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  1. #1
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    Predefinito La libertà individuale come impegno sociale

    Ho avuto una discussione con Winnie sulle libertà negative e le libertà positive.... Partendo dalla recensione di questo libro:

    I liberali/liberalisti difendono a tutti i costi le ragioni dell'individuo. I socialdemocratici/comunitari contrappongono quelle della società nel suo complesso. Ma, scrive Sen, questo "è un falso dilemma". Soprattutto se la libertà è intesa in senso pieno, non solo negativo (libertà dalla violenza, dal furto, ecc.) ma anche positivo (libertà di un pieno esercizio di tutti i diritti di cittadino). La 'libertà di' riguarda ciò che, tenuto conto di tutto, una persona può o meno conseguire. Al contrario la 'libertà da' si concentra precisamente sull'assenza di una serie di limitazioni che una persona può imporre a un'altra (o che lo Stato o altre istituzioni possono imporre agli individui). Una adeguata concezione della libertà dovrebbe essere sia positiva che negativa, poiché entrambe sono importanti: la piena libertà dell'individuo non può che raggiungersi attraverso un impegno collettivo, sociale. Questo saggio tratta di un conflitto - vero o presunto - che è fondamentale per la politica sociale ed economica contemporanea e che assume una particolare rilevanza nel dibattito corrente in Europa. Esso riguarda la tensione tra gli 'obblighi pubblici di una società, da un lato, e la necessità del 'rigore finanziario', dall'altro. Una riflessione magistrale che entra nel vivo del dibattito politico e filosofico attuale, rompendo gli schemi consolidati sul rapporto tra individuo e società.
    http://www.lafeltrinelli.it/products...=0&cat1=1&prm=

    Winnie mi ha fatto notare che la teoria di Sen non regge, mi spieghereste perchè? Perchè libertà negative e libertà positive non possono coesistere?

    Aiutatemi a chiarmi le idee su questo tema!

  2. #2
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    Ciao silence.
    Riprendiamo il discorso da dove l'avevamo lasciato.
    Premettendo che non sono un esperto di filosofia del diritto credo che le libertà positive siano superflue nel senso che sono già comprese nelle libertà negative.
    Se sei "libero da" sei anche "libero di".
    Generalmente i sostenitori delle libertà positive ti diranno che in realtà non sei libero perché se ad esempio hai fame ma non hai cibo non puoi "conseguire" quello che conseguiresti se avessi il cibo. Quindi si dovrebbe "organizzare un sistema" che permette a tutti di ottenere del cibo, indipendentemente dal desiderio di chi ce l'ha di cederlo. L'unico modo però è sottrarlo a chi ce l'ha, e in questo modo si viola una libertà negativa. Dal ragionamento sul cibo si può passare ad un ragionamento analogo per altre cose meno necessarie (la casa, l'assitenza sanitaria, l'istruzione) e finisce che le libertà positive si mangiano quelle negative, come nella storia l'uguaglianza si è tante volte mangiata la libertà, e continua a farlo tuttora.

  3. #3
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    perchè le "libertà positive" sono estorsione al gruppo x per dare benefici al gruppo y.
    quindi non hanno nulla a che vedere conla libertà, hanno invece a che vedere con il privilegio da anciem regime, cambiano questa volta i destinatari, inevitabilmente, a cuusa della democraticizzazione della politica.
    ma qualsiasi mente lucida e limpida si accorge che le libertà positive sono privilegi per x pagati a forza da y, tutto il contrario della libertà.

  4. #4
    Austrian libertarian
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    L'ignoranza del pubblico è un fattore necessario per il buon funzionamento di una politica governativa inflazionistica. Ludwig von Mises
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    La libertà negativa è il diritto di non subire coercizione, mentre la libertà positiva è il diritto di avere qualcosa. Come dice la parola stessa, la libertà negativa non impone agli altri di fare alcunchè, ma solo di astenersi dal fare qualcosa; d'altra parte, la libertà positiva impone agli altri di fare qualcosa, e cioè un diritto sul lavoro altrui.

