Ho letto stamattina l'intervista fatta a Nouriel Roubini,
Tra le domnde a cui ha risposto, questa sul rischio che eventualmente corriamo in Italia mi è sembrata degna di nota:..uno dei più prestigiosi guru di Wall Street, origini iraniane, nato a Istanbul, master alla Bocconi, oggi docente di economia alla New York University, ha acquisito fama e prestigio globali da quando è riuscito a prevedere con sistematica puntualità tutti gli sviluppi dell'attuale crisi: dal crack immobiliare alla cartolarizzazione dei subprime, dai fallimenti bancari all'allargamento al settore industriale. Pur essendo consigliere di Obama, ha suggerito all'amministrazione Bush alcune modifiche alle misure di salvataggio che sono state prontamente accolte.
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Quindi, quello che consiglia... sono interventi che "competono" al sistema azienda, non ai lavoratori.L'Italia non rischia di finire come l'Argentina o l'Islanda?
LA MIA risposta è no. Il vostro paese presenta una serie di elementi di instabilità e di difficoltà economiche, ma non è a rischio di fallimento. Restano comunque estremamente urgenti gli interventi di cui da tempo avete bisogno. Penso soprattutto all'incremento della produttività e della competitività, da perseguire con una serie di misure come il miglioramento della formazione professionale dei lavoratori, una decisa spinta sul fronte della ricerca scientifica e tecnologica, la modernizzazione delle aziende con l'introduzione massiccia delle nuove tecnologie, l'introduzione di ulteriori elementi di flessibilità nel mercato del lavoro. La chiave è tutta qui: oggi la produttività cresce meno del costo del lavoro, è un problema che hanno anche Spagna e Grecia e ha avuto a tratti anche la Germania, ma è inaccettabile per un paese che peraltro deve già fronteggiare quello che è un elemento di forza e insieme di debolezza, e cioè l'appartenenza all'unione monetaria. Un fattore che la rende ovviamente solida ma anche in un certo senso vulnerabile perché non consente di avere una propria politica monetaria, sostanzialmente una propria indipendenza, o meglio autonomia.
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Ovvero, tocca all'impresa INVESTIRE per RILANCIARE.
INVESTIRE, non TAGLIARE:
- miglioramento della formazione professionale dei lavoratori,
- una decisa spinta sul fronte della ricerca scientifica e tecnologica,
- modernizzazione delle aziende con l'introduzione massiccia delle nuove tecnologie,
- l'introduzione di ulteriori elementi di flessibilità nel mercato del lavoro.
Esattamente quello che stanno facendo, o no ?![]()




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