I sondaggi elettorali prevedono un consistente incremento per le “seconde
forze” delle coalizioni che si sono presentate alle elezioni politiche,
l’Italia dei valori (che ha anche ottenuto una rotonda affermazione nel voto abruzzese, seppure in condizioni assai particolari) e la Lega nord.
Nel centrosinistra l’avanzata della formazione giustizialista avverrebbe a detrimento dell’alleato principale, il Partito democratico, mentre nel centrodestra la crescita della Lega appare più consistente di quella del Popolo della libertà, che pure tiene le sue posizioni.
Ovviamente questa situazione crea preoccupazione nei due partiti maggiori,
a cominciare dalla formazione moderata che teme di perdere il primato, oltre che nel Veneto e nella Lombardia pedemontana, anche in altre importanti zone settentrionali.
Va da sé che i sondaggi sono sondaggi e possono sbagliare.
Nessuno, per esempio, aveva previsto che la Sinistra arcobaleno non superasse lo sbarramento del 4 per cento. Inoltre partiti che hanno un carattere quasi monotematico si avvantaggiano dell’attenzione che si concentra su temi come il federalismo, che è al centro dell’agenda politica, o come le inchieste giudiziarie, che tornano a occupare le prime pagine dei giornali.
Però c’è un altro aspetto di carattere politico che non va sottovalutato: l’impostazione piuttosto netta dei rapporti con l’altra parte politica, che è dialogante per la Lega nord, di rottura per l’Italia dei valori.
Posizioni come si vede opposte, ma chiare.
Invece le due formazioni maggiori proprio su questo terreno oscillano, un giorno aprono, l’indomani chiudono, mostrandosi incerte e talora confusionarie.
Se vogliono davvero perseguire lo scopo per il quale sono stati costruiti, i due partiti contenitori a vocazione maggioritaria debbono scegliere.
Sarebbe meglio, probabilmente, se inventassero qualcosa che consenta loro,
per esempio, di dettare comunemente l’agenda delle riforme istituzionali o di indicare soluzioni condivise per la crisi economica, in modo da confermare il
loro ruolo di fondamentali alternative per la governabilità del paese.
Al limite, però, anche una rottura definitiva, giustificata da ragioni politiche esplicite, darebbe una risposta chiara.
Quello che invece lascia uno spazio eccessivo alla concorrenza delle seconde forze è l’attuale clima di attesa di non si sa che, fatto di mezzi accordi in Parlamento e di contumelie reciproche nei discorsi, che non convince né chi vorrebbe il confronto né chi lo osteggia.

www.ilfoglio.it del 24 12 08

saluti