Bollettino periodico – Numero 1 Anno I
Con l'inizio del nuovo anno ho deciso di creare questo bollettino periodico rivolto a tutti i forumisti di Pol. L'intento di questa mia iniziativa del tutto amatoriale, è quello di garantire una voce in più nel coro delle realtà politico-culturali che si possono trovare sfogliando i vari forum . La cosa che mi preme mettere in chiaro subito è che questo giornale non godrà del dono della obiettività, perché tra gli scopi che mi prefiggo di raggiungere c'è quello di propagandare una certa visione della società, basata sui valori del centrismo, del moderatismo, del laicismo e del repubblicanesimo occidentale in tutte le sue forme, il tutto legato dalla missione di fondo di rinsaldare i legami di amicizia tra le due sponde dell'atlantico.
Per iniziare vorrei sottoporvi questa piccola intervista doppia con due forumisti molto attenti alle dinamiche statunitensi, due insigni rappresentanti del conservatorismo polliano. Ecco le domande e loro risposte :
1)Elezioni americane un commento sul risultato elettorale.
Florian :
L’elezione di Barack Obama era ampiamente prevedibile per le difficoltà sorte all’interno del Partito Repubblicano dopo la controversa Presidenza di George W. Bush, per la voglia di riscatto del Partito Democratico rimasto otto lunghi anni all’opposizione, per l’attesa messianica che aveva riguardato il primo Presidente nero e infine per l’attuale crisi economica che ha favorito ancor di più la voglia di cambiamento nella politica americana.
Considero Barack Obama una pericolosa incognita da cui deve guardarsi l’America, in quanto per la prima volta dopo molti anni ha vinto la sfida elettorale un candidato della sinistra democratica che è riuscito a mettere in discussione la linea centrista e pragmatica dei New Democrats clintoniani considerata da tutti prevalente. Oggi Obama sa che è stato scelto per operare una discontinuità in ambito economico, dei diritti civili come in politica estera. Si è esposto in prima persona e dovrà rendere conto delle tante attese, altrimenti potrebbe pagare dazio già alle prossime elezioni di mid-term. Per questo credo punterà sull’acceleratore nei primi mesi della sua Presidenza, un’azione che potrebbe essere frenata solo da un improvviso attacco di Al Qaeda che scombussolerebbe la sua agenda delle priorità.
Come ho detto, considero negativamente l’elezione di Obama in quanto le sue politiche favoriranno certamente i liberals nelle battaglie culturali contro i conservatori religiosi, i quali durante l’era Bush erano riusciti finalmente ad avere qualche concessione (vedi soprattutto la scelta di due giudici della Corte Suprema di tendenza antiabortista).
Inoltre Obama ha affermato di essere un protezionista e le sue scelte economiche potrebbero non risolvere ma addirittura aggravare la crisi in atto con ripercussioni non solo nazionali.
Riguardo le relazioni estere, invece, sono meno pessimista, in quanto al di là di un multilateralismo di facciata non credo cambierà di molto la politica del suo predecessore.
David777 :
Quando finalmente i repubblicani avevano deciso di sfornare un candidato moderato e virtualmente democratico in economia, ecco che l'eredità delle presidenze repubblicane più recenti da Reagan a Bush junior era divenuta uno svantaggio.
McCain ha subito il costo di un repubblicanesimo estremo nel liberismo economico, nella deregulation e nella massimazione del profitto ad ogni costo, anche ricorrendo ad industrial laws socialmente deleterie e giuridicamente illegali.
Inoltre la maniera ed i motivi della guerra in Irak si sono mostrati fallaci, mentre la vera risposta a 9/11 doveva essere sì geopolitica ma determinata a colpire i diretti responsabili ed entità associate...
Dunque gli USA sembrano essersi spostarsi gradualmente ma irreversibilmente sul fronte democratico, senza però escludere scelte e strategie "repubblicane" in politica estera, tanto che perfino in MO non ci si aspetta a breve termine grandi mutamenti di schieramento se non una maggiore determinazione a spingere le parti ad un accordo.
