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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Sicurezza sul lavoro. Non ci siamo proprio

    di Marco Bazzoni *
    Ancora oggi come ieri, sono vive nella mia mente le immagini di quei poveri operai morti bruciati vivi alla Thyssenkrupp di Torino il 6 dicembre del 2007: Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò e Giuseppe De Masi, che morì dopo un agonia di ben 24 giorni.
    Ci furono tanti proclami, tutta l’ Italia s’ indignò, ma di concreto fu fatto poco o nulla.

    E’ vero, l’ allora governo Prodi approvò il D.Lgs 81 del 9 aprile 2008 (“Testo Unico per la sicurezza sul lavoro”), ma dopo ben 5 mesi dalla strage Thyssen, e dopo vari richiami da parte di RLS, sindacati, politica, quando era stato detto che il testo unico per la sicurezza sul lavoro doveva essere approvato entro fine gennaio 2008.
    Va anche detto che è stato approvato da un governo dimissionario, quindi va dato atto all’ allora Governo Prodi di aver fatto uno sforzo straordinario.

    Nel testo unico per la sicurezza sul lavoro, ci sono molte cose positive, ma anche tante cose che non vanno. Questo testo non è la panacea di tutti i mali che affliggono i luoghi di lavoro.
    Non sto qui ad addentrarmi nei particolari.


    Nel testo unico ci sono anche importanti novità per gli RLS, a cominciare, da una che io considero fondamentale, cioè, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno diritto ad un corso di aggiornamento obbligatorio annuale, mentre con la 626/94 facevi solo un corso obbligatorio di 32 ore e poi basta.

    Dopo quella strage l’ allora Governo Prodi, approvò due decreti sulla sicurezza sul lavoro, uno per l’ aumento delle ispezioni delle Asl, per farle passare da 78 mila a 250 mila, l’ altro sul coordinamento delle attività.


    Qualcuno però mi deve spiegare come è possibile arrivare a 250 mila ispezioni all’ anno, perché davvero non riesco a capirlo, quando i tecnici della prevenzione sono meno di duemila in tutta italia , con circa 5 milioni di aziende da controllare.

    L’ allora governo Prodi fece anche un altro proclama, cioè che entro Gennaio 2008, sarebbero stati assunti 300 nuovi ispettori del lavoro per contrastare le morti sul lavoro e il lavoro nero.
    Ma non è l’ ex ispettorato del lavoro (adesso direzione Provinciale e Regionale del lavoro) l’ organo di vigilanza preposto ai controlli per la sicurezza sul lavoro, ma le Asl, con i loro tecnici della prevenzione nell’ ambiente e nei luoghi di lavoro (Legge 833 del 1978).


    Non vi è alcuna norma di legge che attribuisca “..competenza generale agli organi ispettivi del Ministero del Lavoro, per i rischi che si verificano nei settori edili e di cantieristica”; vero è invece il contrario, e cioè il subordine degli interventi delle DPL, visto che per legge devono essere pre-avvisate la ASL territorialmente competenti di un loro intervento in cantiere (art. 1 comma 2 DPCM 1997, decreto che definisce gli ambiti di “doppia” vigilanza delle DPL ai soli cantieri ed ai lavori subacquei/aria compressa).
    Gli ispettori del lavoro hanno solo una deroga per i cantieri (sempre preavvisando le Asl), che gli è stata data con questo DPCM del 1997.

    Adesso, come tutti ben sanno, al governo c’ è Berlusconi. Se devo dire cosa ha fatto questo governo per la sicurezza sul lavoro, è meglio che stenda un velo pietoso, perché ci sarebbe di cui vergognarsi, però mi faccio coraggio e ci provo.

    Allora, è da quando è in carica, che il Governo Berlusconi, e in particolar modo il suo ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, sta smontando pezzo per pezzo il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro approvato dal governo Prodi.

    Innanzitutto ha rinviato al gennaio 2009 il termine in cui diventerà obbligatorio redigere il Documento di Valutazione dei Rischi, così come ha prorogato anche la scadenza per le norme antincendio e arbitrati.
    Con il Decreto Legge 112 del 25 giugno 2008 è stata cancellata la sanzione a carico del datore di lavoro per non aver munito i lavoratori di tessere di riconoscimento nell’ ambito dello svolgimento di attività in regime di appalto e subappalto (prevedeva una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.500 a 10.000 euro a carico del datore di lavoro per la violazione dell’ articolo 18, comma 1, Dlgs 81/2008).

