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  1. #1
    sionismo = infamità
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    Question Europee 2009: verso la costituzione di una lista dei lavoratori?

    Intendo qui raccogliere i pur timidi segnali che, pur in ambiti e contesti tra loro indipendenti, sembrano tuttavia volgere verso l'intenzione (probabilmente prematura rispetto ai tempi e quindi senza possibilità di successo imminente) di costituire un nuovo partito dei lavoratori e/o un soggetto che presenti proprie liste già alla prossima tornata elettorale, le elezioni europee 2009.
    Invito quanti altri avessero ulteriori informazioni a postarle qui di seguito.

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  2. #2
    sionismo = infamità
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    Predefinito Per un partito operaio indipendente in Italia. Costruire il Partito degli operai

    COSTRUIRE IL PARTITO DEGLI OPERAI
    Publichiamo il documento che propone la costruzione del Partito Operaio

    Non c'e' tempo da perdere, La crisi li sta travolgendo Fabbriche ferme
    ed operai verso la miseria Il sistema fondato sul profitto fa
    bancarotta, l’occasione per superarlo può essere messa all’ordine del
    giorno. Se non ora quando? Coloro che sono stati sfruttati fino alla
    morte per spingere la produzione alle estreme conseguenze ora
    dovrebbero morire di fame perché le stesse merci prodotte e i capitali
    accumulati non trovano più mercati per essere assorbiti a livelli di
    profitto adeguati.
    Una spirale maledetta che va spezzata.
    Chi lo potrà fare se non gli operai stessi? Coloro che sono costretti a
    seguire il ciclo economico e pagarne, in ogni fase, le conseguenze: al
    limite della sussistenza quando tutti si arricchiscono, nella miseria
    nera quando le classi intermedie, transitoriamente, perdono qualche
    privilegio. Fino ad ieri “lavorate lavorate, di giorno e di notte,
    flessibili e con pochi soldi”. Oggi, domani e dopodomani “fermatevi,
    finite in mezzo ad una strada, vivete con il miserabile sussidio di
    disoccupazione, avete prodotto troppo e il mercato è saturo”