Le conseguenze di un'ulteriore e prevedibile spostamento a sx si vedranno invece dopo l'atteso accordo "israelo-palestinese", quando anche gli USA gradualmente si allontaneranno da Israele per allinearsi su posizioni prima più europee e dopo più internazionali.
Sul versante interno l'America sembra diretta ad una riforma economica profonda, dove la differenza tra ricchi e poveri dovrà assottigliarsi sempre più per far spazio ad una maggiore consapevolezza delle reazioni a catena tra trasgressioni della disciplina etica e conseguenze economiche e sociali - in altre parole il profitto diventerà sempre più il salario del proprio sudore ed autentico merito del valore globale e reale dell'individuo inteso sia intrinsecamente che socialmente, e molto e sempre meno la premiazione dell'arte di arraffare e manovrare nel torbido e nell'oscuro.
2) Alle primarie repubblicane chi avreste sostenuto?
Florian :
Se fossi stato cittadino americano avrei votato senz’altro per John McCain. Sono un conservatore e nel confronto fra Repubblicani e Democratici propendo decisamente per i primi. Tuttavia credo che McCain sia giunto all’appuntamento della sua vita fuori tempo massimo, avendosi giocato le sue carte migliori otto anni fa contro l’allora governatore del Texas George W. Bush. McCain ha puntato ancora una volta sulla sua onestà personale, sul suo passato di eroe di guerra, sul ruolo di maverick della politica, tuttavia non è riuscito a dare la sensazione in questa campagna elettorale di essere un candidato forte.
Per alcuni versi mi è sembrato ricalcare il Bob Dole del ’96, scelto dall’establishment del partito una volta che i candidati migliori o quelli maggiormente apprezzati dalla base erano venuti meno. Dole allora si avvalse dal rifiuto di scendere in pista di Newt Gingrich e di Colin Powell, mentre l’opzione populista di Pat Buchanan venne considerata troppo estremista dal gruppo dirigente.
In questa occasione il favorito dei conservatori economici, Mitt Romney, si è trovato la strada sbarrata per via della sua affiliazione alla Chiesa Mormone, mentre Huckabee, che nelle primarie aveva avuto il massiccio supporto degli evangelicals, non è stato ritenuto un candidato presidenziale. Alla resa dei conti, dunque, non restava che il vecchio McCain per provare a realizzare un’impresa disperata che ovviamente non si è realizzata.
Devo dire, ora, che dissento da quanti vorrebbero la sua performance inficiata negativamente dalla scelta di Sarah Palin quale Vice-Presidente. Condivido anzi il parere di quanti affermano che senza l’apporto di Sarah Palin la caduta di McCain sarebbe stata ancor più rovinosa. La Palin è stata dipinta in Europa con tratti macchiettistici, sulla scia dei servizi di propaganda dei media liberal statunitensi. Tuttavia, se è vero che da governatrice dell’Alaska non poteva vantare una grande competenza nelle relazioni internazionali, è altrettanto vero che è riuscita nel difficilissimo compito di galvanizzare i conservatori del Partito repubblicano che si sentivano anche loro in credito dall’attuale Amministrazione. Sarah Palin ha mostrato il volto di un femminismo conservatore molto diverso da quello liberal ma altrettanto agguerrito sul piano sociale e ancor più affascinante su quello dell’immagine. Per questo, nonostante i repubblicani abbiano perso le elezioni e siano usciti ridimensionati al Congresso, l’unica persona che può cantar vittoria è proprio lei, che è data oggi nel novero dei candidati repubblicani per le elezioni del 2012.
David777 :
Alla vigilia delle elezioni ho espresso la mia posizione, per quanto idealistica: McCain alla presidenza e Obama alla vicepresidenza per un governo di unità nazionale in tempi di crisi e pericolo.
