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    Predefinito Alcide De Gasperi, cattolico, antisemita

    Presto saranno pubblicati anche i suoi articoli antigiudaici scritti per « Il Trentino »

    De Gasperi e gli ebrei, una ferita cattolica


    Si può parlare di un De Gasperi antisemita? E fino a che punto la posizione della Chiesa, non certamente favorevole agli ebrei, influenzò il pensiero del politico? Ci sono i dati di fatto, sottolineati in due saggi contenuti nel volume edito dal Mulino Alcide De Gasperi: un percorso europeo . Da un lato gli scritti in cui il giovane Alcide agli inizi del secolo si ispirava alle posizioni cristiano sociali e antisemite del borgomastro di Vienna, Karl Lueger, dall' altro la mancata condanna, oltre trent' anni dopo, delle leggi razziali fasciste, quando l' ex deputato popolare firmava sull' Illustrazione vaticana una rubrica con lo pseudonimo di Spectator. Lo storico Paolo Pombeni, tra i curatori del volume, nega che si possa parlare di un De Gasperi antisemita, anche se anticipa che presto pubblicherà, nella prima parte dell' edizione completa degli scritti degasperiani, alcuni articoli di forte intonazione antigiudaica scritti dal giovane De Gasperi per Il Trentino . Perché allora non si può parlare di antisemitismo? « Per il semplice motivo - risponde Pombeni - che certe convinzioni erano patrimonio comune di un ambiente in cui De Gasperi era nato e si era formato. Ricordo che fino agli anni Sessanta a Trento è stato diffuso il culto del Beato Simonino, basato sul clamoroso falso storico di un bambino che sarebbe stato assassinato ritualmente dagli ebrei. E nella Vienna d' inizio secolo dei cristiano sociali era ampiamente diffusa l' intolleranza verso un gruppo che rappresentava la modernità, il cosmopolitismo e che inficiava le sicurezze della tradizione » . Come spiegare allora gli articoli citati nel saggio di Maddalena Guiotto e quelli che usciranno nell' edizione critica a cura di Pombeni? Per Giorgio Rumi noi abbiamo una visione « zuccherosa » dell' impero asburgico, caratterizzato invece da fortissime tensioni sociali ed etniche: « De Gasperi - dice Rumi - viveva in quell' ambiente dove il suo capo Karl Lueger si vide respinta dall' imperatore Francesco Giuseppe la nomina a borgomastro proprio per le sue decise posizioni antisemite. In quell' arena violenta De Gasperi si abitua a convivere con chi non la pensa come lui e si deve proprio a quella sua esperienza se nel secondo dopoguerra riuscì a dialogare con i comunisti » . Il De Gasperi del periodo asburgico è totalmente diverso dal De Gasperi degli anni Trenta, quando, perseguitato dal regime, è costretto a svolgere mansioni umili nella Biblioteca vaticana e collabora con lo pseudonimo di Spectator all' Illustrazione vaticana . Su questa rivista nel ' 38 non condanna le leggi antiebraiche, anzi si augura « che il razzismo italiano si attui in provvedimenti concreti di difesa e valorizzazione della nazione » . Cosa significa questa frase riportata nel saggio di Guido Formigoni? Esiste una continuità tra i due De Gasperi, oppure l' articolo va letto in modo diverso? Di certo, risponde padre Giovanni Sale, lo studioso gesuita che ha appena pubblicato per Jaca Book il volume De Gasperi gli Usa e il Vaticano e che conosce bene archivi ad altri inaccessibili, « la posizione di De Gasperi ricalca in pieno quella della Santa Sede. Il politico ha un atteggiamento prudente sulla linea delle indicazioni fornite dall' Osservatore Romano » . Per padre Sale, come del resto per Rumi e Pombeni, « non si può parlare di un De Gasperi antisemita - dice lo studioso gesuita - anche perché quando Spectator è pienamente convinto di una tesi non si limita a una frase concisa, ma argomenta lungamente le sue convinzioni » . Se non c' è un De Gasperi antisemita, esiste un antisemitismo cattolico che pervade la prima metà del Novecento, con cui il politico impiegato in Vaticano deve fare i conti. « Non è un segreto che le gerarchie vaticane - sostiene padre Sale - approvarono le leggi del ' 38. Un consenso che toccava persino uomini aperti come monsignor Montini, secondo il quale, stando al diario di Ciano, era un bene una legge che limitasse lo strapotere del giudaismo. L' unica questione contrastata era il vulnus al Concordato in tema di matrimoni misti » . Non si può parlare di antisemitismo per De Gasperi, dice dunque padre Sale, che comunque è disposto ad ammettere molte responsabilità cattoliche, a cominciare da quelle della Civiltà Cattolica , la rivista dei gesuiti, che « ha tenuto desto a lungo l' antigiudaismo politico e religioso. La posizione della Chiesa era in quel momento duplice: da un lato si condannava il razzismo, come fece Pio XI con l' enciclica Mit Brennender Sorge , basata sul presupposto teologico di una originaria uguaglianza del genere umano, dall' altro si riteneva che gli ebrei avessero occupato con la massoneria una posizione preminente che bisognava limitare » . Gli storici tendono dunque ad assolvere « il modesto funzionario » della Biblioteca Vaticana e sottolineano soprattutto le responsabilità della gerarchia cattolica. Lo storico Michele Sarfatti, direttore a Milano del Centro di documentazione ebraica e autore tra l' altro per Einaudi del saggio La Shoah in Italia , osserva che « De Gasperi accompagna il termine " difesa" alla parola " nazione". Non parla di " razza" e questo già significa attenuare i toni. Ma ci muoviamo pur sempre in un ambito antisemita. Le gerarchie ecclesiastiche volevano per gli ebrei il numero chiuso, una limitazione delle loro funzioni nella società, non volevano vederli ministri, direttori di giornali, in posizioni di vertice. Non auspicavano un ritorno ai ghetti, ma certamente un' emarginazione, magari senza pestaggi e senza pogrom. Era la rivincita sulla Rivoluzione francese, sulla modernità. Non so dire però quanto De Gasperi desiderasse davvero appoggiare questa posizione » . Dino Messina La polemica e la fiction Il dibattito sulla posizione di Alcide De Gasperi nei confronti delle leggi razziali si è aperto con un articolo di Giovanni Belardelli pubblicato sul « Corriere della Sera » del 24 aprile ] Allo scritto di Belardelli hanno fatto seguito ( sul « Corriere » di ieri) gli interventi, raccolti da Dino Messina, di Amos Luzzatto, Giovanni Sabbatucci, Giorgio Vecchio, Alfredo Canavero e Agostino Giovagnoli ] Stasera su Raiuno va in onda la seconda puntata della fiction dedicata allo statista trentino « De Gasperi, l' uomo della speranza » , diretta da Liliana Cavani
    Messina Dino

