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  1. #1
    antistinto calcolatore
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    Predefinito Milano, San Babila sabato 20: Forza Nuova in piazza.

    La crisi che il mondo finanziario globale sta subendo in questi ultimi mesi ha radici ben più profonde e ben più radicate di quanto giornali, ministri, “esperti” ci vogliono far credere: essa infatti rappresenta il fallimento dell’ideologia liberal-capitalista che ha consentito ai soliti noti di rubare ai poveri per dare ai ricchi. Questa crisi la devono pagare banche, finanzieri d’assalto, imprenditori soliti a privatizzare gli utili socializzando le perdite e politicanti corrotti. Una cosa è certa: questa crisi non la pagheremo noi. FORZA NUOVA sarà in piazza sabato a Milano per spiegare cosa c’è dietro la più grande crisi economica dopo quella del 1929.

    Sabato 20 dicembre dalle 12.00 i militanti di FORZA NUOVA saranno presenti con un presidio “autodifeso” in Piazza S.Babila a Milano.

    Spunti per la ricostruzione.
    Prima di iniziare ad esporre questo nostro documento politico occorre precisare che vista l’importanza dell’argomento e il costante evolversi della situazione, non è possibile ritenerlo completamente esaustivo, ma bisogna considerarlo il punto di partenza, la pietra angolare sulla quale costruire l’alternativa al sistema vigente.
    Detto questo, ci preme sottolineare che non è nostra intenzione mettere in discussione gli otto punti per la ricostruzione nazionale, anzi il nostro obiettivo è quello di dimostrare la loro assoluta attualità.
    Ciò premesso, riteniamo che in virtù della grande crisi ideologico-politica-economica registratasi in questi ultimi mesi, un movimento politico come Forza Nuova deve riconoscere le priorità da affrontare, deve effettuare il necessario sforzo programmatico e deve riuscire a proporsi all’intera Comunità Nazionale come movimento non solo di opposizione, ma soprattutto di proposizione avendo a disposizione le giuste risposte rispetto al crollo del sistema mondialista che da sessanta anni controlla il mondo, l’Europa, l’Italia.
    SCENARIO ATTUALE
    La crisi che il mondo finanziario globale sta subendo in questi ultimi mesi ha radici ben più profonde e ben più radicate di quanto giornali, ministri, “esperti” ci vogliono far credere: essa infatti rappresenta il fallimento di quell’ ideologia turbo-capitalista progettata qualche decennio fa, che ha portato alla formazione e al sempre più rapido sviluppo dei titoli così detti derivati.
    Per derivati si intendono titoli finanziari legati al valore di mercato di altri titoli, e hanno carattere speculativo, oltre a garantire la copertura (hedging)del rischio di tasso di interesse. L’ utilizzo su ampia scala di questi titoli si è potuto verificare grazie alla notevole innovazione finanziaria sviluppatasi a partire dagli anni ’70, che ha permesso di creare un mercato globale nel quale gli scambi possono avvenire con estrema velocità e facilità in qualsiasi parte del mondo; infatti solo la nascita di questo tipo mercato, facilmente accessibile a tutti può garantire la diffusione dei titoli derivati.
    La determinazione del prezzo di questi titoli avviene per mezzo del mercato, come tra l’ altro per azioni e obbligazioni: il prezzo di scambio determinato dalle controparti forma il prezzo “ufficiale” del titolo. Ma a differenza di azioni e obbligazioni, nel caso di interruzione o di una maggiore difficoltà degli scambi il titolo derivato non vale assolutamente nulla: se non si riesce a vendere un’ azione questa comunque garantirà una quota azionaria della società, mentre nel caso di un’ obbligazione il titolare risulterà sempre creditore nei confronti dell’ emittente. In questi casi quindi si continuerà a possedere qualcosa di reale, a prescindere dall’ impossibilità di trovare una controparte a cui vendere.
    Questo non accade nei titoli derivati, i quali hanno valore solo nel momento in cui sono facilmente scambiabili.
    Uno stato etico dovrebbe imporre che il sistema finanziario si mantenga sulla strada per cui è nato: raccogliere fondi dalla gente che non vuole lasciarli in banca e prestarli alle imprese emergenti, guadagnando solo uno spread sull’ operazione, che rappresenti il giusto compenso ad un intermediario che permette di velocizzare l’ operazione e di abbassare i costi di transazione. Non è più così: le banche si sono inventate titoli che non sono rappresentanti di un valore di economia reale, ma che anzi di per sé non valgono niente.