    Non è finita qui, sarebbe già abbastanza, ma non è finita.

    In autostrada si possono fare turni di 12 ore(vedi i tre operai morti sul lavoro il 2 ottobre 2008, sul cantiere autostradale di Barberino di Mugello), e nessuno può sanzionare l’ azienda, perché l’ attuale governo, con il Decreto 112/08, ha tolto le violazioni sulla durata del lavoro, come causa di sospensione dell’ attività produttiva, e l’ ispettorato del lavoro che dovrebbe controllare il lavoro nero e irregolare, ha le mani legate.

    Sempre per quanto riguarda il lavoro irregolare, che è direttamente collegato alla mancanza di sicurezza sul lavoro, perchè chi lavora in nero, o in grigio, la sicurezza sul lavoro è l’ ultima cosa a cui guarda, c’ è una Direttiva del Ministro del Lavoro Sacconi su servizi ispettivi e sull’ attività di vigilanza (firmata il 18 settembre del 2008), che invito tutti a leggere attentamente (la trovate all’ indirizzo www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/8FD70F8B-B94C-4554-8776-DDB084652466/0/20080918_Dir.pdf).

    La direttiva chiede agli ispettori del lavoro di non intervenire sulla base di segnalazioni anonime da parte dei lavoratori. Una disposizione che, in pratica, chiede agli ispettori del lavoro di non rompere le scatole alle imprese. Sacconi, invece di potenziare i controlli, li depotenzia. E poi ci stupiamo che i controlli non funzionano!
    Come farà adesso un lavoratore ricattabile, a denunciare i suoi “aguzzini” senza esporsi, e quindi rischiando di perdere il proprio posto di lavoro?

    Inoltre, con il libro unico del lavoro, che sostituisce libro matricola e altro, le regolarizzazioni si fanno ogni 20 giorni o più. Altre “armi spuntate” a chi fa controllo sui contratti, cioè la DPL (Direzione Provinciale del Lavoro).

    Casomai il governo non ce la facesse da solo a distruggere il Testo Unico per la sicurezza sul lavoro, le associazioni datoriali gli vengono in soccorso, stilando un documento con 46 proposte di semplificazione, che hanno inviato al Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che se passano, significheranno una cosa sola: ADDIO Testo Unico !

    Passiamo alle cose che andavano, e ancora vanno fatte.

    La prima, da fare immediatamente, è sbloccare le assunzioni dei tecnici della prevenzione dell’ Asl, che sono quelli deputati ai controlli, nella stragrande maggioranza nei luoghi di lavoro.
    Le Asl hanno un personale ispettivo scarsissimo, come ho detto in precedenza, ma queste ispezioni non le ha sbloccate l’ allora Governo Prodi, e non le sbloccherà l’ attuale Governo Berlusconi.

    Anzi, dirò di più, perché è una cosa che non posso dimenticare, e che è vergognosa:
    nel giorno della strage sul lavoro alla Thyssen, l’ allora Governo Prodi, classificava come inammissibile l’ emendamento presentato dai deputati di Rifondazione per aumentare gli organici dei servizi ispettivi delle ASL.

    Motivazione? Carenza di compensazione o compensazione inidonea, ovvero per i controlli non ci sono soldi!
    Con buona pace dei comunicati del Ministero della Salute che parlava di aumentare le ispezioni!

    Seconda cosa, andava fatto un decreto che mettesse delle pene esemplari, per quei datori di lavoro che sono responsabili di infortuni gravi o mortali, perché purtroppo solo in casi rarissimi qualcuno finisce in carcere.

    E’ di questi giorni la notizia di una condanna a 5 anni, per un imprenditore accusato di omicidio colposo per la morte di un artigiano che lavorava in subappalto, Agostino Graziano, 29 anni, di Budrio, morto sul lavoro il 2 luglio 2005 a Medicina, nel bolognese. L’ uomo cadde dal tetto di un capannone.


    Ma è un caso rarissimo, infatti normalmente questi imprenditori il carcere lo vedono solo con il binocolo, come gli imputati responsabili della morte del povero Andrea Gagliardoni, di soli 23 anni, morto il 20 giugno del 2006 con la testa schiacciata in una pressa tampografica nella ditta Asoplast di Ortezzano (AP), una ditta che lavora per il gruppo Merloni.
    Gli imputati sono stati condannati a 8 mesi con la condizionale, con sospensione della pena.


    Matteo Valenti aveva solo 23 anni, è morto 8 novembre del 2004, per le gravi ustioni riportate.
    Pietro Martinelli, il suo datore di lavoro, ha patteggiato una pena, a soli un anno e otto mesi di reclusione.


