Pietrangelo Buttafuoco: La campagna anti-islamica in Occidente è un meccanismo perverso definito in una formula: “divide ed impera".


Sabato 15 Maggio 2010 15:03

Crisi morale, mancanza degli ideali, povertà spirituale, soprattutto la voglia di tornare alle radici: sono questi temi di cui abbiamo parlato con Pietrangelo Buttafuoco, scrittore e giornalista italiano. (AUDIO)



Lei durante una sua recente intervista afferma che “Solo Islam applica veramente i valori tradizionali”. Secondo Lei perché questo avviene solo per la religiona islamica. Come mai non possiamo dire la stessa cosa per altre grandi religioni?

Perché l'Isalm a differenza delle altre grandi religioni ha innanzitutto custodito un'urgenza, quella di unire accanto al messaggio spirituale anche un codice di comportamento, soprattutto confermare la propria tradizione, quelle che sono le esigenze della vita quotidiana, perché è inimmaginabile pensare che un riferimento spirituale possa separasi da quella che è la vita pratica. Perfino nella tradizione occidentale in epoca medioevale, era naturale ed ovvio che i riferimenti spirituali dovessero poi coincidere con quelli della vita quotidiana perché scindere quelli dalla pratica quotidiana sarebbe come immaginare che la religione fosse soltanto un orpello o piuttosto una fantasia, una dimensione interiore che deve per forza corrispondere alla vita esteriore.

La sue radici siciliane fanno sì che Lei abbia una visione più ravvicinata della coesistenza pacifica spesso fraterna della comunità islamica con quella cristiana, cosa che ora manca. Dove dobbiamo cercare le radici dell'attuale incomprensione tra le due religioni che spesso viene progettata dai leader politici, ma diffusa soprattutto tra i popoli?

C'è un meccanismo perverso nello stabilizzarsi del potere che i latini definivano in una formula: “divide ed impera” cioè comandare e fare sì che tuttti si separino, ognuno è veicolato secondo un istinto di odio. Quello che è sempre più forte in questi ultimi anni in Occidente, quest'atteggiamento che per semplicità possiamo definire islamofobia, quindi seminare dei dubbi e degli odi nei confronti di coloro che professano la religione musulmana. Ma io ritengo che quest'atteggiamento sia molto più ampio e non solo limitato alla religione musulmana ma a tutto ciò che riguarda la percezione del Sacro. La dimensione del Sacro infatti è stata completamente cancellata nell'orizzonte culturale dell'Occidente. Persino negli spettacoli di intrattenimento, in quelli che potrebbero essere soltanto i momenti di passatempo, tutti i temi della religione vengono ormai considerati alla stregua di un divertimento e di una presa in giro; quindi (questi temi) letteralmente (vengono) utilizati allo scopo di farne una caricatura.

Sembra che la questione di Hijab, considerando le varie leggi contro la copertura islamica per le musulmane in Occidente, sia diventato il problema principale delle società occidentali. Perché tutto questo accanimento? Cosa c'è di questo modo di vestirsi che dà fastidio?

Dà fastidio perché ha un rimando inevitabile al Sacro, dà fastidio perché quello viene considerato come il simbolo di un'appartenenza di una dimensione religiosa. Deve considerare che qualsiasi altro atteggiamento perfino il blasfemo, perfino le caricatura (anti-islamiche) ecc non vengono assolutamente condannati in Occidente. Si può andare in giro per le strade con una maglietta inneggiante a Shaytan (Satana, ndr) o con riferimenti a gusti necrofili o di pura criminalità ecc, nessuno si sognerà di censurare questi atteggiamneti. Il fatto è che per esempio nei documenti ufficiali venga negata la possibilità alle donne di poter essere fotografate col velo, non viene fatto allo stesso modo con chi avendo fatto una scelta di stravaganza sessuale, quindi trasformandosi in donna pur essendo uomo, viene regolarmente fotografato con i capelli lunghi, con il trucco, col rossetto come se niente fosse.

A cura di Amani

Pietrangelo Buttafuoco: La campagna anti-islamica in Occidente è un meccanismo perverso definito in una formula: “divide ed impera".