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Discussione: Israele vira a destra

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    Predefinito Israele vira a destra

    Israele verso le elezioni


    Il Likud va a destra e aspetta la resa dei conti con Hamas

    di Luca Meneghel
    11 Dicembre 2008

    10 febbraio 2009, è questa la data stabilita dalla Knesset per le prossime elezioni politiche. Ai principali partiti israeliani – Kadima, Likud e Labor – restano due mesi esatti per conquistare il consenso degli elettori: la campagna elettorale, già da qualche settimana, si è fatta rovente.
    Due i principali contendenti alla poltrona di primo ministro: il leader della destra Benjamin Netanyahu (Likud) e l'attuale ministro degli Esteri Tzipi Livni (Kadima, centro). Ma non solo le elezioni riempiono l'agenda politica di Tel Aviv. Sul piano del conflitto israelo-palestinese, infatti, i rapporti con Hamas si fanno sempre più tesi mentre "Human Rights Watch" ha duramente criticato il comportamento israeliano nei confronti di Gaza.

    Sul fronte politico interno, la campagna elettorale procede senza esclusione di colpi. La strategia dei due sfidanti è chiara: mentre Tzipi Livni si mostra più dura di quanto non sia stato Olmert nel corso del suo mandato, il Likud di Netanyahu cerca di smorzare i toni usati in passato per conquistare i voti al centro. Sul piano concreto, la Livni cerca di conquistare gli elettori mostrando le proprie capacità in qualità di ministro degli Esteri; più classica, invece, la campagna del Likud, ma le maggiori sorprese, per ora, vengono proprio da qui.
    Il partito di Netanyahu ha deciso di compilare le proprie liste elettorali per mezzo di consultazioni primarie: una scelta democratica, che non ha mancato però di creare problemi al partito. Mentre il leader sperava in scelte "centriste" da parte dei militanti, lo spoglio delle schede ha portato a una vittoria dei "falchi": in testa alle preferenze figurano Ghilad Erdan, Reuven Rivlin e Benjamin Begin, che già nel 2005 sono emersi come i maggiori oppositori al ritiro da Gaza imposto da Ariel Sharon. Una lista, secondo il quotidiano Haaretz, "non in linea con l'immagine di statista moderato che Netanyahu sta cercando di creare". Alcuni tra i candidati favoriti di Netanyahu, come Assaf Hefetz e Uzi Dayan, hanno ottenuto troppi pochi voti per sperare in un seggio alla Knesset.

    Ma chi l'ha detto che gli israeliani vogliono una politica necessariamente centrista? A dissipare le preoccupazioni del Likud ci hanno pensato due sondaggi: entrambi, dopo l'iniziale testa a testa con la Livni, vedono Netanyahu in netto vantaggio. Secondo le rilevazioni di Haaretz-Dialog (sotto la supervisione dell'Università di Tel Aviv) se si votasse oggi il Likud conquisterebbe 36 seggi (due in più del precedente rilevamento) a fronte dei 27 di Kadima e dei 12 del Labor di Barak. Un vantaggio confermato negli stessi termini anche dal Dahaf Research Institute.

    Nel campo di Kadima e del Labor, invece, Livni e Barak sembrano avere altri problemi. Sul tavolo dei due ministri – che hanno incontrato il premier Ehud Olmert per discutere sul da farsi – c'è la questione della tregua semestrale con Hamas, che scade tra poco più di una settimana. Dopo le prime settimane di calma, l'accordo con Hamas si è rivelato un insuccesso: dal 4 novembre – quando sei militanti palestinesi sono rimasti uccisi, nel corso di un'operazione militare israeliana per distruggere un tunnel – oltre 200 razzi sono stati lanciati da Gaza nel Negev.

    I cittadini israeliani sono stanchi: estendere la tregua, per Kadima e Labor, potrebbe essere fatale al momento del voto. Da qui la scelta di puntare sulla fermezza: secondo la Livni, interventua all'Università di Tel Aviv, "Israele deve rispondere a tutti i lanci di razzi: non fermerà gli attacchi, ma anche le apparenze contano. Quando Israele dà un'immagine di debolezza, questo indebolisce le nostre capacità di deterrenza". E proprio la forza, dopo anni di concessioni diplomatiche e territoriali, sembra essere uno dei temi che stanno più a cuore ai cittadini elettori.

    A complicare le possibili risoluzioni governative sull'affaire Gaza è intervenuta la pubblicazione di un durissimo report di "Human Rights Watch". Le politiche israeliane contro i palestinesi, secondo il rapporto, sarebbero "un crimine contro l'umanità". Richard Falk, l’autore del rapporto, chiede poi alle Nazioni Unite di intervenire duramente (e penalmente) contro i responsabili civili e militari israeliani. Ma non è finita: nello stesse ore, il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite invitava Israele ad adottare 99 nuove misure per migliorare la sua carta dei diritti.

