NO, LA MAGLIA NERA, NON LA VOGLIAMO NO !
In questi giorni, così come improvviso anche crescente si alza un mantra che nella sua fessa reiterazione si svuota costantemente dei suoi contenuti… almeno quelli più consapevoli: “ la crisi può essere un’occasione…” i puntini di sospensione che, di rigore, hanno da essere tre, crescono a 4 oppure a 5 , a piacere, ma solo i più ardimentosi aggiungono : di cambiamento!...
Occhio però al comodo fraintendimento: non si parla di quella discontinuità che anche nel privato di molti di noi ha fatto più danno della grandine ma del cambiamento che , come più volte ho avuto modo di dire non è la sostanza ma il risultato del processo che lo produce: si prende atto laicamente dello stato delle cose, delle cause che le hanno prodotte e tale presa di coscienza ci accompagna verso nuovi lidi e coraggiose scommesse aliene dall’ottusa ricerca della riproposizione di un ormai consunto status quo.
E’ certamente quello in cui è entusiasticamente impegnato Obama che mette al primo posto la riconversione dell’economia verso quella nuova, di chiaro stampo ecologista, scommettendo sulla difesa dell’ambiente come chiave di volta di situazioni ormai irrimediabilmente compromesse… ma… nella nostra Italietta si fanno “orecchie da mercante”, tutto troppo dispendioso, la saggezza lo sconsiglia e nemmeno il proverbiale provincialismo, che con lo scorso governo Berlusconi ha raggiunto l’acme ponendoci proni alle scelte scellerate che hanno portato gli Stati Uniti ad una guerra iniqua e che questa volta potrebbe tornarci utile a cogliere il benefico vento che spira al di là dell’oceano, può difenderci dai nefasti risultati di questo miope rifiuto del futuro.
Ma noi, gli altri, siamo davvero sicuri che certi atteggiamenti davvero non ci appartengano? Che la nostra scala di valori davvero sia incorrotta e realmente contrappositiva? Certo è che la stampa che a volte accoglie e altre determina gli orientamenti dell’opinione corrente non ha dato il giusto risalto al taglio degli eco-incentivi, senz’altro l’atto più scandaloso di questo governo ma di cui ho sentito parlare davvero troppo poco o per lo meno non con il tasso di indignazione che certo l’argomento meritava. Non sarà forse perché anche fra noi l’adesione, se pur convinta su certi temi, non riesce a raggiungere il primato che merita ed è piuttosto un’adesione di mente perché la pancia propende verso altre priorità?
In questi momenti di grave crisi economica sempre più spesso si sente dire dai soggetti più deboli, quelli che più spesso la patiscono: “ non ho niente da dare ai miei figli…” e il sottinteso è sempre lo stesso cioè le cose, la roba, quelle cose che hanno spinto verso la morte gli operai della Thyssen che nel periodo prenatalizio volevano non privare i loro figli di quelle cose che si considerano indispensabili così come spesso fanno coloro che, meno sono sostenuti da una cultura che li difenda e li sostenga, tendono a dare ai più superfui beni di consumo un rassicurante potere taumaturgico. Certo è che si tratta di una sconfitta per la società tutta il fatto che siano sempre di più coloro che pensano che dare ai figli qualcosa significhi il mero raggiungimento dei beni materiali e che nei casi più estremi vedono nel fallimento di tali scopi un motivo valido per non vivere più.
Torniamo o andiamo verso altri traguardi, verso il recupero della cultura contadina, torniamo al rispetto della natura accettando il fatto che ne siamo parte e come tali non possiamo soprintenderla, regaliamo una stella oppure un albero, facciamo scelte che determinino un modello che si liberi da comportamenti inquinati e quindi inquinanti, rifiutiamo la maglia nera, accettiamo l’invito di Al Gore, facciamolo nostro, portando anche nelle scelte individuale e quotidiane tali convinzioni, combattiamo questa pericolosa deriva anacronistica che ci nega il futuro, e saremo certi di aver dato davvero “qualcosa” ai nostri figli.
ANTONELLA SENSI
www.goleft.it




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