di: Elena Colombari
Esistono vari equivoci sulla collocazione dei popoli indoeuropei. Il nord non può essere considerato come una specie di porto delle nebbie dove è possibile metterci dentro di tutto, oppure dal quale tutto può partire, tanto ogni cosa è indistinta. Oramai
l’archeologia e la linguistica nordica è perfettamente conosciuta. Quando si parla di nord bisogna distinguere. Difatti l’ambiente umano e culturale che si ispira al mondo nordico iperboreo è solitamente ingenuo e carente di presupposti scientifici e quando sente parlare di nord si entusiasma e inconsapevolmente accoglie ogni cosa. Per questo abbiamo chiesto al prof. Roli alcune delucidazioni sulla origine dei popoli indoeuropei.
Professor Roli ci può dare alcune spiegazioni circa l’origine e la formazione dei popoli indoeuropei, almeno secondo la scuola di A. Romualdi?
Tutto un certo ambiente umano deve la conoscenza della impostazione archeologica, scientifica, etnica e spirituale del problema indoeuropeo ad A. Romualdi. In particolare anche noi, che siamo stati i suoi più diretti continuatori, siamo a lui debitori delle attuali nostre conoscenze e ci dispiace vedere come taluni si siano dimenticati dei suoi insegnamenti, per inseguire chimere.
Cerchiamo pertanto di dare una definizione precisa del mondo indoeuropeo, partendo dalle origini preistoriche sino alla formazione dei singoli popoli e poi via via sino alla loro dispersione o alle loro migrazioni, nel corso dei secoli e dei millenni. Questo ci aiuta a capire in sostanza anche l’origine e la formazione degli Elleni.
Il mondo indoeuropeo ha inizio con il Mesolitico (12.000 circa) quando i popoli Cro - Magnon dalla Spagna meridionale, seguendo le renne, che risalgono l’Europa in seguito al graduale scioglimento dei ghiacci, si dirigono in Francia, in Inghilterra, in Olanda e in Germania (8000), poi in Danimarca e in Svezia meridionale (7000). Nella fascia baltica fiorisce la cultura mesolitica di Maglemose (7000) e poi quella di Ertebolle (5000), estesa dall’Olanda alla Vistola, poi in Danimarca e Svezia meridionale. Cominciamo a prendere atto del fatto che la regione scandinava è una zona di arrivo e non di partenza.
Proprio in questo periodo (5000) cominciano ad infiltrarsi in maniera massiccia dal meridione verso nord, agricoltori neolitici provenienti dall’Asia, attraverso l’Anatolia. Sono popolazioni egeo-mediterranee, definite come Cultura della Ceramica Lineare o Danubiani.
In poco tempo i neolitici colonizzano tutta l’Europa diffondendo la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento.
Nell’area nordica nascono la Cultura del Bicchiere Imbutiforme e poco dopo la Cultura Megalitica Nordica (3500 - 3000), che si espandono in Danimarca e in Svezia meridionale e poi in Germania meridionale ed orientale e in Polonia. E’ da questa cultura che nascono i popoli indoeuropei propriamente storici, con la nascita di due culture fondamentali, le Anfore Globulari (Germania orientale - Polonia) e la Ceramica a Corda (Turingia- Sassonia), associate entrambe alla cultura delle Ascie da Combattimento (2500).
Queste due culture denotano già una prima fondamentale divisione nel mondo indoeuropeo, in popoli kentum e in popoli satem (dal modo di pronunciare la parola cento).
I popoli satem sono i gruppi orientali che migrando verso est (Baltico, Russia) e sud est (Ucraina, Caucaso) danno origine ai Balti, agli Slavi, agli Indoiranici, ai Tocari, agli Sciti, ai Sarmati, ecc.
