cari compagni e compagne,
ecco la nostra posizione sulle prossime elezioni "regionali" sarde. vi chiedo di leggere questo documento e se lo condividete di divulgarlo. queste elezioni possono essere un buon momento per dimostrare che sos fizzos liberos de sardigna hanno qualcosa da dire e vogliono rappresentare una alternativa plausibile a chi in tutti questi anni ha distrutto la nostra terra!!!

cristiano



La posizione di a Manca pro s'Indipendentzia sulle prossime elezioni La crisi attuale.(www.manca-indipendentzia.org)


Le dimissioni presentate da Renato Soru hanno dimostrato che il “progetto Sardegna” che aveva incantato molti sardi alle scorse elezioni regionali per la sua capacità di stimolare l’illusione di una rinascita civile, economica e culturale del popolo sardo è definitivamente fallito. Soru si era presentato come il promotore di una nuova classe dirigente autonomista intenzionata a ricontrattare il rapporto con lo stato centrale, a valorizzare l’economia e la cultura sarda, a conquistare spazi sempre maggiori di sovranità nazionale e territoriale, a dismettere le servitù militari NATO e italiane restituendo i territori alle comunità. Nonostante le palesi contraddizioni e le questioni mai risolte del “progetto sardegna” i sardi avevano dato fiducia a Soru e gli stessi sardi assistono oggi al fallimento di quel progetto. Questo sogno si è definitivamente infranto.
Le dimissioni di Soru sono l’ultimo atto di una guerra interna di logoramento che da mesi dilania il PD sardo e l’intera maggioranza che sosteneva il governatore. Si tratta però di uno scontro totalmente interno ad una medesima classe politica “compradora” che non sa o non vuole affrontare le reali contraddizioni che stanno portando il nostro popolo allo sfascio economico-produttivo, allo spopolamento, alla perdita o alla riduzione a folklorizzazione di un immenso patrimonio linguistico-culturale.

Il silenzio dei politici e la vergogna delle scelte imposte da “Roma”.


In questi giorni in cui si stanno definendo le liste per le prossime elezioni tutti i partiti italianisti, nessuno escluso, mandano in onda il vergognoso spettacolo di candidati scelti, se non imposti, dalle segreterie romane. A chi è pensabile che queste persone, una volta elette, risponderanno del loro agire politico in consiglio regionale? Agli interessi del Popolo sardo o a quelli dello stato italiano?
È spaventoso inoltre che l’intera classe politica sarda non abbia nulla da dire sul crollo verticale dell’industria sarda. Ed è ancora più spaventoso che nessun politico aderente all’arco dei partiti italiani in Sardigna risulti in grado di balbettare qualcosa sulla crisi del settore agropastorale e del comparto agricolo che risulta da sempre la struttura portante della economia isolana. La cosa è però abbastanza comprensibile, dal momento che PD e PDL su tutto possono divergere tranne che sulla volontà politica di non mettere in discussione l’economia di dipendenza voluta dallo Stato italiano di cui essi sono obbedienti appendici. Il loro silenzio non è distrazione, ma precisa volontà politica.
Ma cosa dovrebbero dire? Cosa possono aspettarsi i sardi da chi è direttamente responsabile dello stato attuale in cui ci troviamo? La Sardigna è un isola al centro del mediterraneo da sempre a contatto con numerose culture. Crogiuolo di scambi economici e culturali, la nostra è una terra bellissima e piena di risorse naturali, di capacità sedimentate nei secoli che potrebbe partecipare alla vita mondiale da soggetto autonomo aprendosi al mondo in maniera totalmente inedita.
Invece siamo costretti a restare prigionieri di un regime di dipendenza che totalizza ogni aspetto della nostra vita sociale. Le fabbriche non devono produrre ma indebitarsi, i pastori non devono allevare le pecore ma vederle morire di “lingua blu” o abortire a causa del vaccino, gli agricoltori non devono mettere a coltura gli oliveti e i vigneti ma espiantarli ed abbandonarli per poter fruire del “contributo”, gli artigiani non devono raccogliere e rendere viva una tradizione millenaria e fra le più ricche al mondo, ma seguire gli “stili” di qualche designers continentale.