    Operai salutiamo con piacere la grande crisi, benvenuta. La macchina si
    è rotta, vogliono farcela spingere a mano, è tempo di demolirla. Operai
    possiamo affrontare la crisi con le solite fallite illusioni su un
    capitalismo riformato, gestito con regole trasparenti?
    Ma
    non era una grande riforma la finanza d’assalto, non era forse la
    regola che tutti perseguivano quella di fare soldi attraverso i soldi?
    Non era una regola assoluta quella che lo Stato non doveva intervenire
    nel mercato? Per salvare il capitale industriale e finanziario sono
    disposti a mandare in rovina l’intera società, per salvare padroni e
    banchieri rovineranno prima di tutti gli operai e gli strati più poveri
    del lavoro a salario. Ormai la denuncia degli effetti della crisi è
    diventato un lamento, pochi hanno il coraggio di dire la verità:
    bisogna liberarsi di questo sistema, bisogna puntare dritti ad un nuovo
    modo di produzione e di scambio che può sorgere solo dal superamento
    del loro modo di produzione. Il modo di produzione e di scambio fondato
    sul profitto è in crisi per contraddizioni proprie, la crisi non può
    essere attribuita a nessuna causa “esterna” Eminenti economisti mettono
    le mani avanti, il capitalismo dopo questa crisi non sarà più quello di
    prima. Sarà peggio o non sarà. Uscirono dalla crisi del 1907 con la
    prima guerra mondiale, operai alla fame o morti nelle trincee,
    superarono la crisi del 1929 con la seconda guerra mondiale, una
    distruzione di macchine ed uomini incalcolabile.
    Operai,
    non possiamo affrontare la crisi isolati gli uni dagli altri, divisi
    per etnie, per nazioni, dobbiamo costituirci in classe internazionale,
    siamo una classe internazionale. Ma nessuna classe può imporsi sulla
    scena politica se non ha un proprio partito e qui usiamo il termine
    partito in senso del tutto diverso rispetto ai partiti politici che
    conosciamo, elettorali e parlamentari. La forma partito che si daranno
    gli operai sarà una formazione completamente diversa, da inventare ex
    novo. Ma non ci mancheranno sia la forza, sia l’intelligenza. Gli
    operai hanno bisogno di un partito indipendente, separato da tutti gli
    altri, un partito politico proprio. La grande crisi è la condizione in
    cui esso diventa realmente possibile. Il partito degli operai non si
    costruisce da un momento all’altro, non ha potenti mezzi finanziari,
    non ha dirigenti belli e pronti sfornati dalle scuole alte, il partito
    della classe oppressa si forma faticosamente, per la necessità
    materiale di non farsi schiacciare, per la necessità di insorgere
    contro una vita da schiavi. Naturalmente non è il salotto, ma la
    fabbrica, il luogo di lavoro, il terreno in cui si costituisce, si
    organizza.
    L’ indipendenza degli operai diventa matura
    quando tutti gli altri partiti d’opposizione dimostrano di non avere
    più risposte, dimostrano di stare comunque nel sistema e per il
    sistema, per quanto siano critici e si definiscano riformatori. Il
    partito operaio è prodotto da un movimento reale attraverso il quale
    gli operai stessi si costituiscono in classe e con ciò in una propria
    organizzazione politica. A questa costituzione è chiamato qualunque
    operaio che vede nella crisi il fallimento di un sistema che lo ha
    spremuto fino all’osso, qualunque operaio che ha capito che questo
    sistema può e deve essere superato, qualunque operaio che si senta
    parte di una classe di schiavi che si vuol liberare. A questi operai
    chiediamo di intervenire e contribuire a preparare un’assemblea
    generale. Il primo passo: organizzare localmente riunioni fra operai
    delle fabbriche e militanti. Gli operai promotori sono disponibili a
    partecipare direttamente alle iniziative. Colleghiamoci. La crisi si
    abbatterà terribile, non c’è più tempo da perdere.
    I promotori:
    Donato Auria, operaio licenziato alla Fiat di Melfi
    Francesco Ferrentino, operaio rsu Flmu CUB licenziato alla Fiat di Melfi

    Enzo Acerenza, operaio rsu Fiom alla INNSE Presse di Milano

    Massimo Merlo rsu Fim alla INNSE Presse di Milano

    Peppe Ianaccone, operaio della Fiat Avio Pomigliano
    Francesco Ficiarà, operaio della Fiat New Holland di Modena

    Giuliano Cocco, operaio della Terim di Modena

    Francesco Galloro, operaio rsu Fiom Jabil Cassina de Pecchi (Mi)

    Rosario Schettino, rsu Fiom Ansaldo Camozzi Milano
    Luigi Esposito, operaio Comitato contro l’amianto ex Falck Sesto San Giovanni (Mi)

    Tonino Innocenti, operaio licenziato alla Fiat di Melfi
    Massimo Pignone, operaio della Italtractor di Potenza
    Milano 24 novembre 2008
    DISTRIBUIAMO IL TESTO DEL DOCUMENTO AGLI OPERAI CHE VOGLIONO ORGANIZZARE IL LORO PARTITO

    -----------------------------------------------------
    INVITIAMO
    TUTTI I LETTORI DEL BLOG A RIPRODURRE I TESTI OVUNQUE POSSIBILE (LUOGHI
    DI LAVORO, QUARTIERI, SCUOLE, CIRCOLI RICREATIVI, SPORTIVI ECC ECC)
    COME SOLIDARIETA' E SOSTEGNO ALLE POSIZIONI DEGLI OPERAI ESPRESSE IN
    QUESTE POCHE NOTE, O ANCHE PER AVANZARE UN DIBATTITO SULLA CONDIZIONE
    OPERAIA E SULLA COSTITUZIONE DI UNA LORO FORTE ORGANIZZAZIONE POLITICA
    INDIPENDENTE...
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  3. #3
    sionismo = infamità
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    Predefinito Tribuna Libera: una lista alle elezioni di primavera prossima

    «Un'altra Italia è possibile »? Quale?

