MILANO - Via libera alla grappa del contadino. Quella vietata, clandestina, quella fatta in casa col vecchio alambicco di rame, quella dal gusto ruvido e potente. Talvolta pericolosa. è quanto prevede un disegno di legge dei senatori della Lega Enrico Montani e Sergio Divina, che propongono di togliere il divieto di farsi la grappa in casa, e di consentirne «la produzione artigianale nei contesti agricoli, in famiglia e con mezzi artigianali». A condizione che vi siano i requisiti igienici e che la produzione venga limitata a una quantità massima di 30 litri destinati «esclusivamente all' autoconsumo» o alla vendita negli agriturismi «gestiti dal produttore medesimo». E' una sortita che trova «d' accordissimo» il ministro leghista dell' agricoltura Luca Zaia: «In tantissime case c' è il bottiglione di grappa dato dall' amico contadino, e io ho conosciuto gente che è finita in galera perché ha usato cinquanta chili di vinacce per farsi la grappa. Smettiamola di fare gli ipocriti. Anche perché si tratta di mantenere una tradizione. Dalle mie parti si dice che piuttosto di perdere una tradizione è meglio che bruci un paese».
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Non vanno sottovalutati, piuttosto, i rischi per la salute. Spesso la grappa prodotta in casa con alambicchi improvvisati fatti con il boiler del bagno e i tubi dei termosifoni, è micidiale. Il rischio è il famigerato alcol metilico, che sbuca in forma di goccioline dalla serpentina. Non a caso già nel '400 uno dei padri dell' acquavite, il senese Vannuccio Birunguccio, metteva in guardia gli aspiranti grappaioli. Parlando dell' «acqua di vita» scriveva che per chi non la sa fare «chiamar si debba acqua di morte». Non a caso l' anno scorso la «grappa killer» al metanolo ha fatto sette vittime in Sicilia. Ma il ministro Zaia non sembra preoccupato. «Non ho mai conosciuto nessuno morto di grappa. Il contadino sa bene come fare per evitare ogni rischio, scartando con cura la testa e la coda, cioè ciò che esce all' inizio e alla fine della distillazione»
(Archivio Repubblica)Ma Alemanno che c'entra con le tradizioni di Roma?Alemanno: torni la pajata
o faremo cene di protesta
Il sindaco e il piatto tipico: è l'ultima vittima della "mucca pazza". Ci sono tutte le condizioni per riabilitarlo
ROMA — E il sindaco Gianni Alemanno si schiera a favore del ritorno sulle tavole romane della «pajata». È addirittura pronto a fare una cena di disobbedienza civile a base di questo piatto tipico della cucina della capitale: è assai apprezzato dagli intenditori, e ha come base gli intestini del vitellino, con ancora il latte. «La "pajata" — ha detto ieri Gianni Alemanno, visitando il primo farmers market di Roma, un mercato agricolo a vendita diretta dei prodotti al Mattatoio — è l'ultima vittima della "mucca pazza". Il problema della fiorentina l'abbiamo risolto quando ero ministro dell'Agricoltura e adesso affido questo compito al sottosegretario alle Politiche agricole Antonio Bonfiglio, che è qui con me. Dovrà effettuare questo altro passaggio per chiudere la vicenda e riconsegnare alle tavole questo tipico piatto romano».
Ma le viscere, durante l'epoca della «mucca pazza», erano considerate la parte più pericolosa dell'animale. «Oggi ci sono però tutte le condizioni per riabilitare la "pajata" — prosegue il sindaco di Roma — perché probabilmente si tratta solo di un pregiudizio culturale. Se non ci riusciremo — ha poi promesso ad Anna Dente, che gestisce un ristorante a San Cesareo tra i più noti nell'hinterland della capitale per i piatti tipici della cucina romana — faremo la cena di disobbedienza civile». Per lanciare il ritorno di quello che, assieme alla «coratella con i carciofi», è forse uno dei piatti più antichi della città il sindaco ha scelto un palcoscenico sicuramente adatto: attorno all'ex Mattatoio, dove è stato allestito il farmers market, organizzato dalla Coldiretti in collaborazione con il Campidoglio, e dove Gianni Alemanno si è soffermato per più di un'ora, si concentrano la maggior parte dei ristoranti specializzati in «pajata», visto che anni fa era proprio quello il luogo della macellazione delle bestie.




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