Importanti novità nel decreto Gelmini
27 11 2008 Il decreto legge Gelmini sull’università, licenziato dalla commissione Istruzione del Senato arriva all’esame dell’aula. Diverse le novità apportate in commissione
Gli emendamenti del relatore hanno introdotto una stretta sui baroni (per fare carriera i docenti dovranno produrre pubblicazioni scientifiche, bando, insomma, ai fannulloni) e l’obbligo per gli atenei di rendere più trasparente l’uso delle risorse messe a bilancio e la produzione scientifica
C’è una svolta di severità nel decreto Gelmini sull’università nelle modiche contenuta in un pacchetto di tre emendamenti, presentati dal relatore Giuseppe Valditara e largamente condivisi sia dal governo che dalla maggioranza.
Nel particolare
Un primo emendamento stabilisce che il rettore deve presentare annualmente una relazione sull’attività non solo di ricerca e di formazione, ma anche di «trasferimento tecnologico»: cioè deve spiegare quanto le ricerche condotte dal suo ateneo hanno prodotto innovazione e quindi competitività per il sistema. Se questa relazione non ci dovesse essere, ci sarà un taglio sui trasferimenti statali.
Secondo emendamento. Deve essere allestita un’«anagrafe nazionale» dei docenti e dei ricercatori, aggiornata annualmente, nella quale si dice per ciascun soggetto quali ricerche e quali pubblicazioni ha fatto.
Terzo punto, il più controverso. A partire dal 2011, gli scatti biennali di stipendio previsti per tutti i docenti, saranno subordinati alle pubblicazioni scientifiche effettuate. E chi non avesse fatto nulla? Vedrà l’aumento dimezzato. Non solo: non potrà neppure partecipare alla ripartizione dei fondi Prin (cioè quelli riservati ai più importanti progetti nazionali di ricerca) e non potrà far parte delle commissioni per i concorsi.
Soddisfazione da parte dei rettori delle università con i conti a posto
«La scelta del senatore Valditara mi trova perfettamente d’accordo - commenta Vincenzo Milanesi, rettore dell’università di Padova, una di quelle con i bilanci più in ordine - in quanto sono d’accordo sull’introduzione di criteri rigorosi di valutazione e sulla meritocrazia. Aggiungerei addirittura un elemento in più: non basta aver fatto delle pubblicazioni, occorre averne fatte di qualità. La norma, dunque, deve definire anche gli standard minimi»
e ovviamente da parte del ministro Gelmini
“Da vent’anni si parlava di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’universita’ in base a parametri che ne valutassero la qualita’. Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma - come previsto dagli emendamenti approvati in commissione - al merito ed alla ricerca effettivamente svolta”
http://fazioso.wordpress.com/2008/11...creto-gelmini/