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    Predefinito Numero zero di LIBERTARIAN





    LIBERTARIAN
    mensile polliano di politica e cultura radicale


    EDITORIALE
    di Domenico Letizia
    Gli Apologisti della Libertà.


    E' con piacere che do inizio a questa pubblicazione di un periodico on-line, e con piacere vi annuncio che come mio primo articolo voglio illustrarvi quali sono i principi che spingono le nostre convinzioni politiche, sociali ed economiche.
    Ringrazio già da ora tutti i lettori e coloro che daranno una mano nella pubblicazione del periodico: ''Libertarian''
    Partiamo con una semplice spiegazione di ciò che è l'anarcocapitalismo, l'agorismo e il mutualismo.
    buona lettura.
    L'anarco-capitalismo è uno degli orientamenti della filosofia politica contemporanea, ed è presente principalmente nel mondo anglosassone, sebbene non manchino oggi importanti esponenti anarco-capitalisti tedeschi, francesi, italiani e d'altra nazionalità.
    Il principale riferimento intellettuale per l'anarco-capitalismo è l'opera dell'economista e filosofo della politica Murray N. Rothbard (1926-1995).
    Apparsa sulla scena americana nel corso degli anni Sessanta, questa teoria politica propone l'instaurazione di una società basata esclusivamente sul libero mercato e nella quale sia eliminato ogni ricorso alla coercizione attraverso il superamento dello Stato, intrinsecamente autoritario secondo gli anarco-capitalisti. Nella sua versione più stretta il libertarismo è anarchico, ed anzi si autodefinisce come l'unica possibilità di dare un contenuto realistico e coerente alla proposta di abolire lo Stato e la violenza che è insita in esso.
    La nascita dell'anarco-capitalismo viene di solito ricondotta all'acutizzarsi delle tensioni che caratterizzarono gli orientamenti interni alla cosiddetta “Old Right” americana costituitasi tra le due guerre in reazione al New Deal di Franklin Roosevelt, considerato espressione di dirigismo. Dalla crisi della coalizione intellettuale repubblicana emerge un movimento di idee volto a radicalizzare il liberalismo di marca jeffersoniana, il quale adotta, per distinguersi e caratterizzarsi, la definizione di libertarianism. Questo fenomeno non è solamente partitico, anche se presto si accompagna negli Stati Uniti alla fondazione del Libertarian Party (Partito Libertario).
    Alcuni ritengono che la comparsa dell'anarco-capitalismo abbia rimesso in gioco le tradizionali categorie politiche statunitensi e che, in ragione delle loro idee, gli anarco-capitalisti sfuggano ad una classificazione fondata sull'usuale opposizione destra-sinistra.
    Maddox e Lilie, adottando l'approccio al tema delle libertà individuali come criterio essenziale per descrivere le differenti posizioni politiche, e distinguendo tra temi economici (fisco, libertà di contratto, ecc.) e civili (libertà sessuali e relativamente agli stili di vita, uso di droghe, ecc.), definiscono conservatives tutti coloro che privilegiano le libertà economiche rispetto a quelle civili, ascrivendo invece tra i liberals quanti difendono le seconde e ritengono che le prime vadano regolamentate.
    In questo schema, vengono dette populist le ideologie caratterizzate dalla tendenza ad una regolamentazione stretta sia delle libertà civili, sia di quelle economiche, mentre libertarian sarebbe la visione che propugna l'assenza di regolamentazioni sia per le une sia per le altre.
    Opponendosi contemporaneamente a ciò che considerano l'autoritarismo dei populisti ed il liberalismo dei conservatori, da loro giudicato incoerente, i libertari propongono un generale ripensamento delle tradizionali categorie di analisi del dibattito politico contemporaneo. Nel contrapporre radicalmente i diritti dell'individuo al potere dello Stato, essi optano per i primi negando la necessità di qualunque intervento regolatore da parte dell'autorità, percepito come aggressione. Il pensiero libertario sostiene il capitalismo puro sugli interventi dello Stato in campo economico e sociale, ed avversa ogni politica proibizionista. Osteggia inoltre l'imperialismo, così come ogni ipotesi di Stato mondiale, ed appoggia in generale quel diritto alla libertà di azione e di predicazione di sette e piccole comunità che non metta in pericolo il godimento delle stesse libertà per gli altri. L'ordine pubblico, tradizionalmente garantito dallo Stato, secondo il pensiero libertario va assicurato riconoscendo ai singoli il diritto a portare armi e mediante l'affidamento ad agenzie di protezione private in concorrenza tra loro.
    Il libertarismo alla Rothbard
    Il libertario percepisce sé stesso come un liberale coerente, rigoroso, nemico della coercizione, essendo convinto della necessità di affidarsi alla concorrenza per scongiurare l'instaurarsi di una società che operi violenza nei confronti dell'individuo e della sua proprietà.
    In estrema sintesi, un libertario quale Rothbard ritiene che la libertà individuale rappresenti il bene politico supremo e che l'unica soluzione ragionevole per assicurarne un'adeguata protezione stia nella scelta di affidarla ad enti in competizione tra di loro; se il fine è la difesa dell'individuo da ogni aggressione, lo strumento per raggiungerlo sarebbe la libertà di mercato. Nella teoria libertaria le tradizionali istituzioni pubbliche lasciano il posto ad ordinamenti legali scelti dalle persone nel quadro di un mercato competitivo. In questo senso, la componente più radicale del libertarismo propone che anche i servizi della difesa, della giustizia e dell'ordine pubblico si trasformino nel prodotto di aziende private, impegnate a contendersi clienti attraverso il soddisfacimento al meglio delle loro esigenze.
