E' un'idea che piano piano si sta facendo strada, in varie forme, nelle teorie
economiche più evolute ed esistono anche esempi pratici, sia pure parziali, di
applicazione.
Chi si ferma a rifletterci seriamente e non è sciocco o in malafede, si sta rendendo
conto che diventerà necessario arrivarci, prima o poi, anche se quest'idea sembra
andare contro i precetti che ci hanno insegnato fin da piccoli.
E' un concetto che va contro sia la mistica del lavoro di cui abbiamo parlato nel primo
capitolo, sia contro i deliri del PIL e del debito pubblico di cui abbiamo parlato nei
due capitoli successivi, quindi va digerito a bocconi piccoli per evitare un istintivo
rifiuto nella maggior parte delle persone.
Ipotizziamo di poter dare una cifra piccola, ma sufficiente ai bisogni elementari a
tutte le persone nate nello Stato. Diciamo 500 euro al mese. Questa cifra va data a
tutte, dico tutte le persone, neonati e moribondi compresi, indipendentemente dal
loro reddito. Un barbone e Berlusconi riceverebbero la stessa cifra, poi vedremo
perchè.
Con 500 euro si può vivere senza pretese, soprattutto se non si è obbligati a cercare
un lavoro, quindi non è indispensabile avere un'automobile. Due persone con 500
euro ciascuna possono pensare di sposarsi e sopravvivere. Se proprio i soldi non
bastano si può fare qualche lavoretto occasionale. Se arriva un figlio con 1500 euro al
mese i tre possono farcela e stare al tempo stesso vicino al figlio.
Con un secondo figlio la situazione cambia.
Oggi una famiglia con due figli necessita di due stipendi diciamo 1200 euro l'uno.
Quindi bisogna lavorare in due, avere due macchine, piazzare i figli in qualche asilo o
scuola a tempo pieno, mangiare fuori ecc. ecc. I 400 euro in più non bastano a coprire
le spese di produzione reddito, come si dice in burocratese, e l'aumento dei costi di
gestione della famiglia.
Una famiglia di quattro persone con un reddito di cittadinanza complessivo di 2000
euro ha a disposizione più soldi e più tempo di una famiglia di lavoratori con 2400.
Questa da sola sarebbe la miglior politica per la famiglia al di là di tutti i bla-bla.
Ed ecco le obiezioni, che sono essenzialmente tre:
1. Perchè incentivare i pelandroni?
2. Dove si pigliano i soldi?
3. Se tutti hanno un reddito chi lavora?
Il punto 1 disturba molto chi crede nella mistica del lavoro, che come si è visto è
molto radicata a livello sociale e culturale (vedi cap.1) e che considera chi non lavora,
minorenni, pensionati, invalidi, disoccupati, casalinghe, studenti, tutti quanti pesi
morti, sia pure con sfumature diverse. L'economista americano John Rawles afferma
" quelli che fanno il surf tutto il giorno sulle spiagge di Malibu devono trovare un
modo per provvedere ai propri bisogni e non dovrebbero beneficiare di fondi
pubblici" chiarendo bene come, secondo lui e secondo molti, il lavoro sia una
qualifica morale.
Ma è proprio così?
Il pieno impiego è un sogno, o un incubo, sempre più irrealizzabile, così la ricerca del
lavoro, qualunque lavoro, diventa un'angoscia, così come angosciante è la paura di
perderlo. Nel "sistema bismarckiano" il lavoro è l'appartenenza a pieno titolo alla
società, quindi chi non vi rientra si sente un reietto. Gran parte dei disoccupati o
sottoccupati attuali, lo è contro la sua volontà, e passa il suo tempo a sbattersi per
uscire da questa situazione. Per contro esistono frange di eletti che hanno ottenuto in
qualche modo il famigerato posto fisso e , divenuti intoccabili, possono poltrire gran
parte del loro tempo retribuito, arroccandosi a difesa dei propri privilegi.
Curiosamente poi Rawles non trova niente di strano se gli sfaccendati di Malibu
hanno una rendita da capitale perchè investono in borsa tramite fondi, cioè in pratica
non fanno nulla.
Con 500 euro al giorno non si fa del gran surf, nè a Malibu nè altrove, ma tutti quelli
che non vogliono o non possono lavorare riescono a sopravvivere, mentre quelli che
vogliono davvero fare qualcosa avranno la possibilità di sperimentare diversi lavori
fino a trovare quello che gradiscono.
E' chiaro che, per ottenere questo, con l'istituzione del reddito di cittadinanza, va
eliminata la sacralità del lavoro. Andranno fatti solo i lavori realmente necessari, e
la loro retribuzione sarà proporzionale alla loro effettiva necessità, proprio come si
addice ad un libero mercato. I lavori più sgradevoli avranno paghe migliori per
allettare qualcuno a farli.
Togliendo di mezzo chi non ha voglia di lavorare, oltre a chi, per vari motivi, non
può lavorare, si renderanno disponibili posti di lavoro autentici per chi invece vuole
realizzare qualcosa.
