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  1. #1
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    Predefinito Shoah e falce e martello

    Non dimentichiamo di dire la verità ai nostri studenti al di fuori di meschini intenti demagogici Qualcuno, durante la visita al campo di sterminio di Auschwitz, ha proposto di eliminare il simbolo della falce e martello dal Padiglione Italiano e ha sostenuto che in quel monumento si è utilizzato l'orrore del nazismo per coprire il comunismo e usare la falce e martello come simbolo positivo. Chi ha detto questo ha insultato le stesse vittime che è andato ad onorare fra cui gli autori di quel monumento.

    Chiariamo subito un punto: la falce e martello e un simbolo positivo e non c’e da scandalizzarsi. Può darsi che la proposta di eliminare i simboli del comunismo o dei regimi totalitari sia pienamente giustificata dalla storia ma in ogni caso tutto questo non ha nulla a che vedere con Auschwitz, con lo sterminio degli Ebrei, con la Shoah e il prezzo da pagare per manipolare la storia sono demagogia e opportunismo.

    La falce e martello e il simbolo del movimento operaio e della classe lavoratrice e rappresenta l'unita tra i lavoratori agricoli e industriali. Fu condiviso dalle organizzazioni socialiste e comuniste anche ebraiche e sioniste ed e stato per molti sinonimo di liberazione. La falce e martello e stato il simbolo del socialismo e del comunismo divenendo emblema dei partiti politici e, più tardi, dei paesi del socialismo reale. La falce e martello e rappresentata in numerosi altri simboli ancora vigenti, come ad esempio la bandiera di stato austriaca.

    Ma, in particolare ad Auschwitz, la falce e martello ricorda l’Armata Rossa che ha liberato il campo il 27 gennaio del 1945, data oggi celebrata ogni anno come Giornata della Memoria; la falce e martello è anche il simbolo delle donne e degli uomini, comunisti e socialisti, che sono stati perseguitati politici dai nazi-fascisti e sono morti nei campi; la falce e martello ricorda anche i 20 milioni di morti russi che hanno combattuto contro i nazi-fascisti.

    E’ inaccettabile fare della falsa ideologia in un luogo della memoria o raffrontare con faciloneria il nazismo al comunismo e non e vero che la memoria appartiene a tutti gli schieramenti politici perché appartiene ad un solo schieramento: ad Auschwitz esiste la memoria dei perseguitati che ricorda le vittime massacrate e la memoria dei persecutori che ricorda cristiani, fascisti e nazisti con i rispettivi simboli della croce, della croce celtica e della croce uncinata. Queste semplici e veritiere considerazioni non hanno niente a che vedere con gli schieramenti ideologici o politici attuali.

    Ad Auschwitz la falce e martello rappresenta, volente o nolente, la liberazione e i liberatori e, ad onore di verità, invece di eliminare falce e martello, come qualcuno ha suggerito, bisognerebbe rimuovere le croci, incomparabile simbolo della persecuzione antiebraica in tutti i secoli.

    Gherush92 Comitato per i Diritti Umani

    gherush92@gherush92.com

    Segue un brano di Primo Levi da La Tregua:

    Il disgelo

    Nei primi giorni del gennaio 1945, sotto la spinta dell'Armata Rossa ormai vicina, i tedeschi avevano evacuato in tutta fretta il bacino minerario slesiano. Mentre altrove, in analoghe condizioni, non avevano esitato a distruggere col fuoco o con le armi i Lager insieme con i loro occupanti, nel distretto di Auschwitz agirono diversamente: ordini superiori (a quanto pare dettati personalmente da Hitler) imponevano di «recuperare», a qualunque costo, ogni uomo abile al lavoro. Perciò tutti i prigionieri sani furono evacuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono abbandonati a loro stessi. Da vari indizi e lecito dedurre la originaria intenzione tedesca di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo; ma un violento attacco aereo notturno, e la rapidita dell'avanzata russa, indussero i tedeschi a mutare pensiero, e a prendere la fuga lasciando incompiuto il loro dovere e la loro opera.

    Nell'infermeria del Lager di Buna-Monowitz eravamo rimasti in ottocento. Di questi, circa cinquecento morirono delle loro malattie, di freddo e di fame prima che arrivassero i russi, ed altri duecento, malgrado i soccorsi, nei giorni immediatamente successivi.

    La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 gennaio 1945. Fummo Charles ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comune il corpo di Sòmogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava: Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.

    Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostarono a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno strano imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.

    A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era più alta del campo) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le folate di vento umido minaccioso di disgelo.

    Ci pareva, e così era, che il nulla pieno di morte in cui da dieci giorni ci aggiravamo come astri spenti avesse trovato un suo centro solido, un nucleo di condensazione: quattro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai visi rozzi e puerili sotto i pesanti caschi di pelo.

    Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.

    Cosi per noi anche l'ora della liberta suono grave e chiusa, e ci riempi gli animi, ad un tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo che questo non poteva avvenire, che nulla mai piu sarebbe potuto avvenire di cosi buono e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell'offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti. Poiché, ed e questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell'offesa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa e una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l'anima dei sommersi, li spegne e li rende abietti; risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti, e pullula in mille modi, contro la stessa volonta di tutti, come sete di vendetta, come cedimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.

    Queste cose, allora mal distinte, e avvertite dai più solo come una improvvisa ondata di fatica mortale, accompagnarono per noi la gioia della liberazione. Percio pochi fra noi corsero incontro ai salvatori, pochi caddero in preghiera. Charles ed io sostammo in piedi presso la buca ricolma di membra livide, mentre altri abbattevano il reticolato; poi rientrammo con la barella vuota, a portare la notizia ai compagni.

    Per tutto il resto della giornata non avvenne nulla, cosa che non ci sorprese, ed a cui eravamo da molto tempo avvezzi. Nella nostra camera la cuccetta del morto Sòmogyi fu subito occupata dal vecchio Thylle, con visibile ribrezzo dei miei due compagni francesi.

    Thylle, per quanto io ne sapevo allora, era un «triangolo rosso», un prigioniero politico tedesco, ed era uno degli anziani del Lager; come tale, aveva appartenuto di diritto alla aristocrazia del campo, non aveva lavorato manualmente (almeno negli ultimi anni), ed aveva ricevuto alimenti e vestiti da casa. Per queste stesse ragioni i «politici» tedeschi erano assai raramente ospiti dell'infermeria, in cui d'altronde godevano di vari privilegi: primo fra tutti, quello di sfuggire alle selezioni. Poiché, al momento della liberazione, era lui l'unico, dalle SS in fuga era stato investito della carica di capobaracca del Block 20, di cui facevano parte, oltre alla nostra camerata di malati altamente infettivi, anche la sezione TBC e la sezione dissenteria.

    Essendo tedesco, aveva preso molto sul serio questa precaria nomina. Durante i dieci giorni che separarono la partenza delle SS dall'arrivo dei russi, mentre ognuno combatteva la sua ultima battaglia contro la fame, il gelo e la malattia. Thylle aveva fatto diligenti ispezioni del suo nuovissimo feudo, controllando lo stato dei pavimenti e delle gemelle e il numero delle coperte (una per ogni ospite, vivo o morto che fosse). In una delle sue visite alla nostra camera aveva perfino encomiato. Arthur per l'ordine e la pulizia che aveva saputo mantenere; Arthur, che non capiva il tedesco, e tanto meno il dialetto sassone di Thylle, gli aveva risposto «vieux dégoutant» e «putain de boche»; ciononostante Thylle, da quel giorno in poi, con evidente abuso di autorita, aveva preso l'abitudine di venire ogni sera nella nostra camera per servirsi del confortevole bugliolo che vi era installato: in tutto il campo, l'unico alla cui manutenzione si provvedesse regolarmente, e l'unico situato nelle vicinanze di una stufa.

    Fino a quel giorno, il vecchio Thylle era dunque stato per me un estraneo, e perciò un nemico; inoltre un potente, e perciò un nemico pericoloso. Per la gente come me, vale a dire per la generalita del Lager, altre sfumature non c'erano: durante tutto il lunghissimo anno trascorso in Lager, io non avevo avuto mai né la curiosita né l'occasione di indagare le complesse strutture della gerarchia del campo. Il tenebroso edificio di potenze malvage giaceva tutto al di sopra di noi, e il nostro sguardo era rivolto al suolo. Eppure fu questo Thylle, vecchio militante indurito da cento lotte per il suo partito ed entro il suo partito, e pietrificato da dieci anni di vita feroce ed ambigua in Lager, il compagno e il confidente della mia prima notte di liberta.Per tutto il giorno, avevamo avuto troppo da fare per aver tempo di commentare l'avvenimento, che pure sentivamo segnare il punto cruciale della nostra intera esistenza; e forse, inconsciamente, l'avevamo cercato, il da fare, proprio allo scopo di non aver tempo, perché di fronte alla liberta ci sentivamo smarriti, svuotati, atrofizzati, disadatti alla nostra parte.

