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  1. #1
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    Predefinito Iran, gli studenti si ribellano al regime: ecco le immagini

    "Morte al dittatore", i giovani iraniani contro i mullah


    In Europa siamo ormai assuefatti alle proteste studentesche. Da Roma a Parigi – passando per i violenti scontri di Atene – cortei di studenti riempiono spesso le pagine di cronaca. Garantite dalla Costituzione, le manifestazioni rappresentano una comune (e democratica) espressione di dissenso. Ma le dimostrazioni di piazza e le altre svariate forme di protesta degli studenti europei sono per lo più frutto di ribellismo post adolescenziale, eterodiretto e (im)motivato da quelle presunte cause che a partire dal ’68 hanno già ampiamente dimostrato tutta la loro inconsistenza, foriere solo di nefaste conseguenze.
    Di tutt’altro significato e importanza sono invece le proteste che interessano parte degli studenti iraniani: singoli coraggiosi o raccolti in gruppi più numerosi, i dissidenti universitari sono accomunati da un vero desiderio di libertà e democrazia contro l’oppressione ormai trentennale del regime khomeinista. E a sostegno delle loro iniziative – con grande disappunto della mullocrazia al potere – accorre il medium più democratico che ci sia: Internet, capace di diffondere in tutto il mondo quello che i media nazionali vorrebbero nascondere.

    A rilanciare in Occidente il caso più clamoroso degli ultimi mesi è stato il Wall Street Journal. "Nell'era digitale", commenta il quotidiano finanziario americano, "siamo in grado di vedere più a fondo" nel mondo delle proteste studentesche: fonte diretta della notizia, in questo caso, è YouTube. Il documento in questione è stato registrato il 9 ottobre nell'aula magna dell'Università di Shiraz: fondato nel 1946, con oltre 13.000 studenti iscritti, oggi è uno dei maggiori atenei pubblici del paese. Il video si apre con uno studente che prende la parola di fronte allo speaker del parlamento – ed ex-negoziatore per la questione nucleare – Ali Larijani, ospite d'onore ad un incontro con gli universitari. E l'approccio è ben diverso da quello dei colleghi che lo hanno preceduto: "Io non le farò una domanda, in quanto non la riconosco come legittimo speaker del parlamento", attacca lo studente, "così come non riconosco la legittimità del parlamento stesso".

    La sala comincia a vociare: da un lato i basiji (gli studenti a favore del regime), dall'altro i contestatori dello status quo. Ma l'oratore non si ferma qui: dopo aver ricordato l'eliminazione dei candidati d'opposizione nel corso delle passate elezioni, il ragazzo cerca di elencare ad un attonito Larijani le tre cose che più odia. Primo, "il Presidente Ahmadinejad", secondo "la sua ipocrisia": ma i basiji, a questo punto, riescono ad interrompere la contestazione a suon di urla e slogan. E qui finisce anche il video: "Non conosciamo il nome del ragazzo e quello che gli è successo dopo il 9 ottobre", scrive il "Wall Street Journal", "secondo alcuni iraniani è stato arrestato, secondo altro è sparito dalla circolazione". Resta comunque una prova di grandissimo coraggio: per amore della libertà, lo studente senza nome ha insultato il regime guardandolo direttamente negli occhi. Un atto di eroismo potenzialmente mortale.

    Ma il caso segnalato dal "Wall Street Journal" non è una meteora: dopo le repressioni di sei anni fa, la dissidenza studentesca non accenna a diminuire. Teheran, Shiraz, Hamedan: le immagini delle manifestazioni, con tanto di slogan e striscioni "all'europea", riempiono molti canali di YouTube. L'ultimo caso degno di nota risale al 7 dicembre, quando gli universitari hanno celebrato l'annuale "Giornata dello Studente" in ricordo di tre manifestanti uccisi dal governo iraniano nel 1953. Una ricorrenza che al regime ha creato non pochi problemi: migliaia di studenti sono giunti nella capitale da ogni parte del paese, manifestando per la libertà accademica e il rispetto dei diritti umani. Ma anche, ha dichiarato un contestatore a Radio Farda, contro "Ahmadinejad, la Guida Suprema dell'Iran che non accetta le critiche, la repressione delle attività politiche degli studenti universitari e la censura sulla stampa": in altre parole, contro un regime spietato.

