10/12/2008 (82) - FOLLE NOTTE DI VIOLENZA NEL TORINESE
Raid dei bulli alla stazione
Avigliana, un commando di ragazzini distrugge i locali e si filma con i cellulari
NICCOLO’ ZANCAN
TORINO
Il gioco è spaccare tutto. All’inizio sono in due. Indossano la stessa divisa: felpa con il cappuccio che spunta dal giaccone, jeans stretti, scarpe da ginnastica Nike. Si agitano nella sala d’aspetto deserta della stazione di Avigliana. Uno si sfila la cintura dai pantaloni, prende a cinghiate il distributore automatico dei biglietti. L’altro, più metodico, sale in piedi su una sedia per staccare pezzi della controsoffittatura. Sono le 22,50 del 20 ottobre: incomincia la devastazione. Prendono a calci l’arredamento. Si tirano addosso pezzi di stazione. Ridono, urlano, bevono.
Birra, dopo il limoncello. Alla fine partecipano in sette: sono quattro ragazzi e tre ragazze, dai 14 ai 17 anni, compagni di paese. Arrivano da Sant’Ambrogio, bassa Val di Susa, a cinque chilometri dal loro ritrovo preferito. Questa sala d’aspetto affacciata sui binari, luci gialle di fronte a un bar chiuso.
C’è un altro video delle telecamere della stazione che li riprende nel sottopasso. È la notte di Halloween. Tirano calci contro le vetrate, fino a mandarle in frantumi. Ma uno del gruppo non ride. Barcolla e collassa sul pavimento. Sembra morto. Una ragazza lo trascina fuori per bagnargli la faccia alla fontana. Lì, pallidissimo, si vomita addosso. «Ma poi si è ripreso ed è venuto in discoteca all’Avana con noi», ride adesso uno dei sette. «Abbiamo fatto una cazzata», dice.
Perché spaccare tutto? La domanda l’hanno posta per primi i carabinieri della Compagnia di Rivoli, agli ordini del capitano Massimo Pesa. Dopo aver identificato e denunciato i responsabili per danneggiamento aggravato. Quello più esagitato ha risposto così: «Non lo so, ero arrabbiato. Tirando un calcio mi sono pure fatto male a un piede». Migliaia di euro di danni. Ma la cosa più grave, dicono adesso gli investigatori, è che non hanno capito. «Non abbiamo riscontrato il minimo rimorso - spiega il colonnello Crescenzio Nardone - alcuni ragazzi ci hanno accolti con un sorrisino. Abbiamo saputo che si sono addirittura vantati dell’impresa con gli amici». Compiaciuti e ubriachi: «Sì - dice il capitano Pesa - il filo conduttore di questi episodi è l’abuso di alcol».
Sant’Ambrogio non è più neanche un paese di passaggio. Tagliato fuori dall’autostrada del Frejus, di notte è tutto spento. La più piccola del gruppo ha 14 anni e sogna di fare la parrucchiera. Abita sotto il costone della montagna in una cascina ristrutturata. La madre usa queste parole: «Mia figlia non ha bevuto e non ha spaccato. Lei era solo presente, mica ha ucciso qualcuno». E gli altri? «Sono ragazzini, non delinquenti. Diciamo un po’ sbandatelli. È vero che sono sempre ubriachi, ma c’è di peggio». Reazioni successive alla convocazione in caserma: «Per due settimane nostra figlia è stata chiusa in casa, mio marito gli ha sbriciolato il telefonino. Spero abbia capito che non può più frequentare quella compagnia. Hanno fatto una cavolata».
Famiglie diverse, reazioni diverse. Qualcuno si arrabbia con i giornalisti, altri con lo Stato. La madre di un diciassettenne: «È vietato somministrare alcolici ai minorenni, sono furibonda. Io cerco di stargli dietro, ma sono sola». Il ragazzo svenuto nel sottopassaggio: «Mi hanno fatto bere del limoncello fatto in casa, mi ha devastato. Ma voglio un lavoro da meccanico e stare tranquillo. Io non sono come loro. Per me è finita qui». Nel dubbio, Trenitalia ha deciso di chiudere la sala d’aspetto a partire dalle dieci di sera.
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSez...8980girata.asp
10/12/2008 (86)
"Ubriachi noi?
Eravamo solo un po' nervosi"
Intervista a uno degli arrestati
N.ZAN.
TORINO
Perché devastare una stazione?
«Ci puoi trovare tanti motivi. Io ero nervoso, non so dirti. Sono arrabbiato perché mio padre è morto di tumore. L’ho saputo a casa di un amico guardando in faccia sua madre. È stata lei a ricevere la telefonata».
E gli altri, perché?
«Quella sera con noi c’era una ragazza che arriva dal Ruanda in guerra, un mio amico che ha i genitori separati. Un altro può aver litigato con la tipa. Te l’ho detto: non so rispondere. Sono tanti i motivi per essere nervosi».
Intanto sorride, davanti ai binari della stazione di Avigliana. È uno dei sette ragazzi denunciati. Ha 17 anni, un fotomontaggio che lo ritrae con Ronaldinho sul mobile del soggiorno. Una piccola casa di paese, due precedenti con la giustizia: porto abusivo di arma da taglio e detenzione di sostanze stupefacenti. Dice che lui è uno dei più impestati della compagnia. Dice che naturalmente gli piacciono i vestiti firmati. Da grande, vorrebbe fare il barista: «Il massimo sarebbe farlo in giro da qualche parte. Per esempio a Barcellona, dove sono stato questa estate».
Quanto avete bevuto la notte dei danni?
«Io parlo per me. Non ero ubriaco, al massimo brillo. Se voglio reggere, reggo. So quanto alcol può ingurgitare il mio corpo».
Quanto ne aveva ingurgitato?
«Qualche birra, il limoncello, poi due cocktail in discoteca».
Come giudichi quello che avete fatto?
«Abbiamo spaccato tutto. Dovremo pagare i danni. Però non esageriamo».
In che senso?
«Abbiamo fatto una cazzata».
Un vostro amico, quella sera, si è sentito male. E voi?
«Credo sia stato un colpo di freddo, oppure un collasso. Secondo me non c’entra l’alcol. L’ho visto pallidissimo, poi è caduto. L’abbiamo portato fuori alla fontana, ha vomitato, ma dopo tre minuti si è ripreso. Infatti è venuto in discoteca con noi all’Avana come se niente fosse».
Avete mandato in frantumi intere vetrate. Perché?
«L’ho già detto: eravamo nervosi».
http://www.lastampa.it/Torino/cmsSez...8981girata.asp




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