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  1. #1
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    Predefinito De Magistris accusa: Una nuova P2 fra Vaticano, Gdf, politici e giudici

    http://www.italiaoggi.it/giornali/de...odiciTestate=1

    Il vero caso De Magistris

    Primo Piano
    Di Franco Bechis


    L'ex pm accusa: una nuova P2 fra Vaticano, Gdf, politici e giudici

    L'interrogatorio è del 27 ottobre scorso davanti alla procura di Salerno. Quel giorno Luigi De Magistris, ex pm di Catanzaro e ora giudice del tribunale del riesame di Napoli (i magistrati si promuovono sempre per punizione), ha spiegato i motivi di quella che ritiene una persecuzione ai suoi danni: «La nostra attività investigativa interruppe i progetti di infiltrazione all'interno delle istituzioni e la creazione di iniziative, di tipo massonico, in cui dovevano partecipare personaggi di altissimo livello istituzionale». Dunque sarebbe un solo filone dell'inchiesta di Catanzaro, la ormai celebre «Why not» ad avere originato la bufera. Perché secondo l'ex pm fra manager, politici, alti prelati e militari era pronta una nuova P2...Secondo l'interrogatorio del neo giudice De Magistris che è alla base del clamoroso atto di sequestro-dissequestro di documenti fra le procure di Salerno e Catanzaro, il più importante filone investigativo da lui seguito sarebbe stato “quello relativo all'imprenditore-faccendiere Renato D'Andria”. Un filone che seguiva una vecchia inchiesta fatta da De Magistris a Napoli fra il 1999 e il 2001, in cui avrebbe scoperto una struttura deviata “che era stata creata con il concorso di appartenenti alla pubblica amministrazione: in particolare ufficiali e sottufficiali appartenenti all'Arma dei Carabinieri, con consumazione di gravi reati contestati, dall'associazione per delinquere alla corruzione”. Secondo De Magistris quella struttura aveva preparato un attentato all'avvocato Giuseppe Frigo, oggi membro della Corte Costituzionale. Il nucleo deviato intratteneva collegamenti «con esponenti di primo piano delle Istituzioni (politici, appartenenti alle Forze dell'ordine, magistrati), del mondo economico-finanziario ed anche del Vaticano (uno di questi, monsignor Camaldo, ai vertici della gerarchia vaticana, all'epoca mi pare indicato come capo del cerimoniale della Santa Sede) (...) Agli atti dell'inchiesta emerge anche il nominativo di Giancarlo Elia Valori, che fu anche sentito (...) Emerse, ricordo, anche la costituzione della Fondazione di San Martino della Guardia svizzera pontificia, insomma si trattava di ambienti di altissimo livello con personaggi di primo piano anche della massoneria”. De Magistris ne ha per tutti. Anche per i parlamentari che hanno fatto interpellanze non gradite sul suo caso, da Alfonso Papa a Italo Bocchino. O per i magistrati non sui amici, come Arcibaldo Miller. Accuse gravi. Forse provabili. Forse no. Ma se il caso fosse questo ultimo, c'è da chiedersi perché un pm che non può fare più il pm diventa giudice... Franco Bechis

  2. #2
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    Seha ragione poveri noi

    se ha torto anche

  3. #3
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    onore a de magistris

  4. #4
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    http://www.agenziaradicale.com/index...=121&Itemid=40

    Dalle intercettazioni e dalla testimonianza di una ''gola profonda'' - tale Caterina Melante, ex stretta collaboratrice di Saladino - costui ha fatto assumere in una società da lui controllata un figlio di Giuseppe Pisanu, ora senatore in Forza Italia e ex ministro agli interni e si stava interessando per un 'altro posto di lavoro, ma a Napoli, a favore di un nipote del vescovo di Lamezia mons. Vincenzo Rimedio.


