Ordine dorico “Lo stile dorico è stile di una vita chiara e dominata, libera da passioni disordinate e da vane agitazioni: ‘contenente in magnifica misura la smisuratezza stessa dell’infinito’. Il vero elemento dorico ha sempre qualcosa di ‘elementare’, perfino di ‘barbarico’: esso presuppone che il contatto con l’originario non sia interrotto, mentre il limite, la forma vi esprimono la potenza di una vita piena, di una vita che domina sé stessa e che nella sua intensità e purezza si tiene lontana da tutto ciò che è psicologismo e soggettivismo. In un temperamento dorico, la tenuta dell’anima ha il tono di una impersonalità attiva, nemica di tutto ciò che è accessorio, contingente, inessenziale – ornato. Qui vale l’opera, e non il ‘creatore’, l’azione, e non l’autore: qui vale il monumentale, e non l’espressionistico, il lirico e l’umanistico; qui vale ciò che si esprime con la grande voce delle stesse cose, e non quel che procede da una abilità artificiosa e industriosa o da una disordinata genialità. Qui la disciplina è un valore. La fermezza e la calma dignità sono un valore. La legge, ferma e inattenuata, è un valore. Al limite, è un valore l’ideale olimpico, quello di una chiarità, di una sovranità e di un ordine, o cosmos, che ha risolto il caos e che sovrasta l’elemento puramente umano.” (Julius Evola, I testi del Roma, pp.537-538; di imminente uscita per i tipi di Ar)
31 ottobre 2008


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