    in questo sistema finanziario marcio le banche sopravvivono solo scambiandosi grandi flussi di liquidità ogni giorno per coprire le operazioni di speculazione. Naturalmente questi prestiti, anche molto brevi, comportano il pagamento di un tasso di interesse. Quando negli Stati Uniti è scoppiata la bolla dei mutui senza garanzie (subprime) molte banche si sono trovate a rischio di liquidità, diventando debitori rischiosi agli occhi degli altri istituti. Questa situazione ha comportato una reazione a catena che ha bloccato lo scambio di titoli derivati e cartolarizzati, diventati improvvisamente rischiosi e mal visti dopo essere stati spacciati per anni dal mondo della grande finanza come inesauribili galline dalle uova d’ oro. Così da un giorno all’ altro Lehman Brothers , ma allo stesso modo molti altri istituti salvati grazie ai soldi dei contribuenti elargiti dagli Stati, si è trovata con la maggior parte dei portafogli investiti in titoli derivati, che valevano come carta straccia, dal momento che non potevano essere scambiati con nessuno. Per anni la grande finanza internazionale ha impiegato i soldi degli ignari e ingenui risparmiatori in titoli fortemente speculativi e sostanzialmente irreali. Come dire: se tutto va bene guadagno tanto io e qualcosa anche te, se va male… i soldi sono tuoi. Questo comportamento cinico e disonesto è ben documentato dal fallimento di LB: investitori senza soldi, dipendenti a casa e dirigenti a godersi liquidazioni milionarie in attesa della chiamata della prossima associazione a delinquere legalizzata.
    Purtroppo c’è ben poco da rallegrarsi per questa situazione che apparentemente significa la fine di molte di queste associazione nascoste sotto il nome di banche: innanzitutto perché chi comunque perde il proprio denaro è il piccolo investitore, che attratto da guadagni enormi, vi ha impiegato gran parte del proprio risparmio; inoltre il modo di pensare, questa cultura proiettata verso il guadagno, è ben radicata nei quadri dirigenziali di tutti i paesi occidentali, che infatti impegnano enormi capitali (del popolo, ovviamente) per salvare il salvabile, senza pensare che con gli stessi soldi si potrebbe pensare di risarcire i depositanti e lasciare gli istituti bancari nella situazione da loro creata; infine una crisi degli intermediari finanziari causa una ben più grave crisi del credito che porterebbe un crollo dell’ economia reale.
    Mancando di liquidità le banche non possono svolgere la funzione più importante che dovrebbero avere: il prestito alle imprese. Questo è un problema che si rifletterà fortemente in Italia, a causa della struttura del nostro sistema industriale, formato in gran parte (per precisione l’ 80%) da piccole e medie imprese. Queste, spesso a gestione familiare e con meno di 20 dipendenti, non sono in grado da sole di coprire eventuali ritardi nei flussi di cassa o di far fronte all’ intero fabbisogno di liquidità immediata. Non avendo a disposizione strumenti quali l’ aumento di capitale proprio, le piccole- medie imprese italiane si sono sempre appoggiate a istituti creditizi, anch’ essi generalmente di modesta entità.
    Da qui sono facilmente intuibili i danni che questa crisi finanziaria causerebbe all’ economia reale italiana: numerose imprese, a fronte di una mancanza di liquidità, dovrebbero per necessità adattarsi e ridimensionare i propri obbiettivi. Questo porterebbe a un minore volume di prodotto e all’ automatico aumento della disoccupazione, derivato dalla necessità per le imprese di contenere i costi.
    In conclusione è necessario far notare come non sia già la fine della tempesta ma solo la calma prima della nuova onda, che potrebbe essere molto più forte: una crisi del credito del tipo descritto porterebbe ad una situazione di recessione mondiale dalla quale si potrebbe uscire solo dopo un lungo periodo di stagnazione, sempre che politicanti vari decidano di impiegare le loro capacità e i nostri soldi in soluzioni più funzionali, se non più etiche, che foraggiare l’ ormai morente sistema finanziario. D’ altro canto è opportuno sottolineare come qualunque intervento risulterà nel tempo inutile finché non sarà modificata la cultura imperante nel mondo finanziario.