    Risulta evidente da questa schematica definizione che i due concetti di libertà sono in larga misura incompatibili tra loro: avere una libertà positiva significa avere il diritto che qualcun'altro faccia qualcosa per noi, il che implica che l'altro non abbia la libertà negativa di fare qualcos'altro senza esserne impedito se ha altri obiettivi.

    Il diritto al cibo è essenzialmente il diritto ad un cameriere, ad un cuoco, ad un agricoltore. Il diritto alla salute è un diritto sull'operaio farmaceutico, sul ricercatore bio-chimico, sull'infermiere e sul medico. Il diritto al cibo quindi implica che da qualche parte del mondo ci saranno un cameriere, un cuoco, un agricoltore, un operaio, un ricercatore, un infermiere e un medico costretti a lavorare per qualcun'altro.

    Una volta, quando il vocabolario politico non era stato ancora trasformato in una neo-lingua orwelliana, una tale libertà positiva si chiamava servitù o schiavitù, a seconda se la vittima del diritto positivo altrui fosse costretta soltanto a lavorare per qualcun'altro o fosse per intero di proprietà di qualcun'altro.

    Nel mondo contemporaneo non sono l'agricoltore e il medico a essere ridotti in servitù, e anzi spesso sono i primi ad avvantaggiarsi delle libertà positive, essendo sovvenzionati per "garantire il servizio". La riduzione in stato di servitù è stata sapientemente spalmata tra milioni di cittadini nella loro funzione di contribuenti. Ma ciò non cambia le carte in tavola: il contribuente è un individuo che deve lavorare per realizzare i fini di qualcun'altro anzichè i propri. Se le tasse rappresentano il 50% del PIL, ogni cittadino è per il 50% del suo tempo un servo. Politici e burocrati esclusi, ovviamente.

    Esiste una differenza notevole tra libertà negative e positive anche dal punto di vista politico. Una libertà negativa non chiede nessun servizio a nessuno, e quindi non richide un'organizzazione che fornisca beni e servizi agli individui. Una libertà positiva richiede invece prestazioni particolari a favore del beneficiario, e quindi implica una struttura organizzata per fornire quei servizi.

    In poche parole: le libertà positive favoriscono la centralizzazione del potere politico (come ogni forma di egalitarismo). Infatti, il diritto al cibo di un nero sarebbe del tutto vuoto di significato se a dover pagare per questo diritto dovessero essere i suoi connazionali altrettanto mal messi sul piano alimentare. Per essere efficace, una libertà positiva richiede dei mezzi, e richiede quindi che qualcuno li vada a prendere, portando questi mezzi, e le persone che li producono, all'interno del sistema politico dove vige un tale diritto positivo.

    Si noti inoltre che politici e burocrati sarebbero in larga misura superflui se non esistessero libertà positive: dovrebbero infatti trovarsi un impiego per fornire beni e servizi su base volontaria, cosa che non stento a credere non siano all'altezza di fare.

    Per concludere, il diritto negativo è compatibile col concetto originario e fondamentale di scarsità, cioè di insufficienza dei mezzi rispetto a tutti i fini che gli uomini possono porsi. Il diritto positivo, al contrario, tende a promettere a destra e a manca senza tener conto di questo aspetto fondamentale della vita umana e, peggiorando ulteriormente le cose, tende a separare la fruizione di un bene o servizio dalla sua produzione, con conseguenze anche devastanti sul piano dell'efficienza della produzione, e quindi della quantità di beni e servizi oggetto dei diritti positivi. Il che, palesemente, assomiglia ad un boomerang.

    Il fatto che i diritti positivi siano stati introdotti man mano che il mercato, cioè un sistema basato essenzialmente su diritti negativi, produceva i beni e i servizi oggetto dei primi ha reso meno evidente questa assurdità. Ma tutti sono in grado di rendersi conto, tranne forse qualche ottuso liberal di New York*, che gli stessi diritti positivi che abbiamo noi potrebbero essere letali in un paese del terzo mondo, impedendo la crescita e lo sviluppo.

