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  1. #1
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    Euroopalle ... ovvero l'Europa che stiamo costruendo.



    dal sito di Nuvolarossa

    >E' piu' di un secolo che si parla di Europa Unita ma per ora e' stata fatta solo >l'Europa delle banche, della moneta e delle multinazionali....... ..a quando l'Europa >Politica degli Stati Uniti D'Europa a quando quell'Europa dei Popoli vaticinata da >G.Mazzini ?......
    >...omissis...
    >......quando il disegno europeo sara' portato a compimento noi Italiani avremo >l'orgoglio di poter dire che fu un Italiano, MAZZINI, a costruire l'azione di un >pensiero ideale e sognatore per l'unita' dei Popoli.

    questo è quanto auspicano i mazziniani che sia riconosciuta la paternità dell' idea di Europa a Mazzini, io sono d'accordo con Te, Nuvolarossa, ho scritto qualcosa di simile in un altro thread.
    ma ci sono molti già ora che l'Europa non è ancora fatta, che rivendicano l' idea.
    per fortuna i documenti non mancano, ma la forza propagandistica sì

    fraterni saluti
    Mazzinionline
    Mazzinionline

  2. #2
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    Predefinito


  3. #3
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    Predefinito un regalo

    già sarebbe un bel regalo x i mazziniani veder realizzata l'Europa politica.
    Mazzinionline
    Mazzinionline

  4. #4
    Garibaldi
    Ospite

    Predefinito

    Ma cosa vuol dire:
    Europa che palle????
    Non so se ho capito ma mi sembra sfasato il brontolamento con il contenuto !!!!111
    Europa politica unita !! Speriamo !!!!!!!1
    Ma la vedo dura con tutti i fondamentalisti/nazionalisti che ci sono in giro !!!!!
    Ogni eventuale riferimenro a francia e germania e' proprio VOLUTO!!!!!!!!

  5. #5
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    Predefinito stiamo attenti

    vuol dire stiamo attenti:
    che non ci raccontino delle palle sull' Europa.
    tra quella che vogliono (ma la vogliono poi?) altri per i loro interessi e quella che pensiamo noi c' è un abisso!
    fraternamente
    Mazzinionline
    Mazzinionline

  6. #6
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    Predefinito Maastricht auf wiedersehen

    Berlino sforacchia Maastricht

    deficit tedesco al 3,7%
    Il deficit della Germania è salito al 3,7 per cento del pil nel primo semestre del 2003. Lo ha rivelato il quotidiano economico tedesco Handelsblatt riportando le dichiarazioni di un portavoce del ministro delle Finanze tedesco Hans Eichel. Nel periodo da gennaio a giugno il deficit tedesco ha raggiunto i 38,45 miliardi di euro.
    Esilarante, anche se a scoppio ritardato, la dichiarazione di Hans Eichel, ministro del centro-sinistra tedesco, rilasciata l'anno scorso, clicca per leggerla ... al confronto il Ministro Tremonti e' un mago della finanza statale.

    Maastricht auf wiedersehen

  7. #7
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    Predefinito Difesa armata, di Davide Giacalone

    E¹, dunque, finita, con voto largo e senza distinzione fra maggioranza ed
    opposizione parlamentari, la leva obbligatoria. Non solo ha accompagnato la
    storia dell¹Italia unita, per 143 anni, ma ne è stato uno degli elementi
    costitutivi.

    L¹ ³esercito di popolo² fu voluto perché era l¹unico strumento per dare
    forza al nuovo Stato, ma fu mantenuto anche per evitare che le Forze Armate
    fossero colte da tentazioni autoritarie, sopraffacendo gli altri poteri
    democratici. Da molti anni, però, la democrazia italiana è forte e salda,
    non corre più quel tipo di rischi (gli squilibri fra poteri sono, da ultimo,
    giunti dal fronte della giustizia, non da quello della difesa), e l¹esercito
    di leva era divenuto troppo costoso e poco efficiente.

    Fra i suoi meriti, diciamo così, ³secondari², vi fu anche il far viaggiare i
    giovani maschi, spostandoli su e giù per l¹Italia, in un Paese ancora troppo
    povero per avere la mobilità di oggi. Più di un matrimonio si deve proprio
    all¹esercito di leva.

