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    Predefinito Il Papa invita a liberare il Natale dalle incrostazioni consumistiche e materialistic

    Il Papa invita a liberare il Natale dalle incrostazioni consumistiche e materialistiche
    Dalla crisi economica una spinta
    a riscoprire semplicità e solidarietà




    Dalla crisi economica può venire una spinta a liberare il Natale da "incrostazioni consumistiche e materialistiche", riscoprendo valori come la semplicità e la solidarietà. Lo ha detto il Papa all'udienza generale di mercoledì 17 dicembre, nell'Aula Paolo VI.

    Cari fratelli e sorelle!
    Iniziano proprio oggi i giorni dell'Avvento che ci preparano immediatamente al Natale del Signore: siamo nella Novena di Natale che in tante comunità cristiane viene celebrata con liturgie ricche di testi biblici, tutti orientati ad alimentare l'attesa per la nascita del Salvatore. La Chiesa intera in effetti concentra il suo sguardo di fede verso questa festa ormai vicina predisponendosi, come ogni anno, ad unirsi al cantico gioioso degli angeli, che nel cuore della notte annunzieranno ai pastori l'evento straordinario della nascita del Redentore, invitandoli a recarsi nella grotta di Betlemme. Là giace l'Emmanuele, il Creatore fattosi creatura, avvolto in fasce e adagiato in una povera mangiatoia (cfr. Lc 2, 13-14).
    Per il clima che lo contraddistingue, il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. È la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un evento che reca gioia; l'abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l'incontro con un neonato che vagisce in una misera grotta. Contemplandolo nel presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il suo significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l'intera l'umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell'amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un'occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita di Cristo.
    Tutto questo però non basta per cogliere nella sua pienezza il valore della festa alla quale ci stiamo preparando. Noi sappiamo che essa celebra l'avvenimento centrale della storia: l'Incarnazione del Verbo divino per la redenzione dell'umanità. San Leone Magno, in una delle sue numerose omelie natalizie, così esclama: "Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l'antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l'alto mistero della nostra salvezza, che, promesso, all'inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine" (Homilia XXII). Su questa verità fondamentale ritorna più volte san Paolo nelle sue lettere. Ai Galati, ad esempio, scrive: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge... perché ricevessimo l'adozione a figli" (4, 4). Nella Lettera ai Romani evidenzia le logiche ed esigenti conseguenze di questo evento salvifico: "Se siamo figli (di Dio), siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (8, 17). Ma è soprattutto san Giovanni, nel Prologo del quarto Vangelo, a meditare profondamente sul mistero dell'Incarnazione. Ed è per questo che il Prologo fa parte della liturgia del Natale fin dai tempi più antichi: in esso si trova infatti l'espressione più autentica e la sintesi più profonda di questa festa e del fondamento della sua gioia. San Giovanni scrive: "Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis / E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14).
    A Natale dunque non ci limitiamo a commemorare la nascita di un grande personaggio; non celebriamo semplicemente ed in astratto il mistero della nascita dell'uomo o in generale il mistero della vita; tanto meno festeggiamo solo l'inizio della nuova stagione. A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: "Il Verbo si è fatto carne". Si tratta di un evento storico che l'evangelista Luca si preoccupa di situare in un contesto ben determinato: nei giorni in cui fu emanato il decreto per il primo censimento di Cesare Augusto, quando Quirino era già governatore della Siria (cfr. Lc 2, 1-7). È dunque in una notte storicamente datata che si verificò l'evento di salvezza che Israele attendeva da secoli. Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell'universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere realmente "Dio da Dio, luce da luce" e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni, chiama in greco "ho logos" - tradotto in latino "Verbum" e in italiano "il Verbo" - significa anche "il Senso". Quindi potremmo intendere l'espressione di Giovanni così: il "Senso eterno" del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo (cfr. 1Gv 1, 1). Il "Senso" che si è fatto carne non è semplicemente un'idea generale insita nel mondo; è una "Parola" rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo , ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.
    A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l'assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non ci sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. È allora spontaneo domandarsi: "È mai possibile una cosa del genere? È cosa degna di Dio farsi bambino?". Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l'intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile "infante" per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell'umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.
    Cari fratelli e sorelle, il Natale è un'opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza. L'approssimarsi di questa solennità ci aiuta a riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca della felicità e di un senso appagante del vivere e del morire; dall'altra, ci esorta a meditare sulla bontà misericordiosa di Dio, che è venuto incontro all'uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva, e per renderlo partecipe della sua amicizia e della sua vita. Prepariamoci, pertanto, al Natale con umiltà e semplicità, disponendoci a ricevere in dono la luce, la gioia e la pace, che da questo mistero si irradiano. Accogliamo il Natale di Cristo come un evento capace di rinnovare oggi la nostra esistenza. L'incontro con il Bambino Gesù ci renda persone che non pensano soltanto a se stesse, ma si aprono alle attese e alle necessità dei fratelli. In questa maniera diventeremo anche noi testimoni della luce che il Natale irradia sull'umanità del terzo millennio. Chiediamo a Maria Santissima, tabernacolo del Verbo incarnato, e a san Giuseppe, silenzioso testimone degli eventi della salvezza, di comunicarci i sentimenti che essi nutrivano mentre attendevano la nascita di Gesù, in modo che possiamo prepararci a celebrare santamente il prossimo Natale, nel gaudio della fede e animati dall'impegno di una sincera conversione.
    Buon Natale a tutti!