    Ma venne la notte, i compagni ammalati si addormentarono, si addormentarono anche Charles e Arthur del sonno dell'innocenza, poiché erano in Lager da un solo mese, e ancora non ne avevano assorbito il veleno: io solo, benché esausto, non trovavo sonno, a causa della fatica stessa e della malattia. Avevo tutte le membra indolenzite, il sangue mi pulsava convulsamente nel cranio, e mi sentivo invadere dalla febbre. Ma non era solo questo: come se un argine fosse franato, proprio in quell'ora in cui ogni minaccia sembrava venire meno, in cui la speranza di un ritorno alla vita cessava di essere pazzesca, ero sopraffatto da un dolore nuovo e più vasto, prima sepolto e relegato ai margini della coscienza da altri più urgenti dolori: il dolore dell'esilio, della casa lontana, della solitudine, degli amici perduti, della giovinezza perduta, e dello stuolo di cadaveri intorno.



    Il mattino ci portò i primi segni di liberta. Giunsero (evidentemente precettati dai russi) una ventina di civili polacchi, uomini e donne, che non pochissimo entusiasmo si diedero ad armeggiare per mettere ordine e pulizia fra le baracche e sgomberare i cadaveri. Verso mezzogiorno arrivò un bambino spaurito, che trascinava una mucca per la cavezza; ci fece capire che era per noi, e che la mandavano i russi, indi abbandonò la bestia e fuggi come un baleno. Non saprei dire come, il povero animale venne macellato in pochi minuti, sventrato, squartato, e le sue spoglie si dispersero per tutti i recessi del campo dove si annidavano i superstiti.

    A partire dal giorno successivo, vedemmo aggirarsi per il campo altre ragazze polacche, pallide di pieta e di ribrezzo: ripulivano i malati e ne curavano alla meglio le piaghe. Accesero anche in mezzo al campo un enorme fuoco, che alimentavano con i rottami delle baracche sfondate, e sul quale cucinavano la zuppa in recipienti di fortuna. Finalmente, al terzo giorno, si vide entrare in campo un carretto a quattro ruote, guidato festosamente da Yankel, uno Häftling: era un giovane ebreo russo, forse l'unico russo fra i superstiti, ed in quanto tale si era trovato naturalmente a rivestire la funzione di interprete e di ufficiale di collegamento coi comandi sovietici. Tra sonori schiocchi di frusta, annunzio che aveva incarico di portare al Lager centrale di Auschwitz, ormai trasformato in un gigantesco lazzaretto, tutti i vivi fra noi, a piccoli gruppi di trenta o quaranta al giorno, e a cominciare dai malati più gravi.

    Era intanto sopravvenuto il disgelo, che da tanti giorni temevamo, ed a misura che la neve andava scomparendo, il campo si mutava in uno squallido acquitrino. I cadaveri e le immondizie rendevano irrespirabile l'aria nebbiosa e molle. Né la morte aveva cessato di mietere: morivano a decine i malati nelle loro cuccette fredde, e morivano qua e la per le strade fangose, come fulminati, i superstiti più ingordi, i quali, seguendo ciecamente il comando imperioso della nostra antica fame, si erano rimpinzati delle razioni di carne che i russi, tuttora impegnati in combattimenti sul fronte non lontano, facevano irregolarmente pervenire al campo: talora poco, talora nulla, talora in folle abbondanza.

    Ma di tutto quanto avveniva intorno a me io non mi rendevo conto che in modo saltuario e indistinto. Pareva che la stanchezza e la malattia, come bestie feroci e vili, avessero atteso in agguato il momento in cui mi spogliavo di ogni difesa per assaltarmi alle spalle. Giacevo in un torpore febbrile, cosciente solo a mezzo, assistito fraternamente da Charles, e tormentato dalla sete e da acuti dolori alle articolazioni. Non c'erano medici né medicine. Avevo anche male alla gola, e meta della faccia mi era gonfiata: la pelle si era fatta rossa e ruvida, e mi bruciava come per una ustione; forse soffrivo di più malattie ad un tempo. Quando venne il mio turno di salire sul carretto di Yankel, non ero più in grado di reggermi in piedi.