    E questa sarebbe la giustizia per chi muore sul lavoro e per i loro familiari? E’ una vergogna!

    Ma non è solo la giustizia che manca per chi muore sul lavoro, Mancano dei veri e propri risarcimenti, ma non solo per chi muore, ma anche per chi resta invalido.

    Voglio portare come esempio la morte sul lavoro di Roberto Scavo, postino di 20 anni a tempo determinato, morto il 10 marzo del 2008, mentre in sella al motorino di Poste Italiane consegnava le raccomandate a Lido Comasco, di cui potete leggere qui un articolo de ‘ la Provincia’ , di Como. La famiglia Scavo per la morte del figlio ha ricevuto due assegni dall’ Inail, per una cifra complessiva di 1.725 euro, come assegno funerario.

    La vita di un ragazzo di soli 20 anni vale per l’ Inail solo 1700 euro, perché l’ Inail ha da rispettare delle tabelle, e per loro, dato che Roberto non aveva eredi, non manteneva la famiglia, quindi aveva diritto solo all’ assegno funerario.

    E’ una vergogna, uno scandalo, se pensiamo, che l’ Inail ha un avanzo di bilancio di quasi 2 miliardi di euro l’ anno (nel 2007 1,7 miliardi).

    Quello che molti chiamano “tesoretto Inail” ha raggiunto la cifra di ben 14,2 miliardi di euro, ed è probabile che il prossimo anno sfiorerà, se non supererà, i 16 miliardi di euro. Che fine farà il “tesoretto Inail”? Se il nostro fosse un paese normale, sarebbero spesi per aumentare le rendite da fame agli invalidi del lavoro, ai familiari delle vittime del lavoro, che molte volte ricevono solo un assegno funerario, per fare formazione per la sicurezza sul lavoro ai lavoratori e ai datori di lavoro, dato che come tutti ben sanno manca una cultura della sicurezza sul lavoro nelle aziende.
    Il “tesoretto Inail” non possiamo utilizzarlo perché rientriamo nel patto di stabilità, è così che si è espresso il Presidente e commissario straordinario dell’ Inail, Marco Fabio Sartori.Intanto gli invalidi continuano a ricevere rendite da fame, i familiari delle vittime sul lavoro dei risarcimenti vergognosi.

    Un’ altra cosa che andava fatta subito era cambiare la legge su cui si basano questi risarcimenti, che è un decreto Legge di ben 43 anni fa (Decreto 30 giugno 1965 n 1124), che si può leggere qui , e qui gli allegati. La società dal 1965 ad oggi è cambiata, ecco perché è necessario intervenire, modificando questa legge, perché bisogna tutelare i nuovi diritti.

    Andava fatto un decreto legge che prevedesse la sicurezza sul lavoro, come materia di insegnamento fin dal prossimo anno scolastico, partendo dalla scuole elementari.In Francia si insegna già da anni, ma noi siamo in Italia ! In compenso però si fanno tagli drastici alla scuola e alle Università.

    Un’ altra cosa che andava fatta: Cgil, Cisl e Uil nazionali dovevano proclamare, fin da subito, uno sciopero generale di otto ore, con manifestazione nazionale a Roma, per dire basta a questa vergogna nazionale.

    Lo so che non è solo con lo sciopero che le cose sarebbero cambiate, ma avrebbe aiutato. Invece dopo la strage i sindacati (metalmeccanici), proclamarono uno sciopero generale nazionale di sole due ore (ultime due di ogni turno), senza nessuna manifestazione. Se pensiamo a ieri, è oro colato, perché oggi, quando ci sono tanti morti sul lavoro in un solo giorno, i sindacati si sono ridotti a fare scioperi provinciali o regionali di una sola ora. E questa sarebbe la risposta del sindacato?

    Ecco cosa è stato fatto fino a oggi. Ai lettori tirare le somme. Per quanto mi riguarda, non ci siamo assolutamente.


    * (bazzoni_m@tin.it), rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

    ARDITI NON GENDARMI

  2. #2
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    Non ci siamo proprio.

    Qui però chiedere cambiamenti a suon di scioperi..non so'a cosa serva.

    La questione è (e te pareva ) politica e non strettamente sindacale.

    C'è da andare oltre nel 2008 da aggiustare le situazioni lavorative e infatti occorre una rielaborazione politica che non può fare un sindacato (al momento nessuno) e intercettare i lavoratori "altrove".

 

 

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