  2. #2
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Interessante, ma de prima mattina, dopo aver fatto l'alba ce vò!!!

    http://it.youtube.com/watch?v=M8O0KPcEtNM

    TUTTO E' DI TUTTI

  3. #3
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    In sostanza il Papa si aggancia alla decrescita imposta dai signori dell'alta finanza per riportare le pecorelle smarrite all'ovile... Interessante notare che, come sempre, da una parte richiama il solito moralismo cattolico, mentre, dall'altra, permette scempi come quelli dell'albero secolare tagliato ed utilizzato come "albero di Natale" (di tradizione pagana), costato fior fior di quattrini...senza considerare il mantello d'ermellino (animale in via d'estinzione), tutti i regali ai capi di Stato, etc.
    Non commento le parole dal punto di vista religioso, che è meglio...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    In sostanza il Papa si aggancia alla decrescita imposta dai signori dell'alta finanza per riportare le pecorelle smarrite all'ovile... Interessante notare che, come sempre, da una parte richiama il solito moralismo cattolico, mentre, dall'altra, permette scempi come quelli dell'albero secolare tagliato ed utilizzato come "albero di Natale" (di tradizione pagana), costato fior fior di quattrini...senza considerare il mantello d'ermellino (animale in via d'estinzione), tutti i regali ai capi di Stato, etc.
    Non commento le parole dal punto di vista religioso, che è meglio...

    Moralista!

  5. #5
    COSTRUIRE IL COMUNISMO!!
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Il Papa invita a liberare il Natale dalle incrostazioni consumistiche e materialistiche
    Dalla crisi economica una spinta
    a riscoprire semplicità e solidarietà




    Dalla crisi economica può venire una spinta a liberare il Natale da "incrostazioni consumistiche e materialistiche", riscoprendo valori come la semplicità e la solidarietà. Lo ha detto il Papa all'udienza generale di mercoledì 17 dicembre, nell'Aula Paolo VI.


    Cari fratelli e sorelle!

    Iniziano proprio oggi i giorni dell'Avvento che ci preparano immediatamente al Natale del Signore: siamo nella Novena di Natale che in tante comunità cristiane viene celebrata con liturgie ricche di testi biblici, tutti orientati ad alimentare l'attesa per la nascita del Salvatore. La Chiesa intera in effetti concentra il suo sguardo di fede verso questa festa ormai vicina predisponendosi, come ogni anno, ad unirsi al cantico gioioso degli angeli, che nel cuore della notte annunzieranno ai pastori l'evento straordinario della nascita del Redentore, invitandoli a recarsi nella grotta di Betlemme. Là giace l'Emmanuele, il Creatore fattosi creatura, avvolto in fasce e adagiato in una povera mangiatoia (cfr. Lc 2, 13-14).