I popoli kentum, invece, migrano verso nord (Danimarca, Svezia), verso occidente (Francia, Inghilterra, Spagna) e verso l’area danubiano balcanica. Danno origine ai Celti, ai Greci, ai Latini, agli Italici, ai Veneti, ai Luviti e agli Ittiti, agli Illiri, ai Traci e ai Germani, ecc.
Intorno al 2100 nasce nell’Europa centrale la Cultura di Aunietiz (Età del Bronzo), che diffonde spade in tutta Europa dal sud al nord, svolgendo un meraviglioso ruolo intermediario tra la cultura nordica isolata, ma ricca e feconda e le culture mediterranee.
Infine, sempre nel centro Europa, intorno al 1400, nasce la Cultura Lusaziana o dei Campi d’Urne, che intorno il 1100 si espanderà in tutta Europa.
Il cuore quindi delle migrazioni dei popoli indoeuropei storici è, quindi, la Germania e la Polonia centro meridionale.
La dislocazione dei singoli popoli indoeuropei appare nella cartina, da dove si evince in maniera inequivocabile la posizione centro meridionale degli Elleni, vicini agli Illiri.
Veniamo ai popoli ellenici in maniera specifica. Come e dove nascono questi popoli?
A. Romualdi in “Religiosità indoeuropea” (pag. 38), afferma chiaramente che gli Elleni provengono dalla Turingia - Sassonia. Essi scendono in Grecia (2200 – 1800) portando con sé la c. d. “Ceramica Minia”, una ceramica grigiastra di lontana ascendenza “Cordata” turingia e le Asce da Combattimento.
Ciò è affermato anche da G. Devoto in: ”Origini indoeuropee” pag. 376.
Devoto e Romualdi sono i più estremisti nordisti, perché in genere la maggior parte degli studiosi non va oltre i Balcani (G. Childe), o suppongono origini dalle steppe ucraine.
Il punto
di vista archeologico
Come si vede gli Elleni, o i loro antenati, da un punto di vista archeologico, non sono mai vissuti nell’area scandinava. Nessun archeologo lo ha mai affermato.
L’area scandinava è stata sempre la zona di origine e formazione dei popoli germanici che possono essere definiti tali solo a partire dall’età del bronzo (G. Devoto, pag. 352).
Quest’area è stata sempre recettiva, dal mesolitico, al neolitico, dall’età del bronzo all’età del ferro. Da quest’area non sono mai partiti influssi culturali o popoli.
Solo a partire dal secondo secolo a. C., cominciano le migrazioni germaniche che finiscono nel VII sec. d. C.. Jordanes nella sua: “De Gothorum origine” e Paolo Diacono nella sua: “Historia Longobardorum”, ci parlano della Scandsa Insula come la patria dei Goti, degli Eruli, degli Angli, dei Sassoni, dei Turingi, dei Bavari, dei Longobardi, dei Franchi, degli Svevi, degli Alemanni, ecc., ecc., ecc.., cioè di tutte quelle tribù germaniche che hanno conteso il territorio scandinavo ai Finni e ai Lapponi, popolazioni non indoeuropee, respingendoli verso oriente e verso nord.
Il punto di vista
‘linguistico’
Mentre in Grecia e in Italia esistono diverse stratificazioni linguistiche a testimonianza della presenza di vari popoli in tempi successivi, nel germanico tali stratificazioni non esistono. Se nell’area scandinava fossero vissuti gli antenati degli Elleni, lo si saprebbe dai substrati, invece non vi è alcuna traccia di lingue elleniche. Il germanico ha invece influssi finnici, non indoeuropei. Il germanico poi non ha contatti con il greco, né con le lingue satem, ma con il latino sì. Il Greco ha invece contatti con le lingue satem, a dimostrazione che la sua formazione deve collocarsi in una zona dell’Europa centro meridionale, spostata verso est. La posizione linguistica del Greco, infatti, è tra l’Illirico, il Traco-Frigio, il Luvita-Ittita, il Pelasgico, ed ha contatti con l’Indoiranico, come appare d’altronde dalla cartina.
