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    Predefinito Magdi Allam su Barack Obama

    La storica vittoria di Obama: temo che sarà ricordato per il tracollo dell'America e la disfatta della civiltà occidentale

    L'Europa, tutti noi, saremo coinvolti in un processo involutivo di decadenza sia sul piano economico, con il prevalere di un capitalismo alla cinese, sia sul piano sociale e culturale, con la diffusione del multiculturalismo infestato dal morbo ideologico del nichilismo, relativismo, islamicamente corretto


    Cari amici,

    la vittoria di Barak Obama è certamente un fatto di portata storica. Lo è indubbiamente per l’aspetto più manifesto: si tratta del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America. Ma io temo che sarà ricordato dalla storia non tanto per il colore della sua pelle, per le sue radici keniote e per il padre musulmano poligamo, ma perché sarà il presidente che accelererà il tracollo dell’America come superpotenza mondiale e, di conseguenza, condurrà alla disfatta dell’insieme della civiltà occidentale.

    Ciò coinvolgerà inesorabilmente l’Europa, quindi tutti noi, in un processo involutivo di decadenza sia sul piano economico, con il prevalere di una forma di capitalismo alla cinese caratterizzato dal materialismo assoluto e dal consumismo sfrenato senza regole etiche e diritti umani, sia sul piano sociale e culturale, con la diffusione del multiculturalismo infestato dal morbo ideologico del nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo e indifferentismo.

    Io sono sinceramente felice per la vittoria di un giovane di 47 anni alla guida degli Stati Uniti, a maggior ragione se incarna il riscatto di una minoranza etnica che arrivò in America come schiavi. L’America dimostra di essere una nazione dove il rinnovamento generazionale è una costante e dove il cambiamento è un tratto fisiologico perché si radica nel primato dei valori costituzionali che affermano la parità dei cittadini indipendentemente dall’etnia d’origine, dalla confessione o status sociale.

    Ammiro Obama per la lucidità e l’intuito con cui è riuscito a percepire la voglia di cambiamento degli americani. Un cambiamento ricercato a tutti i costi perché si è attribuito all’amministrazione repubblicana di George Bush la causa e la responsabilità di tutti i mali dell’America. Anche se di fatto la guerra in Iraq sta finalmente registrando la disfatta del terrorismo di Al Qaeda dopo aver rovesciato il regime tirannico di Saddam Hussein. Facile e scontato quindi oggi sostenere a viva voce che è in Afghanistan che ci si deve impegnare massimamente per combattere il terrorismo islamico globalizzato. Ed anche se di fatto Bush, sul piano economico, ha osato l’inverosimile operando un massiccio intervento statale con fondi pubblici a sostegno delle banche fallite dopo l’esplosione della bolla speculativa, ponendo fine al mito del libero mercato che si autoregolamenta da sé, facendosi invece scoprire che il mercato necessita di regole etiche. Il fatto che sia stato un repubblicano, un acerrimo assertore dell’inviolabilità del libero mercato, ad assumere un’iniziativa statalista di stampo socialista, e che ciò avviene nella nazione simbolo del capitalismo, dà l’idea della svolta epocale legata alla fine di un mito.

    Ammiro Obama per l’intelligenza con cui ha individuato nei giovani il fattore trainante del cambiamento, valorizzando in modo ottimale la loro passione e la loro disponibilità a concedersi totalmente.

    Ammiro Obama per la straordinaria capacità di coinvolgere l’insieme della popolazione americana nella più ampia e capillare rete virtuale ed economica che ha consentito di dar vita a un mastodontico e consistente sistema di autofinanziamento con milioni di piccoli contribuenti che ha fruttato, fino alla fine del mese di settembre, oltre 600 milioni di dollari di cui la gran parte inviati da sostenitori che, singolarmente, hanno inviato una somma inferiore ai 50 dollari. Anche se certamente Obama ha potuto godere, in partenza, anche del sostegno di grandi finanziatori che lo hanno messo, in un secondo tempo, nella condizione di rendersi economicamente autonomo.

    Gli americani non ne potevano più di George Bush e del suo Partito Repubblicano, a dispetto di tutto e di tutti, ed Obama ha saputo cogliere questo messaggio. Obama è stato inoltre avvantaggiato dal fatto che il ceto medio, indebolito dalla crisi economica, si è riconosciuto nelle sue posizioni assistenzialiste che promettono maggiori servizi pubblici ai cittadini, quindi con una maggiore presenza dello Stato, rispetto alle posizioni liberiste che affidano allo sgravio fiscale la possibilità dei singoli di godere di un miglior tenore di vita, quindi con una minore presenza dello Stato.