    Mentre ogni uomo può avere il diritto di non essere ucciso, per mangiare una bistecca a testa bisogna prima risolvere il problema di produrre sei miliardi di bistecche.

    * Ma quanto mi piacciono gli stereotipi...

    http://2909.splinder.com/post/12182946

  5. #5
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    L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla.

    Isaiah Berlin

  6. #6
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    Li dove ho inalzato mura solide a difesa dell'agressore Socialista. Li dove la strada ha il mio nome. Li dove ho costruito una torre bene armata in difesa della Libertà. Li dove sono Sovrano e i messi dello Stato non sono i benvenuti.
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    Citazione Originariamente Scritto da silence Visualizza Messaggio
    Ho avuto una discussione con Winnie sulle libertà negative e le libertà positive.... Partendo dalla recensione di questo libro:

    I liberali/liberalisti difendono a tutti i costi le ragioni dell'individuo. I socialdemocratici/comunitari contrappongono quelle della società nel suo complesso. Ma, scrive Sen, questo "è un falso dilemma". Soprattutto se la libertà è intesa in senso pieno, non solo negativo (libertà dalla violenza, dal furto, ecc.) ma anche positivo (libertà di un pieno esercizio di tutti i diritti di cittadino). La 'libertà di' riguarda ciò che, tenuto conto di tutto, una persona può o meno conseguire. Al contrario la 'libertà da' si concentra precisamente sull'assenza di una serie di limitazioni che una persona può imporre a un'altra (o che lo Stato o altre istituzioni possono imporre agli individui). Una adeguata concezione della libertà dovrebbe essere sia positiva che negativa, poiché entrambe sono importanti: la piena libertà dell'individuo non può che raggiungersi attraverso un impegno collettivo, sociale. Questo saggio tratta di un conflitto - vero o presunto - che è fondamentale per la politica sociale ed economica contemporanea e che assume una particolare rilevanza nel dibattito corrente in Europa. Esso riguarda la tensione tra gli 'obblighi pubblici di una società, da un lato, e la necessità del 'rigore finanziario', dall'altro. Una riflessione magistrale che entra nel vivo del dibattito politico e filosofico attuale, rompendo gli schemi consolidati sul rapporto tra individuo e società.
    http://www.lafeltrinelli.it/products...=0&cat1=1&prm=

    Winnie mi ha fatto notare che la teoria di Sen non regge, mi spieghereste perchè? Perchè libertà negative e libertà positive non possono coesistere?

    Aiutatemi a chiarmi le idee su questo tema!
    Le Libertà negative esistono anche senza Stato. Quelle positive solo con lo Stato, ne deriva che non sono libertà ma semplicemente privileggi.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Abbott Visualizza Messaggio
    L'essenza della libertà è sempre consistita nella capacità di scegliere come si vuole scegliere e perché così si vuole, senza costrizioni o intimidazioni, senza che un sistema immenso ci inghiotta; e nel diritto di resistere, di essere impopolare, di schierarti per le tue convinzioni per il solo fatto che sono tue. La vera libertà è questa, e senza di essa non c'è mai libertà, di nessun genere, e nemmeno l'illusione di averla.

    Isaiah Berlin
    Bhe, Abbot, scusa eh, potevi fare a meno di cittare sto elemento...

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Bhe, Abbot, scusa eh, potevi fare a meno di cittare sto elemento...
    Utilitarista?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Winnie Visualizza Messaggio
    Utilitarista?
    Una testa di cazzo. E Abbot, che ha letto Rothbard, sa bene a cosa mi riferisco.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
    Una testa di cazzo. E Abbot, che ha letto Rothbard, sa bene a cosa mi riferisco.
    Tranchant come sempre...

 

 
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