    Fui issato sul carro da Charles e da Arthur, insieme con un carico di moribondi da cui non mi sentivo molto dissimile. Piovigginava, e il cielo era basso e fosco. Mentre il lento passo dei cavalli di Yankel mi trascinava verso la lontanissima liberta, sfilarono per l'ultima volta sotto i miei occhi le baracche dove avevo sofferto e mi ero maturato, la piazza dell'appello su cui ancora si ergevano, fianco a fianco, la forca e un gigantesco albero di Natale, e la porta della schiavitù, su cui, vane ormai, ancora si leggevano le tre parole della derisione: «Arbeit Macht Frei», «Il lavoro rende liberi».


    http://www.esserecomunisti.it/index....Articolo=26664

  2. #2
    dubito, ricerco, costruisco
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    Predefinito

    Ottimo.
    cade a fagiuolo. Due giorni fa seguivo l'intervista ad una radio locale di un gruppo musicale ("Scritti Corsari", tanto per..), parlando dei campi nazisti dicevano che ci internavano ebrei, ma anche rom, gay, lesbiche, anarchici, dissidenti politici.
    ho dovuto chiamare in diretta, e mi han dato ragione, perchè quel "dissidenti politici" voleva dire per il 90% "comunisti" e di questo nessun media maggiore se lo ricorda. mai.
    Altrimenti che la scrisse a fare Brecht la famosa poesia "prima vennero a prendere gli ebrei, ..."

    Altra cosa.
    su "Nature" (che non è Libero o Topolino) è appena uscito un editoriale di uno dei migliori prof al mondo nel suo campo, prof. Irvin Epstein, dell'università ebraica di Boston. L'editoriale era dedicato ad un altro scienziato, russo di famiglia ebraica, che scappò nell'89 e lavorava a Boston (lo conoscevo di persona e mi trattò da cane quando vide la foto di Lenin nel mio ufficio..ma è un'altra storia). Un editoriala SCHIFOSO che per metà lodava il defunto prof e per l'altra metà parlava delle persecuzioni staliniste agli ebrei.
    ahahhah --- le risa....
    peccato che il mio tutor conosce benissimo tale scienziato perchè volevamo fare reclamo a Nature (ahahah e ci rido di più!!a hah come no)..
    (non so se a voi vi si apre il pdf
    http://www.nature.com/nature/journal.../4551053a.html

    ma possiamo sentirci per pvt..-ci siamo intesi- per chi fosse interessato, la storia del defunto Zhabotinsky è un intreccio di scienza, unione sovietica e fondazione di israele su basi razziste...)

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da due_calzini Visualizza Messaggio
    Ottimo.
    cade a fagiuolo. Due giorni fa seguivo l'intervista ad una radio locale di un gruppo musicale ("Scritti Corsari", tanto per..), parlando dei campi nazisti dicevano che ci internavano ebrei, ma anche rom, gay, lesbiche, anarchici, dissidenti politici.
    ho dovuto chiamare in diretta, e mi han dato ragione, perchè quel "dissidenti politici" voleva dire per il 90% "comunisti" e di questo nessun media maggiore se lo ricorda. mai.
    Altrimenti che la scrisse a fare Brecht la famosa poesia "prima vennero a prendere gli ebrei, ..."

    Altra cosa.
    su "Nature" (che non è Libero o Topolino) è appena uscito un editoriale di uno dei migliori prof al mondo nel suo campo, prof. Irvin Epstein, dell'università ebraica di Boston. L'editoriale era dedicato ad un altro scienziato, russo di famiglia ebraica, che scappò nell'89 e lavorava a Boston (lo conoscevo di persona e mi trattò da cane quando vide la foto di Lenin nel mio ufficio..ma è un'altra storia). Un editoriala SCHIFOSO che per metà lodava il defunto prof e per l'altra metà parlava delle persecuzioni staliniste agli ebrei.
    ahahhah --- le risa....
    peccato che il mio tutor conosce benissimo tale scienziato perchè volevamo fare reclamo a Nature (ahahah e ci rido di più!!a hah come no)..
    (non so se a voi vi si apre il pdf
    http://www.nature.com/nature/journal.../4551053a.html

    ma possiamo sentirci per pvt..-ci siamo intesi- per chi fosse interessato, la storia del defunto Zhabotinsky è un intreccio di scienza, unione sovietica e fondazione di israele su basi razziste...)
    I sionisti si allearono anche con l'asse...

