Dal Cilento viene una notizia stracolma di pregiudizi, luoghi comuni e ignoranza storica: un neonato Comitato Antiborbonico protesta contro i tagli alla sanità della regione Campania.
Il suo promotore non si è accorto di essere più che un antiquario un antiquato perché, per spronare alla lotta i Cilentani, si rifà ai sedicenti moti rivoluzionari del 1828 contro le sedicenti vessazioni del regime borbonico.
Come è possibile passare una vita intera fidandosi delle corbellerie nei libri di storia scritti dai vincitori senza mai farsi sfiorare da un dubbio, da un fremito di amore per la propria patria duosiciliana, dall’osservazione della realtà locale connotata dall’emigrazione e dal sottosviluppo a partire giusto dal 1860.
Alla fine del 2008 esistono ancora persone che hanno l’impudenza di caricare tutto il marcio delle istituzioni sul capro espiatorio dei Borbone, stravolgendo completamente cause ed effetti e inibendosi di fatto la possibilità di superare i grossi problemi quotidiani che affliggono il Cilento, come pressoché tutto il Mezzogiorno.
L’arretratezza dell’élite culturale meridionale verso la propria storia recente è la piaga cancrenosa in cui alligna il federalismo che scende (come il risorgimento…) dal nord e che sta scolpendo definitivamente due Italie. Una tosco-padana,tutelata e gelosa della sua ricchezza razziata a sud; l’altra meridionale, annegata nel putridume dell’intellighenzia conformista e ignorante (come il comitato cilentano) e destinata in tal modo a subire un tenore di vita di 60 anni fa. Gli anziani se lo ricordano: senza occupazione, senza infrastrutture, senza stabilità economica e quindi senza servizi sanitari sufficienti , come sta per accadere ineluttabilmente ad Agropoli.
Solo cambiando totalmente prospettiva verso il periodo borbonico, sarà possibile al Sud ritrovare il suo orgoglio vero e farsi quindi rispettare dagli enti locali e da quelli nazionali che li comandano a bacchetta.
http://www.neoborbonici.it/portal/in...3377&Itemid=82




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