In questo quadro giornali e televisioni, anziché spiegare la situazione, dipingono un inesistente
scontro fra procure, seminando confusione.
Giorgio Napolitano ne approfitta. Da capo dello Stato qual è, chiede gli atti al procuratore di Salermo, in tutto 1.700 pagine e convoca il Csm che egli stesso presiede, l’organo di autogoverno della magistratura che, a sorpresa, anziché
annullare la controdenuncia di Catanzaro per permettere a quella di Salermo di terminare le indagini in corso,
decide di trasferire i procuratori delle 2 città, Enzo Iannelli da Catanzaro e Luigi Apicella da Salerno. In questo modo Salerno non potrà più indagare su Catanzaro, capoluogo della Calabria, sede del consiglio regionale presieduto dal diessino
Agazio Loiero, sotto inchiesta con 33 suoi consiglieri a
maggioranza di centrosinistra. Stessa area politica di provenienza, guarda caso, di Giorgio Napolitano. Il
peggior presidente della Repubblica che l’italia possa ricordare. Oltre al dolo alfano di cui gode, con l’inedita richiesta degli atti ad un procuratore, ha battutto anche
Giovanni Leone, che in tempi in cui le istituzioni avevano ancora un minimo di etica fu messo in condizioni di dimettersi.