Voli gratis al sindaco di Pescara,
indagato Toto junior


Tra D'Alfonso e i proprietari di AirOne «rapporto strettissimo»


PESCARA — Non soltanto il presidente dell'AirOne, Carlo Toto. Anche suo figlio Alfonso è fra gli indagati dell'inchiesta di Pescara. È uno dei 40 nomi che figurano nell'ordinanza del gip Luca De Ninis: tutti inquisiti, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. Soltanto per cinque di loro, però, la Procura ha chiesto provvedimenti: arresti domiciliari per il segretario regionale del Pd nonché sindaco della città Luciano D'Alfonso, per il suo braccio destro Guido Dezio e per l'imprenditore Massimo De Cesaris (tutti concessi) e poi interdizione dagli uffici pubblici (sulla quale si deciderà dopo gli interrogatori) per Marco Molisani e Fabrizio Paolini, il primo vicecapo di gabinetto, il secondo factotum personale del sindaco.
Le indagini del pm Gennaro Varone decollano sul finire di una vecchia inchiesta nella quale era rimasto coinvolto Guido Dezio, addetto alla segreteria particolare del sindaco D'Alfonso. Durante una perquisizione a casa di Dezio viene sequestrato un raccoglitore con strane cartellette: sono suddivise per voci tipo «elenco imprenditori», «Coordinate bancarie Margherita», «finanziamenti ai partiti politici», etc. «Si comprende che Dezio sia stato tesoriere della Margherita — scrive il gip — e che in tale qualità abbia ricevuto contributi». Da chi? I «sottofascicoli » rivelano nomi, cognomi, numeri di telefono, date e cifre. Accanto a ciascuno una «b» oppure una «n» che la procura poi tradurrà in «pagamenti in bianco», cioè regolari, oppure «in nero», che non figurano in nessun conto ufficiale.
Fra gli imprenditori c'è De Cecco, quello della pasta, che avrebbe versato «10 b», 10 mila euro in modo regolare al «collettore» Dezio, per iniziative a favore del sindaco D'Alfonso. Ma c'è anche un «Toto Alfonso 7 n», 7 mila euro in nero arrivati dal figlio del patron di AirOne, secondo l'interpretazione di pm e gip. E un altro versamento sarebbe servito a pagare il palco e le strutture per una manifestazione a Pescara di Romano Prodi. «C'era uno strettissimo rapporto fra il sindaco di Pescara e gli imprenditori Carlo e Alfonso Toto» premette il giudice nell'ordinanza, elencando poi una lunga serie di favori ottenuti da D'Alfonso: viaggi pagati da un capo all'altro del pianeta, gratis anche per i parenti del sindaco in arrivo da New York, costose vacanze offerte dalle tasche dei Toto, disponibilità dell'aereo AirOne anche per i viaggi istituzionali, auto e autista a disposizione. «Sembra quasi che i Toto e D'Alfonso agiscano come un'unica entità politico-imprenditoriale» dice il gip.

Nell'elenco degli imprenditori «paganti» figura Luigi Pierangeli, grande avversario di Vincenzo Angelini, re della sanità abruzzese e gola profonda dell'inchiesta che portò in carcere Ottaviano Del Turco. In quel periodo Pierangeli fece dell'anticorruzione la sua battaglia personale. Adesso è indagato per corruzione e nelle carte si legge un passaggio che riporta al vecchio caso: si parla di una lettera di D'Alfonso per Pierangeli datata febbraio 2005. Il sindaco preannuncia a Pierangeli che «un incaricato dell'onorevole Ottaviano Del Turco sarebbe passato da lui per concordare il sostegno alla campagna elettorale».

Giusi Fasano
17 dicembre 2008

http://www.corriere.it/cronache/08_d...4f02aabc.shtml