Cisgiordania, che si sta preparando questo fine settimana una nuova prova di forza tra i coloni ebrei ultranazionalisti e le autorità dello Stato ebraico e la previsione di molti è che anche questa volta, come già in passato, a uscire con la coda tra le gambe saranno queste ultime.
    A Hebron - che è uno dei maggiori focolai di tensione e di violenze tra coloni e palestinesi - sono affluiti migliaia di ultranazionalisti religiosi, tra i quali molti dei cosiddetti “giovani delle colline” - per trascorrervi il sabato e commemorare pregando la morte della matriarca Sara. A Hebron si trova la tomba dei Patriarchi, sacra agli ebrei come ai musulmani e quindi oggetto di contesa. Circa due terzi della città sono sotto il pieno controllo dell’Autorità palestinese ma un terzo, quello dove si trova la Tomba dei Patriarchi è nelle mani di Israele e qui si sono insediati da una trentina d’anni circa seicento coloni, ripopolando l’antico quartiere ebraico e rendendo impossibile la vita ai vicini palestinesi. La presenza dell’esercito ha finora impedito che questa atmosfera avvelenata di odi degenerasse in massacri tra le due popolazioni. Esercito e polizia hanno perciò ieri rafforzato il loro dispiegamento nel timore di nuove violenze, che potrebbero essere assai più gravi ed estese di quelle degli ultimi giorni che hanno visto gruppi di coloni attaccare abitanti palestinesi, profanare un cimitero musulmano e imbrattare con scritte ingiuriose su Maometto i muri di una moschea. A innescare i disordini questa volta è stata la decisione dell’Alta Corte di Giustizia di ordinare lo sgombero di uno stabile di quattro piani ai coloni che lo hanno occupato mentre ancora non è stata risolta una controversia con un palestinese sulla proprietà dell’edificio. Il tribunale ha dato tre giorni di tempo per sgomberare ma questi sono già passati e nulla è successo. Nell’immobile si sono anzi barricati un centinaio di coloni che contano su altre migliaia, giunti nel frattempo.
    http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=81196

    e la chiamano civiltà, io la chiamerei inciviltà israeliana (ultranazionalisti o nazisti che si voglia, son la stessa cosa), rende meglio l'idea.

  2. #2
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    Quando si profana un cimitero musulmano non va bene, mentre profanarne uno ebraico sì?

  3. #3
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    ma loro si reputano la vera civilità in medioriente (da cabaret), i cimiteri profanati in europa sono atti vandali tanto quanto questi, atti definiti incivili e deprovevoli, identicamente si dovrebbe condannare il loro gesto.

    Se uno sbaglia non si deve autorizzare loro a rifare lo stesso gesto, se Hitler è da condannare per quanto fatto lo stesso si dovrebbe fare con quando succede a Gaza, la ghettizzazione è sbagliata a prescindere, invece vedo che loro hanno sempre giustificazioni, inutili e deprecabili come le loro treccine.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Mullah Visualizza Messaggio
    ma loro si reputano la vera civilità in medioriente (da cabaret), i cimiteri profanati in europa sono atti vandali tanto quanto questi, atti definiti incivili e deprovevoli, identicamente si dovrebbe condannare il loro gesto.
    Si devono condannare entrambi, quando se ne condanna uno solo ...

