OLTRE LA MORTE DELLA SCUOLA
La scuola deve essere lo strumento tramite il quale un nutrimento interiore può fluire alle giovani generazioni permettendo loro di plasmarsi il carattere: pensieri, sentimenti e volontà unificati - gravitanti - attorno e verso un unico POLO IDEALE costituito dall'idea della vera libertà che è la libertà dagli istinti ottenuta raggiungendo le vette delle proprie migliori qualità.
Ma la scuola attuale non è nulla di tutto ciò.
A fondamento dell'errore pedagogico attuale vi è il fenomeno dell'intellettualismo, dell'erudizione priva di vita interiore, della "dotta ignoranza", ossia la pretesa della razionalità di capire le verità, i concetti delle cose e le idee semplicemente discorrendone compiutamente mediante nessi logici, mediante meccaniche connessioni di concetti, mediante il solo acume mentale, senza parallelamente vivere interiormente e coscientemente ciò di cui discute.
In definitiva è la tetra ed arida malattia del matematicismo mentale privo di slancio interiore che dall'illuminismo in poi è andata estendendosi e radicalizzandosi ovunque, sino ai livelli odierni in cui tutti discutono "dottamente" senza realmente capire nulla.
Si tratta di una verità molto ardua ad intendersi la cui chiave è riposta nel senso artistico, oggi non a caso completamente perduto proprio da loro che specificamente si occupano della cosa.
Per comprendere un'opera d'arte il bagaglio razionale-nozionistico serve a poco, dinanzi ad un quadro, ad una creazione musicale, o dinanzi ad una composizione poetica ciò che permette di dischiudere intuitivamente il significato vivente riposto nel componimento è una elevazione animica interiore che, tramite le note, i colori, i concetti, le linee architettoniche permette di approdare alla dimensione, alle altezze sorgive cui l'artista nel concepire l'opera, si elevò.
Niente altro.
L'artista - il vero artista - è l'indicatore di una scalata ideale da compiere mediante gli appigli intuitivi che egli dopo averla compiuta fornisce tramite l'opera d'arte.
La reale comprensione di una verità è un atto folgorativo interiore, istantaneo, immediato che si verifica quando tramite gli appigli discorsivi, emotivi, visivi che la realtà - o lo studio - fornisce all'uomo, egli attinge direttamente all'essenza di quanto aveva udito, percepito, visto.
Il discorsivismo, la logica concettuale, le parole, la razionalità vengono dopo, quando l'istantanea comprensione è avvenuta ed a tal punto essi rivestono il loro reale ruolo gerarchico che è unicamente quello di esprimere ciò che è stato intuito, compreso prediscorsivamente, visto folgorativamente, non di suggerirlo loro.
L'intellettualismo cieco ed arido dei tempi attuali che ha ucciso la scuola - che non le ha neppure permesso di nascere - è appunto il pretendere di capire, di penetrare l'essenza dei problemi discorrendone; è la pretesa di farsi svelare dal movimento logico del discorrere quanto può essere appreso soltanto prediscorsivamente in un atto di penetrazione intuitiva lucida e cosciente del problema trattato e che è raggiungibile soltanto quando una integralità umana - costituita non dal solo raziocinio ma anche da puro sentimento e da onesta volontà - lavora per risolverlo.
La reale via della conoscenza, per quanto ardua possa apparire, è soltanto questa.
In altri termini: un acuto pensiero non è sufficiente a comprendere qualsivoglia verità se parallelamente non ne "tocca" la qualità con i sentimenti purificati e se non si indirizza verso una onesta sperimentazione di essa con una nobile volontà.
La conoscenza è anche morale.
La scuola ridotta alla sola razionalità discorsiva unicamente - tetramente - memorizza bile ma non vivibile e quindi incapace a fornire un senso ed uno scopo alla vita, non poteva non retorizzarsi, inaridirsi, ammalarsi ed appunto per questo non può che essere un fomite di immoralità.
La reale conoscenza - accessibile a tutti seppure a livelli diversi - è un toccare, uno sperimentare interiore l'essenziale di ogni problema investigato o esposto, si tratta di un lucido ed istantaneo atto intuitivo che "comprende", che vive il conosciuto, se si riesce ad essere sufficientemente coscienti, sereni, onesti e puri da desideri subconsci.
La vera scuola dovrebbe fornire principalmente gli esempi viventi - i maestri - e gli strumenti per enucleare tali qualità tramite le singole materie insegnate che diverrebbero secondarie rispetto spetto all'assunto primario.
La conoscenza è tutt'uno con l'elevazione della persona.
La scuola deve tendere ad elevare l'uomo.