    Tuttavia ciò che mi preoccupa in Obama è lo spirito sessantottino che ha animato il discorso da lui pronunciato a Berlino, in cui ha elevato la retorica dell’abbattiamo tutti i muri tra tutte le religioni, tutti i paesi, tutti gli uomini, senza porsi delle domande sui contenuti, senza chiedersi perché sono stati eretti questi muri e del pericolo che in essi si annida. Così come mi preoccupano i toni populisti del discorso della vittoria, “l’America è il luogo nel quale tutto è possibile”, “la vera forza della nostra nazione non nasce dalle armi o dalle ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali”.

    Ciò che mi preoccupa massimamente di Obama è l’assenza di una chiara visione e strategia per il futuro dell’America e del mondo: “La strada che abbiamo davanti sarà lunga. La salita rapida. Forse non arriveremo al traguardo in un solo anno, forse non basterà un unico mandato”. Obama non indica né una strada né un traguardo. Ci dice solo che sarà lunga, rapida e incerta. E’ più concentrato sulla realtà contingente che si esaurisce nella denuncia di ciò che non va, che sulla realtà strutturale che implica la proposta di ciò che si deve costruire. E’ infatuato dal mito del dialogo, dall’illusione che il dialogo sia la panacea di tutti i mali del mondo e che a furia di dialogare anche con i peggiori tiranni, a partire dal presidente nazi-islamico iraniano Ahmadinejad, qualcosa di buono ne uscirà fuori. Ma dato che i suoi consiglieri, ben più avveduti, lo invitano alla cautela per non mettersi contro i poteri forti in America, Obama passa da un estremo all’altro, minacciando anche di muovere la guerra contro l’Iran e contro il Pakistan.

    Ebbene, cari amici, nel nostro rapporto con la realtà e nella nostra voglia di cambiamento della realtà, noi dobbiamo partire dalla considerazione della realtà per quella che è, e purtroppo, la realtà ci rappresenta un’America e un’Europa in declino sul piano economico e sul piano sociale e culturale. Un declino che si tocca con mano nel constatare l’imperversare del capitalismo alla cinese al punto che oggi la Cina comunista è il principale creditore del debito pubblico americano, e nel successo degli estremisti islamici che adottano il terrorismo dei taglia-lingua nel conquistare spazi sempre più ampi di potere in seno all’insieme dell’Occidente. Un declino che si deve proprio al venir meno del primato dei valori e delle regole che sono il fondamento del riscatto della civiltà occidentale che si alimenta del binomio indissolubile di verità e libertà, di fede e ragione, che ha le sue radici profonde nella fede, nella cultura e nella tradizione cristiana che ha saputo raccogliere l’eredità del pensiero greco, romano, laico e liberale.

    Cari amici, vi saluto con la convinzione che è giunta l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per affrancarci dall’ideologia suicida del relativismo che affligge l’Occidente e dall’ideologia omicida del nichilismo che arma l’estremismo islamico, per affermare con coraggio e difendere con tutti i mezzi la Civiltà della Fede e Ragione. Andiamo avanti insieme sul cammino della Verità, Vita, Libertà e Pace, per un’Italia, un’Europa e un mondo che considerino centrali i Valori e le Regole, della conoscenza oggettiva, della comunicazione responsabile, della sacralità della vita, della dignità della persona, dei diritti e doveri, della libertà di scelta, del bene comune e dell’interesse generale, promuovendo un Movimento di riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica. Con i miei migliori auguri di sempre nuovi traguardi, successi ed un mondo di bene.

    Magdi Cristiano Allam


    http://www.magdiallam.it/node/7694#comments

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  2. #2
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    Ho letto con vivo interesse questo articolo di Magdi Allam.
    Il fondatore di "Protagonisti per l'Europa Cristiana" giustamente sottolinea la mancanza, da parte del neo-eletto Presidente, di una visione chiara, in grado di sostenere la posizione ed il ruolo degli Stati Uniti del mondo.
    E' facile parlare di sogni, di utopie, di abbattimento delle barriere, di "dialogo" con tutti; altra cosa è trovare accordi con chi odia l'Occidente, e sputa veleno ogni giorno sui cristiani e sugli ebrei.
    Obama rischia seriamente di dare il colpo di grazia all'America, di cedere nel falso e sterile (anzi, dannoso) buonismo d'accatto, a causa di una totale mancanza di energia e coraggio.
    Anche le aperture alla ricerca sugli embrioni (considerati come oggetti da manipolare, esseri biologici sui quali compiere indegni esperimenti) e all'aborto costituiscono segnali decisamente preoccupanti, e potenzialmente distruttivi.
    Ho letto le motivazioni che inducono Magdi Allam ad ammirare, solo per certi versi, Barack Obama, ma io sono decisamente più drastico. Non c'è veramente nulla da apprezzare, neanche in modo indiretto, del neo Presidente.
    Quest'ultimo è solo fonte di preoccupazioni e ansia...