    Per il clima che lo contraddistingue, il Natale è una festa universale. Anche chi non si professa credente, infatti, può percepire in questa annuale ricorrenza cristiana qualcosa di straordinario e di trascendente, qualcosa di intimo che parla al cuore. È la festa che canta il dono della vita. La nascita di un bambino dovrebbe essere sempre un evento che reca gioia; l'abbraccio di un neonato suscita normalmente sentimenti di attenzione e di premura, di commozione e di tenerezza. Il Natale è l'incontro con un neonato che vagisce in una misera grotta. Contemplandolo nel presepe come non pensare ai tanti bambini che ancora oggi vengono alla luce in una grande povertà, in molte regioni del mondo? Come non pensare ai neonati non accolti e rifiutati, a quelli che non riescono a sopravvivere per carenza di cure e di attenzioni? Come non pensare anche alle famiglie che vorrebbero la gioia di un figlio e non vedono colmata questa loro attesa? Sotto la spinta di un consumismo edonista, purtroppo, il Natale rischia di perdere il suo significato spirituale per ridursi a mera occasione commerciale di acquisti e scambi di doni! In verità, però, le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e che tocca l'intera l'umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell'amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale. Spogliato delle incrostazioni consumistiche e materialistiche, il Natale può diventare così un'occasione per accogliere, come regalo personale, il messaggio di speranza che promana dal mistero della nascita di Cristo.

    Tutto questo però non basta per cogliere nella sua pienezza il valore della festa alla quale ci stiamo preparando. Noi sappiamo che essa celebra l'avvenimento centrale della storia: l'Incarnazione del Verbo divino per la redenzione dell'umanità. San Leone Magno, in una delle sue numerose omelie natalizie, così esclama: "Esultiamo nel Signore, o miei cari, ed apriamo il nostro cuore alla gioia più pura. Perché è spuntato il giorno che per noi significa la nuova redenzione, l'antica preparazione, la felicità eterna. Si rinnova infatti per noi nel ricorrente ciclo annuale l'alto mistero della nostra salvezza, che, promesso, all'inizio e accordato alla fine dei tempi, è destinato a durare senza fine" (Homilia XXII). Su questa verità fondamentale ritorna più volte san Paolo nelle sue lettere. Ai Galati, ad esempio, scrive: "Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge... perché ricevessimo l'adozione a figli" (4, 4). Nella Lettera ai Romani evidenzia le logiche ed esigenti conseguenze di questo evento salvifico: "Se siamo figli (di Dio), siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria" (8, 17). Ma è soprattutto san Giovanni, nel Prologo del quarto Vangelo, a meditare profondamente sul mistero dell'Incarnazione. Ed è per questo che il Prologo fa parte della liturgia del Natale fin dai tempi più antichi: in esso si trova infatti l'espressione più autentica e la sintesi più profonda di questa festa e del fondamento della sua gioia. San Giovanni scrive: "Et Verbum caro factum est et habitavit in nobis / E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1, 14).

    A Natale dunque non ci limitiamo a commemorare la nascita di un grande personaggio; non celebriamo semplicemente ed in astratto il mistero della nascita dell'uomo o in generale il mistero della vita; tanto meno festeggiamo solo l'inizio della nuova stagione. A Natale ricordiamo qualcosa di assai concreto ed importante per gli uomini, qualcosa di essenziale per la fede cristiana, una verità che san Giovanni riassume in queste poche parole: "Il Verbo si è fatto carne". Si tratta di un evento storico che l'evangelista Luca si preoccupa di situare in un contesto ben determinato: nei giorni in cui fu emanato il decreto per il primo censimento di Cesare Augusto, quando Quirino era già governatore della Siria (cfr. Lc 2, 1-7). È dunque in una notte storicamente datata che si verificò l'evento di salvezza che Israele attendeva da secoli. Nel buio della notte di Betlemme si accese realmente una grande luce: il Creatore dell'universo si è incarnato unendosi indissolubilmente alla natura umana, sì da essere realmente "Dio da Dio, luce da luce" e al tempo stesso uomo, vero uomo. Quel che Giovanni, chiama in greco "ho logos" - tradotto in latino "Verbum" e in italiano "il Verbo" - significa anche "il Senso". Quindi potremmo intendere l'espressione di Giovanni così: il "Senso eterno" del mondo si è fatto tangibile ai nostri sensi e alla nostra intelligenza: ora possiamo toccarlo e contemplarlo (cfr. 1Gv 1, 1). Il "Senso" che si è fatto carne non è semplicemente un'idea generale insita nel mondo; è una "Parola" rivolta a noi. Il Logos ci conosce, ci chiama, ci guida. Non è una legge universale, in seno alla quale noi svolgiamo poi qualche ruolo , ma è una Persona che si interessa di ogni singola persona: è il Figlio del Dio vivo, che si è fatto uomo a Betlemme.