La meta è l'uomo, non le materie insegnate.
Ad esempio viventi e tangibili realtà immateriali e quindi immisurabili quali l'amore, l'amicizia, la morte, attualmente nell'età giovanile li si incontra solo come misteri, causanti violenti sommovimenti interiori su cui poi stendere immiserenti veli di irrisione, volgarità e di retoriche frasi fatte - pensieri fatti - tutti permeati di ingenuità e sentiti nel proprio intimo come assolutamente impropri ed inadeguati rispetto alla reale entità che ciascuno dei tre eventi costituiva e che appunto rimane mistero; dopo, in età più avanzata, quando la cosiddetta "esperienza" ed il lento veleno della falsa cultura cerebrale hanno impietrato ogni sensibilità interiore, ogni reale contatto con la propria compagine animica, ogni slancio ideale, l'amore, l'amicizia e la morte arrivano "maturamente" ad essere concepiti - per suprema ignoranza - come più o meno violenta sessualità la prima, illusione giovanile irreale la seconda, incidente fisiologico naturale la terza, tutti razionalizzabili in un arido ed egoistico automatismo pensante ormai schiavo di quella sottile malvagità cerebrale che per sempre - o quasi - ha perduto la possibilità di riconnettersi conoscitivamente - in vivente totalità di mente, anima e volontà - a quella realtà "oggettiva" e universale che è la consacrazione suprema e reciproca dell'amore, che è l'assoluta alleanza interiore permeata di generosità e tripudio della amicizia, che è il silente manifestarsi del superumano nella morte.
Sperimentare l'amore, L'amicizia e la morte quali sono realmente è un atto interiore, una evidenza che viene assunta se si è sufficientemente coscienti, puri, degni, nobili da riuscire a scorgerla - il compito della scuola è di permettere di divenire tali, ciascuno secondo le proprie possibilità - ed a tal punto la logica, la dialettica così come la poesia e l'arte figurativa servono ad esprimerla, ma ciò solodopo che l'azione animico-conoscitiva è avvenuta ad un livello che le trascende, ad un livello rispetto al quale esse esistono unicamente in funzione di strumento.
Compito della scuola è predisporre l'uomo a plasmarsi, ad elevarsi, a nobilitarsi sino a che sia sufficientemente cosciente, equilibrato, puro, degno, da riuscire a scorgere ed a verificare le sottili leggi esistenziali - morali - che, oggettive e reali quanto quelle della fisica elementare, regolano i rapporti fra gli uomini ed attendono la consapevolezza interiore degli individui.
La scuola ignorando il sentire e il volere ottunde e degrada il pensiero e la sua carenza è di uomini giusti, non di programmi e metodi nuovi che comunque patiscono - proprio in quanto ignorano l'uomo - il suo stesso male cerebralistico e immorale.
La scuola è malata poiché gli uomini che la permeano sono tali.
La guarigione non può principiare che dagli uomini.
Occorre essere interiormente sani - che è dire giusti e puri - per poter formulare programmi e metodi realmente risananti, ma i tempi sono tali per cui nessuno è spontaneamente sano per il solo fatto che esiste ed è in grado di connettere eruditamente concetti pedagogici fra loro.
L'inizio di tutto non è nei singoli problemi analizzati ma nel prioritario ed imprescindibile compito di risanamento interiore dell'uomo che li studia.
Niente altro.
E' dagli uomini che occorre principiare, altrimenti il caos e gli abissi interiori dell'attuale mondo "colto" e dell'intera società non potranno che aggravarsi sempre più.
E' dalla propria interiorità che occorre principiare, non da quella degli altri.
Si tratta di un compito solitario di lucente, serena, lucida ascesi interiore che non ha bisogno di libri - anche se i libri atti allo scopo, pochi e rari, esistono (vedi bibliografia) - ma delle forze pure dell'anima e della mente, delle disposizioni da coltivare nel cuore e nei pensieri, delle aspirazioni più disinteressate.
Nulla di soltanto sentimentale, né di misticamente nebuloso, né di crepuscolarmente religioso.
Si tratta di preservare e di coscientemente coltivare ed edificare una dimensione interiore ed esteriore di generosità e di giustizia.
Le rette qualità dell'anima - reali e tangibili quanto i loro derivati degradati: gli istinti, la nausea esistenziale, la rabbia -
già esistono nella compagine umana come disposizioni, il compito è rendersene conto, ed individuarle, rendersene coscienti ed alimentarle, attingere ad esse e manifestarle poiché i tempi sono tali che esse spontaneamente - cioé prive dell'attenzione cosciente e della volontà dell'individuo - non possono più manifestarsi quali sono, ma possono solo degradarsi.