Il fatto che il libero mercato e sue regole e valori iperibertari siano ora in difficoltà non devono indurre all'illusione che il Capitalismo sia deceduto per collasso cardiaco. I potentati, le lobbies e le corporazioni che ad esso si sono nutriti - a torto o ragione, con merito o truffa - sono ancora molto forti e potenti, e dunque perfettamente in grado di reciclarsi politicamente per raggiungere il loro obiettivo. Il Capitalismo stà soltanto cambiando strategia, volto e propaganda per ripresentarsi sotto vesti più sociali, umanitarie e solidaristiche. McCain sarebbe stato un presidente in una posizione più favorevole per trattare con la Banca Mondiale, l'IMF, il WTO e dunque con le corporazioni, le imprese ed i più potenti cavalieri e tycoons in America e nel mondo intero. Obama invece ha la visione della "Riforma" ma non i canali repubblicani di McCain.
E comunque la mia preferenza per McCain era pure per la maggiore affidabilità repubblicana in questioni di sicurezza internazionale. Io non credo che i nemici dell'Occidente siano tali soltanto per ragioni economico-politiche. I democratici non comprendono altrettanto bene le ragioni storiche, spirituali e culturali alla base dell'odio più profondo dei nemici più acerrimi dell'America e di Israele, prima ancora che per l'Europa. Inoltre il secolarismo in atto nel repubblicanesimo americano ha imparato a coesistere e collaborare col conservatorismo di marca giudeocristiana, fino a prenderne le vesti e le sembianze nelle situazioni e nelle battaglie di comodo e convenienza, molto meglio e credibilmente di quanto avviene tra i democratici, dove i veicoli per l'imboscamento dei nemici è più facile e frainteso dalla propaganda "panciafichista". Nella crisi in atto a Gaza ad esempio, la più patentata ignoranza dei fatti ed il più vulnerabile ed illuso secolarismo pacifista può essere riscontrato prevalentemente tra la sinistra ed i democratici americani. Non ho alcun dubbio nel dire che la massa di tali forze non sarà propensa ad accettare e capire la decisone della presidenza americana di riposizionarsi in difesa d'Israele in seno alla strategia globale della lotta al terrorismo.
Quindi tra l'intelligentsia dei democratici ed il suo popolo vedo discrepanze e contese all'orizzonte: e lo si vede dalle bandiere che si mischiano ai suoi cortei ed alle sue cause di pace, giustizia e diritto internazionale. Quanto l'equilibrio di Obama potrà durare e coesistere col popolo democratico e della sinistra è un bel punto interrogativo. Vedo molti americani ormai propensi a sostituire vittime con carnefici, cause con effetti, mondo civile con mondo barbarico, martiri veri con martiri fatti dal proprio odio, orgoglio ed isteria di dominio globale.
I conservatori americani hanno superato i confini del lecito nei compromessi col secolarismo repubblicano, ma di fronte ai nemici farebbero fronte massiccio e irriducibile... la massa democratica e sinistroide passerebbe verosimilmente entro 76 ore ad altre bandiere e repubbliche sotto la pressione coordinata e massiccia del nemico ormai in rado di mischiarsi nelle piazze.
3) Il futuro del partito repubblicano.
Florian:
Al momento sembra che i Repubblicani abbiano davanti a loro due strade da poter percorrere. La prima, appoggiata dagli elementi più tradizionali del partito, è quella di un ritorno all’ortodossia, che significa: più mercato, maggiori attenzioni ai valori e allo stile di vita delle comunità locali, isolazionismo. La seconda strada, sbandierata dalle frange eterodosse – moderati di varia natura, neocons – è invece per una spinta più decisa verso un completo restyling del Partito Repubblicano, che per tornare a vincere dovrebbe farsi carico di alcune issues del Partito Democratico: Stato regolatore, multiculturalismo, difesa dell’ambiente. Il neocon David Frum, su questa linea, ha rimproverato ai repubblicani di non aver seguito l’esempio francese di Sarkozy.