    A molti uomini, ed in qualche modo a noi tutti, questo sembra troppo bello per essere vero. In effetti, qui ci viene ribadito: sì, esiste un senso, ed il senso non è una protesta impotente contro l'assurdo. Il Senso ha potere: è Dio. Un Dio buono, che non va confuso con un qualche essere eccelso e lontano, a cui non ci sarebbe mai dato di arrivare, ma un Dio che si è fatto nostro prossimo e ci è molto vicino, che ha tempo per ciascuno di noi e che è venuto per rimanere con noi. È allora spontaneo domandarsi: "È mai possibile una cosa del genere? È cosa degna di Dio farsi bambino?". Per cercare di aprire il cuore a questa verità che illumina l'intera esistenza umana, occorre piegare la mente e riconoscere la limitatezza della nostra intelligenza. Nella grotta di Betlemme, Dio si mostra a noi umile "infante" per vincere la nostra superbia. Forse ci saremmo arresi più facilmente di fronte alla potenza, di fronte alla saggezza; ma Lui non vuole la nostra resa; fa piuttosto appello al nostro cuore e alla nostra libera decisione di accettare il suo amore. Si è fatto piccolo per liberarci da quell'umana pretesa di grandezza che scaturisce dalla superbia; si è liberamente incarnato per rendere noi veramente liberi, liberi di amarlo.

    Cari fratelli e sorelle, il Natale è un'opportunità privilegiata per meditare sul senso e sul valore della nostra esistenza. L'approssimarsi di questa solennità ci aiuta a riflettere, da una parte, sulla drammaticità della storia nella quale gli uomini, feriti dal peccato, sono perennemente alla ricerca della felicità e di un senso appagante del vivere e del morire; dall'altra, ci esorta a meditare sulla bontà misericordiosa di Dio, che è venuto incontro all'uomo per comunicargli direttamente la Verità che salva, e per renderlo partecipe della sua amicizia e della sua vita. Prepariamoci, pertanto, al Natale con umiltà e semplicità, disponendoci a ricevere in dono la luce, la gioia e la pace, che da questo mistero si irradiano. Accogliamo il Natale di Cristo come un evento capace di rinnovare oggi la nostra esistenza. L'incontro con il Bambino Gesù ci renda persone che non pensano soltanto a se stesse, ma si aprono alle attese e alle necessità dei fratelli. In questa maniera diventeremo anche noi testimoni della luce che il Natale irradia sull'umanità del terzo millennio. Chiediamo a Maria Santissima, tabernacolo del Verbo incarnato, e a san Giuseppe, silenzioso testimone degli eventi della salvezza, di comunicarci i sentimenti che essi nutrivano mentre attendevano la nascita di Gesù, in modo che possiamo prepararci a celebrare santamente il prossimo Natale, nel gaudio della fede e animati dall'impegno di una sincera conversione.

    Buon Natale a tutti!

    ...io da buon Stalinista e anticlericale,non dò retta mai alle parole di sua "Santità"...ma "stavorta je vojo dà retta"...limiterò anche io le spese Natalizie...
    ...te credo,nun c'ho na lira...

  6. #6
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    ATTENTI AI PRETI! (e alle loro tesi per salvare la vita…) di G.P.