Perdere il lavoro non sarà più un dramma per nessuno e le aziende potranno regolare
la propria produzione sull'effettivo andamento del mercato, senza l'ansia di dover
crescere per "mantenere i livelli occupazionali" e potranno tenere solo il personale
migliore o quello che reputano tale.
I lavoratori che, per per qualche motivo, non si trovano bene in una azienda potranno
andarsene senza troppo disagio, potendo contare comunque su un reddito minimo e
con la quasi certezza di trovare un altro lavoro in breve tempo.
E' per questo che i sindacati non amano il reddito di cittadinanza, che verrebbe ad
annullare quasi completamente la loro funzione.
Almeno nella assurda forma che hanno assunto in Italia tre di loro
Insieme alla sacralità del lavoro, andranno eliminati tutti gli alibi sociali. Con i 500
euro al mese viene consegnata, ai maggiorenni ed ai tutori dei minorenni, la piena
responsabilità delle proprie azioni. Niente più giustificazioni del tipo "rubo per
mangiare". Si deve imporre un rigore morale che attualmente è molto attenuato
proprio dall'inconsistenza delle politiche sociali.
Il punto numero 2 è quello che più spaventa chi approva l'idea del reddito di
cittadinanza. Sembra infatti impossibile che in questo Stato affamato di quattrini si
trovino le risorse per dare a tutti 500 euro al mese. Anche senza la rendita del
signoraggio, che da sola eliminerebbe la questione, allo stato attuale vengono
distribuiti, da parte di vari enti pubblici quasi mai in accordo tra di loro, una quantità
immensa di quattrini in interventi sconclusionati, scoordinati, pasticciati, farraginosi,
parziali, a pioggia, casuali, clientelari e via dicendo che comportano un esborso da
parte dello Stato non solo per i soldi da dare agli aventi diritto, ma anche per i costi
della mastodontica burocrazia necessaria ad individuarli e a perseguire gli abusi.
Proprio per questo motivo il reddito deve esssere distribuito automaticamente a tutti
senza preoccuparsi di andare a stabilire quali casi sarebbero realmente degni o più
degni. Questa ridicola pretesa di giustizia finisce per creare enormi ingiustizie, come
tutti possono facilmente constatare.
L'art 38 della Costituzione recita nei primi commi:
"Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto
al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti
e assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia,
invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria"
Ci sarebbe molto da dire su questo articolo a cominciare dal fatto che i bambini
dovrebbero essere a carico dello Stato, mentre sono a carico delle famiglie e non sono
"cittadini"individuali: Del resto nell'epoca incui fu scritto il reddito familiare e quello
individuale spesso coincidevano e una sola persona lavorava con reddito (il lavoro
della casalinga, per quanto pesante, non ha alcun valore nel sistema bismarckiano).
Per avere diritto alla pubblica assistenza, quindi bisogna soddisfare due requisisti:
1. Essere poveri
2. Non poter lavorare, pur desiderandolo.
La pretesa di indivuare questi requisiti ed eventualmente punire gli abusi comporta
un enorme sforzo economico. Inoltre quanto più la selezione è rigorosa ed efficace,
tanto più i beneficiari vengono identificati come incapaci di provvedere a se stessi e
quindi umiliati.
L'efficacia poi di questi sistemi di individuare le persone veramente bisgnose, sia
pure umiliandole, è molto molto dubbia
L'italico amore per le complicazioni inutili ha creato norme talmente contorte e
incomprensibili che rappresentano una dissuasione oltre che un costo.
Molti infatti non possono beneficiare di contributi perchè si richiede da parte loro un
azione, una richiesta, quindi la consapevolezza che esistono degli aiuti in loro favore
e l'espletamento dell'inevitabile e assurda buracrozia che li vincola. Molti non
riescono ad ottenerli perchè si vergognano, hanno paura delle fregature
(giustamente!), perché sono timidi o semplicemente perchè hanno non sanno come
fare..
Altri ne sono esclusi per motivi clientelari o politici. Basti pensare alla questione dei
cosiddetti"ammortizzatori sociali" di cui beneficiano solo alcune categorie di
lavoratori ed in maniera diversa da settore a settore e da circostanza a circostanza.
Se noi mettiamo insieme i soldi che vengono elargiti in lavori socialmente utili, cioè
inutili, in assunzioni clientelari (ad esempio le migliaia di forestali in meridione), nel
mantenimento di strutture ed infrastrutture di apparati burocratici inutili e spesso
dannosi. Mettiamoci anche le spese per attività propedeutiche, che hanno lo scopo di
aiutare le persone a trovare lavoro, anzichè a fornire un sostentamento ( in ossequio al
proverbio " regala un pesce ad un uomo e lo sfami per un giorno, insegnagli a pescare
e lo sfami tutta la vita". Proverbio che ha creato una folla enorme di pescatori
affamati, convinti che sia colpa loro se non riescono a mangiare) Aggiungiamo
l'importo degli ammortizzatori sociali e degli assegni familiari e ne caviamo
abbastanza da dare 500 euro a tutti gli italiani, dalla nascita alla morte.