Pro s’Unitade


Di fronte allo stallo, al mutismo, al disinteresse della vecchia classe dirigente è necessario riunire tutte le forze sane della nostra nazione (non dimenticando il milione di sardi emigrati). Quando parliamo di «forze sane» intendiamo tutte quelle organizzazioni, associazioni, collettivi, intellettuali, singoli lavoratori e lavoratrici, studenti, contadini, pastori, artigiani, donne, giovani, emigrati che credono nel progetto di costruzione di un blocco democratico anticolonialista che faccia finalmente chiarezza fra gli interessi della nostra terra e di chi ci lavora da una parte e gli interessi dello Stato italiano e dei compradores unionisti e dei vertici militari dall’altra.
La nostra non è una proposta elettoralista, ma il proseguimento di un percorso che in questi anni ha visto fruttare l’impegno di centinaia di sardi sul terreno indipendentista e anticolonialista. Negli ultimi anni infatti in molti in Sardigna si sono impegnati contro lo stato di dipendenza economica, nelle lotte sindacali dal basso in difesa del lavoro contro i vertici delle grandi multinazionali del turismo e del commercio, per la valorizzazione della nostra lingua e cultura, contro gli scempi ambientali e per la difesa delle coste, contro lo spopolamento delle zone interne, per la chiusura e la riconversione delle basi e dei poligoni militari, per la riconversione e la bonifica degli impianti industriali degli anni sessanta e settanta spacciati allora come “piano di Rinascita” ma in realtà strumento di colonizzazione e controllo territoriale e oggi fabbriche di disoccupati e cassaintegrati, per il rilancio di una economia non in contraddizione con le basi solidaristiche e comunitarie del nostro popolo e per una profonda riforma in senso democratico, popolare e sardo di tutti i livelli dell’istruzione.
Nell'ultimo decennio in Sardigna l'indipendentismo ha fatto passi da gigante analizzando sé stesso in senso critico, e ciò ha determinato un grande aumento delle capacità di leggere la società sarda, le sue esigenze nazionali, la sua volontà di riscatto che ogni giorno cresce e capillarmente si espande. Le organizzazioni politiche indipendentiste hanno sviluppato la lotta in maniera attiva per cercare di dare risposte e proposte adeguate alla sete di giustizia e dignità della Natzione Sarda.
Non partiamo quindi da zero. Abbiamo meno mezzi finanziari dei partiti italianisti, questo è innegabile. Ma in questi anni abbiamo messo al lavoro molte energie positive che i partiti coloniali incominciano a perdere. Gli indipendentisti hanno partecipato alle lotte delle comunità, hanno lavorato per alzare il livello del dibattito culturale e politico, hanno insistito sul fatto che una Sardigna indipendente non sarebbe sinonimo di povertà e chiusura ma al contrario di ripresa economica e civile e di matura partecipazione al mondo moderno senza più le fastidiose tutele di uno stato ottocentesco in declino economico e culturale. I partiti coloniali invece si sono ritirati nei salotti televisivi, hanno rinunciato alla piazza scollandosi dalla loro base e hanno portato la nostra terra al collasso.

La strategia dell’Unità


La crisi attuale della classe dirigente coloniale è assai grave e sarebbe un errore imperdonabile non approfittarne ora, perché, nonostante la disparità di energie in campo fra noi e loro, è oggi possibile individuare alcuni punti deboli su cui concentrare tutte le nostre forze e dimostrare al nostro popolo chi ha davvero interesse a battersi per riparare ai disastri economici, sociali e culturali che 150 anni di colonialismo italiano hanno causato.
Oggi è prioritario mettere in piedi un progetto politico capace di suscitare le migliori energie della Sardigna, di creare entusiasmo, discussione, analisi e confronto, di avanzare progetti e proposte concrete per risolvere i problemi più urgenti degli operai, dei pastori, degli agricoltori, dei lavoratori dei trasporti, degli artigiani, dei pescatori, dei precari del terziario, degli insegnanti e delle giovani generazioni. Il fronte dei partiti italianisti è in una situazione di debolezza e di scarsa credibilità.
Riteniamo che disperdere le forze in mille rivoli e non concentrarle nei punti deboli dei partiti italianisti sarebbe una tattica suicida da parte di forze che hanno realmente a cuore un destino di libertà per la nostra terra. In nessun altro modo è plausibile e serio pensare di poter far avanzare la lotta di liberazione nazionale in Sardigna.
Se noi non sapremo cogliere l’occasione adatta, il popolo sardo continuerà a credere impossibile approdare all'autodeterminazione; e se non crederà all'autodeterminazione crederà all'unione con l'Italia, alla concezione che senza l'Italia si muore nonostante la classe politica unionista sia oramai totalmente screditata e senza uno straccio di proposta per risolvere la crisi.