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    I sionisti si allearono anche con l'asse...
    ti racconto il fattaccio, mi hai istigato.
    Il prof. (defunto) Anatol Zhabotinsky, di nobile famiglia ebrea, dà il nome ad una famosa reazione oscillante, la reaz. Belousov-Zhabotinsky, appunto.
    Sulla storia di questa reazione ci potrei stare ore. Per ora sappi che:
    1) mi sta dando da mangiare..
    2) inizialmente scoperata dal biofisico SOVIETICO (come ho detto una volta in una lezione a dei ragazzi statunitensi con gli occhioni aperti..) Belousov negli anni '50, fu rifiutata dalla scienza "occidentale". non entro nei particolari ma aveva scoperto una cosa importantissima.
    entrò in depressione e si dette alla ricerca militare (!!!).
    una decina di anni dopo, Zhabotinsky prese il lavoro in mano, non aggiunse che piccole cose e riuscì a pubblicarlo prima in russia e poi su NATURE (da merda a nature...meglio di Mida!!).
    3) Zhabotinsky tentò più volte di andarsene dall'URSS, ci riuscì nel 1989 (che faina) e da quel momento è sempre rimasto alla Brandeis university di boston, univ. ebraica.
    4) in russia ancor oggi la reazione è detta "di Belousov". ci saarà un perchè...

    Dunque. 2 anni fa abbiamo invitato sto Zhabotinsky alla mia università. Appena arrivato, vide la foto di lenin attaccata l mio pc e mi disse (TESTUALI): "ah, allora ci metti anche Hitler" lì accanto. Quei papaboys dei miei colleghi si sentirono al settimo cielo.
    mi prapanò le balle per tutta due giorni, e che dovevo dire: era stato là, aveva esperienza.
    però sono una persona dubbiosa. venne poi fuori che era di ricchissima famiglia ebraica e lui stesso disse che un certo LEnin fece un bel culo al su' nonno.
    suo nonno, mi disse, era stato tra i fondatori di israele.
    uhm.
    dopo pochi giorni mi capitò la copia di Limes su "Israele e Iran". Riportava una citazione di un certo Zhabotinsky del 1928 "non potrà mai esistere uno stato di israele finchè esisteranno sul suo territorio gli arabi come razza".
    bingo.

    sui collegamenti con gli usa, nature, e perchè i cattivacci bolscevichi gli spaccarono il culo, fai pure da solo...

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da due_calzini Visualizza Messaggio
    ti racconto il fattaccio, mi hai istigato.
    Il prof. (defunto) Anatol Zhabotinsky, di nobile famiglia ebrea, dà il nome ad una famosa reazione oscillante, la reaz. Belousov-Zhabotinsky, appunto.
    Sulla storia di questa reazione ci potrei stare ore. Per ora sappi che:
    1) mi sta dando da mangiare..
    2) inizialmente scoperata dal biofisico SOVIETICO (come ho detto una volta in una lezione a dei ragazzi statunitensi con gli occhioni aperti..) Belousov negli anni '50, fu rifiutata dalla scienza "occidentale". non entro nei particolari ma aveva scoperto una cosa importantissima.
    entrò in depressione e si dette alla ricerca militare (!!!).
    una decina di anni dopo, Zhabotinsky prese il lavoro in mano, non aggiunse che piccole cose e riuscì a pubblicarlo prima in russia e poi su NATURE (da merda a nature...meglio di Mida!!).
    3) Zhabotinsky tentò più volte di andarsene dall'URSS, ci riuscì nel 1989 (che faina) e da quel momento è sempre rimasto alla Brandeis university di boston, univ. ebraica.
    4) in russia ancor oggi la reazione è detta "di Belousov". ci saarà un perchè...