  5. #5
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    Unità scelte della polizia israeliana specializzate in operazioni antisommossa, hanno sloggiato oggi con i lacrimogeni decine di giovani coloni che occupavano uno stabile di Hebron di quattro piani di cui i palestinesi rivendicano la proprietà.
    Dopo lo sgombero i coloni hanno dato vita a violente proteste. Il timore, secondo Haaretz, è che le frange più militanti dell'estremismo nazionalista e religioso ebraico possano ora reagire scatenando un'intifada ebraica in Cisgiordania, colpendo la popolazione palestinese e innescando una reazione a catena.
    Hebron, un centro di 160 mila abitanti della West Bank è uno dei maggiori focolai di passioni religiose e nazionalistiche sia ebraiche sia palestinesi. La città è per due terzi sotto il controllo dell' Autorità palestinese e per un terzo di Israele, che ha anche il controllo della Tomba dei Patriarchi, sacra agli ebrei e ai musulmani.
    Nel settore israeliano abitano oltre 600 coloni, religiosi ultranazionalisti, che rendono la vita impossibile ai vicini di casa palestinesi e hanno un comportamento arrogante anche con gli stessi soldati che hanno il compito di proteggerli. Nel caso che ha dato origine agli scontri decine di coloni con i volti coperti da passamontagna e sciarpe hanno circondato la casa cacciandone gli abitanti a colpi di pietre, ferendo, tra l'altro, un giornalista di Haaretz.
    La televisione ha trasmesso scene in cui si sono visti coloni, per lo più appena adolescenti, che urlavano e si divincolavano mentre venivano trascinati dagli agenti fuori dalla casa. Dentro lo stabile la polizia ha trovato cumuli di sassi e bottiglie da lanciare contro gli agenti e anche contenitori di acidi. Un agente investito agli occhi da una sostanza acida è stato ricoverato d'urgenza in ospedale. Al successo dello sgombero ha contribuito il fatto che al momento dell'irruzione degli agenti nello stabile si trovavano solo decine, invece di centinaia, di occupanti. Gruppi di decine, forse centinaia, di coloni hanno sfogato la loro rabbia con sassaiole, dando fuoco a copertoni di automobili, attaccando case palestinesi, danneggiando proprietà e cercando in almeno un caso di dare fuoco all'abitazione di una famiglia palestinese, situata a poca distanza dall'immobile sgomberato, battezzato dalla stampa locale Casa della discordia e dai coloni Casa della pace. La furia degli estremisti ha investito anche Gerusalemme dove decine di giovani hanno cercato di bloccare l'accesso all' autostrada che collega la città con la costa, dando dei nazisti agli agenti giunti per disperderli. A ordinare lo sgombero, in ossequio a una decisione dell' Alta Corte di Giustizia del 16 novembre scorso, è stato il ministro della difesa Ehud Barak, d'intesa col premier Ehud Olmert, dopo che un incontro con rappresentanti dei coloni nel tentativo di arrivare a uno sgombero pacifico si era risolto con un nulla di fatto. Barak aveva proposto in cambio di affidare la custodia dell' immobile all'esercito in attesa di una decisione sulla vertenza. legale.www.haaretz.com/
    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...Internazionale

    Una goduria vedere in tv i "treccioluti" pestati dai soldati israeliani, continuate pure, questa è la via della pace perchè se non ci pensate voi gli altri faranno peggio.

  6. #6
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    «Presto i coloni arriveranno anche qui, ci hanno già bruciato la macchina tre volte». Suleiman Abu Saifan scruta la colonna di fumo nero dalla veranda ingombra di panni stesi. Le camere della casa che dal 1964 divide con i sei fratelli e le rispettive famiglie affacciano sul passato, il filo spinato che circonda Qiryat Arba, l'insediamento ebraico in cui viveva Baruch Goldstein, il medico israelo-americano che nel '94 fece irruzione nella moschea al Ibrahimi di Hebron e massacrò 29 musulmani raccolti in preghiera. Dalla balconata coperta, invece, Suleiman vede il presente, la collina dell'edificio conteso, quello sgomberato ieri da 600 militari israeliani armati di granate e scudi di plastica.

    I 250 coloni che l'hanno occupato all'inizio dell'estate lo chiamano Beit HaShalom, casa della pace. Per tutti gli altri è la House of Contention per via del contenzioso con i proprietari palestinesi, risolto il mese scorso dall'Alta Corte di Giustizia di Gerusalemme con l'ordine di liberare immediatamente lo stabile. Dopo essere stati trascinati fuori dai soldati come a Gaza nel 2005 e a Amona nel 2006, decine di giovani coloni si sono dispersi nella campagna di Hebron e hanno attaccato con pietre e taniche di benzina le abitazioni dei palestinesi, ferendo due uomini e un bambino. L'«intifada ebraica», come l'ha definita il quotidiano israeliano Haaretz, è cominciata una decina di giorni fa, quando gli abitanti della House of Contention, una palazzina di tre piani nel cuore della più grande città della Cisgiordania dove vivono 160 mila palestinesi e 60 coloni ebrei irriducibili, hanno deciso che non avrebbero accettato nessun ultimatum.