    http://www.fainotizia.it/2008/03/30/...labri-dal-2005

    GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO Alle società andrebbero i fondi pubblici, al lavoratore il posto, ai politici voti e clientele. Secondo l’accusa il sistema si infila dappertutto. Dalle intercettazioni emerge che anche il vescovo voleva l’assunzione di sua nipote, biologa, all’istituto zooprofilattico napoletano.
    INTERCETTAZIONE ANTONIO SALADINO: “Vedi che la questione di tua nipote, ti volevo dire, la sto risolvendo, perché mi ha chiamato quel veterinario e praticamente c’è un problema che gli devono fare un colloquio a Napoli hai capito?” ECCELLENZA: Ho capito. ANTONIO SALADINO: Però ora mi hanno fatto arrabbiare, perché questa mattina gli ho detto, allora se voi fate così io finanziamenti non ve ne faccio avere più, Gli ho detto allora al vostro ente non ne darò più finanziamenti. No mi hanno detto, no, no, no, che ora lo facciamo!
    GIOVANNA BOURSIER E’ vero che c’era un elenco di persone che qualcuno, cioè che qualcuno dei politici di volta in volta chiedevano a Saladino di assumere, un sistema che non coinvolge solo la politica no?
    CATERINA MERANTE - IMPRENDITRICE È chiaro che se l’ho dichiarato lo confermo. Io confermo ogni parola di quel verbale.

  5. #5
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    razza di sorpresa... non è cosi per ogni posto di lavor e in ogni vittà???
    specie per i posti più ambiti e che possono essere utili ai soliti centri di potere???
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da ConteMax Visualizza Messaggio
    http://www.agenziaradicale.com/index...=121&Itemid=40

    Dalle intercettazioni e dalla testimonianza di una ''gola profonda'' - tale Caterina Melante, ex stretta collaboratrice di Saladino - costui ha fatto assumere in una società da lui controllata un figlio di Giuseppe Pisanu, ora senatore in Forza Italia e ex ministro agli interni e si stava interessando per un 'altro posto di lavoro, ma a Napoli, a favore di un nipote del vescovo di Lamezia mons. Vincenzo Rimedio.


    http://www.fainotizia.it/2008/03/30/...labri-dal-2005

    GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO Alle società andrebbero i fondi pubblici, al lavoratore il posto, ai politici voti e clientele. Secondo l’accusa il sistema si infila dappertutto. Dalle intercettazioni emerge che anche il vescovo voleva l’assunzione di sua nipote, biologa, all’istituto zooprofilattico napoletano.
    INTERCETTAZIONE ANTONIO SALADINO: “Vedi che la questione di tua nipote, ti volevo dire, la sto risolvendo, perché mi ha chiamato quel veterinario e praticamente c’è un problema che gli devono fare un colloquio a Napoli hai capito?” ECCELLENZA: Ho capito. ANTONIO SALADINO: Però ora mi hanno fatto arrabbiare, perché questa mattina gli ho detto, allora se voi fate così io finanziamenti non ve ne faccio avere più, Gli ho detto allora al vostro ente non ne darò più finanziamenti. No mi hanno detto, no, no, no, che ora lo facciamo!
    GIOVANNA BOURSIER E’ vero che c’era un elenco di persone che qualcuno, cioè che qualcuno dei politici di volta in volta chiedevano a Saladino di assumere, un sistema che non coinvolge solo la politica no?
    CATERINA MERANTE - IMPRENDITRICE È chiaro che se l’ho dichiarato lo confermo. Io confermo ogni parola di quel verbale.
    questa telefonata
    non volendo cadere dal pero ancora una volta,
    descrive una situazione NORMALE

    non dico giusta

    ma usuale

    oltretutto è un sentito dire un hearsay

    lui AFFERMA di avere minacciato una interruzione di finanziamenti ma magari non è vero

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da pacatamente Visualizza Messaggio
    Seha ragione poveri noi

    se ha torto anche
    Dove c'è fumo.... c'è arrosto....