    Ciò porterebbe tra l'altro all'eliminazione della necessità di un'imposizione fiscale da parte dello Stato, che Rothbard contesta perché esso vivrebbe di tassazione per produrre regolamentazione, agendo illegittimamente ed aggredendo costantemente l'indviduo nel suo diritto a disporre dei beni al fine di farne l'uso preferito. Se nel pensiero di Rothbard la regolamentazione equivale ad un'aggressione (o ad una minaccia), l'imposizione fiscale viene assimilata ad un furto, ed ogni entità statuale finisce con l'essere considerata come sostanzialmente illegittima, perché incapace di giustificare gli obblighi che questa fa ricadere sui cittadini.
    Per gli autori del liberalismo classico, lo Stato ha il solo compito di tutelare la vita, la libertà e la proprietà degli individui, e per evitare che esso abbandoni questa missione è necessario definire alcune regole che limitino il potere dei governanti. Il libertarismo considera però falliti i tentativi del costituzionalismo liberale di garantire i diritti individuali nel quadro di un ordinamento statuale. Le classi politiche infatti, avendo a disposizione il monopolio legale della violenza, avrebbero immancabilmente abusato del potere loro conferito allo scopo di esercitare una mera funzione di tutela. In quest'ottica i libertari avrebbero al contrario la vocazione ad “immaginare” e “costruire” forme alternative di convivenza, liberate dalla violenza.
    Né conservatori, né progressisti
    Al fianco di un libertarismo imprenditoriale animato da associazioni, aziende, e singoli imprenditori l'ideologia libertaria sta progressivamente conquistando uno spazio nell'università e nelle riviste accademiche.
    Interpretato secondo le categorie della politica europea, il libertarismo americano viene di solito visto come espressione di un conservatorismo estremo ed al contempo di un sostegno radicale alle libertà individuali. Ciò perché il libertario non intende collaborare (o scontrarsi) né con i progressisti né con i conservatori, ai suoi occhi statalisti nemici in ugual misura delle libertà individuali. Questa sarebbe la ragione per la quale il libertarismo viene criticato da praticamente ogni altro orientamento politico. Lo stesso economista austriaco Hayek, spesso presentato come teorico di un liberismo radicale, ha in realtà subito forti influssi socialisti, sostenendo la necessità che il potere statale mantenga una funzione regolatrice e limiti l'autonomia dei singoli e la loro libertà d'iniziativa.
    Per gli anarco-capitalisti, invece, le funzioni oggi svolte dal Welfare State dovrebbe tornare alle libere associazioni, alle comunità volontarie e allo spirito filantropico.
    In Italia
    Bruno Leoni sin dall'inizio degli anni sessanta utilizza ampiamente taluni scritti di Murray N. Rothbard (soprattutto Man, Economy, and State, che però non può essere definito un testo anarco-capitalista in senso stretto) e introduce nel dibattito alcune importanti riflessioni dello studioso americano (a partire dall'analisi del monopolio: si veda in particolare il saggio "Mito e realtà dei monopoli", del 1965). Leoni, peraltro, influenza a sua volta Rothbard sul tema della produzione libertaria del diritto. Di tematiche anarco-capitaliste, o anarco liberiste, si parlerà in Italia solo nel 1979, quando Riccardo La Conca dà inizio alla rivista Claustrofobia, che dura cinque numeri. Nella seconda metà degli anni '80, La Conca pubblica il volume Democrazia, mercato e concorrenza, primo testo anarco-liberista italiano, influenzato dall'economia neoclassica e dalla scuola di Public Choice.
    In seguito, il libertarismo italiano si arricchisce di altre figure; ossia dapprima Fabio Massimo Nicosia, avvocato e scrittore ("Il sovrano occulto", "Beati possidentes", "Il dittatore libertario", "Anarchia analitica"), che via via assumerà posizioni sempre più critiche nei confronti del cosiddetto movimento libertario italiano, denunciando quella che egli giudica essere una degenerazione reazionaria. Poi Luigi Marco Bassani, Nicola Iannello, Carlo Lottieri, Guglielmo Piombini, Paolo Zanotto e altri, accolgono altri influssi e in particolare temi provenienti dalla Scuola Austriaca (da Mises a Leoni), dal giusnaturalismo lockiano e dall'oggettivismo ateo di Ayn Rand, dall'elitismo, dalla tradizione cattolica e dal realismo politico. Riviste come Élites e Enclave diffondono in Italia i temi del pensiero anarco-capitalista, i cui testi principali sono pubblicati dalle edizioni Liberilibri e dalla Leonardo Facco Editore. Ora in Italia esiste anche un Movimento Libertario (guidato da Leonardo Facco) che si propone di tradurre la teoria libertaria e anarco-capitalista in concrete iniziative sociali, concentrando tuttavia la propria attenzione sugli aspetti strettamente economici, considerati prioritari rispetto a quelli di carattere civile. Ma non tutti i libertari italiani hanno ritenuto di aderire al Movimento Libertario. A causa di quella che reputano essere una tendenza al conservatorismo morale (basata sulla convinzione che una prospettiva libertaria non implichi necessariamente alcuna forma di relativismo etico), alcuni dissidenti (fra i quali Nicosia, Luigi Corvaglia e La Conca) hanno scelto di operare autonomamente, producendo un anarchismo liberale che definiscono "anarchismo analitico", che può essere considerato a metà strada tra l'anarchismo classico ottocentesco e l'anarco-capitalismo.
    Dopo essere stato a lungo un movimento eminentemente americano, nel corso degli ultimi decenni l'anarco-capitalismo è diventato un fenomeno globale e soprattutto in Europa sta trovando interpreti di primo livello. Autori come Anthony de Jasay, Hans-Hermann Hoppe (fondatore della società Property and Freedom), Bertrand Lemennicier, Gerard Radnitzsky, Gérard Bramoullé e Jesus Huerta de Soto sono oggi autori che esprimono una loro originale rilettura del pensiero libertario, certamente nutrita della lezione della Scuola austriaca, ma egualmente orientata a far crescere tale pensiero in varie direzioni: dalla teoria monetaria al revisionismo storico, dalla riscoperta del realismo filosofico classico alla critica del positivismo, dalla valorizzazione del diritto evolutivo alla riaffermazione dei diritti individuali.