    Che venisse dall'autorità locale nemica e, men che mai, dalla propria. Da allora si sono susseguiti scontri, una trentina di contusi, arresti e rilasci su cauzione, sassaiole incrociate. Ieri, la resa dei conti. Il ministro della Difesa Ehud Barak, alle prese con le primarie del partito laburista, aveva promesso tolleranza zero e, in serata, ha avuto indietro il bollettino di guerra: 20 persone in ospedale, abitazioni in fiamme, la Knesset spaccata. Per capire il dilemma amletico d'un Paese al bivio, bastava seguire da vicino lo sgombero. Hebron, polvere, rocce, ulivi coraggiosi: «Non ti senti a disagio? - domanda il poliziotto con la visiera del casco calata sugli occhi per evitare l'acido lanciato dai ribelli che ha appena accecato un collega -.

    Un ebreo con il volto coperto è strano». «Hai ragione - replica il ragazzo parlando attraverso la maglietta nera che lascia visibili solo gli occhi come un Black Bloc del G8 di Genova -. Ma è ancora più strano vedere un ebreo che ne caccia un altro dalla sua terra». Quello tra Ygal, 40 anni di cui 20 al servizio dello Stato ebraico, e Noam, il sedicenne affacciato alla finestra della casa contesa e certo di battersi per l'identità biblica, è il dialogo muto che assorda Israele. Da una parte la contingenza storica che spinge verso un accordo con i palestinesi sulla base di concessioni reciproche, dall'altra l'ineluttabile necessità divina. «Abbiamo dimostrato di saper applicare la legge», commenta Barak a fine giornata. «La nostra democrazia proteggerà i palestinesi», gli fa eco il premier dimissionario Ehud Olmert.

    Ma la partita resta aperta, ammonisce Dani Dayan, presidente dello Yesha Council, l'organo che rappresenta i coloni della Cisgiordania: «Il blitz ha rafforzato la componente più estremista del movimento». In mattinata, dice Dayan, Barak gli aveva garantito «una soluzione legale e un'apertura al dialogo». Il sole tramonta su uno scenario di guerra. Dall'abitazione verandata che divide con 52 famigliari, tra fratelli figli e nipoti, Suleiman si prepara al peggio: «Arriveranno anche qui».
    http://www.lastampa.it/redazione/cms...8846girata.asp

  7. #7
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    M.O.. Coloni ebrei, la "redenzione" armata di Eretz Israel

