Dunque dicevo che nel ventennio si scelse di puntare sulla riforma del settore agricolo, perchè la gran parte degli italiani viveva di agricoltura e perchè l’ammodernamento di questo settore avrebbe trascinato l’attività economica connessa a una riorganizzazione e recupero del territorio.
Questo ha comportato la necessità di concepire un intervento organico, globale, che abbiamo visto ha avuto aspetti tecnologici (meccanizzazione, concimi), scientifici (aumento della resa per ettaro), legislativi (divieto del bracciantato, obbligo della mezzadria, confisca dei terreni non bonificati e appoderati) e ambientali (bonifiche, opere idrauliche)
Rispetto alla Social Card o alla detassazione della tredicesima già sarebbe molto, ma all’epoca era evidente che il riassetto dell’economia non poteva restare, per quanto ampio, settorializzato. Occorreva creare l’organicità.
Le bonifiche non riguardarono solo il basso Lazio, e furono: Pontine, Emilia, Sardegna, Bassa Padana, Coltano, Maremma Toscana, Sele ed appoderamento del latifondo siciliano.
Si trattava di territori incolti e quindi spopolati, dove i pochi abitanti vivevano una economia di pura sussistenza, e oltretutto erano infestate dalla malaria che era una piaga endemica.
Poichè dovevano essere ripopolate
furono fondate 13 nuove città: Littoria (oggi Latina), Sabaudia, Aprilia, Pomezia, Guidonia, Carbonia, Fertilia, Segezia, Alberese, Mussolinia (oggi Arborea), Tirrenia, Tor Viscosa, Arsia e Pozzo Littorio
e 64 borghi rurali (tipo Borgo Sabotino, Borgo San Michele etc). E sul territorio
furono edificate migliaia di Case Coloniche sul podere, misurate sulla necessità e capacità lavorativa di una famiglia contadina, e dotate di acqua, stalla, fienile etc.
Il problema finanziario venne risolto con apposita legge che dava a riscatto i poderi alle famiglie, ma il pagamento avveniva con il conferimento ai consorzi dei raccolti, senza banche e finanziarie di mezzo (erano famiglie per lo più poverissime)
I consorzi provvedevano anche alla gestione comune dei mezzi per l’aratura, la trebbiatura, l’ammasso, le sementi etc.
Per le terre private, a latifondo, la soluzione fu semplice: se il proprietario le bonificava, le appoderava a sue spese e le dava a mezzadria bene, altrimenti erano confiscate. Ritornate di proprietà dello Stato questo provvedeva alla bonifica etc.
Le città furono concepite e progettate secondo schemi “razionali”. L’Opera Nazionale Combattenti (che gestiva questo programma) emise un bando per cui qualsiasi giovane neolaureato in architettura poteva far domanda ed essere automaticamente assunto, e ne uscirono architetti che diventarono famosi a livello mondiale.
Se prendiamo ad esempio Sabaudia (vicino al Circeo) essa fu progettata da quattro giovani architetti: Gino Cancellotti, Eugenio Montuori, Luigi Piccinato e Alfredo Scalpelli.
Fondata il 5 agosto 1933 fu inaugurata il il 15 aprile 1934, dopo 253 giorni di lavori.
(qui potete vedere alcuni filmati dell’epoca dell’Istituto Luce
http://www.casadellarchitettura.it/c.../Sabaudia.aspx)
Insomma, fu un intervento “Titanico” (maggiore di quello delle dighe della Valle del Tennesse fatto durante il New Deal), in quelle città si insediarono contadini, artigiani, industria e commerci, per quelle città furono costruiti acquedotti, ferrovie, strade, scuole...
Per cui il ventennio può essere preso a modello dell’intervento statale in economia, ne è il migliore esempio.