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    La storica vittoria di Obama: temo che sarà ricordato per il tracollo dell'America e la disfatta della civiltà occidentale

    L'Europa, tutti noi, saremo coinvolti in un processo involutivo di decadenza sia sul piano economico, con il prevalere di un capitalismo alla cinese, sia sul piano sociale e culturale, con la diffusione del multiculturalismo infestato dal morbo ideologico del nichilismo, relativismo, islamicamente corretto


    Cari amici,

    la vittoria di Barak Obama è certamente un fatto di portata storica. Lo è indubbiamente per l’aspetto più manifesto: si tratta del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d’America. Ma io temo che sarà ricordato dalla storia non tanto per il colore della sua pelle, per le sue radici keniote e per il padre musulmano poligamo, ma perché sarà il presidente che accelererà il tracollo dell’America come superpotenza mondiale e, di conseguenza, condurrà alla disfatta dell’insieme della civiltà occidentale.

    Ciò coinvolgerà inesorabilmente l’Europa, quindi tutti noi, in un processo involutivo di decadenza sia sul piano economico, con il prevalere di una forma di capitalismo alla cinese caratterizzato dal materialismo assoluto e dal consumismo sfrenato senza regole etiche e diritti umani, sia sul piano sociale e culturale, con la diffusione del multiculturalismo infestato dal morbo ideologico del nichilismo, relativismo, islamicamente corretto, buonismo, laicismo, soggettivismo giuridico, autolesionismo e indifferentismo.

    Io sono sinceramente felice per la vittoria di un giovane di 47 anni alla guida degli Stati Uniti, a maggior ragione se incarna il riscatto di una minoranza etnica che arrivò in America come schiavi. L’America dimostra di essere una nazione dove il rinnovamento generazionale è una costante e dove il cambiamento è un tratto fisiologico perché si radica nel primato dei valori costituzionali che affermano la parità dei cittadini indipendentemente dall’etnia d’origine, dalla confessione o status sociale.

    Ammiro Obama per la lucidità e l’intuito con cui è riuscito a percepire la voglia di cambiamento degli americani. Un cambiamento ricercato a tutti i costi perché si è attribuito all’amministrazione repubblicana di George Bush la causa e la responsabilità di tutti i mali dell’America. Anche se di fatto la guerra in Iraq sta finalmente registrando la disfatta del terrorismo di Al Qaeda dopo aver rovesciato il regime tirannico di Saddam Hussein. Facile e scontato quindi oggi sostenere a viva voce che è in Afghanistan che ci si deve impegnare massimamente per combattere il terrorismo islamico globalizzato. Ed anche se di fatto Bush, sul piano economico, ha osato l’inverosimile operando un massiccio intervento statale con fondi pubblici a sostegno delle banche fallite dopo l’esplosione della bolla speculativa, ponendo fine al mito del libero mercato che si autoregolamenta da sé, facendosi invece scoprire che il mercato necessita di regole etiche. Il fatto che sia stato un repubblicano, un acerrimo assertore dell’inviolabilità del libero mercato, ad assumere un’iniziativa statalista di stampo socialista, e che ciò avviene nella nazione simbolo del capitalismo, dà l’idea della svolta epocale legata alla fine di un mito.

    Ammiro Obama per l’intelligenza con cui ha individuato nei giovani il fattore trainante del cambiamento, valorizzando in modo ottimale la loro passione e la loro disponibilità a concedersi totalmente.

    Ammiro Obama per la straordinaria capacità di coinvolgere l’insieme della popolazione americana nella più ampia e capillare rete virtuale ed economica che ha consentito di dar vita a un mastodontico e consistente sistema di autofinanziamento con milioni di piccoli contribuenti che ha fruttato, fino alla fine del mese di settembre, oltre 600 milioni di dollari di cui la gran parte inviati da sostenitori che, singolarmente, hanno inviato una somma inferiore ai 50 dollari. Anche se certamente Obama ha potuto godere, in partenza, anche del sostegno di grandi finanziatori che lo hanno messo, in un secondo tempo, nella condizione di rendersi economicamente autonomo.