    I seguaci del rabbino Kook sfidano Stato di Israele e palestinesi


    Gerusalemme, 5 dic. (Apcom) - E' una sfida ad ampio raggio e sempre piu' violenta quella che stanno lanciando i coloni ebrei sparsi nella Cisgiordania occupata da Israele nel 1967. La "Intifada ebraica" scattata dopo l'evacuazione, da parte della polizia, di uno stabile palestinese occupato dai coloni in violazione di una sentenza dell'Alta Corte di Giustizia, ha confermato che la destra religiosa e ultranazionalista ha nel suo mirino non solo i palestinesi ma lo stesso Stato di Israele, considerato ormai un "nemico" del progetto di redenzione di Eretz Israel, la biblica "Terra di Israele" promessa da Dio al popolo ebraico.
    Non era stato cosi' dopo il 1967, quando le forze armate israeliane - in sei giorni di guerra lampo contro gli eserciti di Giordania, Egitto e Siria - catturarono Cisgiordania, Gaza e il settore arabo (Est) di Gerusalemme (oltre alle Alture del Golan e il Sinai) ponendo, di fatto, la quasi totalita' di Eretz Israel sotto il controllo ebraico. Si realizzo' quell'anno il sogno del rabbino capo della Palestina (all'inizio del Novecento) Avraham Kook e di suo figlio Zvi Yehuda, che avevano dato vita e sviluppato la corrente del Sionismo religioso.
    In contrasto con la maggioranza dell'ebraismo ortodosso, il rabbino Kook e suo figlio avevano individuato nello Stato di Israele, quantunque laico, la "sacra" funzione di riconquista della totalita' della Terra Promessa, indispensabile per avviare il processo messianico di Redenzione. Il loro pensiero, per anni minoritario nel mondo religioso israeliano, trovo' popolarita' dopo il 1967 fino a dare vita nel 1974 al Gush Emunim ("Blocco dei fedeli"), un movimento sostenuto dal Partito nazional religioso, che si sarebbe impegnato negli anni successivi a "redimere" Eretz Israele, con la creazione di colonie nei territori palestinesi e arabi occupati. A favorire i disegni del Gush Emunim, "avanguardia del volere divino", fu soprattutto il Likud, il partito di destra guidato da Menachem Begin vincitore delle elezioni nel 1977, a danno al Partito laburista che aveva dominato la scena politica prima e dopo la fondazione di Israele. Grazie al Likud e sempre appoggiato dal Partito nazional religioso, il Gush Emunim ebbe modo di disseminare la Cisgiordania e Gaza, ma anche il Golan e il Sinai, di colonie ebraiche, allo scopo dichiarato di impedire la restituzione dei territori "riconquistati" nel 1967.
    La pace di Camp David, firmata da Begin con l'Egitto nel 1977, e il successivo ritiro dal Sinai, mise fine alla luna di miele tra il Gush Emunim e il governo israeliano ma, piu' di tutto, diede vita ad una spaccatura: la maggioranza del movimento dei coloni decise di collaborare con lo Stato mentre la minoranza si frantumo' in varie formazioni sempre piu' estremiste e violente a tal punto da mettere in discussione la legittimita' delle istituzioni ufficiali israeliane e di sollecitare il ritorno alla antica monarchia ebraica.
    "Il Gush Emunim ora esiste solo sulla carta, oggi a dettare legge sono i piu' estremisti", ha spiegato ad Apcom Meir Margalit, un ex colono (a Gaza) divenuto qualche anno fa un pacifista e, successivamente, consigliere comunale a Gerusalemme. "Un numero cospicuo di coloni ha sviluppato un approccio pragmatico e accetta la possibilita' della nascita di uno Stato palestinese in Cisgiordania e Gaza mentre una minoranza piu' fanatica, valutabile in alcune migliaia di coloni (sui 200mila nei Territori, ndr), intende opporsi con tutte le sue forze alla restituzione delle terre ai palestinesi ed evitare un ritiro dalla Cisgiordania simile a quello realizzato (nel 2005) dalla Striscia di Gaza".
    La sollevazione messa in atto ieri dai coloni piu' radicali, che godono del sostegno di un certo numero di parlamentari della destra estrema e di alcuni partiti minoritari, ha confermato le preoccupazioni sulla pericolosita' crescente del fanatismo religioso ebraico manifestate a piu' riprese da politici ed intellettuali, tra i quali lo storico Zvi Sternhell, vittima qualche mese fa di un attentato compiuto da attivisti legati al movimento dei coloni.
    L'analista politico Ron Ben Yishai avverte che "il peggio non e' ancora venuto" e che la rivolta violenta scattata a Hebron e' stata solo un "esempio" di cio' che i coloni potrebbero mettere in atto se governo ed esercito non agiranno con determinazione. I coloni, dice Ben Yishai, puntano apertamente a provocare una reazione violenta dei palestinesi, in modo da gettare la Cisgiordania nel caos e impedire la nascita di uno Stato palestinese indipendente.
    Non pochi vedono all'orizzonte anche omicidi politici, simili a quello del premier laburista Yitzhak Rabin, colpito a morte 13 anni fa a Tel Aviv da un giovane ebreo aizzato da rabbini di estrema destra che negli accordi di Oslo con i palestinesi avevano visto un tradimento della "redenzione" di Eretz Israel. Anche la possibile vittoria del leader del Likud, Benyamin Netanyahu, alle elezioni del prossimo 10 febbraio, potrebbe non bastare a chi rifiuta categoricamente l'idea di un compromesso territoriale con i palestinesi.
    Nti

    http://notizie.alice.it/notizie/top_...,17125765.html

  8. #8
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    Hebron, sgombero dei coloni e “pogrom” antipalestinesi

    di Carlo M. Miele
    Osservatorio Iraq, 5 dicembre 2008

    C’è voluta un'unità scelta della polizia israeliana, specializzata in operazioni antisommossa, per sgomberare diverse decine di coloni e simpatizzanti dell’estrema destra ebraica che occupavano la cosiddetta “Casa della Pace”, l’edificio di quattro piani posto al centro di Hebron e conteso tra ebrei e palestinesi.

    L'operazione, a lungo rinviata dalle autorità israeliane nel timore di scontri sanguinosi con i coloni, è stata ordinata dal ministro della Difesa, Ehud Barak, ed durata complessivamente un’ora. Dentro lo stabile la polizia ha trovato cumuli di sassi, bottiglie e contenitori di acido. Il bilancio finale è di una ventina di feriti non gravi, inclusi alcuni agenti.