    Ora la difesa è interamente affidata ai volontari, come quelli dei nostri
    contingenti impegnati all¹estero: più preparati e professionali.

    L¹abolizione della leva è cosa giusta, semmai tardiva. Ma non basta a
    risolvere il problema politico della difesa. Questo, infatti, si lega alla
    soluzione del problema politico dell¹Europa: un continente con una sola
    moneta non può avere due o tre politiche estere e venticinque organizzazioni
    armate. Di questo occorrerà parlare, una volta smaltita la soddisfazione
    per il voto di ieri.

    Davide Giacalone

    .............................
    tratto dal Gruppo "I Repubblicani"
    http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...ni/message/807

  8. #8
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    Predefinito tratto da LA GAZZETTA DEL SUD 6 novembre 2004

    La corsa senza freni porta la moneta unica a 1,2965 dollari - Euro, nuovo record

    Schröder minimizza: la situazione non è drammatica

    ROMA – L'euro è lanciato in una corsa senza freni – favorita dall'assenza di serie preoccupazioni da parte delle massime autorità europee – e aggiorna a 1,2965 il record storico di 1,2930 segnato solo otto mesi fa. Il record era peraltro in vista già nella giornata di giovedì, in virtù dei molti fattori che mantengono basso il profilo del biglietto verde e dell'assenza di allarme su un eventuale impatto negativo del supereuro sulla crescita di Eurolandia, riscontrata nelle parole del numero uno della Bce, Jean Claude Trichet nella conferenza stampa seguita ai lavori del consiglio direttivo. Su questa linea “rilassata” si è espresso ieri anche il cancelliere tedesco Gerhard Schröeder a margine del vertice Ue a Bruxelles. Per Schroeder, infatti, la forza dell'euro «al momento non è ancora così drammatica e per questo non si dovrebbe discutere su alcuna misura politica» per contrastarla. L'impennata dell'euro è seguita peraltro a una momentanea discesa, fin sotto soglia 1,28, determinata dal dato scintillante sui nuovi posti di lavoro creati ad ottobre negli Usa risultati nell'ordine di 337.000, ovvero circa il doppio rispetto la cifra prevista. Il mercato ha approfittato di questo rimbalzo dell'1% per far partire gli ordini di vendita sul dollaro, su cui non c'è peraltro intenzione di scommettere in un fase ancora di forte preoccupazione riguardo ai deficit gemelli (di bilancio e commerciale) che affliggono gli Usa. La riconferma di Bush alla presidenza Usa ha pesato negativamente sul dollaro proprio in prospettiva del mantenimento di una politica, quale appunto quella in cui è stata finora impegnata l'amministrazione repubblicana, volta a mantenere il dollaro debole per favorire l'export e fornire dunque una importante stampella a una economia che denuncia pesanti squilibri. «Se un dato brillante come quello diffuso oggi ( ieri , ndr)sui nuovi posti di lavoro non riporta su il dollaro, diventa chiaro che nel biglietto verde c'è qualcosa che proprio non va» osserva David Bloom, esperto di cambi di Hsbc Holdings a Londra. L'allarme su quanto sia sceso l'appeal verso gli asset Usa si è già avuto, del resto, negli ultimi dati sull' andamento degli acquisti da parte di investitori stranieri. Proprio a partire dai dati di agosto risultati in pesante calo, comunicati ai mercati il 18 ottobre scorso, il biglietto verde ha perso oltre il 4% contro euro. Solo nell'ultima settimana, il bilancio è stato di una flessione dell'1% contro la moneta unica e dello 0,2% contro lo yen. La previsione degli addetti ai lavori è ora di un'ascesa dell'euro oltre la soglia di 1,30 nel corso della prossima settimana, anche se nel lungo termine, avvisano alcuni operatori, potrebbe esserci una rimonta del biglietto verde sulla scia del rialzo dei tassi che dovrebbe essere deciso in entrambe le restanti riunioni 2004 della Federal Reserve. Nei prossimi giorni si vedrà se queste previsioni sono giuste, oppure se saranno smentite dai fatti o da fattori attualmente non presi nella giusta considerazione dagli analisti.