    Pagina 39
    (26 aprile 2005) - Corriere della Sera


    http://archiviostorico.corriere.it/2...50426090.shtml

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  2. #2
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    http://archiviostorico.corriere.it/2...50430016.shtml

    DEGASPERI, LA CAVANI E L' ANTISEMITISMO


    Molte lodi a Liliana Cavani per la fiction televisiva Rai dedicata ad Alcide De Gasperi: lavoro scrupoloso e avvincente che ha permesso di ricostruire il profilo umano e politico di uno dei padri della patria democratica. Peccato però per qualche enfasi di troppo, per le edulcorazioni gratuite, per la cancellazione delle pagine più contraddittorie del percorso degasperiano. Dal film della Cavani, per esempio, si raffigura un De Gasperi indignato nel 1938 per le discriminazioni a danno degli ebrei, pensosamente presago della catastrofe incombente, colmo di spirito solidale nei confronti delle vittime perseguitate. Ma le cose andarono veramente così? E se non andarono così, che bisogno c' era di alterare le reazioni degasperiane alla legislazione antisemita del fascismo? Certo, Liliana Cavani non era tenuta a conoscere la bibliografia completa su De Gasperi e poteva anche igno rare quanto scritto da Guido Formigoni in un saggio appena pubblicato da Il Mulino nella raccolta intitolata Alcide De Gasperi: un percorso europeo e di cui sul Corriere della Sera hanno riferito Giovanni Belardelli e Dino Messina. Poteva non sapere che De Gasperi, sull' Illustrazione vaticana , auspicasse leggi antiebraiche tali ( testuale) che « il razzismo italiano si attui in provvedimenti concreti di difesa e valorizzazione della nazione » . O ignorare che De Gasperi, pur contrario alla persecuzione vera e propria degli ebrei, non fosse contrario a norme più « moderate » , ma capaci di alimentare le « vive tradizioni della Roma cristiana » . Si tratta di argomenti scottanti, di pagine ambigue che non devono prestarsi a letture maliziose o sensazionalistiche. Ma il contrario del sensazionalismo non è l' agiografia incapace di spiegare come mai l' antisemitismo fosse così diffuso negli anni Trenta.
    Battista Pierluigi