Il punto di vista ‘mitologico’
Anche nella mitologia esistono i substrati come in Grecia e in Italia. Ebbene, nella mitologia nordica non esistono substrati. La mitologia nordico germanica, quella che tutti conoscono, quella setacciata dalle contaminazioni cristiane e classiche, latine e greche (operazione fatta da tutti gli studiosi di religioni, es. fra tutti: “Gli dei del nord”, di Brian Branston), non ha substrati. Persino uno Snorri nella sua “Edda”, o un Saxo Grammaticus, o un Adamo di Brera, sono contaminati e vanno setacciati; non presi in toto. Gli Unni, ad esempio, nelle loro saghe hanno affermato di aver partecipato alla guerra di Troia a dimostrazione della contaminazione delle culture. Bisogna usare il setaccio, come hanno fatto tutti gli studiosi, per separare il grano dal loglio. Ci rendiamo conto così che nel nord non esistono divinità, miti, simboli, riconducibili ad Omero, ad Ulisse e alla guerra di Troia.
Se nel Baltico si fossero svolte le vicende omeriche, ne parlerebbero le fonti linguistiche, mitologiche, letterarie, le rune, le saghe, ecc..
In realtà non c’è nulla di tutto ciò. Autori del I millennio d. C., o addirittura degli inizi del II millennio d. C., inoltre, non possono essere presi in toto e confrontati con autori del I millennio a. C. Gli autori nordici per nobilitare le loro origini hanno fatto miracoli, spostando monti (Rifei) e regioni (Tracia, Asia) e facendo paragoni in base alle assonanze (Danesi - Danai; Goti - Geti).
La mitologia nordica ha invece, contatti con la mitologia romana (Esempio di Muzio Scevola e Orazio Coclite con gli aspetti di Odino: il guercio e il monco).
Il punto di vista ‘filologico’
Come gli uomini anche i popoli usano il linguaggio che ricevono dall’ambiente in cui vivono e si formano. Chi vive nel nord, ad esempio, non conosce il deserto e chi vive nel deserto non conosce la neve.
Ebbene il termine mare ( mare, lat., mari, germ.) non esiste nel greco. Il greco ha thalassa, che riceve dagli indigeni, oppure pontos (la strada), pelagos (il liquido), okeanos (il vasto).
Il termine porto ( portus, lat., fiord, germ.), non esiste nel greco, in accordo con le lingue centro meridionali e orientali in genere.
Il termine betulla (fraxinus, lat., biriha, germ.), non esiste nel greco.
Gli Elleni, strano a dirsi, non conoscono le navi. Le conoscono dagli indigeni e dagli Egiziani. Conoscono solo le zattere con le quali hanno passato i fiumi. La zattera di Ulisse, quando lascia Ogigia, è un fossile che Omero ricorda in memoria delle origini continentali degli Elleni. Non a caso Ulisse si costruisce una zattera, anziché una nave. Tutto ciò testimonia che gli Elleni non potevano venire dalla Svezia, né dal Baltico bensì da una regione continentale, come la Turingia. A maggior ragione gli Achei, dei quali non si hanno traccie storiche in Grecia, a parte Omero. Oggi si parla, infatti, più propriamente di Micenei.
Gli Achei erano, infatti, gli Ahhijawa, citati da fonti ittite in Anatolia e reclutati tra i Greci da Omero nei suoi poemi. Erano egeo-luviti e, secondo fonti egiziane, erano addirittura circoncisi. Non potevano certo venire dalla Svezia. Il mito di Pelope sull’origine della dinastia micenea dall’Asia è sintomatico.
Come possiamo concludere questa analisi?
Gli Elleni, per concludere, non vengono dalla Svezia né dalla zona baltica, bensì dalla Turingia-Sassonia, con tutto il loro bagaglio linguistico, religioso e spirituale. Pertanto la Storia, la Geografia e la Letteratura la scrivono nell’Egeo.