    LA PROPOSTA
    Rispetto alle evanescenti misure anticrisi proposte dall’attuale maggioranza di centro-destra, alle superate ed utopiche soluzioni della sinistra ed alla latitanza delle organizzazioni sindacali capaci solo di sterili critiche, noi vogliamo proporre una VERA ALTERNATIVA, non delle misure salvagente valide per il contingente, ma una soluzione definitiva ai problemi reali della Comunità Nazionale.
    Oggi più che mai, per uscire dalla crisi generata dalle dottrine iperliberiste è necessario attuare due riforme:
    1)Nazionalizzare la banche e tornare alla moneta di stato;
    2)Costruire lo Stato Nazionale del lavoro.
    Siamo consci che cambiamenti di tale portata non posso essere attuati dall’oggi al domani, ma solo attraverso una lenta riforma CULTURALE, POLITICA, SOCIALE.
    Riforma culturale che educhi alla superiorità degli interessi dell’intera Comunità Nazionale rispetto al particolarismo individualista.
    Che faccia comprendere ai cittadini, ai lavoratori che i diritti devono camminare al fianco dei doveri.
    Che la disciplina, considerata la crescente complessità dell’organizzazione sociale contemporanea, è di importanza fondamentale per superare una visione della vita materialista e meccanicista e restituire all’uomo la spiritualità ravvivata dalla rivelazione cattolica.
    E’ attraverso il lavoro che l’uomo riesce ad elevarsi moralmente e spiritualmente, affrancandosi dalla materia.
    Riforma politica perché gli attuali partiti irrigiditi nelle loro strutture ed impegnati a difendere i propri interessi partigiani sono staccati dalla realtà nazionale e dai bisogni di coloro che dovrebbero rappresentare.
    E’ indiscutibile che la costituzione di un nuovo sistema politico debba passare dalla volontà popolare attraverso il superamento del concetto di delega dei poteri.
    Attraverso la PARTECIPAZIONE è il cittadino ad esercitare il potere.
    Se nel sistema rappresentativo i rappresentanti gestiscono il potere in nome e per conto del popolo, nel sistema partecipativo il rappresentante agisce di comune accordo con il popolo trasformandosi in un esponente del popolo più che in un rappresentante.
    Per ultimo, ma non meno importante, sarà necessario un mutamento di carattere sociale.
    Assodato il fallimento del capitalismo e del socialismo, direzione privata e direzione pubblica delle imprese, diviene necessaria la realizzazione dell’alternativa partecipativa da attuarsi tramite la collaborazione congiunta tra imprenditori, lavoratori e Stato.
    Attraverso una cogestione che implichi l’esercizio totale del potere, il lavoratore potrà diventare partecipe di una quota della proprietà dei mezzi di produzione. Secondo la dottrina partecipativa il lavoratore che vuol risparmiare potrà ovviamente divenire anche azionista, ma il diritto di partecipare alla gestione deriverà dal solo fatto di lavorare.
    Sappiamo bene che la vita sociale nei moderni stati è diventata inumana, anonima ed atomista ed è proprio per tali motivi che riteniamo che la realizzazione di tali riforme è oggi più difficile che in altri tempi.
    Tuttavia se crediamo ancora nell’esistenza dell’uomo socius, se crediamo nella sua naturale tendenza associazionistica, non possiamo far altro che proseguire sulla strada tracciata da chi ci ha preceduto, elaborare nuove proposte ed attuare concrete azioni di lotta capaci di mobilitare ogni cittadino, ogni lavoratore, ogni studente che ha ancora a cuore le sorti di questa nostra Italia.