    Nonostante la manifestazione sia stata posticipata di un giorno – la "Giornata dello Studente", infatti, cade tradizionalmente il 6 dicembre – proprio per evitare attriti, all'Università di Teheran si sono registrati scontri con le forze dell'ordine. Secondo l'Irna, l'agenzia di stampa ufficiale del regime, responsabile dei disordini e dei danni alle strutture dell'Ateneo sarebbe un non meglio precisato "gruppo secessionista"; un'altra agenzia vicina al regime parla invece di anarchici ed estremisti. Diversa la versione dei testimoni e dei protagonisti: a contestare il regime e a forzare il blocco della sicurezza – secondo quanto riportato da Reuters ed altre agenzie – sarebbero stati in realtà centinaia di giovani, e non certo un piccolo gruppo di esagitati. In ogni caso, il regime non è riuscito a silenziare l'accaduto, vista la sua portata, e anche le televisioni hanno trasmesso le immagini delle proteste anti-regime. Due giorni dopo, gli universitari di Teheran hanno replicato le contestazioni.

    La domanda che gli analisti si pongono è quanto tali manifestazioni possano incidere sull'equilibrio del regime. Sul "New York Post" – in un articolo pubblicato in italiano dall’Occidentale – il giornalista iraninano Amir Taheri scrive che "molti dei gruppi interni ed esterni all'establishment vedono questa nuova campagna come un'opportunità per un rimpasto nel governo o per aprire la via a un cambiamento di regime". Le speranze sono tante, ma i soli studenti "non sono nella posizione di poter fornire l'energia necessaria a un cambiamento significativo": al loro fianco si rende necessario l'ausilio di altri strati sociali. Ma chi potrebbe affiancare gli studenti nella lotta contro il regime? Forse i protagonisti dell'economia iraniana, colpiti dalla crisi internazionale e dalla (disastrosa) gestione finanziaria messa in campo dal governo Ahmadinejad. Le stesse frange della popolazione, insomma, che stanno mettendo a repentaglio la rielezione dell'attuale Presidente in occasione delle ormai prossime elezioni politiche.

    Quel che è certo è che tanto Ahmadinejad quanto l'ayatollah Khamenei sono consapevoli dei rischi comportati dalle crescenti voci di dissenso. Non è un caso, infatti, che il tour elettorale dell'attuale Presidente sia stato accompagnato da una vera e propria campagna contro Internet: obiettivo dichiarato, quello di "difendere la comunità dai nemici che usano il web per cercare di invadere la nostra identità religiosa". Tradotto in pratica, nella seconda metà dell'anno l'Iran ha oscurato 5 milioni di siti accusati di diffondere materiale "immorale e antisociale": a questo bisogna aggiungere poi la diminuzione di velocità di navigazione – imposta nel 2006 per contrastare il download di video e canzoni occidentali – e la stretta contro i blogger, spesso arrestati con l'accusa di spionaggio.

    Tornando infine alle manifestazioni studentesche, la risposta del regime è venuta dall'Ayatollah Khamenei in persona. Dopo le proteste del 7 e del 9 dicembre, la Guida Suprema dell'Iran si è recata in visita all'Università della Scienza e della Tecnologia di Teheran per parlare agli studenti. Tema dell'incontro, ciò che gli studenti rappresentano per il governo: una risorsa per lo sviluppo tecnologico e scientifico del paese, certo, ma anche una forza per proteggere "la reale identità del sistema islamico" contro "le cospirazioni nemiche". I bravi universitari iraniani – nello spirito della Rivoluzione Islamica – non dovrebbero dunque protestare contro il regime interno, quanto piuttosto contro i nemici storici del paese: Stati Uniti e Israele in testa. Un chiaro tentativo, quello dell'Ayatollah, per riportare le università iraniane sulla "retta via": per Ahmadinejad e Khamenei, episodi come quelli di ottobre e dicembre non dovrebbero più ripetersi. Fortunatamente, però, molti studenti non sembrano pensarla così.


    http://www.loccidentale.it/articolo/...magini.0063426

  2. #2
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    Gli studenti che protestano contro il sistema in Iran dimostrano di avere veramente coraggio, altro che i figli di papà europei che incendiano e devastano negozi, all'ombra di un incomprensibile tolleranza fornita da quelle stesse democrazie che contestano.