    Un doppio attacco, insomma, e molto duro. La risposta israeliana è giunta per bocca dell'ambasciatore Aharon Leshno Yaar che ha respinto le critiche: "Israele resta impegnato a rinforzare le aree in cui stiamo avendo successo e a migliorare quelle aree che necessitano un miglioramento". A marzo, di fronte alle Nazioni Unite, Tel Aviv presenterà poi tutte le iniziative del governo israeliano volte a migliorare le condizioni dei residenti di Gaza: senza rinunciare, chiaramente, al mantenimento della sicurezza per lo Stato ebraico.
    Sul fronte diplomatico, infine, particolare attenzione ha riscosso la visita in Medio Oriente dell'ex presidente americano Jimmy Carter. Giunto martedì in Libano, dove ha tenuto una conferenza, Carter ha offerto la propria disponibilità ad incontrare membri di Hezbollah: "Incontrerò tutte le fazioni politiche possibili". Senza badare alle accuse di terrorismo che pendono sulla fazione sciita: secondo Washington, il gruppo sarebbe responsabile dell'uccisione di 241 marines (Beirut, 1983), di due attacchi ad ambasciate americane e di un dirottamento aereo.

    Già al centro delle critiche per aver incontrato in Siria il leader di Hamas Khaled Meshal, nell'aprile del 2008, questa volta sembra che l'ex presidente americano non avrà successo: dopo l'iniziale silenzio, i funzionari di Hezbollah avrebbero infatti rifiutato di incontrare l'ospite americano. Confinata a Carter, l'apertura al dialogo indiscriminato non rappresenta un problema per Israele; diverso sarebbe se il presidente eletto Barack Obama dovesse seguirne l'esempio: ma questo si vedrà solo col tempo. Israele, per il momento, ha altro a cui pensare.

    http://www.tocqueville.it/LinkEsterno.asp?id=295543

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    Di fronte allo stillicidio quotidiano di attacchi e di lanci di razzi sulle città, è inevitabile una virata a destra dell'elettorato israeliano, ormai stanco di subire le violenze terroristiche. Su Israele incombe la minaccia di Hamas, di Hezbollah e dell'Iran, e il popolo pretende una soluzione definitiva, in grado non solo di arginare, ma di estirpare direttamente il pericolo mortale.
    Una politica centrista, morbida, tentennante, tendente al compromesso, non può in una simile situazione conseguire alcun tipo di successo.
    Non c'è da meravigliarsi, pertanto, dello straordinario recupero del Likud, che dopo la fuoriuscita di Ariel Sharon e la creazione di Kadima sembrava ormai un partito moribondo, marginalizzato all'estrema destra del panorama politico.
    Benjamin Netanyahu (già Primo Ministro, e quindi non una novità, nè una incognita assoluta per Israele) ha tutte le carte in regola per vincere e battere l'avversaria Tzipi Livni del partito Kadima.
    Non so quanto una vittoria del Likud potrà facilitare il processo di pace, ma è indubbio che, di fronte all'odio palestinese e al terrorismo, non ci potrà essere vera "pace". Bisognerà piuttosto schiacciare una volta per tutte queste minacce, e fare piazza pulita dei nemici mortali dello Stato ebraico, per poi procedere ad un accordo giusto ed equilibrato con i palestinesi moderati e con una Siria ed un Iran ricondotti alla ragione (anche con la forza, se necessario). E' vero infatti che una pace stabile e duratura non potrà avere come controparte coloro che vogliono cancellare dalle cartine geografiche Israele. Sarebbe ipocrita e profondamente sbagliato.

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    Il Likud è di destra da sempre, non c'è bisogno vada a destra.
    Dal titolo sembra che ci siano già state le elezioni e che le abbia vinte il Likud...

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    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Il Likud è di destra da sempre, non c'è bisogno vada a destra.
    Dal titolo sembra che ci siano già state le elezioni e che le abbia vinte il Likud...
    Sono mesi che si attende di certificare il ritorno sulla scena di Bibi Netanyahu...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Il Likud è di destra da sempre, non c'è bisogno vada a destra.
    Dal titolo sembra che ci siano già state le elezioni e che le abbia vinte il Likud...
    Monsieur, si deve perlomeno prendere atto che in Israele ormai sinistra e Labour sono fuori gioco; al massimo vedremo vincere la Livni, che non a caso tenta disperatamente di virare a destra per limitare i danni.
    Il Labour potrò al massimo fare da ruota di scorta ad un eventuale governo Livni. I sondaggi sui seggi sono impietosi.