Per una politica come quella americana, abituata a sorprenderci da un momento all’altro, non è possibile fare ora alcuna previsione. Circolano già i nomi di Romney, Palin, Jindal… ma nei prossimi quattro anni può succedere tutto e il contrario di tutto, dunque chi si espone oggi nel fare previsioni lo fa a proprio rischio e pericolo.
David777:
Grande, notevole, enorme, potente... ma dovrà cambiare nome e somigliare per molti versi al partito democratico. Gli affari, il mercato e la politica che ne verranno fuori dovranno essere plasmati dalla nuova agenda socialdemocratica, ecumenica e "pacifista", fino a mischiarsi troppo con chi invece è forza estranea ed ostile alla democrazia occidentale.
D'altra parte il repubblicanesimo stà arrivando esso stesso al punto in cui per perseguire i suoi obiettivi dovrà trovare la maniera per assicurarsi il sostegno delle masse con una grande manovra propagandistica nella sostanza riconducibile ad una nuova forma di potere che potremmo denominare "Autarchia Democratica". Un grande crocevia sarà quando si dovrà scegliere inevitabilmente tra Israele ed i suoi nemici, ormai divenuti sufficientemente potenti per colpire al cuore l'Occidente. A questa fase comunque non si dovrebbe arrivare se non dopo un periodo di relativa pace e prosperità a seguito di accordi e trattati di pace in MO ed in varie altre zone di crisi.
Il rafforzamento dei "moderati" dunque non impedirà la rianimazione dei "radicali" sotto la cenere.
4) Come ridiscutere il rapporto tra Stato e Mercato nell'Occidente?
Florian :
Prediligo gli studi umanistici rispetto a quelli sociali e credo che anche in questa fase di crisi i problemi che affliggono l’Occidente siano principalmente di natura culturale – relativismo, nichilismo – che economica. I danni recentemente provocati dalla finanza sono la conseguenza di una società occidentale che da tempo non può più considerarsi morale. Viviamo infatti in una società in cui vince chi la fa franca, chi ottiene quel che vuole non curandosi degli altri. E’ il frutto marcio di una cultura edonista e parassitaria che rende sfilacciato il tessuto sociale e spinge gli individui a perseguire unicamente il proprio tornaconto.
Il problema dello Stato e del suo rapporto col mercato ci porta a considerare il tema della libertà e quello della responsabilità a cui il primo è strettamente collegato. Una libertà che non sia responsabile è necessariamente fonte di usurpazione e violenza. Questo vale per il mercato senza regole, ma anche per lo Stato centralista. L’Europa ha una tradizione di politiche economiche molto più dirigiste di quella americana, il che determina una maggiore stabilità economica e una maggiore uguaglianza sociale ma a prezzo di gravi cedimenti sul piano della libertà individuale.
Wall Street può essere dominata da squali senza scrupoli ma è significativo che il cittadino americano preferisca comunque accettare i rischi di un sistema libero che privilegia la meritocrazia e consente in teoria a chiunque di muoversi lungo la scala sociale. Da noi si preferisce invece delegare il futuro allo Stato che diventa artefice delle nostre fortune come delle nostre disgrazie. Ciò ha comportato tra i popoli europei un progressivo indebolirsi del principio della responsabilità individuale, che ha impedito ai migliori di emergere, ha favorito le consorterie e le camorre, e ha cristallizzato le classi sociali.
Per questi motivi guardo con preoccupazione all’attuale ritorno di popolarità per lo Stato attivo e regolatore in Occidente, in quanto se da un lato esso si mostra finalmente efficiente (vedi le strade di Napoli, finalmente ripulite) dall’altro rischia di impedire definitivamente il formarsi presso le nostre genti di una cultura della libertà, che comporta responsabilità e rischio ma anche soddisfazioni economiche e soprattutto morali. Ben diversa è infatti la stima di sé di un uomo che è riuscito in prima persona a realizzare i propri sogni, rispetto a colui che ha ottenuto un posto da impiegato attraverso una raccomandazione.