    Viviamo una situazione preoccupante. La crisi economica, che già due anni fa era grave, ha oggi investito una fascia enorme di persone e di famiglie. Secondo un rapporto della Caritas, più di un italiano su quattro vive sotto la soglia di povertà, mentre i rapporti ufficiali segnalano che un terzo delle famiglie non arriva più a fine mese. Migliaia e migliaia di lavoratori hanno perso il posto di lavoro negli ultimi mesi e altri licenziamenti si annunciano. Intanto, la preoccupazione per dove ci porterà la crisi mondiale investe ognuno di noi.
    Nello stesso momento assistiamo ad una situazione ripugnante: nel giro di un mese la Banca Centrale Europea ha immesso nelle banche 1700 miliardi di euro – una cifra gigantesca – per compensare le perdite degli speculatori. 1.700 miliardi che non ci sarebbero per i contratti, per i servizi pubblici, per la scuola, la sanità, le pensioni...ma sono pronti all'istante per permettere agli speculatori di riprendersi, di continuare a speculare e aprire così la porta ad una crisi ancora più grande!
    In questa situazione il governo Berlusconi vara il più duro attacco mai visto alla scuola pubblica, liquida Alitalia, taglia i finanziamenti agli Enti Locali, annuncia la privatizzazione degli ospedali, una nuova « riforma » della pensioni, vara il « federalismo » che dividerebbe il Paese e, ora, persino la proposta di attacco al diritto di sciopero. Ma, in linea con l'UE, trova subito i soldi per salvare gli speculatori. In breve: ci trascina nel disastro completo.
    A leggere i giornali, a sentire gli « esperti », questa sarebbe una situazione ineluttabile.
    No, non è vero, un'altra strada esiste. Noi abbiamo bisogno prima di tutto, e urgentemente, del ritiro di tutti i provvedimenti della scuola e dell'università, del ritiro di tutti i licenziamenti, del mantenimento di tutti i posti di Alitalia. E poi abbiamo bisogno di aumenti di stipendio che ci permettano di vivere, del blocco delle tariffe, dell'abrogazione di tutte le leggi sulla precarietà, delle « riforme » delle pensioni che portano a pensioni del 45% dello stipendio.
    Ci dicono che non è possibile? No, è possibilissimo: è sufficiente che i 1.700 miliardi stanziati per gli speculatori e tutti i soldi regalati ai capitalisti in questi anni siano confiscati e destinati a questi scopi.
    Ci dicono che non ci sarebbe la forza? Non è vero: milioni di lavoratori si mobilitano in ogni settore e dimostrano tutta la loro volontà di difendersi. Anche all'interno dei sindacati si sviluppa questa resistenza, come nel caso del rifiuto della CGIL (e della FIM-CISL) di firmare l'accordo sul « nuovo » modello contrattuale (che in effetti aprirebbe la strada alla distruzione del contratto nazionale).
    Ma un piano d'urgenza di questo tipo – evidentemente – pone un problema: tutto ciò è incompatibile con l'UE che ha dettato ogni provvedimento distruttivo degli ultimi 15 anni e che oggi regala i miliardi agli speculatori.
    Che cosa fa invece l' « opposizione », « moderata », « radicale », « estrema »?.
    2 milioni e mezzo hanno manifestato a Roma su appello del PD il 25 ottobre. Veltroni dichiara: « Un'altra Italia è possibile, noi la costruiremo insieme ». Quale Italia? Quella che rifiuta i piani dell'UE, che esige il ritiro del piano di salvataggio degli speculatori per dare invece i soldi a scuola, sanità, contratti, un governo che abrogherebbe tutte le misure contro i lavoratori, quindi anche quelle di Prodi? Veltroni stesso risponde: « Le spese pubbliche devono essere ridotte, senza esitazioni ». Esattamente il contrario di ciò che chiedono i 2 milioni e mezzo! E in effetti il PD rinnova la sua disponibilità a Berlusconi per concordare il « federalismo », le « riforme », i tagli. Da parte loro, Rifondazione, il PdCI, Sinistra Critica, che fino a ieri hanno sostenuto il governo Prodi votando tutti i peggiori provvedimenti e aprendo così la strada a Berlusconi, criticano a parole il governo, ma nei fatti non si battono per il ritiro del federalismo, per l'unità della Repubblica, e propongono persino leggi (Sinistra Critica, vedere interno) che vanno proprio nel senso di distruggere i contratti nazionali. Rifondazione e il PdCI, poi, governano con il partito di Veltroni negli Enti Locali, applicando i tagli che....Berlusconi vara.
    Va detto: queste posizioni sono la diretta conseguenza del sostegno all'UE che, in una forma è nell'altra, unisce tutti. Queste posizioni portano ad appoggiare o coprire la politica del governo.
    Le questioni che due anni fa abbiamo posto presentandoci alle elezioni di Torino sono quindi più attuali che mai. Oggi, fermare i piani distruttivi del governo e applicare il piano d'urgenza di cui abbiamo bisogno è un'esigenza vitale per il nostro Paese. E se per fare questo bisogna uscire dall'Unione Europea, allora è necessario farlo subito (1).
    A tutti i lavoratori, a tutti i militanti, le persone che si mobilitano e che cercano una via d'uscita, lanciamo un appello: abbiamo bisogno di raggrupparci tra coloro che si vogliono battere, nell'immediato, per aiutare la mobilitazione in atto a trovare la strada dell'unità, per il ritiro di tutti i piani distruttivi e cominciare a mettere così le basi per costruire un partito veramente indipendente, con tutti quelli che non accettano il disastro a cui ci stanno portando i governi e l'UE.
    Organizziamoci per fare dei passi avanti in questo senso, anche discutendo la proposta di presentare una lista alle elezioni della primavera prossima, come passo concreto verso un partito che rappresenti veramente gli interessi dei lavoratori e dell'immensa maggioranza della popolazione..
    Venite all'assemblea del 29 novembre.

