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  1. #1
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    Predefinito la Sicilia, il Centro Sud, la crisi e gli sprechi.

    questi sono i risultati prodotti dalle fallimentari politiche di sostegno alla Sicilia, ma il discorso è trasferibile a tutta l'Italia da Roma -compresa- in giù. di questo ne sono egualmente responsabili i partiti di destra, quelli di sinistra, i sindacati, una classe
    dirigente pubblica incapace e, spesso corrotta.
    intanto al Nord, le nostre imprese e la nostra gente soffre per una crisi tremenda che sta creando disoccupazione e miseria.

    http://www.repubblica.it/2008/12/sez...asellanti.html
    Tra Palermo, Messina e Catania 24 barriere e 500 dipendenti su 250 chilometri di rete
    La Corte dei conti chiede chiarimenti. L'Anas minaccia la revoca della concessione
    Sicilia, record in autostrada
    un casellante ogni due km
    di EMANUELE LAURIA

    PALERMO - Le autostrade siciliane, ha sentenziato l'Anas, sono le più disastrate d'Italia. Ma hanno un record: vantano un numero senza eguali di casellanti. Cinquecento, fra dipendenti fissi e stagionali. Una folla di "agenti tecnici esattori" cresciuta a dismisura, in un ente che gestisce 268 chilometri di tracciato e 24 porte d'ingresso. Come dire: nell'isola c'è un casellante ogni due chilometri, 20 ogni casello.

    Eccolo, lo scandalo del Cas, il consorzio per le autostrade su cui si è abbattuta nei giorni scorsi la censura di Pietro Ciucci, il presidente dell'Anas che ha proposto al ministro Matteoli la revoca della concessione dopo che gli ispettori dell'ente hanno riscontrato, lungo le arterie gestite dal consorzio, 473 "non conformità": buche, avvallamenti, gallerie non illuminate, guard-rail da sostituire. Difetti che marchiano le gloriose litoranee siciliane, la Messina-Catania e la Palermo-Messina, quest'ultima completata di tutta fretta a fine 2004 e inaugurata in pompa magna alla presenza di Silvio Berlusconi.

    Ma a caratterizzare il consorzio è anche (soprattutto) l'esercito di casellanti, schierati ovunque, nelle cabine per il pedaggio come (almeno un centinaio) nelle tre sedi amministrative del Cas. Un ente diventato nel corso degli anni uno stipendificio. A denunciarlo, indirettamente, è stata la stessa Anas che ha rilevato come, fra le società italiane che gestiscono le autostrade, il Cas sia quello con il rapporto più alto fra spese per il personale e introiti. Il 45 per cento degli incassi di pedaggi e royalties versate dai gestori delle stazioni di servizio (ovvero quasi 80 milioni di euro ogni anno) se ne va per pagare i dipendenti. Nessuna delle altre 23 concessionarie dell'Anas supera il tetto del 35 per cento.

    Un dato svelato nei giorni scorsi da Patrizia Valenti, la dirigente che da aprile siede alla guida di un carrozzone di quasi esclusiva proprietà della Regione, e che ha ereditato i risultati sconfortanti di gestioni brevi o commissariali: "C'è stata una politica del personale, in questi anni, che ha sopperito alle carenze d'organico negli uffici - afferma la Valenti - con l'assunzione o la promozione di tecnici esattori. E oggi ci ritroviamo con appena due ingegneri e un numero insufficiente di geometri: per alcuni progetti, dobbiamo chiedere il supporto dell'università. Non disponiamo neppure di un ufficio legale, pur avendo un contenzioso da due milioni 760 mila euro".

    Proprio il contenzioso è stato, in questi anni, il leit motiv della vita del consorzio. Una miriade di cause intentate, in gran parte, dagli stessi tecnici esattori che dopo essere stati inquadrati negli uffici chiedono il riconoscimento di mansioni superiori o, al contrario di indennità suppletive come quella per il "maneggio denaro", che possono far lievitare un compenso base di 1.500 euro fino a una cifra doppia. Al punto che anche la Corte dei conti, a fine giugno, ha chiesto lumi sulle indennità dei casellanti finiti dietro una scrivania. La Valenti ha rispedito sette casellanti ai caselli e, in mancanza di figure qualificate, ha affidato all'esterno la gestione degli uffici che si occupano di appalti e pensioni. Finendo per scontrarsi con la Cgil e altri sindacati minori che hanno indetto una raffica di scioperi.