Dunque non credo che soluzioni che si profilano oggi adatte per la realtà americana debbano necessariamente essere condivise anche in Europa. Ci separa una rivoluzione avvenuta (Reagan, Thatcher) ed una purtroppo mancata (socialdemocrazie e governi popolari).
David777 :
A questa domanda è ormai facile rispondere in quanto il "Laboratorio Italia" ha già trovato la risposta prima ancora dell'attuale crisi dei mercati e della finanza.
L'America si vede costretta a spingere lo Stato a governare il Mercato, ma il Mercato si riorganizzerà per governare lo Stato quando si caricherà delle responsabilità dello Stato, le quali sono superiori a quelle del libero mercato.
Le tappe e le strategie sono già note:
- cancellazione od impoverimento di qualunque legge antitrust
- acquisizione dei media a macchia d'olio
- merging delle corporazioni ed aziende pilotato da "illuminati" tycoons.
- incremento di profitti e patrimonio previo massiccio conflitto d'interesse e leggi su misura
- immunità totale
- integrazioni dei poteri forti ed oscuri e relativa lavanderia di capitali erranti in un patto di ferro
- messianismo economico-politico-religioso
- cesarismo
- patto sociale di carattere sacro tra lo Stato, l'individuo,enti ed istituzioni di qualunque forma e grado
5) Che cosa vi piace degli stati uniti
Florian :
Gli Stati Uniti affascinano i commentatori di ogni parte politica per lo straordinario modo che hanno di dividersi in fazioni litigiose e poi di ricomporsi nei momenti di crisi. Questo induce effettivamente a pensare che vi sia una base di valori e di sentimenti che affratelli tutto il popolo americano. Il quale, al di là della nota biforcazione fra conservatori e progressisti è un popolo liberale, geloso dei diritti individuali e della proprietà privata, con la tendenza spiccata a rinchiudersi all’interno dei propri confini. Per un europeo abituato al perenne clima di guerra civile della sua politica nazionale, questo lato del carattere americano affascina molto. Se è conservatore, come il sottoscritto, allora guarderà con ancora maggiore rispetto e considerazione la vita ordinata e pulita che si svolge nelle cittadine di provincia, lontane dal chiasso e dalla volgarità che contraddistingue metropoli tipicamente liberal quali New York, San Francisco o Detroit… Quest’America delle piccole comunità locali, frequentate da famiglie numerose, dai principi morali severi e dal profondo anelito alla libertà, è una continua fonte di stimolo per le destre europee che non hanno nulla di tutto ciò su cui contare, ma al contrario sono molto più secolarizzate e stataliste.
David777:
Il retaggio spirituale all'origine del New England e del processo democratico che porta al patto federale.
La cosa che non mi piace è labuso di democrazia che in molti casi è prodotto dal fraintendimento della libertà e del "Sogno mericano". Non mi piace che in America - come nel resto d'Occidente - il numero di gente incompatibile con la cultura democratica sia in crescita. Vi dovrebbero essere dei ritocchi costituzionali per chiarire che nazioni, culture ed individui non possono acquisire diritti dall'Occidente senza il corrispondente. Mi riferisco sia a certi immigrati e loro discendenti , come anche ad autoctoni che vedono l'Occidente come un grande tacchino da spolpare. Sia la libertà economica che quella religiosa ed ideologica deve essere condizionale e soggetta a norme etiche e giuridiche, nonché al principio della reciprocità.
6) Il vostro modo di intendere il "conservatorismo" e che cosa fate per metterlo in pratica.
Florian :
Diceva Russell Kirk, un eminente intellettuale americano del Novecento, che il conservatorismo non è un’ideologia, ma uno stato d’animo, un modo di considerare l’ordine della società civile.