Che cosa significa unità?


Bisogna fare un partito unico? Bisogna fare un cartello elettorale per prendere più voti alle prossime elezioni? No, la nostra proposta non consiste in questo. Dobbiamo al contrario sederci attorno ad un tavolo insieme, da comunità intellettuale e politica matura. Per questo da mesi lavoriamo con altre organizzazioni indipendentiste alla costruzione di un progetto politico unitario, serio, concreto e realizzabile oltre che, naturalmente, completamente in antitesi con i progetti che verranno elaborati dalle due coalizioni italianiste e che, in qualsiasi modo siano presentati, nella sostanza non faranno che riproporre la nostra sudditanza allo stato italiano.
Ma l’unità non deve costituirsi esclusivamente tra le organizzazioni politiche indipendentiste! Deve essere più ampia, deve avere carattere popolare, sociale, sindacale. Per questo invitiamo tutte le organizzazioni e associazioni, riviste e singoli che hanno dimostrato di credere in un futuro di libertà per il nostro popolo ad un confronto a viso aperto. Analizziamo la situazione insieme, lavoriamo ad un programma unitario d’urgenza per arginare i danni dell’occupazione italiana. Sfatiamo il mito che siamo frazionati e disuniti. Stabiliamo una strategia per riappropriarci delle piazze dei paesi e dei quartieri rionali delle città. Parliamo di come riprendere a fare politica casa per casa, bidda per bidda e radicare un ideale di liberazione nazionale e sociale in ogni angolo della nostra terra. Solamente consolidando le nostre ragioni e i nostri valori nelle comunità dell’interno costruiremo le condizioni per affondare le radici del progetto indipendentista in profondità nel sentidu del nostro Popolo e potremmo avviare così un percorso irreversibile per riprendere in mano il nostro destino e costruire un futuro sulla base delle nostre esigenze, dei nostri interessi, della nostra storia, dei nostri bisogni.

E le elezioni?


Quando proponiamo l’unità delle forze sane della nazione non intendiamo dare vita ad un cartello elettorale. Ciò sarebbe effimero e disperderebbe energie anziché accumularle e metterle a frutto. Ma le prossime elezioni regionali capitano in un momento propizio per la nostra causa e sarebbe infantile non sfruttare questa occasione per veicolare il nostro progetto e scrivere un programma della nazione sarda.
Si andrà al voto con due schieramenti totalmente screditati e la gente avrà serie difficoltà a scegliere il «meno peggio». Noi pensiamo che non sfruttare questo appuntamento sarebbe un errore, anche visto lo speciale contesto politico di crisi in cui esse si svolgeranno. Di fronte alla prospettiva delle prossime elezioni gli indipendentisti e gli anticolonialisti hanno il dovere di portare il loro progetto politico ed un proprio programma, radicalmente alternativo a quello dei partiti italianisti, tra il nostro Popolo, tra la nostra gente. Ma dobbiamo precisare un aspetto che risulta vitale: la lotta politica elettorale è solo una parte e nemmeno la parte più significativa della lotta politica generale. La scelta di partecipare con un programma e un progetto politico indipendentista alle elezioni ha valore solo nel momento in cui il progetto politico dell’Unità delle forze sane della nazione sarda precede e segue la campagna elettorale. Le elezioni devono essere strumentali al progetto politico e programmatico che stiamo proponendo, non il contrario.

Sulla base di questa necessaria premessa, a Manca pro s’Indipendentzia annuncia la propria decisione di partecipare, unitariamente con le altre organizzazioni indipendentiste che condividono questa impostazione, alle prossime elezioni per il consiglio regionale con l’intenzione di proporre un progetto politico a medio e lungo termine e di realizzare una lista che non sia la semplice sommatoria di due o più organizzazioni ma bensì includente tutte quelle personalità che negli anni, in modo coerente, hanno dimostrato di credere in un futuro di libertà dalle catene coloniali per il nostro Popolo e la nostra Nazione.