    Ma la lady di ferro delle autostrade siciliane non si è fermata nelle sua denunce, sottolineando come negli ultimi 8 anni non siano state eseguite manutenzioni previste per legge per un importo di circa 80 milioni di euro. Soldi dirottati verso la spesa corrente, in un ente che ha peraltro 12 milioni di debiti fuori bilancio. In quest'elenco figura anche la somma non proprio esigua di 1,2 milioni per una società privata che, attraverso propri dipendenti forniti di bandiere, segnalava la situazione di pericolo fuori dalla galleria Langenia, rimasta chiusa per 27 mesi in seguito a un incendio. E poi quei 12 milioni spariti nel nulla, a sentir ancora la Valenti, ovvero erogati dalla banca ma mai trasferiti nel conto del consorzio. Sulla vicenda l'amministrazione ha già presentato un esposto giudiziario.

    Forse si è spinta troppo oltre, nella Sicilia che soffre una recrudescenza di intimidazioni ad amministratori pubblici. E così, proprio ieri sera la Valenti si è scontrata su un episodio oscuro: alla presidentessa del consorzio, e a un funzionario dell'ente, sono stati inviati una busta con due proiettili e un messaggio di auguri. È stata la stessa Valenti a denunciare la vicenda, presentandosi in procura a Messina. L'autostrada dei casellanti si è già trasformata nell'autostrada dei veleni.

    (17 dicembre 2008) Tutti gli articoli di cronaca

  2. #2
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    Citazione Originariamente Scritto da stefanopelloni Visualizza Messaggio
    questi sono i risultati prodotti dalle fallimentari politiche di sostegno alla Sicilia, ma il discorso è trasferibile a tutta l'Italia da Roma -compresa- in giù.
    Nella tua genialità, informati un po' su cosa sia avvenuto l'altro giorno a Reggio Emilia. E siamo a fatti recenti.

    Volendo, si potrebbe scavare nel passato prossimo ed arrivare a quanti hanno fatto del sostegno al Sud una leva per i propri portafogli al Nord.

  3. #3
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    si vabbè stefanopelloni qui si parla solo delle autostrade della sicilia, è il resto?
    Visto che ti stanno a cuore le rapine informati della grande rapina che sta subendo la basilicata con il suo gas e il suo petrolio.
    Poi basta e tranquilli l'italia non esiste +, adesso con il trattato di lisbona esiste l'europa e la padania sarà una regione d'europa.

  4. #4
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    Solito clientelismo per cui per far stare buoni un centinaio di persone e magari (ma non è detto) raccogliere qualche voto si creano posto dal nulla...

  5. #5
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    sarebbe anche interessante sapere qualcosa di più riguardo agli agenti forsetali:

    Decine di incendi che contemporaneamente hanno distrutto centinaia di ettari di boschi e pinete in quattro province della Sicilia. Una ferita profonda per il territorio che ogni volta perde ecosistemi e paesaggi incredibili, accrescendo la fragilità idrogeologica dei suoi versanti.
    Quella di queste ultime ore è una vera e propria emergenza che, stranamente considerato l'andazzo degli ultimi anni, non ha quasi toccato Erice (forse perché nulla c'è più da bruciare, ma ancora ha ferito, per esempio, le montagne vicino san Vito lo Capo.
    La Regione ha il maggior numero di agenti forestali d’Italia e allo stesso tempo è una delle Regioni con la minor superficie boschiva (l’8% del territorio, a fronte di una media del 30%) e una delle Regioni più devastate dagli incendi.

    Dare una risposta a questa apparente contraddizione può spiegare la causa di tanti roghi che devastano ogni anno la Sicilia.
    “Quello della gestione degli operatori stagionali antincendio boschivo in Sicilia è uno scandalo – sottolinea Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia – La Regione ha più volte ammesso che si tratta di una sorta di ammortizzatore sociale, che il numero di addetti in questo settore è sovradimensionato per assicurare lavori retribuiti in una terra dove di lavoro ce n’è poco. E con questa giustificazione l’Ars per prima ha alimentato un meccanismo sballato, infernale.
    I precari del fuoco sono talmente tanti che potrebbero addirittura spegnere le sigarette nei posacenere. Invece non riescono a frenare le fiamme che si mangiano ettari e ettari di vegetazione. Come mai?”.