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    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Monsieur, si deve perlomeno prendere atto che in Israele ormai sinistra e Labour sono fuori gioco; al massimo vedremo vincere la Livni, che non a caso tenta disperatamente di virare a destra per limitare i danni.
    Il Labour potrò al massimo fare da ruota di scorta ad un eventuale governo Livni. I sondaggi sui seggi sono impietosi.
    La Livni è a capo di una coalizione di centrosinistra tra Kadima e il Labour.

  7. #7
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    Caspita quanto di csx è il Kadima!
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

    Identità; Comunità; Partecipazione.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    Caspita quanto di csx è il Kadima!
    Kadima è di centro e il Labour è di csx, visto che sono ufficialmente in coalizione insieme la coalizione si chiama centrosinistra.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Monsieur Visualizza Messaggio
    Kadima è di centro e il Labour è di csx, visto che sono ufficialmente in coalizione insieme la coalizione si chiama centrosinistra.
    Ormai il labour può considerarsi di centro. Hai visto che sta nascendo una sinistra nuova?

  10. #10
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    Israele verso le elezioni

    Per il Likud Netanyahu è andato troppo "a sinistra"

    di Fiamma Nirenstein


    Israele è spesso un paese di paradossi: elesse Arik Sharon per essere difesa dall'Intifada e si ritrovò Gaza sgombera e in mano a Hamas; elesse Olmert perché era l'erede di Sharon, e se l'è ritrovato alla sinistra dei laburisti, a trattare con i siriani e a promettere Gerusalemme ai palestinesi. Adesso, mentre tutto il mondo paventava l'ascesa di Netanyahu come leader di destra, il suo Likud, alle primarie, ha dimostrato di considerarlo invece troppo di sinistra e di volergli mettere alle costole un personaggio dalle labbra sottili e la determinazione messianica, Moshè Feiglin, un colono particolarmente tagliato con l'accetta, molto religioso, al contrario di Bibi che è laico, molto determinato a non spostarsi di un centimetro mentre Bibi e anche la gran parte dei coloni sono invece pronti a sacrificare molto per la pace, come si è dimostrato a Gaza nel 2005.

    Netanyahu, a cui va la simpatia del 31 per cento dell'elettorato israeliano mentre Tzipi Livni ha soltanto il 24 e i laburisti l'11 come lo Shas, partito religioso, se vinceraà le elezioni sarà un primo ministro molto contrastato all'interno: dopo le primarie conclusesi martedì, sarà assediato da 19 probabili parlamentari degli "slot" di Feiglin contro i suoi 17: Bibi vuole fare un governo di coalizione, e Feiglin esclude ogni rapporto con la sinistra; Bibi vuole portare nuova vita, con cessioni e scambi territoriali e d'altro tipo, nei rapporti con i palestinesi e vuole anche andare a vedere cosa intendono dire i siriani quando fanno balenare la pace in lontananza; Feiglin intende evitare, ritenendo Abu Mazen troppo debole e Hamas impraticabile, ogni contatto con i palestinesi; quanto al mondo arabo, ne sottolinea, non a torto ma in maniera totalizzante, ogni possibile praticabilità per la pace. Netanyahu manda di nascosto in questi giorni di campagna elettorale messaggi rassicuranti sia agli americani, che hanno sempre in ballo il processo di Annapolis, che agli arabi.

    Tutti sanno che Bibi è quello che in definitiva ha firmato con Arafat gli accordi di Wye Plantation ed ha sgomberato Hebron riducendo la presenza ebraica a un piccolo gruppo che vive sulla tomba dei Patriarchi. Ma la sua intensa ripulitura a sinistra, atta anche a conquistare la simpatia internazionale per il giorno in cui sarà un primo ministro certamente guardato storto dal politically correct internazionale, non ha convinto buona parte del Likud. La minaccia iraniana innanzitutto, le alleanze degli Hezbollah e di Hamas con Iran e Siria, l'accanimento di Hamas su Sderot con i missili, il crudele rapimento di Gilad Shalit di cui non si sa niente da quasi 3 anni, ha condotto Feiglin, un uomo che ha parlato dell'assassinio di Rabin in termini di cospirazione dei servizi segreti e della sinistra, che sul suoi sito dice di volere uscire dall'ONU e che non ha mai voluto condannare Baruch Goldstein, ad allargarsi nel Likud in maniera tale da rendere la gestione Netanyahu assai problematica.

    Oltretutto, durante le primarie, la scelta del partito di usare un complicato sistema elettronico per votare ha causato il calo dei voti e solo i motivati militanti di Feglin hanno resistito fino all'una di notte, ora di chiusura dei seggi. Tuttavia fra gli eletti negli "slot" sostenuti da Feiglin ci sono personaggi, come Benny Begin o Reuven Rivlin, che con tutta probabilità recupereranno rapidamente la loro autonomia e sceglieranno di nuovo Netanyahu.

    http://www.loccidentale.it/articolo/...tra%22.0063161

 

 
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