    Pagina 37
    (30 aprile 2005) - Corriere della Sera

  3. #3
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    caro Conte max ti ricordo che esistono individui psicologicamente labili che non ragionano con la loro testa, ma che diventano, spesso magari in buona fede, degli ossequiosi lacchè dei loro capi.

    E' possibile che De Gasperi fosse uno di questi. Ovvero antisemita a Vienna, nella sua gioventù, quando il modello da imitare era il capo del governo austriaco, e più ragionevole nella sua maturità quando lavorava nella Biblioteca Vaticana. Lì il capo era un personaggio, il cardinal Moscati, che molti di noi, me compresa, non hanno mai sentito nominare. Fino ad oggi, fino al momento in cui ho letto e, ti assicuro, con fatica, essendo una pizza notevole, l'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano e ripreso da Augustinus in una delle sue discussioni.

  4. #4
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    Quanto ha fatto e detto il cardinal Moscati, senza che le sue azioni avessero la benchè minima risonanza merita rispetto, ma anzi, più che rispetto, ammirazione.

    E' riuscito ad influenzare il papa e a far si che il vaticano si adoperasse presso i cardinali statunitensi affinchè le belle intelligenze allontanate dalle cattedre italiane potessero continuare ad operare negli stati uniti.

    Quindi, vivendo e lavorando vicino ad una personalità così bella, così cristiana e così luminosa è possibile che le idee assorbite a Vienna fossero dimenticate dal De Gasperi, anche lui proscritto dal regime.

  5. #5
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    De Gasperi nacque nel 1881. Le leggi razziali in Austria furono emanate alla fine degli anni '30.

    Non era certo un giovanotto ingenuo quando si felicitò del fatto che l'espulsione degli insegnnti ebrei in Autria avrebbe liberato delle cattedre.

  6. #6
    .
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    De Gasperi santo subito !

  7. #7
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    Caro Conte, ti confermi davvero uno dei più interessanti forumisti; ho trovato di indubbio interesse questi documenti che fanno luce su un misconosciuto (e oscuro) aspetto della figura di De Gasperi.

  8. #8
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    Ringrazio anch'io - ma non certamente dall'angolazione anticlericale - il Conte Max per aver portato all'attenzione un caso che mi era sfuggito: De Gasperi, e che si unisce perfettamente all'argomento del thread su Pio XII e le leggi razziali (*).

    Anche lui un mostro? Anche lui un "nazista di fatto" come Pio XII? Anche lui peccatore e indegno perfino di essere considerato cristiano?
    Oppure ... le cose stanno diversamente. E occorre ridimensionare certa mitologia creata dagli antifascisti, e certe para-religioni diventate ormai intoccabili ...
    Gli attacchi a Pio IX, a Pio XII, ed ora a De Gasperi (ma si può star sicuri che la ricerca dei demonizzandi non si esaurirà certo così facilmente), non fanno che spingere verso il (ri)stabilimento della verità.
    Arriverà un punto in cui da cattolici non sarà più possibile cavarsela con mezze difese e piedi in due scarpe.

    (*) Nel forum dei Cattolici.

  9. #9
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    Quante storie. Io ho portato fonti storiche sull'antisemitismo di De Gasperi, che approvò le leggi razziali del nazismo. Questi sono i fatti. Poi c'è chi vede complotti anticlericali nella realtà storica.

    http://d40105.e53.eundici.it/modello...recordinizio=0

    DE GASPERI SCONOSCIUTO Inserito il 1-5-2005
    Il De Gasperi sconosciuto. Contro gli ebrei e per la razza
    Alessandro Gnocchi

    In alcuni scritti sotto pseudonimo pubblicati tra il 1906 e il 1938, il futuro padre della DC giustificò le misure contro i giudei sostenendo che aiutavano l'economia ed erano compatibili con il cattolicesimo.