Esistono pertanto diversi modi di intendere il conservatorismo a seconda dei paesi e delle epoche. Personalmente cerco di fare miei i principi della scuola tradizionalista angloamericana, che da Edmund Burke a Roger Scruton passando per Eric Voegelin e Russell Kirk si propone di conciliare il tema della virtù con quello della libertà.
Russell Kirk ha tracciato sei principi per un retto conservatorismo:
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1)***** il principio di un ordine morale trascendente al quale dovrebbero adeguarsi le scelte della società civile;
2)***** il principio di continuità, che ci spinge a preferire il male conosciuto a quello che si ignora;
3)***** il principio consuetudinario, che ci vede nani sulle spalle di giganti, in grado di vedere più lontano dei nostri antenati solo in quanto ci affidiamo alla loro ereditata sapienza;
4)***** il principio della prudenza, che è considerata sulla scia di Platone la prima delle virtù;
5)***** il principio della multiformità, proprio delle istituzioni sociali antiche e opposto all’omologazione egualitarista dei tempi moderni;
6)***** il principio dell’imperfezione dell’uomo, che implica la consapevolezza che nessun ordine sociale potrà essere mai perfetto.
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Questi, per Kirk, sono i principi fondanti di un autentico conservatorismo. Come si vede, qualcosa di molto lontano del gretto attaccamento borghese al denaro o anche alla volontà di potenza dei superuomini nicciani.
Nel mio piccolo cerco di attenermi a questi principi, nonostante il mondo contemporaneo tenda a privilegiare atteggiamenti e stili di vita molto diversi da quelli conservatori. Questi ultimi però non possono più come in passato fare spallucce a quanti chiedono loro di motivare razionalmente il diritto a privilegi e disuguaglianze.
Di questo se n’è accordo molto opportunamente un discepolo contemporaneo di Burke, Roger Scruton, che per controbattere il pensiero liberal per la prima volta ha fatto sì che un intellettuale conservatore si misurasse con la speculazione filosofica. Penso anch’io, come Scruton, che se vuole almeno tentare di vincere la battaglia culturale col pensiero radical-progressista, il conservatore non deve aver paura delle idee e deve imparare ad usare i mezzi di comunicazione di massa.
E’ quel che personalmente cerco di fare attraverso Internet e nella fattispecie su Politica OnLine, dove attualmente oltre a partecipare a vari forum di destra, coordino anche un circolo culturale, IL CONSERVATORE. Questo spazio si occupa prevalentemente di formazione ed offre ad iscritti e simpatizzanti letture commentate di classici del pensiero politico, riflessioni sulla politica contemporanea, dibattiti, ed altro ancora.
In Italia essere conservatori è oltremodo difficile anche per l’uso negativo che ha da tempo assunto in politica il termine conservare, inteso generalmente come la difesa degli interessi costituiti e dello status quo. Noi però intendiamo un conservatorismo di principi e su tali basi ci adoperiamo a rivalutare questo termine fondamentale, che purtroppo è caduto in disuso per colpa della propaganda avversaria.
Anche questa è una dura sfida, ma noi non ci tiriamo indietro.
David777 :
Il "Conservatorismo" è come andare a funghi: tieni gli occhi aperti mentre cerchi e cammini; separi l'ottimo, dal discreto e mediocre, e butti via il fasullo, l'inutile ed il velenoso. Conservare cosa? Ciò che è vero ed utile, ciò che è giusto e decente, dignitoso ed onorevole, ciò che promuove la felicità senza distruggere se stessi e gli altri, per eliminare la menzogna attraverso le regole del libero confronto e della democrazia ed emanciparsi dal disordine sociale e morale attraverso la persuasione e la diffusione della Verità e della Ragion Civile. Qunado però i funghi velenosi si attaccano al paniere, ci si deve di essi liberare scollandoli e calpestandoli per non avvellenare i passanti inesperti.