Tale la vera cultura.
E' assolutamente sterile preoccuparsi della scuola e dei suoi problemi tecnici.
Sarebbe come preoccuparsi delle fratture ossee di una mummia da secoli morta ed in disfacimento.
La scuola aridamente discorsiva non può guarire se stessa, né può essere discorsivamente, retoricamente, eruditamente riformata sul serio.
Ciò che realmente occorre è un atto interiore, l'azione vivente di coloro realmente capaci di mutare il proprio livello esistenziale in senso ascendente, nobilitante, moralmente elevante.
Il punto fondamentale è riuscire a comprendere il vero piano in cui l'insegnamento e l'essenza della vera cultura si pone
ed il fine di integrale elevazione umana cui essa deve tendere.
I livelli esistenziali sono tali per cui solo da giovani - quando un potenziale di generosità, di idealismo, e di sincero entusiasmo non è ancora stato corrotto del tutto dal generale clima morale - è possibile occuparsi sinceramente del prioritario compito interiore che spetta a ciascuno.
Un compito di trascendimento umano al quale nessun ideologismo politico - cerebrale e spento quanto la scuola, morto e retorico quanto essa ma vivificato artificialmente dall'odio e dalla rabbia - può supplire e può portare.
L'ideologismo è la cecità della frase fatta, soltanto imparata e memorizzata ma non intuita né vissuta, che mantenendo l'identico livello - ottuso - di pensiero del cerebralismo scolastico, tenta di supplire alla mancanza di vita - alla astrattezza discorsiva che di tutto discute ma che nulla comprende, vive, risolve realmente - attingendo vitalità agli istinti di odio , di rabbia, di furia distruttrice, che nulla avrebbero a che vedere con una reale intenzione di risolvere i problemi attuali.
Non ci si può arrabbiare contro una malattia, occorre soltanto tendere alla sanità, cercare di guarirla:
Per intendere il livello retorico - che è dire morto - di pensiero dell'ideologismo, mutuato direttamente dal male scolastico del discorsivismo privo di contatto reale con l'essenza degli argomenti di cui si discute è sufficiente un esempio: parlare di una sedia, così come parlare di qualunque oggetto materiale percepibile ai sensi fisici, è avere delle precise rappresentazioni interiori, è avere delle immagini focate nella mente, è ricreare interiormente l'oggetto, la stessa cosa dovrebbe accadere per gli enti immateriali,immisurabili quali la giustizia, la fraternità, la libertà, la generosità, l'onestà, etc. etc.,si dovrebbe riuscire a vivere la qualità ideale di cui si discute ideologicamente, ciò non accade altrimenti sarebbe essa a rendere vivo il discorso senza dover far appello ad istinti quali la rabbia, il disgusto, l'odio che sono completamente estranei al reale contenuto vivente degli ideali a cui soltanto retoricamente ci si riferisce.
Il reale mutamento non può avvenire soltanto perché si cambiano le forme discorsive - puntellandole con gli istinti - ma restando incatenati all'identico livello di pensiero tetro ed arido del cerebralismo scolastico.
Occorre cambiare livello esistenziale, riuscire a vivere gli enti immateriali di cui si parla, e per far ciò occorre coltivare non il solo acume mentale ma anche il sentire ed il volere - nobilitarli - perché solo congiunti essi potranno restituire all'uomo la visione completa - e non retorica - della realtà.
Ma occorre farlo in prima persona.
Ognuno - in vario grado e misura - deve inizialmente porsi attivamente dinanzi a se stesso.
Nessuno può farlo per gli altri.
La guarigione non può spuntare fuori dal nulla - per decreto legge - perché invocata da gente che urla, perché pretesa rabbiosamente, perché discussa collettivamente da gente accecata.
Una fusione d'errori non può realizzare la verità.
Una somma di ottundimenti interiori non può dischiudere alcuna visione illuminatrice.
Precipitare in massa nelle voragini che l'errore pedagogico ha spalancato non può propiziare alcuna riascesa.
Si può precipitare in branco, ma la riascesa è sempre solitaria. I semi di una nuova riascesa umana non potranno scaturire da soli, qualcuno dovrà rifiorire - riattingendo alle reali sorgenti di quella che è la normale condizione umana, condizione serena e nobile - affinché la morsa si spezzi ed il cerchio vizioso di un continuo deragliare sempre più in basso venga spezzato, infranto, rischiarato.
Il mondo potrà migliorare soltanto se ogni singolo uomo cercherà di migliorare.
Verso la luce.
FK AZIONE SOLARE