    Il motivo è, in parte, spiegato dal business economico alimentato delle fiamme. I precari dell’antincendio spesati dalla Regione in Sicilia sono 30.745, poco meno della metà di tutti i forestali italiani (68mila). In pratica ognuno di loro controlla 12 ettari di territorio, mentre in Umbria (dove ci sono molti meno incendi) il rapporto è di un forestale ogni 597 ettari di bosco, in Toscana addirittura di un addetto ogni 1.409 ettari. Il loro guadagno dipende dalle giornate di lavoro e dalle ore di straordinario: più la regione va a fuoco, più alto è il loro stipendio. Insomma il sospetto, in alcuni casi la certezza, che dietro gli incendi ci sia la mano di alcuni di quelli che sono incaricati di spegnerli è alto.
    “Ci sono diverse mele marce, professionisti della distruzione e del rimboschimento – continua Fontana – perché dopo le fiamme poi c’è tanto da mangiare: per chi spegne e per le ditte che vanno a piantare nuovamente alberi. Quella dei roghi è diventata una attività imprenditoriale”.
    Se a questo particolare aspetto si aggiunge poi l’attività delle ecomafie vere e proprie, che appiccano incendi per motivi speculativi e che sono responsabili di un elevatissimo numero di roghi, ecco che si comprende come una Regione possa essere così devastata, con risvolti drammatici per le persone, le case, le attività economiche.”

    A questo punto,. Perché no? Potrebbe avere ragione Parisi nel voler mandare l'esercito in Sicilia, per spezzare quel circolo vizioso che vuole che a un numero elevato di operatori antincendio corrisponda un altrettanto elevato numero di incendi.

    Secondo Legambiente Sicilia, infine, “Le responsabilità coinvolgono anche quelle amministrazioni comunali che non applicano la normativa introdotta dalla legge quadro che li obbliga alla redazione del catasto delle aree percorse dal fuoco. Mappare le aree percorse da incendi significa attivare vincoli di inedificabilità, pascolo e caccia per 10 anni, la vera arma per fermare a monte gli interessi che muovono la mano degli incendi.

    In Sicilia sono ancora troppi i Comuni che non hanno provveduto ad istituire il catasto delle aree percorse dal fuoco ed a far scattare in conseguenti vincoli di immodificabilità della destinazione d’uso dei suoli incendiati.


    http://www.altratrapani.it/index.php...321&Itemid=103

  6. #6
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    Tra Palermo, Messina e Catania 24 barriere e 500 dipendenti su 250 chilometri di rete
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    Sicilia, record in autostrada un casellante ogni due km
    di EMANUELE LAURIA

    PALERMO - Le autostrade siciliane, ha sentenziato l'Anas, sono le più disastrate d'Italia. Ma hanno un record: vantano un numero senza eguali di casellanti. Cinquecento, fra dipendenti fissi e stagionali. Una folla di "agenti tecnici esattori" cresciuta a dismisura, in un ente che gestisce 268 chilometri di tracciato e 24 porte d'ingresso. Come dire: nell'isola c'è un casellante ogni due chilometri, 20 ogni casello.

    Eccolo, lo scandalo del Cas, il consorzio per le autostrade su cui si è abbattuta nei giorni scorsi la censura di Pietro Ciucci, il presidente dell'Anas che ha proposto al ministro Matteoli la revoca della concessione dopo che gli ispettori dell'ente hanno riscontrato, lungo le arterie gestite dal consorzio, 473 "non conformità": buche, avvallamenti, gallerie non illuminate, guard-rail da sostituire. Difetti che marchiano le gloriose litoranee siciliane, la Messina-Catania e la Palermo-Messina, quest'ultima completata di tutta fretta a fine 2004 e inaugurata in pompa magna alla presenza di Silvio Berlusconi.

    Ma a caratterizzare il consorzio è anche (soprattutto) l'esercito di casellanti, schierati ovunque, nelle cabine per il pedaggio come (almeno un centinaio) nelle tre sedi amministrative del Cas. Un ente diventato nel corso degli anni uno stipendificio. A denunciarlo, indirettamente, è stata la stessa Anas che ha rilevato come, fra le società italiane che gestiscono le autostrade, il Cas sia quello con il rapporto più alto fra spese per il personale e introiti. Il 45 per cento degli incassi di pedaggi e royalties versate dai gestori delle stazioni di servizio (ovvero quasi 80 milioni di euro ogni anno) se ne va per pagare i dipendenti. Nessuna delle altre 23 concessionarie dell'Anas supera il tetto del 35 per cento.