Ci sono tanti tipi di conservatorismo e non tutti possono coesistere. Quando però, nonostante le differenze, i suoi vari tipi e modelli si accordano sulla base delle regole civili e democratiche, allora ci si può avventurare per una strada comune per il confronto e la coesistenza.
Molti conservatori possono essere fondamentalisti, ma non è detto che ogni fondamentalismo sia conforme a verità, dignità e civiltà. Il segno o l'indizio che un tipo di conservatorismo fondamentalista possa essere autentico è proprio nella disponibilità alla coesistenza ed al libero confronto secondo le regole democratiche.
Facciamo un esempio vivido ed attuale: Hamas - come il resto della confraternita - è conservatore e fondamentalista, in quanto costumi e valori etico- religiosi sono tradizionalisti e profondamente religiosi. Hamas è stato eletto democraticamente ma rifiuta la coesistenza con lo Stato Ebraico in quanto sostiene che Israele deve essere la Palestina per diritto storico e divino. Israele non è meno convinto che la Palestina deve essere Israele, però è disponibile al dialogo, alla coesistenza e persino alla coabitazione sul proprio territorio. Quando si vanno a confrontare i due "diritti" vengono fuori fatti ed evidenze storico-teologiche che una delle due parti non vuole rendere di pubblico dominio in seno ad una libera discussione. Allora si può essere conservatori e fondamentalisti, pur trovandosi su opposti versanti in guerra tra loro.
Fenomeni simili di una più modesta portata esistono pure tra conservatorismi di tipo ed origine strettamente "occidentale": si parla di Grazia, Libertà, Giustizia e Verità ma ci si riferisce in realtà a sostanze e procedimenti diversi. Dunque rimane una coesistenza proporzionale al grado di affinità tra i i diversi modelli conservatori.
Cosa faccio per mettere in pratica il conservatorismo? Il mio codice è l'adesione alla Verità e dunque alla sua diffusione nel limite del possibile e delle opportunità: Verità in senso ampio e generale, ma anche particolarmente in senso storico, teologico, filosofico e spirituale.
Il punto forte della mia "ricetta" è però il Vangelo e le Sacre Scritture Giudeocristiane, essendo che senza autorità spirituale e normativa per la definizione dei valori, delle speranze, della fede, degli assoluti, e dunque della disciplina etica, non si và da nessuna parte. La mia interpretazione del Vangelo è fondamentalista, evangelica e giudeomessianica.
Il Vangelo induce alla Grazia, alla Libertà, alla coesistenza ed alla compassione, ma pure alla necessità di prendere posizione netta di fronte ai nemici della vita, della libertà e della civiltà.
La settimana scorsa ho battezzato pubblicamente presso un fiume nei paraggi mio figlio ed un mio amico che hanno deciso di ricevere Gesù Cristo come personale Salvatore e Signore, riconoscendolo come il Figlio di Dio fatto carne ed unico rimedio per la remissione dei peccati ed il dono della Vita Eterna.
Nell'occasione ho predicato il Vangelo e spiegato il significato del battesimo per immersione, nel contesto dell'opera redentrice di Cristo, il quale per il sacrifico sulla croce ed il Suo Sangue versato può salvare chiunque crede in Lui e riceve la rigenerazione spirituale per opera dello Spirito di Dio. Questo per me è la colonna portante del conservatorismo giudeocristiano. Quando Israele se ne renderà pienamente conto, Dio stesso metterà le cose in MO e su questo pianeta a posto.
Ringrazio Florian e David777 per il loro illuminante contributo, molti pensano che il rilancio di Pol, parta dalle riforme,dalle leggi,io credo che, se vogliamo rilanciare Politicaonline, dobbiamo partire dalle capacità dei forumisti, dalle loro passioni e dalla loro cultura. Sono le persone come i miei due intervistati, le vere ricchezze dei nostri forum.
ON.TEDDY.





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