  3. #3
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    Nei prossimi giorni vedremo altre foto di impiccagioni.

  4. #4
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    Bravi ragazzi, ce ne vuole per avere il coraggio di andare contro a un regime teocratico.
    Comunque direi che un po dappertutto nel mondo islamico parte dei giovani sono in fermento, stufi proprio di una interpretazione arcaica della religione.

  5. #5
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    Ma come???
    Non s'era detto - ad ogni pie' sospinto - che in Iran bastava emettere un fiato per finire scorticati vivi da trucide guardie in turbante armate di scimitarra?
    E invece ci ritroviamo tutta 'sta gente in piazza a gridare quello che vuole, manco fossimo a Parigi (con una bella differenza di stile, perché i giovani iraniani sono meno bestiali dei loro coetanei occidentali).
    Anzi. Provate voi a inalberare cartelli in cui date del "tiranno" a Napolitano ...

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Generale gothic Visualizza Messaggio
    Gli studenti che protestano contro il sistema in Iran dimostrano di avere veramente coraggio, altro che i figli di papà europei che incendiano e devastano negozi, all'ombra di un incomprensibile tolleranza fornita da quelle stesse democrazie che contestano.
    ti piacciono solo gli studenti ke protestano a casa d'altri
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da agaragar Visualizza Messaggio
    ti piacciono solo gli studenti ke protestano a casa d'altri
    Ma infatti. Secondo loro se protestano altrove vuol dire che c'è un dittatore da buttare giù, se protestano qui in milioni e per molto tempo vuol dire che i manifestanti sono incivili da reprimere per il bene della democrazia.

    L'ipocrisia è un male che, ahinoi, ha ormai contagiato tutto l'Occidente.

  8. #8
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    L'aria in Iran sta cambiando. Almeno, dal mio punto di vista è così.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Italianista Visualizza Messaggio
    L'aria in Iran sta cambiando. Almeno, dal mio punto di vista è così.
    Infatti, pochi mesi..........

  10. #10
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    Chissà che non finiscano tutti a Evin:

    Fondata nel 1971 dallo Scià Mohammad Reza Pahlavi per reprimere tutte le forme di opposizione alla sua autorità, quella di Evin è una delle poche istituzioni monarchiche sopravissute alla rivoluzione islamica. Gestita direttamente da Savak, la temutissima polizia segreta dello Scià, era stata progettata per ospitare 320 detenuti, di cui 20 in celle singole. Ma già nel 1977 ospitava circa 1.500 carcerati, mentre ora si superano i 15mila. Il direttore di Evin, Farajollah Sedaqat, parla di dati ben diversi: solo 4.500 detenuti, di cui 700 donne, tutti accusati di crimini come frode fiscale e traffico di droga.

    Prima del 1979, alcuni leader e teologi del movimento rivoluzionario islamico guidato dall'ayatollah Rouhollah Mussawi Khomeini, come l'ayatollah Mahmoud Taleghani e il Grande ayatollah Hossein Ali Montazeri, furono rinchiusi in questa prigione. In seguito all'instaurazione della Repubblica Islamica, Evin ha mantenuto la sua triste fama di luogo di detenzione per oppositori e dissidenti del regime.

    Secondo Amnesty International, il periodo più buio di questa prigione fu la fine dell'estate 1988, quando diverse migliaia di oppositori furono rapidamente processati e in seguito giustiziati. Per Human Rights Watch, pur essendo sotto l'amministrazione dell'Ufficio nazionale delle prigioni, negli ultimi anni alcune sezioni sono direttamente gestite dai Pasdaran, i guardiani della rivoluzione, e dal ministero dell'Intelligence.

    A giudicare dalle testimonianze di ex detenuti, raccolte dalle organizzazioni non governative impegnate nel campo dei diritti civili, nel carcere di Evin sono applicate diverse forme di tortura e gran parte degli oppositori politici sono passati per questo centro di detenzione. Uno dei casi più famosi è quello della fotogiornalista irano-canadese Zahra Kazemi, che nel giugno 2003 fu arrestata mentre realizzava un reportage all'esterno del carcere e che morì per una emorragia. Secondo il rapporto ufficiale si trattava della conseguenza di una caduta, ma da un'inchiesta del Majlis, il parlamento iraniano, risultò che si trattatava invece dell'effetto delle percosse ricevute.

 

 
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