    Un dato svelato nei giorni scorsi da Patrizia Valenti, la dirigente che da aprile siede alla guida di un carrozzone di quasi esclusiva proprietà della Regione, e che ha ereditato i risultati sconfortanti di gestioni brevi o commissariali: "C'è stata una politica del personale, in questi anni, che ha sopperito alle carenze d'organico negli uffici - afferma la Valenti - con l'assunzione o la promozione di tecnici esattori. E oggi ci ritroviamo con appena due ingegneri e un numero insufficiente di geometri: per alcuni progetti, dobbiamo chiedere il supporto dell'università. Non disponiamo neppure di un ufficio legale, pur avendo un contenzioso da due milioni 760 mila euro".

    Proprio il contenzioso è stato, in questi anni, il leit motiv della vita del consorzio. Una miriade di cause intentate, in gran parte, dagli stessi tecnici esattori che dopo essere stati inquadrati negli uffici chiedono il riconoscimento di mansioni superiori o, al contrario di indennità suppletive come quella per il "maneggio denaro", che possono far lievitare un compenso base di 1.500 euro fino a una cifra doppia. Al punto che anche la Corte dei conti, a fine giugno, ha chiesto lumi sulle indennità dei casellanti finiti dietro una scrivania. La Valenti ha rispedito sette casellanti ai caselli e, in mancanza di figure qualificate, ha affidato all'esterno la gestione degli uffici che si occupano di appalti e pensioni. Finendo per scontrarsi con la Cgil e altri sindacati minori che hanno indetto una raffica di scioperi.

    Ma la lady di ferro delle autostrade siciliane non si è fermata nelle sua denunce, sottolineando come negli ultimi 8 anni non siano state eseguite manutenzioni previste per legge per un importo di circa 80 milioni di euro. Soldi dirottati verso la spesa corrente, in un ente che ha peraltro 12 milioni di debiti fuori bilancio. In quest'elenco figura anche la somma non proprio esigua di 1,2 milioni per una società privata che, attraverso propri dipendenti forniti di bandiere, segnalava la situazione di pericolo fuori dalla galleria Langenia, rimasta chiusa per 27 mesi in seguito a un incendio. E poi quei 12 milioni spariti nel nulla, a sentir ancora la Valenti, ovvero erogati dalla banca ma mai trasferiti nel conto del consorzio. Sulla vicenda l'amministrazione ha già presentato un esposto giudiziario.

    Forse si è spinta troppo oltre, nella Sicilia che soffre una recrudescenza di intimidazioni ad amministratori pubblici. E così, proprio ieri sera la Valenti si è scontrata su un episodio oscuro: alla presidentessa del consorzio, e a un funzionario dell'ente, sono stati inviati una busta con due proiettili e un messaggio di auguri. È stata la stessa Valenti a denunciare la vicenda, presentandosi in procura a Messina. L'autostrada dei casellanti si è già trasformata nell'autostrada dei veleni.

    (17 dicembre 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/12/sez...asellanti.html

  7. #7
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    grande dott.ssa Valenti, la conosco, una persona perbene e molto in gamba
    piena solidarietà nei suoi confronti

  8. #8
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    eridano proponi una soluzione oltre a denunciare!

  9. #9
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    Predefinito Intanto, in Sicilia...

    Tra Palermo, Messina e Catania 24 barriere e 500 dipendenti su 250 chilometri di rete
    La Corte dei conti chiede chiarimenti. L'Anas minaccia la revoca della concessione


    Sicilia, record in autostrada
    un casellante ogni due km


    di EMANUELE LAURIA





    PALERMO - Le autostrade siciliane, ha sentenziato l'Anas, sono le più disastrate d'Italia. Ma hanno un record: vantano un numero senza eguali di casellanti. Cinquecento, fra dipendenti fissi e stagionali. Una folla di "agenti tecnici esattori" cresciuta a dismisura, in un ente che gestisce 268 chilometri di tracciato e 24 porte d'ingresso. Come dire: nell'isola c'è un casellante ogni due chilometri, 20 ogni casello.

    Eccolo, lo scandalo del Cas, il consorzio per le autostrade su cui si è abbattuta nei giorni scorsi la censura di Pietro Ciucci, il presidente dell'Anas che ha proposto al ministro Matteoli la revoca della concessione dopo che gli ispettori dell'ente hanno riscontrato, lungo le arterie gestite dal consorzio, 473 "non conformità": buche, avvallamenti, gallerie non illuminate, guard-rail da sostituire. Difetti che marchiano le gloriose litoranee siciliane, la Messina-Catania e la Palermo-Messina, quest'ultima completata di tutta fretta a fine 2004 e inaugurata in pompa magna alla presenza di Silvio Berlusconi.