    Il global warming potrebbe essere un grande bufala, soprattutto laddove si è affermato, con il solito terrorismo ambientalista e colpevolizzante, che l’origine di tale fenomeno climatico è di tipo antropogenico. Mi sembra evidente che, su tali tematiche, il confine tra scienza e ideologia, tra scienza e religione e tra scienza e superstizione sia sempre più labile. Le ragioni di tanta confusione, creata ad arte, si rafforzano progressivamente nella sedimentazione di interessi differenziati, ma collimanti e trasversali, tra gruppi di potere che speculano sull’ignoranza generale per raggiungere scopi tutt’altro che nobili anche se da “Premio Nobel”.
    E questo avviene anche in tanti altri campi del sapere umano, come ad esempio nella filosofia o nelle scienze sociali, dove il linguaggio materialistico-scientifico è spesso un comodo soprabito per nascondere l’idealismo più ingannatorio. Perciò Lenin sosteneva che l’idealismo è solo pretume. Che questo pretume si serva del giovane Marx o di qualche frase estrapolata qui e là dal suo discorso teorico, per accreditarsi, con i propri vaneggiamenti idealistici, presso i dominati, non cambia la natura dell’inganno posto in atto. Più avanti vedremo anche perché e a chi mi riferisco.
    Tale modo di agire attecchisce soprattutto quando l’analisi delle cause scientifiche dei fenomeni naturali o sociali abdica alle sue funzioni, lasciandosi travolgere dalle convinzioni di senso comune le quali, essendo strutturate su una spina dorsale ideologica, non accettano di essere sottoposte al vaglio empirico o a modelli di indagine più complessi e meno approssimativi. Ma come direbbe Preve, chi non è iscritto all’anagrafe ideologica dominante non può nemmeno pensare di trattare certi argomenti senza divenire bersaglio del pubblico ludibrio. L’iscrizione a questa anagrafe richiede la rinuncia preventiva alla discussione teorica e al dubbio metodologico, per una più passiva accettazione delle opinioni consolidate, le quali, solo per tale caratteristica, dovrebbero godere di una maggiore veridicità rispetto a tutte le altre.
    I buchi teorici lasciati sguarniti dall’analisi scientifica sono istantaneamente colmati dall’ideologia la quale, solitamente, segnala la sua presenza attraverso l’oltranzismo assiomatico di tesi incontrovertibili (queste possono certo essere messe in discussione ma al prezzo delle solite stolte stigmatizzazioni e accuse di scientismo o positivismo) e dei suoi precetti indiscutibili che, se non seguiti alla lettera, spalancano le porte all’apocalisse biblica.
    Da questo punto di vista condivido pienamente l’affermazione lagrassiana, tratta da uno scritto presente sul sito (Rompere con il vecchio e pensare il nuovo) per cui:

    “In occidente (e non solo), il comunismo ha incrociato ideologie religiose che l’hanno progressivamente trasformato in religione esso stesso. E quanto più si è fatto evidente il fallimento della Rivoluzione d’Ottobre – se creduta quale innesco della transizione rivoluzionaria ad una società di tipo comunistico – tanto più gli sbiaditi residui pseudocomunisti hanno accentuato il carattere religioso delle loro aberranti convinzioni ideologiche. A questo punto, il profitto capitalistico – una forma storicamente specifica di quel pluslavoro umano che sempre esisterà e che finora è stato utilizzato dalle classi dominanti delle varie formazioni sociali (schiavista, feudale, capitalistica, ecc. ecc.) – è divenuto un peccato; il capitalista è peccatore e dunque l’operaio è il redentore. Poiché quest’ultimo si è via via dimostrato refrattario ad assumersi un simile compito sovrumano (solo il “figlio di Dio” lo può realizzare), i falsi comunisti hanno perso la testa e hanno cercato una serie di vie traverse e di altri fantasiosi soggetti “rivoluzionari”: i giovani, le donne, i gay, i rom e gli immigrati in genere, ecc. Tutta la polemica contro i profitti delle multinazionali – che rovinano l’ambiente e attentano alla nostra salute, al naturale codice genetico, e via dicendo – è esattamente la “scomunica” che colpisce i peccatori fino a quando non si pentano e convertano; se non lo fanno, saranno puniti dai “meravigliosi” movimenti (o Movimento dei movimenti) che assumono i compiti dei vecchi missionari con la croce in pugno (anche chi usa ancora falce e martello, li riduce ad analogo simbolo di redenzione).
    Se poi ci spostiamo nei paesi di religione cattolica, dove l’ipocrisia è regina, il peccato è semplicemente il profitto degli altri, mentre il proprio ha sempre l’aureola della santità. Quindi i profitti di Greenpeace (una vera multinazionale), delle coltivazioni macrobiotiche, dei commerci equosolidali, delle banche etiche e del no profit, e chi più ne ha più ne metta, sono il Bene che vuol sconfiggere i profitti dei capitalisti “non convertiti”. Così abbiamo visto grandi “pescecani” come Soros,Bill Gates, addirittura la Goldman Sachs (oggi per fortuna arrivata ad un passo dal fallimento, salvata ma ridimensionata) cominciare a flirtare con l’ambientalismo, le energie alternative, i cibi “più sani” (autentiche schifezze costosissime); tutto per “redimersi” e rendere “santo” il proprio “peccaminoso” profitto, che la crisi ha messo….in crisi prima della completa purificatio.
    Si sente, in questa fase, parlare a più riprese di fuoriuscita dal capitalismo in termini così salmeggianti (anche da chi si dichiara marxista o si rifà a tale scuola di pensiero), che la stessa lotta rivoluzionaria viene ridotta ad una predica utopica con tanto di esodo profetico verso una fantomatica terra promessa, dove libertà, uguaglianza e giustizia sono sempre a portata di mano. Questa fuga nell’immaginazione ha diversi nomi: decrescita, comunità felice, ecc.ecc. Addirittura c’è chi sistematizza in tesi (Per salvare la vita. 28 tesi contro la barbarie.
    di Marino Badiale, Massimo Bontempelli
    ) contro la barbarie questo nefasto culto pre-capitalistico che preannuncia, se tradito e non condiviso, il diluvio universale sotto il quale l’umanità troverà la sua pena definitiva.
    Quando si pretende di interpretare la modalità di riproduzione del rapporto sociale capitalistico con categorie quali la “maledizione” dell’umanità - che sarebbe condannataall’autodistruttività nei confronti della natura e di sé stessa - si è già scelto di immergere la testa nelle nuvole e tutti e due i piedi fuori dalla scienza. Ed è, paradosso dei paradossi, proprio chi predica in questi termini a sostenere di essere mille miglia lontano dal dogmatismo e dal fideismo (sic!). Ma questa triviale interpretazione è solo una versione rattoppata e scadente del mito cristiano della dannazione eterna o della salvezza finale.
    Tutte Balle! L’umanità non si autodistruggerà (vedete come abbondano in queste pseudoanalisi volgari i toni apocalittici?), e ciò spinge decisamente ad avviare una lotta serrata contro il sistema di riproduzione sociale capitalistico, odiosamente fondato sull’estorsione del pluslavoro e sullo sfruttamento dei pochi a danno dei molti.