    Gli americani non ne potevano più di George Bush e del suo Partito Repubblicano, a dispetto di tutto e di tutti, ed Obama ha saputo cogliere questo messaggio. Obama è stato inoltre avvantaggiato dal fatto che il ceto medio, indebolito dalla crisi economica, si è riconosciuto nelle sue posizioni assistenzialiste che promettono maggiori servizi pubblici ai cittadini, quindi con una maggiore presenza dello Stato, rispetto alle posizioni liberiste che affidano allo sgravio fiscale la possibilità dei singoli di godere di un miglior tenore di vita, quindi con una minore presenza dello Stato.

    Tuttavia ciò che mi preoccupa in Obama è lo spirito sessantottino che ha animato il discorso da lui pronunciato a Berlino, in cui ha elevato la retorica dell’abbattiamo tutti i muri tra tutte le religioni, tutti i paesi, tutti gli uomini, senza porsi delle domande sui contenuti, senza chiedersi perché sono stati eretti questi muri e del pericolo che in essi si annida. Così come mi preoccupano i toni populisti del discorso della vittoria, “l’America è il luogo nel quale tutto è possibile”, “la vera forza della nostra nazione non nasce dalle armi o dalle ricchezze, bensì dalla vitalità dei nostri ideali”.

    Ciò che mi preoccupa massimamente di Obama è l’assenza di una chiara visione e strategia per il futuro dell’America e del mondo: “La strada che abbiamo davanti sarà lunga. La salita rapida. Forse non arriveremo al traguardo in un solo anno, forse non basterà un unico mandato”. Obama non indica né una strada né un traguardo. Ci dice solo che sarà lunga, rapida e incerta. E’ più concentrato sulla realtà contingente che si esaurisce nella denuncia di ciò che non va, che sulla realtà strutturale che implica la proposta di ciò che si deve costruire. E’ infatuato dal mito del dialogo, dall’illusione che il dialogo sia la panacea di tutti i mali del mondo e che a furia di dialogare anche con i peggiori tiranni, a partire dal presidente nazi-islamico iraniano Ahmadinejad, qualcosa di buono ne uscirà fuori. Ma dato che i suoi consiglieri, ben più avveduti, lo invitano alla cautela per non mettersi contro i poteri forti in America, Obama passa da un estremo all’altro, minacciando anche di muovere la guerra contro l’Iran e contro il Pakistan.

    Ebbene, cari amici, nel nostro rapporto con la realtà e nella nostra voglia di cambiamento della realtà, noi dobbiamo partire dalla considerazione della realtà per quella che è, e purtroppo, la realtà ci rappresenta un’America e un’Europa in declino sul piano economico e sul piano sociale e culturale. Un declino che si tocca con mano nel constatare l’imperversare del capitalismo alla cinese al punto che oggi la Cina comunista è il principale creditore del debito pubblico americano, e nel successo degli estremisti islamici che adottano il terrorismo dei taglia-lingua nel conquistare spazi sempre più ampi di potere in seno all’insieme dell’Occidente. Un declino che si deve proprio al venir meno del primato dei valori e delle regole che sono il fondamento del riscatto della civiltà occidentale che si alimenta del binomio indissolubile di verità e libertà, di fede e ragione, che ha le sue radici profonde nella fede, nella cultura e nella tradizione cristiana che ha saputo raccogliere l’eredità del pensiero greco, romano, laico e liberale.

    Cari amici, vi saluto con la convinzione che è giunta l’ora di assumerci la responsabilità storica di agire da protagonisti per affrancarci dall’ideologia suicida del relativismo che affligge l’Occidente e dall’ideologia omicida del nichilismo che arma l’estremismo islamico, per affermare con coraggio e difendere con tutti i mezzi la Civiltà della Fede e Ragione. Andiamo avanti insieme sul cammino della Verità, Vita, Libertà e Pace, per un’Italia, un’Europa e un mondo che considerino centrali i Valori e le Regole, della conoscenza oggettiva, della comunicazione responsabile, della sacralità della vita, della dignità della persona, dei diritti e doveri, della libertà di scelta, del bene comune e dell’interesse generale, promuovendo un Movimento di riforma etica dell’informazione, della società, dell’economia, della cultura e della politica. Con i miei migliori auguri di sempre nuovi traguardi, successi ed un mondo di bene.

    Magdi Cristiano Allam


    http://www.magdiallam.it/node/7694#comments
    Lo predico da almeno due anni: Obama è stato messo li dal GOP e sarà il caprone espiatorio della grande crisi. Il Gop potrà dire: ecco, la colpa è del negro.

 

 

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