    Negli anni Trenta, Alcide De Gasperi attra*versa uno dei mo*menti più difficili della sua vita. Obbligato dal regime a risiedere a Roma, lavora in Vaticano alla Biblioteca Apostolica. Abita in piccole pen*sioni nel quartiere di Prati. La famiglia è lontana, in Trenti*no. Tra il 1° gennaio 1933 e il 16 settembre 1938 collabora al quindicinale "Illustrazio*ne Vaticana" firmandosi con lo pseudonimo di Spectator. Per il giornale cura la rubrica di politica estera "Quindici*na internazionale" dalla qua*le provengono gli estratti di questa pagina.

    Il tono è freddo, distaccato. De Gasperi però tocca argo*menti scottanti: l'annessione dell'Austria, la politica del nazismo verso i cristiani, l'antisemitismo. E proprio il giudizio di De Gasperi sulla questione ebraica è oggi al centro dell'attenzione (ad esempio nei saggi di Guido Formigoni e Maddalena Guiotto in "Alcide De Casperi: un percorso europeo", II Mulino).

    Alcuni articoli di De Ga*speri pubblicati in gioventù sul quotidiano "Trentino" mostrano vicinanza alle po*sizioni di Karl Lueger (il bor*gomastro di Vienna, cristia*no-sociale e antisemita). Ad esempio, si legge: «Noi non siamo contro gli ebrei perché d'altra religione e d'altra razza ma dobbiamo opporci ch'essi coi loro denari mettano il giogo degli schiavi sui cristiani» (1906).

    Trent'anni dopo, nella rubrica sull' "IIlustrazione Vaticana", man*cano invece parole di con*danna contro l'esproprio dei beni degli ebrei austriaci. E le teorie fasciste in materia di razza sono discusse ma accolte con favore.

    Nello scritto 1, De Gasperi registra il miglioramento delle condizioni economiche dell'Austria in seguito all'esproprio dei beni degli ebrei. Nel testo si dice che «La liquidazione delle fortune ebraiche allarga le prospetti*ve degli affari per gli altri e i posti di avvocati e di medici rimasti vacanti aprono uno sfogo alle carriere». La rubri*ca è del luglio 1938.

    Nello scritto 2 (agosto 1938), che precede di poco l'emanazione delle leggi raz*ziali, De Gasperi prova a sganciare le teorie fasciste dal nazismo. E propone di rifarsi all'elemento universalista del fascismo che «può nu*trirsi delle vive tradizioni della Roma cristiana». De Gasperi auspica che «il razzismo italiano si attui in prov*vedimenti concreti di difesa e di valorizzazione della nazione».

    Nello scritto 3 datato mar*zo 1938, De Gasperi riper*corre la parabola culturale e politica del partito cristiano-sociale austriaco, guidato da Karl Lueger. De Gasperi ne coglie gli aspetti positivi, mi*nimizzandone l'antisemiti*smo (era "solo" una «politica necessaria di difesa economica»).

    Il quarto documento, da*tato maggio 1938, commen*ta le misure del governo un*gherese per arginare l'antise*mitismo. Tuttavia De Gasperi fa notare come gli ebrei siano preponderanti nei ruoli chiave dell'economia. Com*prensibile quindi gli Ebrei «possono esercitare una professione solo fino a una data percentuale».

    L'ultimo estratto, datato maggio 1938, riporta un co*municato degli ebrei ortodossi che si vogliono distin*guere dagli «ebrei inseriti nel comunismo». E qui si coglie una nota diversa: «Questa tendenza degli ebrei orto*dossi di separare la propria responsabilità da quella degli ebrei inseriti nel comunismo è caratteristica per il mo*mento che attraversiamo». Suona come un duro giudi*zio sul presente che costringe gli ebrei a lotte intestine per scampare alla persecuzione. Questi sono i documenti, la parola passa agli storici.


    Da Libero del 28 aprile 2005

  10. #10
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    No, il fatto è: perché tutti questi personaggi - che certamente non sono descrivibili come dei "mostri", anzi, sono perfino in lizza per gli altari o vi sono già (sia laicamente, come De Gasperi, che religiosamente, come quei papi) - favorirono l'ipotesi di togliere potere agli Ebrei, e misero in guardia la popolazione e i credenti nei i loro confronti?
    Sai spiegarmi il perché, senza cadere in contraddizione? (Attenzione, Conte Sion, ho detto: senza cadere in contraddizione).

 

 
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