    Mi scuserete per questo breve détour dal tema principale che qui si vuole proporre, ma mi sembrava doveroso non lasciare altro campo agli imbonitori domenicali che fanno sfoggio di grande saggezza rivoluzionaria e di altrettanta idiozia teoretica.
    L’articolo che vi propongo è tratto da Libero e conferma quanto da noi già riportato sul tema del riscaldamento globale. In un precedente intervento sottolineammo che i modelli utilizzati, per studiare le variazioni climatiche, sono alquanto deficitari poiché non tengono conto di molte variabili che, ora, si scoprono fondamentali per solo abbozzare previsioni meno aleatorie di quelle sin qui diffuse. Tali modelli, per l’appunto, pare che non contemplino l’azione delle correnti oceaniche o l’attività solare, come elementi primieramente incidenti su sconvolgimenti climatici così repentini. Gli scienziati dibattono ormai apertamente sul giusto peso da attribuire alle azioni umane nei mutamenti climatici, e, contemporaneamente crescono le schiere degli scettici e dei “defezionisti”, prima convinti sostenitori dell’origine antropica del riscaldamento planetario.
    C’è chi sostiene che tali previsioni siano basate su proiezioni di computer e modelli matematici simili a quelli che le banche hanno utilizzato per valutare i rischi sul mercato dei bond legati ai mutui subprime, il che è tutto dire. Ribadisco che gli scienziati stanno calmierando le loro posizioni, mostrando maggiori dubbi sul fatto che sia davvero l’attività umana alla base del global warming. In sostanza, sta crescendo il loro scetticismo anche se non si può ancora dire l’ultima parola sull’argomento.
    Ma non vado oltre perché, come al solito, è giusto che ognuno faccia, secondo coscienza, le proprie valutazioni. Buona lettura.
    clicca qui


    postato da: RIPENSAREMARX alle ore 069 | link | commenti (5)


    ARDITI NON GENDARMI

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    Mi sembra che G.P. si scagli contro altri preti, o almeno quelli da lui considerati come tali.

    G.P., il paladino della scienza... rivelata.

 

 

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