  8. #8
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    http://www.regione.campania.it/porta...ng%2C-1&visi=S

    04/12/2008 - 15:21 De Magistris: Mancino, se ombre su di me, me ne andrei #@

    Chiudi versione di stampa

    Il vicepresidente del Csm: non telefonai a Saladino
    @@ (ANSA) - ROMA, 4 DIC - Nicola Mancino, vicepresidente Csm, si dimetterebbe se ci fosse l'ombra del sospetto su un suo coinvolgimento nell'inchiesta De Magistris. Mancino ha precisato che la telefonata all'ex presidente della Compagnia delle Opere, Antonio Saladino, fu fatta da Angelo Erminio, di Comunione e Liberazione. Solidarieta' dai consiglieri dei gruppi togati e laici. 'C'e' un attacco al sistema delle regole e ci sono magistrati che guardano con sospetto ai controlli', ha detto Berruti di Unicost.

  9. #9
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    http://trasparente.wordpress.com/200...oc-di-salerno/

    Le accuse del pm De Magistris: ”Ho scoperto una nuova P2

    di Francesco Viviano - 5 dicembre 2008
    Salerno.
    Le inchieste «Why Not», «Poseidone» e «Toghe Lucane», dovevano essere fermate ad ogni costo.
    I personaggi a vario titolo coinvolti, erano «eccellenti» e «potenti».
    C´erano politici, massoni, magistrati, imprenditori in odor di mafia e tanto altro. E su tutto questo ci fu anche il «silenzio» del presidente della Repubblica Napolitano, «nonostante avessi pubblicamente auspicato un suo intervento». Queste le accuse che il pm Luigi De Magistris, titolare di quelle inchieste ha consegnato ai colleghi di Salerno in numerosi interrogatori. Accuse che mercoledì scorso hanno portato al sequestro degli atti negli uffici di Catanzaro, provocando un terremoto, giudiziario ma anche istituzionale.
    Le indagini su Mastella
    Il 12 novembre 2007, quando non è più titolare delle inchieste, avocate dai suoi superiori di Catanzaro, De Magistris viene interrogato dai pm di Salerno e racconta: «Togliendomi “Poseidone” loro mi hanno voluto lanciare un messaggio per cercare di fermarmi. Ancora non sapevano del livello che avevano raggiunto “Toghe Lucane” e “Why Not”. Allora hanno dovuto accelerare la mia richiesta di trasferimento cautelare e qui si innestano poi, evidentemente, anche delle sinergie istituzionali… E´ ovviamente inquietante il silenzio istituzionale sulla vicenda - per esempio - del trasferimento cautelare e in qualche modo sul coinvolgimento di Prodi e Mastella (indagati da De Magistris ndr)… Io credo che non si sia mai visto che un ministro della Giustizia chieda il trasferimento cautelare di un magistrato che indaga sul presidente del Consiglio di cui lui è ministro e che regge in modo determinante la maggioranza che è un po´ fragile, e soprattutto che chiede il trasferimento di chi sta lavorando in qualche modo su di lui. E il ministro Mastella lo sapeva benissimo delle intercettazioni che lo riguardavano direttamente… quindi vuol dire che necessariamente si è disposti anche a mettere sul tappeto il rischio di una rottura istituzionale sui rapporti tra esecutivo e magistratura o anche una rivolta dell´opinione pubblica o dei magistrati a fronte di un atto così grave…».
    Il caso Prodi
    Sempre nell´interrogatorio del 12 novembre De Magistris spiega le «accelerazioni» per togliergli le inchieste e trasferirlo ad altra sede. «L´accelerata era evidente, cioè loro dovevano fermare l´inchiesta e l´inchiesta “Why Not” e si comprende perché. Perché coinvolge in modo serio Romano Prodi con ipotesi di reato serie e sicuramente già accertate nei confronti di suoi strettissimi collaboratori, in particolare Piero Scarpellini, Sandro Gozi e che soprattutto lasciava intravedere un discorso molto interessante di riciclaggio di denaro dalla Calabria a San Marino, e i risultati che stavamo raggiungendo erano straordinari… stavamo entrando nel pieno coinvolgimento del ministro Mastella soprattutto sul discorso dei finanziamenti pubblici che lui otteneva. Per esempio attraverso la gestione de «Il Campanile», il giornale dell´Udeur a fini privatistici. Oppure i rapporti tra Mastella, il generale Poletti e il costruttore Valerio Carducci. Non solo, ma nell´indagine “Why Not” erano in corso accertamenti riservatissimi in collaborazione con la Procura di Reggio Calabria sull´omicidio Fortugno».