    Ufficio stampa Forza Nuova Milano
    Il Coordinamento Regionale della Lombardia

  2. #2
    disse
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    "Il leone usa tutta la sua forza anche per uccidere un coniglio."
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    I ray ban son tornati a brillare in p.zza San Babila.

  3. #3
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    ray ban e vin brulè

  4. #4
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    CRISI ECONOMIA: MANIFESTAZIONE DI FORZA NUOVA A MILANO

    (AGI) - Milano, 20 dic. - Una manifestazione di protesta "contro l'oligarchia delle banche" e sulla crisi economica e' stata organizzata oggi in Piazza San Babila a Milano da alcuni militanti di Forza Nuova.
    "Si chiude, speriamo - hanno scritto in un volantino - l'era di un iper-liberalismo scellerato alla ricerca di sempre maggiori profitti che ha portato i mercati finanziari a crollare su se stessi, l'economia, quella vera, fatta di persone e imprese nel baratro e la classe media ad impoverirsi ancora".

  5. #5
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    dal Corriere Milano
    Crisi: Forza Nuova manifesta a San Babila
    MILANO - Forza Nuova ha scelto oggi il cuore di Milano, piazza San Babila, per un volantinaggio ai passanti sulla crisi economica. ''Collassa il capitalismo americano nella sua peggiore forma, la finanza cosiddetta creativa - scrivono i militanti del partito di estrema destra - e si chiude, speriamo, l'era di iper-liberismo scellerato che alla ricerca di sempre maggiori profitti ha portato i mercati finanziari a crollare su se stessi, l'economia, quella vera, fatta di persone e imprese nel baratro e la classe media ad impoverirsi ancora''. (Agr)

    http://www.milano.forzanuova.info/blog/200...ntifa-chi-lo-sa
    Come da programma, sabato 20 Forza Nuova ha tenuto un presidio in piazza San Babila dalle 11 alle 18. Un centinaio i camerati che si sono avvicendati nelle 7 ore non stop del presidio per manifestare contro “la tua amika banka” e la finanza internazionale.

    Centinaia di volantini che spiegavano le ragioni di quella che passerà alla storia come la “più grande crisi economica mondiale“ sono stati distribuiti nella giornata dai militanti forzanovisti. Moltissimi i cittadini che si sono presentati al gazebo per chiedere informazioni e materiale propagandistico.

    Decine di litri di vin brulè e diversi chili di panettone sono stati offerti ai milanesi che nonostante la temperatura si sono fermati allo stand dove sventolavano i vessilli rosso-bianco-nero del nostro movimento. C’è una Forza Nuova in città…dove son finiti gli antifà?



  6. #6
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    Bravi e complimenti per l'iniziativa!

    ma il panettone solo uvetta o c'erano anche i canditi? :-)

  7. #7
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    vai caste
    bello in "presidio autodifeso"

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Peppe Sindaco Visualizza Messaggio
    Bravi e complimenti per l'iniziativa!

    ma il panettone solo uvetta o c'erano anche i canditi? :-)
    ...il panettone era griffato "COOP", spero almeno in un esproprio nazionalpopolare...
    Bel banchetto per quel poco che ho presenziato...

    Daca!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da daca. Visualizza Messaggio
    ...il panettone era griffato "COOP", spero almeno in un esproprio nazionalpopolare...
    Bel banchetto per quel poco che ho presenziato...

    Daca!
    Molto male la tua scarsa presenza!
    Molto bene il presidio enogastronomico!
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  10. #10
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    COOP sta per Contro Ogni Oppressione Proletaria

 

 
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