    PICCOLE NOTE
    di Hayekfilos
    E' Un Errore Non Detassare Piu Lo Straordinario
    NONOSTANTE QUALIFICATI ECONOMISTI GIUDICIHINO DISTORISVO IL PROVVEDIMENTO IN SCADENZA DI DETASSAZIONE DEGLI STRAORDINARI E NE ABBIANO AUSPICATO LA SOSTITUZIONE CON MISURE MIRATE ALLE IMPRESE, IO L'HO SEMPRE SOSTENUTO PERCHE' RITENGO CHE I MAGGIORI BENEFICIATI DA QUEL PROVVEDIMENTO FOSSERO LAVORATORI A BASSO REDDITO CON ORARIO DI LAVORO PARZIALE, SPESSO ALLA PRIMA OCCUPAZIONE O ESPULSI DAL MERCATO DEL LAVORO E RIENTRATI CON FORMULE CONTRATTUALI FLESSIBILI.
    IN OGNI CASO LA DETASSAZIONE DELLO STRAORDINARIO BENEFICIA IN MODO GRADUALMENTE MAGGIORE CHI E' MAGGIORMENTE PRODUTTIVO E VIENE UTLIZZATO CON MAGGIORE INTENSITA’ DALL'AZIENDA IN QUANTO RITENUTO PIU' PRODUTTIVO.