    Lorenzo Varaldo (1) Più che mai, non siamo soli nel pensarlo: il NO irlandese al trattato di Lisbona del giugno scorso, per esempio, è stato commentato da tutti gli esperti con le seguenti parole: « Non si possono fare referendum, perchè in tutti i Paesi si rischia il NO all'UE » . In questo senso, prepariamo anche in Italia la Conferenza Europea contro la politica dell'UE che si terrà a Parigi nel prossimo febbraio, promossa da responsabili sindacali, sindacati, militanti di diversa provenienza e tradizione di tutta Europa.

    fonte: http://tribunalibera.altervista.org/...?ae=2008&me=10
    (neretto mio)

  4. #4
    sionismo = infamità
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    Predefinito Tribuna Libera: un nuovo partito contro le politiche del governo

    « Fatalità »?

    Di fronte alla tragedia del ragazzo morto nel liceo di Rivoli (Torino) per il crollo di un soffitto dell'aula, mentre un altro lotta contro la paralisi e molti altri sono rimasti feriti, il presidente del consiglio, Berlusconi, ha dichiarato che si sarebbe trattato di una « fatalità ».
    Fatalità? Le statistiche ufficiali dicono che tre quarti delle scuole del nostro Paese sono insicure e che ogni anno si verificano, per questa causa, 100.000 infortuni....
    Da dove arriva questa situazione?
    Tutti sanno che da anni e anni, e cioè in particolare da quando esiste il trattato di Maastricht, i fondi per i lavori pubblici vengono tagliati e i cittadini e le istituzioni locali devono fare i conti con questa « carenza ». Non siamo noi a dirlo, è direttamente il presidente della provincia di Torino: « Non abbiamo risorse sufficienti per garantire una manutenzione ordinaria e straordinaria adeguata (...) Abbiamo risorse che i vincoli del Patto di Stabilità ci impediscono di spendere » (La Stampa, 23/11). Non basta questa dichiarazione? Vediamo cosa dice il presidente dell'Unione Province, Fabio Melilli: « Sono anni che si taglia sull'edilizia scolastica, non è più un problema di colore politico (...) Quando si fanno i bilanci, si fanno anche le scelte politiche... Ma poi ci si mette di mezzo Maastricht... ». « Maastricht?, chiede l'intervistatore. « Maastricht, certo, La manutenzione straordinaria di una scuola è considerata spesa di investimenti. E allora scattano i parametri anche da noi. Più di tanto non possiamo investire, perchè ci è vietato pagare le imprese oltre un tetto » (La Stampa, 24/11)
    Tutto è detto: nessuna « fatalità » a Rivoli, ma la conseguenza programmata di una politica che da 15 anni devasta l'Italia e gli altri Paesi.
    Dove ci vogliono condurre con questa politica?
    Nella sola Torino sono previsti 45.000 licenziamenti nell'industria. La Motorola convoca i suoi 300 dipendenti ultra-qualificati, fino a ieri fiore all'occhiello di questa città che, nella testa di Chiamparino, doveva « riconvertirsi alla tecnologia avanzata », e li licenzia in tronco, senza preavviso, senza cassa integrazione: la classe media e quella medio-alta sono rimesse in causa. Nella stessa città 400 piccole imprese scoprono per la prima volta la cassa integrazione, mentre licenziano alla Dayco, alla Pininfarina, la Fiat entra di nuovo nel tunnel....