E' importante che la cosa avvenga il più automaticamente possibile evitando
l'intervento di partiti e forze politiche che potrebbero annullare i benefici con i soliti
favoritismi. Essendo una cosa concessa a tutti nessuno dovrà vergognarsene, non avrà
difficoltà ad ottenerla, il costo burocratico della distribuzione e della gestione dei
ricorsi sarà vicino allo zero.
Certo non è pensabile di arrivarci in un giorno o una settimana, ma bisogna rendersi
conto che è materialmente fattibile, anzi andremo a guadagnarci, evitando molti
sprechi pazzeschi fatti con il paravento di dare lavoro al popolo.
Il punto 3
Se i lavori realmente necessari come si è visto in precedenza possono coinvolgere il
30 o 40 per cento della forza lavoro, chiunque voglia un lavoro potrà trovarlo con
facilità o relativa facilità. Per fare confronti con il passato bisogna tenere presente che
proprio l'escalation innaturale della produzione ha portato alla necessità che entrambi
i coniugi lavorino, mentre solo 50 anni fa lavoravano principalmente gli uomini e
solo questi ultimi venivano presi in condiderazione per calcolare la forza lavoro di
una nazione: Il lavoro femminile era occasionale, anomalo e generalmente prematrimoniale.
Se noi avessimo considerato forza lavoro anche il totale delle donne,
avremmo avuto un eccesso di manodopera anche negli anni del boom economico. Il
reddito di cittadinanza riporta la situazione com'era in passato e senza sessismo.
Basta una sola persona per nucleo familiare che lavori, per produrre quanto
necessario e per fornire un maggior reddito alla famiglia. Non necessariamente
sempre la stessa persona e sempre lo stesso lavoro. Il lavoro, potendo smettere e
cambiare quando si vuole, anzichè un incubo potrebbe diventare un piacevole
diversivo.
Il rischio semmai è che non si trovi madopera sufficiente per i lavori meno ambiti.
Intanto questi lavori potranno essere pagati meglio dal mercato, per renderli più
interessanti con un incentivo economico. Uno spazzino potrebbe guadagnare quanto
un dottore e non dovrebbe più chiamarsi "operatore ecologico" per raccattare un po'
di dignità, mentre chi fa il dottore lo farebbe proprio perchè gli piace e gli interessa e
non per i soldi.
Certamente gli incentivi economici non possono essere più alti di tanto e non possono
risolvere completamente il problema, a questo punto però si possono sfruttare due
importanti risorse.
Una è il servizio civile. Uomini e donne per un anno o anche due prestano servizio
pubblico. Non essendo un servizio militare quasi tutti possono essere abilitati. Il
servizio verrebbe gestito localmente a livello comunale o provinciale senza bisogno
di strutture o di caserme e salvo casi eccezionali le persone dormirebbero e
mangerebbero a casa loro. Oltre un milione di persone l'anno sarebbero così
disponibili per i lavori più umili e più faticosi, il che rappresenterebbe oltretutto una
importante esperienza di vita.
La seconda è la popolazione carceraria, attualmente passiva e a carico dello Stato, che
potrebbe in gran parte essere impiegata per lavori di pubblica utilità, rendendo il
carcere meno abbietto. Inoltre chi viene condannato, verserebbe il suo reddito di
cittadinanza e una percentuale di ciò che guadagna lavorando a favore delle sue
vittime e potrà sperare di accorciare la pena solo quando avrà interamente risarcito
l'importo stabilito dal giudice. Attualmente la maggior parte delle vittime di reati non
viene indennizzata per mancanza di mezzi del colpevole
In conclusione il reddito di cittadinanza, distribuito in maniera imparziale e a tutti,
non è una assurdità, non è impossibile, non è immorale e risolverebbe moltissimo
problemi.
Basti pensare con quanta semplicità si risolverebbe il problema delle pensioni, senza
complicati e farraginosi sistemi di calcolo, scalini, scaloni ed altre definizioni
azzeccagarbugliesche. Si ipotizzano ridicoli incentivi per fare restare le persone al
lavoro insieme ad altri incentivi per prepensionarle, in una confusione che la dice
lunga sulla chiarezza dei programmi. Le persone sarebbero in pensione da sempre
con la possibilità di rientrare al lavoro quando vogliono, avendo anche l'opzione di
aggiungere forme di risparmio intergrative a piacere.
L'errore nascosto semmai è quello di voler cercare di individuare i bisogni e stabilire,
con contorte elucubrazioni e tabelle pitagoriche, chi sono le persone realmente
bisognose, generando assurde classifiche e graduatorie.
Lo si fa già adesso: non funziona. I poveri non vengono raggiunti e i furbi ne
approfittano
http://www.miclavez.com/notizie12.html
lo posto anche se non l'ho letto tutto, ma mi è piaciuto il discorso contro la mistica del lavoro...
BUON NATALE!




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