    Dunque. 2 anni fa abbiamo invitato sto Zhabotinsky alla mia università. Appena arrivato, vide la foto di lenin attaccata l mio pc e mi disse (TESTUALI): "ah, allora ci metti anche Hitler" lì accanto. Quei papaboys dei miei colleghi si sentirono al settimo cielo.
    mi prapanò le balle per tutta due giorni, e che dovevo dire: era stato là, aveva esperienza.
    però sono una persona dubbiosa. venne poi fuori che era di ricchissima famiglia ebraica e lui stesso disse che un certo LEnin fece un bel culo al su' nonno.
    suo nonno, mi disse, era stato tra i fondatori di israele.
    uhm.
    dopo pochi giorni mi capitò la copia di Limes su "Israele e Iran". Riportava una citazione di un certo Zhabotinsky del 1928 "non potrà mai esistere uno stato di israele finchè esisteranno sul suo territorio gli arabi come razza".
    bingo.

    sui collegamenti con gli usa, nature, e perchè i cattivacci bolscevichi gli spaccarono il culo, fai pure da solo...
    io pensavo ti riferissi a lui, Ze'ev Jabotinsky, esponente del sionismo di destra

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    io pensavo ti riferissi a lui, Ze'ev Jabotinsky, esponente del sionismo di destra
    iess
    il nonno dello scienziato...

  7. #7
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    È proprio vero che la libertà è preziosa; così preziosa che dovrebbe essere razionata.
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    Citazione Originariamente Scritto da Rikycccp Visualizza Messaggio
    I sionisti si allearono anche con l'asse...
    Verissimo; ma il bello è che non era solo per motivi strategici finalizzati al ripopolamento ebraico della palestina, ma bensì per profonda affinità ideologica: razzismo biologico, presunta superiorità razziale, desiderio di apartheid per separare la comunità tedesca da quella ebraica....
    Ma questa è la storia che di solito si tende a scordare......

  8. #8
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    Martedì 18 Marzo 2008 1532 Da: Dario Venegoni Oggetto:Gli ex deportati: giu' le mani dal Memorial italiano di Auschwitz

    A: ANED Cc: Ebraismo Auschwitz, giù le mani dal Memorial italiano
    Il presidente nazionale dell'ANED Gianfranco Maris ha preso pubblicamente posizione contro il progetto, proposto dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e fatto proprio dal Parlamento, di cancellare il Memorial italiano ad Auschwitz. Il 12 marzo scorso l'ANED aveva scritto alla Presidenza del Consiglio una dura lettera di condanna, chiedendo di bloccare quella decisione. Il 15 marzo il presidente Maris ha scritto all'UCEI e alla Fondazione CDEC chiedendo loro di non nominare propri rappresentanti in una commissione alla quale sarebbe assegnato un compito decisamente antigiuridico ed antistorico.
    Della questione si occuperanno nei prossimi giorni gli organismi dirigenti dell'ANED, convocati dal Presidente Maris con una lettera in cui si denuncia come "del tutto illegittimo" l'esproprio disposto dalla Presidenza del consiglio
    Sulla vicenda si era svolto a Torino il 21 febbraio scorso un convegno di studi, nel corso del quale lo stesso Maris aveva vivacemente polemizzato con le ipotesi di stravolgimento del Memoriale italiano.
    di Gianfranco Maris
    Il 31 dicembre 2007 la Presidenza del Consiglio dei ministri (Prodi, Chiti e Padoa Schioppa) presentava alla Camera dei Deputati il disegno di legge n. 3324-A, avente per oggetto la “Conversione in legge del Decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 2048, recante proroga di termini previsti da disposizioni legislative e finanziarie” (cosiddetto “Mille proroghe”).
    Nell’art. 50 del Decreto-legge da convertire, riguardante in particolare “Interventi a favore dei perseguitati politici razziali”, il Governo introduceva, di sua iniziativa, non si sa per quale ragione o per soddisfare non si sa quale richiesta e di chi, il seguente emendamento:

    “7 bis. La Presidenza del Consiglio dei ministri procede alle operazioni necessarie per il restauro del blocco n.11 del campo di prigionia di Auschwitz. A tal fine è autorizzata la spesa di 900.000 euro per l’anno 2008. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica, di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.”

    La relazione a questo emendamento così ne spiegava le ragioni:

    “Il comma 7 bis, introdotto in sede referente, affida alla Presidenza del Consiglio dei ministri il restauro del blocco 11 (cosiddetto “blocco della morte”) del campo di concentramento di Auschwitz ed autorizza, a tale fine, la spesa di 900.000 euro per il 2008.
    Si ricorda che l’Italia fa parte di una task force per la cooperazione internazionale in materia di istruzione, memoria e ricerca sull’Olocausto (International Task Force for Cooperation on Holocaust Education, Remembrance and Research). Tra le finalità dell’organismo (istituito nel 1998 da rappresentati del governo, organizzazioni governative e non governative) figura, oltre alla realizzazione di commemorazioni, progetti educativi e ricerche, la tutela di siti storicamente rilevanti.”