    Intanto il Volontariato Vincenziano denuncia un aumento vertiginoso dei senza tetto. « Non era mai accaduto, in passato, che le mamme si mettessero in coda sul marciapiede di via Nizza, la sera, pr prendere il sacchetto-cena anche per i figli (...) Per un po' ci siamo chiesti se le parrocchie stavano a guardare.... Poi abbiamo preso contatti: sono tutti travolti dalle richieste di aiuto. Qui è davvero l'ultimo gradino. Del resto, cosa fa una ragazza sola che guadagna 500 euro facendo pulizie in una cooperativa dove c'è chi si arricchisce sui poveri? » (La Stampa, 12/11).

    Che cosa ci risponde questa volta il presidente del consiglio, Berlusconi? « La gente dovrebbe mettere da parte le angoscie da terza settimana e ricominciare a spendere, a far circolare il denaro. Invece sta avvenendo il contrario, c'è una caduta verticale di acquisti... » (La Stampa, 23/11)
    Quale lontananza, quale disprezzo per i problemi della gente normale! Una cosa, noi, la sappiamo per certo: 15 anni di governi di tutti i colori politici che hanno applicato le direttive dell'Unione Europea su flessibilità, esternalizzazioni, sussidiarietà, blocco dei salari, esenzioni fiscali per i capitalisti..., ci hanno portato a questo punto, sull'orlo del baratro.
    Il presidente della provincia di Torino e quello dell'Unione Province hanno dunque ragione, quando dicono che la causa di tutto è Maastricht e che non ci sono differenze di colore politico. Ma proprio per questo sono doppiamente colpevoli, perchè entrambi governano giunte di « sinistra », con il PD e Rifondazione, che applicano senza batter ciglio la politica dei tagli che Bruxelles impone e che Berlusconi vara, dopo che (con Sinistra Critica) avevano sostenuto il governo Prodi e applicato direttamente la stessa politica.
    Milioni di lavoratori si mobilitano in queste settimane in tutti i settori con scioperi e manifestazioni (interno) perchè vogliono salvarsi, vogliono un'altra politica. Essi si rivolgono ai loro sindacati perchè si realizzi subito la mobilitazione unita di cui abbiamo bisogno, per fermare il disastro, impedire i licenziamenti, far ritirare il piano di distruzione della scuola pubblica, concedere gli aumenti salariali necessari.
    Noi constatiamo che nessun partito dell' « opposizione » dice questo e si batte per questo, chi perchè sostiene apertamente l'UE (PD), chi perchè ne applica la politica negli Enti Locali (Rifondazione, PdCI), chi perchè agisce per dividere e distruggere i sindacati (Sinistra Critica, vedere interno).
    Non è dunque necessario un partito che si batta nell'immediato per l'unità, per fermare i piani del governo, e che dica chiaramente che per salvare il nostro Paese, i posti di lavoro, i servizi pubblici, le nostre vite è necessario farla finita con l'Unione Europea che ci porta al disastro?
    Due anni e mezzo fa, con la lista di Torino, abbiamo aperto questa discussione. Oggi, ci sembra che i fatti ci diano drammaticamente ragione e che essa sia dunque più urgente che mai.
    Come fare un altro passo avanti in questa direzione sarà il centro del dibattito dell'assemblea del 13 dicembre, a Torino. Vi aspettiamo numerosi.
    Lorenzo Varaldo

    fonte: http://tribunalibera.altervista.org/...?ae=2008&me=11
    (neretto mio)