    Le violenze più pesanti, tuttavia, si sono registrate dopo lo sgombero, quando gruppi di decine di coloni sono scesi in strada, dando fuoco a copertoni di automobili, lanciando pietre e attaccando case palestinesi.

    In particolare, una folla di estremisti ha attaccato una casa palestinese di Hebron, in cui si trovava la famiglia Abu Saafan, in quello che il giornalista di Haaretz Avi Issacharof ha definito “un pogrom nel peggior senso di questa parola”.

    Secondo i testimoni, i coloni hanno dato fuoco ad alcune stanze della casa, mentre altri lanciavano pietre contro le finestre e si arrampicavano sul tetto, e la famiglia palestinese si è potuta salvare solo grazie all’intervento dei giornalisti presenti, visto che in un primo momento i soldati israeliani nelle vicinanze si sono rifiutati d'intervenire o chiamare rinforzi.

    Drammatico è il bilancio finale delle violenze. Secondo le fonti dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) negli attacchi compiuti dai coloni sono stati feriti trenta palestinesi, cinque dei quali raggiunti da pallottole. I coloni hanno anche dato alle fiamme un'autoambulanza, due moschee, cinque case e nove automobili.

    Quanto avvenuto ieri a Hebron ha suscitato forti reazioni in ambito palestinese. Oggi migliaia di persone hanno manifestato a Khan Younis e Beit Lahiya, nel nord della Striscia di Gaza per esprimere la propria indignazione.

    Da Ramallah, invece, l'Anp ha chiesto la convocazione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu e l'invio di una forza internazionale per proteggere i palestinesi di Hebron dagli attacchi dei coloni estremisti.

    “Chiederemo al Consiglio di sicurezza di inviare una forza armata per proteggere la nostra gente palestinese, specialmente a Hebron”, ha detto ai giornalisti il ministro degli Esteri Riad Malki, aggiungendo che l’Anp chiederà anche lo sgombero di tutti i coloni da Hebron e il deferimento davanti alla giustizia di chi si è reso colpevole delle violenze antipalestinesi.

    Per ora è giunta solo la risposta di Robert Serry, rappresentante Onu nei Territori palestinesi occupati, che ha esortato Israele a proteggere i palestinesi dagli attacchi dei coloni. “Come potenza occupante - ha detto - il governo d'Israele è obbligato a proteggere i civili palestinesi, i loro beni e luoghi santi”.
    http://www.osservatorioiraq.it/modul...ticle&sid=6778

  9. #9
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    Due coloni ebraici di Kiryat Arba si sono consegnati alla polizia israeliana dopo che un video, filmato da una ong, li mostrava sparare colpi di arma da fuoco e gettare sassi contro un gruppo di palestinesi a Hebron.
    I disordini nella citta' della Cisgiordania erano scoppiati giovedi' scorso dopo lo sgombero forzato di alcuni coloni che avevano occupato abusivamente una casa; davanti all'intervento dell'esercito per liberare l'edificio, numerosi coloni avevano assalito i residenti palestinesi.
    http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsID=89180

  10. #10
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    I 250 coloni che l'hanno occupato all'inizio dell'estate lo chiamano Beit HaShalom, casa della pace. Per tutti gli altri è la House of Contention per via del contenzioso con i proprietari palestinesi, risolto il mese scorso dall'Alta Corte di Giustizia di Gerusalemme con l'ordine di liberare immediatamente lo stabile.
    ma non è assolutamente vero che ha dato questo ordine. La Corte ha emesso il giudizio che(in due parole) lasciava la possibilitá allo Stato di farlo ma nessun ordine di farlo. Cioè: - puoi - e non - devi.
    La costruzione è stata comprata per 700.000 dollari. Esistono prove e filmati dell'arabo che riceve i soldi, li conta, firma trasferendo la proprietà. In piú il terreno è di proprietá di una famiglia di ebrei che furono scacciati con il pogrom del 1929. Nonostante tutto ció si è scelto di ricomprare il tutto. E uno dei proprietari era anche a Hebron.
    Logicamente è tutta politica e non una questione di diritto. Si sa benissimo chi sono i proprietari. Ed incolpare gli abitanti di Hebron di non rispettare la giustizia è l'opposto di quello che succede.

 

 
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