    OVVIO CHE ALLE IMPRESE ITALIANE NON PIACESSE PERCHE’ IL BENEFICIO ERA TOTALMENTE NELLA DIREZIONE DEL LAVORATORE E PER NULLA SPALMATO, COME NELLA TRADIZIONE DELLE RELAZIONI SINDACALI ITALIANE, TRA LAVORATORE E AZIENDA.

    Come il federalismo fiscale può salvare il Mezzogiorno
    http://www.rubbettino.it/rubbettino/...re.jsp?ID=4269

    Piercamillo Falasca* Carlo Lottieri**

    Dopo essere stato per decenni una palla al piede dell'economia nazionale, il Mezzogiorno è oggi chiamato a riconoscere spazio al mercato e alle logiche imprenditoriali, divenendo la frontiera di un'Italia inedita e ricca di potenzialità.
    È questa la tesi sostenuta da Piercamillo Falasca e Carlo Lottieri, persuasi che tale obiettivo possa essere raggiunto sposando l'idea di un federalismo fiscale per il Sud.
    Anzichè invocare una maggiore redistribuzione a loro favore, la classe politica e l'opinione pubblica meridionale devono accettare la sfida della competizione tra territori, rinunciare allo status quo e proporre al Centro-Nord uno "scambio": alla riforma federale e all'abolizione di ogni sussidio si accompagni l'abbattimento generalizzato e per dieci anni dell'imposta sul reddito di impresa per chi investe al Sud. Il costo per l'erario sarebbe sostenibile e si creerebbero quelle condizioni favorevoli allo sviluppo economico che mezzo secolo di trasferimenti miliardari non ha prodotto.
    Il sogno degli autori è quello di veder sorgere nel Mezzogiorno una nuova Irlanda, calda e multicolore, tra Pompei e la Valle dei Templi: una "tigre mediterranea" quale solo una svolta coraggiosamente federalista e in direzione del mercato può permettere.

    (2008) pp. 216 ISBN: 978-88-498-2277-9 €. 14,00
    * assistente parlamentare dell'on. Benedetto della Vedova, assessore al bilancio del Comune di Sarno, fellow IBL
    http://phastidio.net/2008/11/24/come...l-mezzogiorno/


    Nicola Bis intervista TEO SCARPELLINI
    1) Come sei capitato su Politica On Line?
    E' passato molto tempo da quel giorno disgraziato, non ho fatto la mia comparsa sul Forum il 06-10-2007, ma ben prima. E adesso non mi ricordo più molto bene. Credo cercassi un articolo su Google.

    2) E su Camera?
    Venni reclutato dai repubblicani. Tra l'altro da uno dei meno attivi nella ricerca dei nuovi iscritti a LR, un tipo silenzioso che ha fatto carriera: si chiama Venom. Se fossi stato in un qualsiasi altro partito avrei immediatamente abbandonato quella gabbia di matti che è Camera, ma i pittoreschi direttivi repubblicani mi hanno tenuto su di morale. Era bello l'aplomb con cui anarchici e progressisti condividevano le riunioni.

    3) Chi sono i Libertari Polliani e cosa vogliono fare su Camera?
    Sono nemici dello stato, quindi della violenza e del privilegio che questo istituisce in continuazione. Se guardo agli altri partiti di Camera mi dico: ma cosa spero di fare? La risposta è: opposizione ad oltranza. Come diceva Guzzanti-Bertinotti: "La sinistva è gioco, è divevtimento. Facciamo gli schevzi, vompiamo i cojoni. Questo è la sinistva". Rothbard diceva sempre che i libertari sono l'estrema sinistra. Io prendo ossequiosamente atto.

    4) E tu cosa ne vuoi fare?
    Quando ho lo zucchero un po' alto nel sangue e mi sento ottimista, spero di portare un po' di ragione in quel branco di ignoranti statalisti, rimasti fermi al plusvalore o al moltiplicatore, mediante delle mozioni trendy, liberali, benvestite, ggiovani.
    Di solito mi accontento di ridere amaramente della mediocrità della gran parte dei POLitici, e della dabbenaggine dei motorini che infestano il sottoforum.

    5) Chi è il più simpatico?
    E qui bisognerebbe distinguere tra quello che è divertente, e quello che è clownescamente comico. Combat è il più godibile, anche se l'ho segnalato quando ritraeva Nostro Signore Gesù Cristo in pose oscene. I pagliacci sono tantissimi, non li dico perché non vorrei che qualcuno di loro se ne abbia a male se me lo dimentico. E soprattutto perché sono un paraculo, altrimenti non sarei mai stato eletto giudice quando non sapevo un cazzo di diritto polliano.