  5. #5
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    Qualcosa sembra muoversi anche in Umbria, sebbene disponga di sole "voci di corridoio" (non partendo l'iniziativa affatto da me). Se e quando vedrò qualcosa di più concreto ed ufficiale, farò sapere meglio di quest'ultima iniziativa.

  6. #6
    per l'unità comunista
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    non capisco...
    perchè gli operai in questione non si iscrivono in massa a rifondazione (o un altro dei tanti partiti comunisti esistenti) creando una forte componente operaia e spostando a sinistra i partiti già esistenti, magari lavorando per la (ri)costruzione di un partito comunista unico che si batta realmente per i diritti di lavoratori e studenti, piuttosto che creare un nuovo partito che sarà concorrente di rifo, pdci, pcl... ?

  7. #7
    Comunista del XXI Secolo
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    Citazione Originariamente Scritto da rifondarolo87 Visualizza Messaggio
    non capisco...
    perchè gli operai in questione non si iscrivono in massa a rifondazione (o un altro dei tanti partiti comunisti esistenti) creando una forte componente operaia e spostando a sinistra i partiti già esistenti, magari lavorando per la (ri)costruzione di un partito comunista unico che si batta realmente per i diritti di lavoratori e studenti, piuttosto che creare un nuovo partito che sarà concorrente di rifo, pdci, pcl... ?

    Sennò come fai ad essere il più fico e il più a sinistra di tutti?

  8. #8
    sionismo = infamità
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    Predefinito In risposta a rifondarolo87 ed a bixio_cv

    Probabilmente perché ritengono che non sia possibile "spostare a sinistra" partiti come PRC e PdCI ormai irrimediabilmente persi, che si sono compromessi con i più scellerati atti del governo Prodi e che nelle giunte locali continuano a fare combutta con i soliti noti.

    Probabilmente proprio perché ritengono che, a differenza esattamente di chi fa a gara a chi è più fico e a sinistra di tutti, o chi è più trotzkista di chi, o a chi meglio parla di Lenin, nella nostra epoca ha più senso ripartire dalle origini, lasciando agli antichi disquisizioni su Lenin, Trotkzy, ed il comunismo.

    La costituzione di un "Partito Operaio" (sebbene il nome anche a me sembri riduttivo), per quanto ineludibilmente abbia anche elementi di contraddizione al suo interno, sarebbe un po' un necessaio ripartire dalle "leghe operaie" come nell' '800; ripartendo dagli inizi, proprio per lasciarsi alle spalle sterili polemiche od errori compiuti.

  9. #9
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    Predefinito

    Il programma del partito operaio esiste già, ci sono già partiti che sostengono queste istanze - nazionalizzazione senza indennizzo delle grandi imprese, tassazione dei profitti e dei grandi patrimoni clericali, abolizione di tutte le leggi di precarizzazione.
    Ci sono già realtà "radicali" pronte ad attuare una riorganizzazione dal basso della società italiana.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da rifondarolo87 Visualizza Messaggio
    non capisco...
    perchè gli operai in questione non si iscrivono in massa a rifondazione (o un altro dei tanti partiti comunisti esistenti) creando una forte componente operaia e spostando a sinistra i partiti già esistenti, magari lavorando per la (ri)costruzione di un partito comunista unico che si batta realmente per i diritti di lavoratori e studenti, piuttosto che creare un nuovo partito che sarà concorrente di rifo, pdci, pcl... ?
    CHIEDI A MARCO FERRANDO SE SI RIESCE A SPOSTARE A SINISTRA RIFONDAZIONE......

 

 
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