    La massoneria segreta

    «Le indagini «Why Not» - racconta De Magistris ai magistrati di Salerno - stavano ricostruendo l´influenza dei poteri occulti. In particolare si stavano ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni ed altri e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Elia Valori pareva risultate, dagli accertamenti preliminari che stavamo svolgendo con la massima riservatezza, ai vertici della massoneria «contemporanea». Elia Valori si è occupato spesso di lavori pubblici. Nel recente passato, agli inizi del 2000 ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, all´interno del governo D´Alema, in Marco Minniti. E si era anche interessato di telefonia, - settore in cui, come poi dirò, si è interessato anche il professor Francesco Delli Priscoli, figlio del pg della Cassazione Mario (che aveva promosso l´azione disciplinare nei confronti di De Magistris ndr). Non posso però non tenere conto dei seguenti elementi, pur se non si volesse mettere in discussione onestà e serenità di giudizio delle persone elencate: sul vice presidente del Csm, Nicola Mancino (che presiede la sezione disciplinare che dovrà giudicarmi) che ha già fatto intendere in una intervista che avrei violato il codice etico della magistratura, del consigliere togato, Fabio Roja, del giudice Luerti attuale presidente dell´Anm che ha stretti rapporti con la Compagnia delle Opere».

    Tratto da:
    la repubblica
    “Ho scoperchiato una nuova P2”

    di Antonio Massari - 5 dicembre 2008
    Negli atti di «Why Not» - quelle sequestrate dalla procura di Salerno, e «risequestrate» dalla procura di Catanzaro - ci sarebbero le carte della «nuova P2». È questa la versione di Luigi de Magistris, ascoltato dai procuratori di Salerno, dinanzi ai quali, il 28 dicembre 2007, fa nomi e cognomi: «Le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario». E proprio Valori sarebbe ai vertici di questa organizzazione occulta.
    «Giancarlo Elia Valori - dice De Magistris - pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici”». Nel verbale, l’ex pm di Catanzaro, tira in ballo anche il governo di centrosinistra guidato da Massimo D’Alema: «Nel recente passato (Valori, ndr) ha trovato anche una sponda rilevante a sinistra, dentro il governo D’Alema, in Marco Minniti, ritenuto il “braccio destro” del Presidente del Consiglio dei Ministri». In altri passaggi (di ulteriori verbali) De Magistris specifica che su Minniti stava «svolgendo accertamenti delicatissimi e riservatissimi». Ma tornando a Valori, De Magistris va oltre, tracciando prima un collegamento con il figlio di Mario Delli Priscoli, l’ex procuratore generale della Corte di Cassazione che l’ha incolpato. Il tutto parte dal business della telefonia: «Valori s’è occupato del programma Blu - oggetto di accertamenti nel procedimento Toghe Lucane (inchiesta condotta sempre da De Magistris, ndr). Blu era interessato anche alle licenze Umts ossia il sistema che unisce telefonini e servizi internet, per le quali si è scatenata una “guerra di lobby”. Le cinque licenze vennero poi assegnate da un comitato di ministri presieduto da Massimo D’Alema». E una di quelle licenze, conferma la procura, fu affidata proprio alla Blu. La vicenda s’intrica ulteriormente con il legame tra Valori e Giancarlo Pittelli, senatore del Pdl, indagato da De Magistris e anch’egli in odore di massoneria. I pm di Salerno scrivono che «Valori ha ricoperto le cariche di presidente di “Torino Internazionale”, società per la quale Pittelli ha emesso fatture per un ammontare di 269.380 euro, per prestazioni consulenziali oggetto d’indagini in Why Not».
    Anche Luigi Bisignani, che De Magistris indagò in “Why Not”, compariva nell’elenco della P2, «con il numero di tessera 203», scrivono gli inquirenti, puntualizzando che Bisignani ha però sempre negato. «Bisignani - continuano i procuratori di Salerno - risulta aver riportato una condanna a 3 anni e 4 mesi per maxi tangente Enimont». Infine, il terzo nominativo fatto da De Magistris, Franco Bonferroni, viene descritto dai pm di Salerno come «altro indagato eccellente» dei procedimenti Poseidone e Why Not: «Consigliere di Finmeccanica», scrivono i pm salernitani, «dei cui illeciti interessi in Calabria ha riferito De Magistris (…)». Il 18 settembre 2008, inoltre, De Magistris dichiara alla procura di Salerno: «L’ipotesi investigativa sulla quale avevo raccolto gravi indizi è quella sull’esistenza di una gestione illegale e anche occulta di settori rilevanti delle istituzioni, con radici in Calabria e ramificazioni in tutto territorio nazionale. Una sorta di nuova P2, per essere sintetici, e sul punto posso offrire ogni eventuale utile approfondimento che mi verrà richiesto». «Un’ipotesi investigativa», aggiunge, sulla quale non gli è stato «consentito di condurre a termine».
    preso da www.antimafiaduemila.com
    _________________
    6 dicembre 2008, in Marco Travaglio

