A Roma il clima in quel periodo era "caldo". Le varie organizzazioni di sinistra avevano scatenato una intensa e massiccia campagna di "antifascismo militante". L'obbiettivo era quello di rendere impossibile la lotta politica della gioventù Nazional-Popolare. Le sedi del FdG e del MSI venivano regolarmente attaccate; processi popolari ed ogni tipo di umiliazione nelle scuole. Tuttavia l'attività politica continuava ed allora scattò l'ultima offensiva che causò quattro vittime nel giro di dieci giorni.
La prima vittima fu Angelo, 31 anni, attivista del MSI nella sezione del quartiere Portuense, il primo caduto di quella che diventò nei dieci giorni successivi "il tiro al fascista".
La sera del 28 dicembre 1977 suonano al portone di casa. Una scusa, forse una falsa consegna, Angelo apre il portone e una scarica di pallettoni lo fredda senza pietà colpendolo in pieno petto. Nessun motivo, nessun litigio, nulla faceva sospettare ad Angelo che la morte sarebbe giunta suonando il campanello.
La rivendicazione, anche in questo caso, arriva immediata e l'azione viene rivendicata con toni eroici dai "Nuovi Partigiani". Inutile dire che mai furono individuati gli assassini.




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