  9. #9
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    Predefinito tratto da www.pri.it

    [color=dark blue]L'apertura alla Cina

    Sulla revoca dell'embargo l'Unione europea sceglie una posizione prudente
    [/color]
    Il dipartimento di Stato americano non ha apprezzato l'apertura dell'Ue alla Cina per la questione dell'embargo militare. E questo perché Washington, sostanzialmente, ritiene che i passi compiuti da Pechino sul fronte dei diritti civili ed umani restino insufficienti, così come gli equilibri con il Taiwan e il Giappone potrebbero subire pericolose alterazioni. Preso atto della posizione americana, la nostra impressione della giornata in cui all'Aja si è svolto l'incontro fra la Ue e la Cina, è piuttosto controversa. Avevamo infatti notato una dichiarazione del ministro degli esteri olandese Bernard Bot, che si era detto immediatamente contrario alla revoca dell'embargo. Al termine della riunione la notizia era che comunque l'Ue avrebbe lavorato per la revoca dello stesso. Tanto sarebbe bastato al premier cinese, anche perché c'è chi sostiene che l'embargo possa finire per l'Ue già dai primi mesi del 2005. Da qui la reazione statunitense.

    Per quanto la vicenda si mostri molto complessa, la posizione della Ue ci è parsa comunque più prudente di quella dell'Italia, forte la prima dell'influenza britannica e dei Paesi nordici, Olanda inclusa, preoccupati per la politica interna ed estera della Cina, rispetto a chi, come la Francia, conta su una piena affidabilità di Pechino. Certo è che il regime cinese è molto lontano da una qualche forma democratica accettabile e che l'evoluzione dello stesso resta tutta sul piano del mercato e dell'economia, non certo della politica. Anche confidando sulla volontà di piena integrazione della Cina e convinti, da sempre, che una politica di apertura e di dialogo sia più utile di una di contrapposizione, crediamo che certe riserve vadano mantenute e controbilanciate da manifeste intenzioni positive di Pechino, che nelle dichiarazioni ufficiali mancano.

    Certo noi comprendiamo le intenzioni italiane nei confronti di un gigante economico capace di spazzarci via con un buffetto. Vi è l'esigenza di anticipare una partnership commerciale, valorizzare le nostre imprese su quel mercato, piuttosto di subire l'invasione nel nostro. Però un grado di fermezza sui principi va recuperata, se non vogliamo dare l'impressione ai cinesi che per l'Italia gli aspetti politici interni e la politica internazionale siano irrilevanti rispetto agli affari, e se non vogliamo apparire più "aperturisti" della stessa Ue, tanto da sfidare le ire statunitensi.

    Roma, 9 dicembre 2004

  10. #10
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    Predefinito tratto da L'OPINIONE 6 aprile 2005

    L’Ue contro Zapatero per l’esenzione Iva alla chiesa cattolica

    di Dimitri Buffa

    Lo scorso 21 marzo la Commissione europea, non avendo ritenuto giuridicamente fondate le motivazioni con le quali la Spagna ha giustificato la propria legislazione, ha contestato a Zapatero la violazione della direttiva sull’Iva in relazione all’esenzione concessa alla Chiesa cattolica.
    La notizia a qualcuno potrebbe sembrare come quella dell’uomo che morde il cane. Ma per Maurizio Turco, segretario di anticlericale.net e già presidente dei deputati radicali al Parlamento europeo, nonché autore della denuncia da cui è partita la procedura d’infrazione della Ue nei confronti della Spagna, le cose non sarebbero affatto così.
    “La decisione della Commissione europea di messa in mora dello Stato spagnolo per violazione della direttiva sull’Iva è anche una sonora bocciatura del governo Zapatero – sostiene Turco - “sin dal momento della sua elezione abbiamo chiesto al primo ministro spagnolo meno parole e più fatti non solo sul fronte dei diritti civili e della separazione tra Stato e confessioni religiose, ma anche sul piano della libertà religiosa.
    Libertà religiosa che è violata nel momento in cui solo una tra le diverse confessioni gode di prerogative e privilegi.”
    Insomma il braccio di ferro con i vescovi farà pure onore a Zapatero, ma compensare il riconoscimento delle coppie gay con maggiori introiti verso la chiesa cattolica spagnola, con il denaro di tutti i cittadini spagnoli, anche i non cattolici, non è davvero stata una grande pensata.

 

 
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