    6) E il più antipatico?
    Tendenzialmente tutti gli ignoranti ed arroganti. L'elenco è lunghissimo e trasversale, potrebbero fare un'associazione su Istituzioni e Partiti.

    7) Giocatori di Camera: che ne pensi di...
    a) Ronnie?
    Tutti riconoscono che Camera sia davvero un posto di merda. Come è unanime che Ronnie sia stato finora un giocatore di indiscusso peso ed influenza nel gioco. Ecco.
    b) Spycam?
    Direi che è sovrapponibile a Gianfranco.
    c) Merello?
    Il mio prete mi ha detto di parlare bene di Merello.

    8) Forumisti celebri:
    a) Manny
    Anche lui è di Rimini, e si fa le canne. Per il resto credo di non averci niente in comune.
    b) Fulvia
    Se fossi diabetico non potrei leggerla.
    c) Mr Bojangles
    Quando devo convincermi a non votare Berlusconi leggo lui. E quando devo convincermi a non votare Veltroni lo rileggo.
    d) DrugoLebowsky
    Sappiamo come è fatto. Avete mai pensato che ci stia prendendo tutti in giro? Ma anche no.
    e) Brunik
    Una volta, con un clone, sono riuscito a far discutere Brunik seriamente. E' successo sul sottoforum del MRE, se ben ricordo. Per questo l'Accademia Svedese delle Scienze mi ha premiato questa estate.

    9) Come potrebbe migliorare POL?
    Potrebbero bannarmi, per esempio.

    10) E il forum Camera?
    Una mattina potremmo collegarci e vedere che Ronnie ha solo 1.000 post, Gianfranco 15 e la strega Amelia 3. E Manny ancora 30.000. Io quel giorno saprei che Camera è migliore. A migliore vita.

    11) Un commento finale, col senno di poi, sul tuo esilio estivo?
    Tanto non avevo niente da fare su Pol, montare uno scandalo prima di andare in vacanza direi che è geniale. Tra l'altro lo scandalo era vero.

    12) Come ti è venuto in mente ti pubblicare una foto dove ti fai una canna? Sei diventato il mito degli antiproibizionisti!
    Ah sì? Ma vedi, a parte che io non ho un nick, ma un nome, una cosa che detesto dei forum è la possibilità di costruirsi un personaggio. Io il sabato ogni tanto una canna me la fumo, una volta ogni 2 mesi. E che cazzo. Insomma, se io sono così, perché non dovrei dirlo? Non è mica un crimine, ancora.

    13) I libertari polliani si schiereranno a destra o a sinistra nelle prossime elezioni?
    L'altro giorno parlavamo di alleanze ed è passata la mozione che prevedeva prima di allearsi, e poi di fregare la cassa a Radical. No, non è vero. Volevamo solo fregarvi la cassa.
    Ciao, Audisio sempre nei nostri cuori.

    Ringrazio il sempre simpaticissimo Teo, e dedico questo numero al neo-papà Liberamente che, per sopravvenuti impegni, non ha potuto contribuire a questo “numero zero”

    •   Alt 

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  2. #2
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    bello il numero zero, per ora ho letto solo l'intervista a teo che come suo solito si è dimostrato molto simpatico e sincero; nel prossimo numero spero ce ne possa già essere uno sulla nuova associazione antiproibizionista! appena ho tempo (domani o dopo) leggo l'editoriale di domenico che sono sicuro sarà di alto livello

  3. #3
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    un grazie atutti e complimenti per questa nostra opera....
    tra un pò andrea lavoreremo per la prossima edizione.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da domenicolet. Visualizza Messaggio
    un grazie atutti e complimenti per questa nostra opera....
    tra un pò andrea lavoreremo per la prossima edizione.
    ottimo! speriamo di poter già scrivere di un nuova grande associazione nata online

  5. #5
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    complimenti al compagno domenico per l'ottimo articolo
    cercavo il link di un articolo di the economist su keynes
    ma non lo trovo
    un bravo a tutti

  6. #6
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    Grande n.0, bravi!

  7. #7
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    Bellissima pubblicazione, la aspettavo. Presto o tardi, riuscirò a scrivere un articolo da sottoporvi.

 

 

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