    Ma a caratterizzare il consorzio è anche (soprattutto) l'esercito di casellanti, schierati ovunque, nelle cabine per il pedaggio come (almeno un centinaio) nelle tre sedi amministrative del Cas. Un ente diventato nel corso degli anni uno stipendificio. A denunciarlo, indirettamente, è stata la stessa Anas che ha rilevato come, fra le società italiane che gestiscono le autostrade, il Cas sia quello con il rapporto più alto fra spese per il personale e introiti. Il 45 per cento degli incassi di pedaggi e royalties versate dai gestori delle stazioni di servizio (ovvero quasi 80 milioni di euro ogni anno) se ne va per pagare i dipendenti. Nessuna delle altre 23 concessionarie dell'Anas supera il tetto del 35 per cento.

    Un dato svelato nei giorni scorsi da Patrizia Valenti, la dirigente che da aprile siede alla guida di un carrozzone di quasi esclusiva proprietà della Regione, e che ha ereditato i risultati sconfortanti di gestioni brevi o commissariali: "C'è stata una politica del personale, in questi anni, che ha sopperito alle carenze d'organico negli uffici - afferma la Valenti - con l'assunzione o la promozione di tecnici esattori. E oggi ci ritroviamo con appena due ingegneri e un numero insufficiente di geometri: per alcuni progetti, dobbiamo chiedere il supporto dell'università. Non disponiamo neppure di un ufficio legale, pur avendo un contenzioso da due milioni 760 mila euro".


    Proprio il contenzioso è stato, in questi anni, il leit motiv della vita del consorzio. Una miriade di cause intentate, in gran parte, dagli stessi tecnici esattori che dopo essere stati inquadrati negli uffici chiedono il riconoscimento di mansioni superiori o, al contrario di indennità suppletive come quella per il "maneggio denaro", che possono far lievitare un compenso base di 1.500 euro fino a una cifra doppia. Al punto che anche la Corte dei conti, a fine giugno, ha chiesto lumi sulle indennità dei casellanti finiti dietro una scrivania. La Valenti ha rispedito sette casellanti ai caselli e, in mancanza di figure qualificate, ha affidato all'esterno la gestione degli uffici che si occupano di appalti e pensioni. Finendo per scontrarsi con la Cgil e altri sindacati minori che hanno indetto una raffica di scioperi.

    Ma la lady di ferro delle autostrade siciliane non si è fermata nelle sua denunce, sottolineando come negli ultimi 8 anni non siano state eseguite manutenzioni previste per legge per un importo di circa 80 milioni di euro. Soldi dirottati verso la spesa corrente, in un ente che ha peraltro 12 milioni di debiti fuori bilancio. In quest'elenco figura anche la somma non proprio esigua di 1,2 milioni per una società privata che, attraverso propri dipendenti forniti di bandiere, segnalava la situazione di pericolo fuori dalla galleria Langenia, rimasta chiusa per 27 mesi in seguito a un incendio. E poi quei 12 milioni spariti nel nulla, a sentir ancora la Valenti, ovvero erogati dalla banca ma mai trasferiti nel conto del consorzio. Sulla vicenda l'amministrazione ha già presentato un esposto giudiziario.

    Forse si è spinta troppo oltre, nella Sicilia che soffre una recrudescenza di intimidazioni ad amministratori pubblici. E così, proprio ieri sera la Valenti si è scontrata su un episodio oscuro: alla presidentessa del consorzio, e a un funzionario dell'ente, sono stati inviati una busta con due proiettili e un messaggio di auguri. È stata la stessa Valenti a denunciare la vicenda, presentandosi in procura a Messina. L'autostrada dei casellanti si è già trasformata nell'autostrada dei veleni.

    (17 dicembre 2008)

  10. #10
    Qual io fui vivo tal son morto
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    E si ripropone la solita domanda: visto che la Sicilia vive "del suo" solo fino ad aprile e i restanti mesi li copre battendo cassa (ultimo esempio di una serie infinita il comune di Catania), gli amici meridionali capiranno che, specie in questi momenti, è perlomeno poco intelligente ripetere le solite palle sul Nord affamatore del Sud, il Sud che non si sviluppa a causa del centralismo ecc...

 

 
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