    L’emendamento del Governo veniva approvato dalle Commissioni permanenti della Camera (Affari Costituzionali e Bilancio) in data 17 gennaio 2008.
    Il 19 febbraio 2008 le Commissioni permanenti della Camera (Affari Costituzionali e Bilancio), a seguito del rinvio deliberato dall’assemblea nella seduta dello stesso giorno, modificavano nuovamente il testo dell’emendamento 7 bis, all’art. 50, sempre per iniziativa governativa. Il nuovo testo, trasmesso nuovamente alla Camera, conteneva una inopinata, strana, modificazione, particolarmente grave, perché SOSTITUIVA L’OGGETTO DELLE OPERAZIONI CHE LA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI INTENDEVA EFFETTUARE.
    AL BLOCCO 11 (COSIDDETTO BLOCCO DELLA MORTE) VENIVA SOSTITUITO IL BLOCCO 21.
    Il nuovo testo veniva approvato dalla Camera dei Deputati il 20 febbraio 2008 e dal Senato della Repubblica il 28 febbraio 2008 e diventava legge n. 31 il 29 febbraio 2008 (G.U. n. 51 del 29 febbraio 2008, supplemento ordinario n. 47).
    L’oggetto dell’intervento della Presidenza del Consiglio dei ministri diventava così definitivamente il CONTENUTO DEL BLOCCO 21 DI AUSCHWITZ, RAPPRESENTATO DAL MEMORIALE COSTRUITO NEL BLOCCO 21 DALLA ASSOCIAZIONE NAZIONALE EX DEPORTATI POLITICI NEI CAMPI NAZISTI, DEDICATO A TUTTI I CADUTI ITALIANI IN TUTTI I CAMPI DI STERMINIO, opera d’arte di altissimo valore, realizzata per conto dell’ANED dall’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, dal pittore Pupino Samonà, dallo scrittore e testimone della deportazione Primo Levi, dal regista Nelo Risi e dal musicista Luigi Nono. Artisti e letterati di fama internazionale.
    Questo, apprestato nel Blocco 21, è soltanto uno dei tanti memoriali che l’ANED ha realizzato in Italia e nei campi di sterminio, tra i quali il Memoriale di Gusen Mauthausen, che racchiude i resti del forno crematorio di Gusen e il Memoriale di Ravensbrück, opere che sono tutte da attribuire all’architetto Lodovico Barbiano di Belgiojoso, il quale, con l’aiuto dell’ANED, ha altresì progettato ed eseguito il Museo Monumento alla Deportazione eretto dal Comune di Carpi, in memoria anche del campo di Fossoli, nel palazzo dei Pio.
    L’ANED non sa chi abbia ispirato le decisioni adottate dal Consiglio dei ministri nella legge di conversione del decreto mille proroghe, perchè l’ANED non è mai stata informata da nessuno delle intenzioni che andavano maturando negli ambienti del Consiglio dei ministri.
    L’ANED sa soltanto che, mentre in sede di conversione del decreto legge mille proroghe si operava l’introduzione di quel comma 7 bis, che contiene la manifestazione di volontà del Consiglio dei ministri di manomettere il Memoriale dell’ANED sito nel blocco 21 di Auschwitz, un gruppo di persone organizzava in Torino una pseudo iniziativa culturale, preceduta da un articolo su La Stampa con il quale si demoliva, così come poi si è fatto dai promotori del convegno, il valore culturale del Memoriale dell’ANED in Auschwitz, negandone sia i valori artistici che i valori di memoria civile della deportazione politica e della Resistenza antifascista con tutti i caduti assassinati nei campi di sterminio nazisti.
    L’ANED ha avuto assicurazioni verbali dal senatore Emanuele Fiano, il quale per conto delle Comunità Ebraiche ha curato gli emendamenti introdotti nell’art. 50 della legge di conversione per la tutela dei beni ebraici, che il comma 7 bis non è stato assolutamente né voluto né suggerito dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane né dalla Fondazione CDEC, di tal che l’ANED non può che ritenere il mondo ebraico del tutto estraneo alla volontà di manomissione del Memoriale dell’ANED situato nel blocco 21 di Auschwitz. E ciò è ragione di grande serenità per l’ANED, che nei suoi sessantadue anni di vita ha sempre avuto iscritti anche gli ebrei, di cui ha sempre difeso la memoria del genocidio e di tutti i lutti e di tutte le lacrime del popolo ebraico, con la sua azione di ricerca, di didattica, di pubblicazioni, con tutta la sua attività, ben essendo nota la rilevanza epocale del genocidio ebraico nel secolo scorso per tutti gli uomini e per tutte le donne della terra.