    Regime


    La I Commissione del Csm, nel pomeriggio, ha proposto al plenum, ovviamente all’unanimità, il trasferimento per incompatibilità ambientale del Procuratore generale di Catanzaro, Iannelli, e del Procuratore Capo di Salerno, Apicella. La parola chiave è: “unanimità“. Dopo l’entrata a piedi giunti del Presidente Napolitano nella legittima, anzi doverosa, indagine di Salerno sui presunti reati commessi da magistrati di Catanzaro, e dopo l’incredibile trasversalismo di politici (tranne Di Pietro) e giornali nell’attaccare chi fa il suo dovere (Salerno) anzichè chi si ribella alla giustizia (Catanzaro), stiamo alla soluzione finale. Tutti uguali, tutti a casa. Pari e patta. Come aveva anticipato la stampa di regime ieri mattina.
    Zorro
    l’Unità, 6 dicembre 2008

    Corriere della sera: “Guerra tra pm”. Repubblica: “Guerra tra pm”. Stampa: “Guerra dei pm”. Giornale: “Guerra tra giudici”. Mattino: “Guerra tra procure”. Unità: “Guerra totale tra procure”. Riformista: “Toga contro toga”. Europa: “Guerra civile fra magistrati”. In attesa del Partito Unico, abbiamo il Giornale Unico.
    Tutti a sostenere che Salerno uguale Catanzaro, anche se Salerno indaga su Catanzaro per un obbligo di legge, mentre Catanzaro indaga su Salerno contro la legge (su Salerno competente Napoli). Insomma avrebbero torto tutti: De Magistris, i suoi persecutori e chi li ha scovati. Come scrive su Repubblica il superprocuratore coi baffi, “nessuno si salva”. Anche perché “le inchieste di De Magistris sono state valutate da gip, Riesame e Cassazione: sempre De Magistris ha avuto torto”. Ma non è vero: delle tre inchieste che han suscitato il putiferio, due - Poseidone e Why Not
    - sono state scippate al pm dai suoi capi in corso d’opera; la terza - Toghe lucane - è dinanzi al gip con una raffica di richieste di giudizio. Se poi De Magistris fosse un pm incapace sempre bocciato dai giudici, non si vede perché levargli le indagini anziché lasciarle bocciare dai giudici. Ma la manovra è chiara: De Magistris “deve” avere torto, e così chi ha le prove che ha ragione. Nessuno - salvo noi e il Carlo Federico Grosso sulla Stampa - denuncia l’abominio dei pm
    di Catanzaro che indagano i pm di Salerno che indagano su di loro. Vien da rimpiangere il Minculpop: allora i titoli dei giornali li dettava direttamente il regime. Ora non ce n’è bisogno: si obbedisce agli ordini ancor prima di riceverli.

  10. #10
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    Che il Santo Padre dia la scomunica a questi adoratori del diavolo e del suo sterco.

 

 
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