    Questo voglio precisare perché sia ben chiaro che l’ANED non coinvolge il mondo ebraico in questa vicenda, nella quale l’ANED ha il diritto e il dovere, tuttavia, di intervenire duramente, non solo e non tanto per difendere i suoi diritti di proprietà, ma per difendere, innanzitutto, e soprattutto la democrazia italiana ed i valori della deportazione politica nei campi di sterminio ed i valori della Costituzione italiana.
    Nell’adempimento di questo suo preciso dovere l’ANED non può che stigmatizzare l’attività legislativa della Presidenza del Consiglio dei ministri, che si è esplicata nell’inserimento del comma 7 bis dell’art. 50 della legge di conversione del decreto mille proroghe, in quanto tale attività legislativa, sotto l’apparenza di legge, mette sostanzialmente in atto un vero e proprio “atto amministrativo” di esproprio di un bene che non appartiene allo Stato italiano, ma che appartiene esclusivamente ad una associazione italiana, ente morale, che rappresenta tutti i deportati politici caduti e superstiti dei campi di sterminio nazisti e tutti i famigliari dei caduti.
    Tale sostanziale “atto amministrativo”, non solo realizza un esproprio di un memoriale di altissimo valore artistico di proprietà dell’ANED, ma, contemporaneamente, realizza un intervento indebito, che rende anche l’anomalo atto amministrativo “viziato da eccesso di potere e da violazione di legge”, perché il Consiglio dei ministri attribuisce a se stesso la facoltà di espropriare l’ANED per sostituire alla memoria civile dell’ANED un altro tipo di memoria, legittimissimo, ma che non può essere legittimamente imposto dal Consiglio dei ministri, in quanto sostituire una memoria civile della deportazione politica e della lotta antifascista della Resistenza, con tutti i suoi caduti nei campi e con tutti suoi valori consacrati nella Costituzione, con una memoria tematica e didattica sul genocidio ebraico non è compito che lo Stato può arrogare a se stesso.
    Tutti i componenti dell’ANED, superstiti e famigliari, e tutti coloro che si riconoscono nei valori della Costituzione sono mobilitati dall’ANED per la difesa dei principi inviolabili che sono messi in crisi dalla scelta contenuta nel comma 7 bis inserito nell’art. 50 della legge di conversione del decreto mille proroghe.
    L’ANED ha già convocato con urgenza l’Ufficio di Presidenza dell’ANED stessa e ed il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Memoria della Deportazione e ha già pubblicato sul sito
    www.deportati.it le lettere raccomandate che ha inviato al relatore del disegno di legge varato dal Senato della Repubblica, alla segreteria e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane ed alla Fondazione CDEC.
    L’ANED nel mese della legge sulla memoria ha avuto dal Comune di Milano lo sfratto dalla sua sede storica di Via Bagutta 12 in Milano.
    L’ANED nel mese di febbraio, successivo a quello della memoria, ha avuto notizia che con legge è stato adottato un atto amministrativo illecito sostanzialmente rivolto ad espropriarla del suo memoriale in Auschwitz e della sua cultura della memoria civile della deportazione politica e della Resistenza antifascista.
    Gravissimo sarebbe, per il Paese e per la sua democrazia, che questi provvedimenti si traducessero in un ritorno al passato.

    Ulteriori informazioni sul sito www.deportati.it


    ++++++++++++++++++++++++++++
    Dario Venegoni
    http://www.venegoni.it
    info@venegoni.it

    webmaster dei siti Internet:
    http://www.deportati.it
    http://www.anpi.it




    http://fc.retecivica.milano.it/Rete%...3512?WasRead=1

  9. #9
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    Tutte queste cose servono prima a confondere, poi a rivisitare la storia, poi a parificare i morti delle due parti e infine a giustificare una parte e incolpare l'altra.
    Questo avviene perchè il potere è nelle mani di quegli stessi ceti sociali che per proprio interesse (politico economico)favorirono il nazifascismo.

 

 

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