Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
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    Predefinito Commenti alla Mozione per la responsabilità civile dei magistrati

    Ho votato a favore della Mozione per la responsabilità civile dei magistrati. Vorrei approfondire qui' il mio sostegno alla mozione presentata dal forumista Albertsturm. Premetto che non ho nessuna pregiudiziale politica precostituita nei confronti dei magistrati e dell'Anm. Ho trovato condivisibili anche le elaborazioni aggiuntive dell'amico diegol22, ma secondo me la mozione potrebbe rimanere sintetizzata dal testo iniziale di Albertsturm, in quanto possa essere e apparire il più condivisa possibile, al di là dei differenti modi di leggere il risultato dei referendum dell'87. (personalmente sono favorevole comunque, in ogni caso all'utilizzo del nuovo testo della mozione modificata). Uno Stato di diritto deve necessariamente basarsi sul principio di separazione dei poteri, di conseguenza ne deve scaturire un principio di resposabilità, equiparato a quello degli altri Paesi europei.

  2. #2
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    Predefinito

    Aggiungo che anche il Pci nell'87 sostenne il Si al referendum sulla responsabilità civile dei giudici, contro l'Anm. Il responsabile Giustiizia del Pci, all'epoca era Luciano Viloante. Vi riporto un interessante articolo tratto dall'archivio de La Repubblica del 13 ottobre 1987 che spiega le ragioni del No del gruppo della Sinistra Indipendente a nome del presidente del gruppo parlamentare Stefano Rodotà e fa cenno del sostegno del Pci al Si.
    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...votera-no.html

  3. #3
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    Predefinito interessante articolo sul tema della mozione...

    stretta in vista su responsabilità civile dei magistrati
    di Giovanni Negri

    Il Sole 24 Ore, 31 dicembre 2008

    Stretta in vista sulla responsabilità civile dei magistrati. Il ministero della Giustizia ha in cantiere un intervento di riforma della legge (la n. 117 del 1988) che, nel 1988, sulla scia dell’approvazione di un contestato referendum, che per certi versi anticipò molti dei temi oggi al centro del dibattito pubblico sulla necessità di un riequilibrio tra politica a magistratura, ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della responsabilità a carico di giudici e pubblici ministeri. Ad annunciarlo, in Parlamento, davanti alla commissione Giustizia della Camera, è stato il sottosegretario alla Giustizia, Maria Elisabetta Alberti Casellari, che, rispondendo a un’interrogazione ha chiarito che il progetto sarà avviato subito dopo l’approvazione delle modifiche al Codice di procedura civile che sono attualmente in discussione al Senato dopo avere ottenuto il voto della Camera.
    L’anticipazione del sottosegretario non ha messo in evidenza quali saranno i punti sui quali si concentrerà l’intervento, anche perché l’inizio dell’anno porterà invece il varo del più volte annunciato disegno di legge con le modifiche al Codice di procedura penale. Alcuni elementi, però, sono all’attenzione dell’Ufficio legislativo del ministero. A partire da un considerazione di ordine generale, e cioè che una legge che vent’anni fa aveva sollevato molte preoccupazioni all’interno della magistratura per i potenziali effetti dirompenti sugli equilibri dell’azione giudiziaria è stata di fatto disinnescata e resa inoffensiva.
    A testimoniarlo ci sono i dati disponibili, di stessa fonte ministeriale, che certificano con evidenza l’esiguità dei provvedimenti di accoglimento delle richieste di risarcimento avanzate dai cittadini. Meno di 100 in quasi 5 anni. Troppo pochi anche di fronte alla possibilità per lo Stato di rivalersi comunque nei confronti del magistrato che sbaglia. Anche perché i casi in cui questo è possibile sono circoscritti al dolo e alla colpa grave. Nessuno spazio alla colpa semplice o a danni provocati da particolari forme di negligenza.
    Se poi si tiene conto del fatto che la domanda di risarcimento danni deve essere sottoposta comunque al filtro di ammissibilità da parte dei tribunali, il pericolo di una chiusura corporativa da parte della magistratura diventa molto concreto. A non volere tenere conto poi del fatto che la stragrande maggioranza dei magistrati (circa il 90%) ha, in quanto aderente all’Anni, una polizza assicurativa che la mette al riparo dalle eventuali rivendicazioni del ministero.
    A svuotare poi ulteriormente di significato le misure sulla responsabilità e a convincere della necessità di una riforma ci si sono messe le disposizioni che da qualche anno ammettono il risarcimento del danno per l’eccessiva durata del processo. Le cause proposte davanti alle Corti d’Appello per fare valere il principio costituzionale della ragionevole durata sono in continuo aumento e, anche se non chiamano direttamente in giudizio un profilo di responsabilità del magistrato, di certo hanno contribuito a indirizzare molte domande di risarcimento a un altro e forse più redditizio contesto.
    È allora probabile che, in un contesto nel quale si moltiplicano le richieste di associare un maggior grado di responsabilità al potere giudiziario, anche in conseguenza degli effetti spesso difficilmente rimediabili delle sue decisioni, la riflessione si concentri su un possibile allargamento delle ipotesi di rivalsa dello Stato, su un ripensamento del filtro di ammissibilità, sulla precisazione dei parametri sui quali determinare il risarcimento stesso. Ma soprattutto potrebbe essere riconsiderata quella esclusione dell’attività di interpretazione delle norme e di valutazione del fatto e delle prove dal perimetro dei casi che possono dare luogo a responsabilità.

  4. #4
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    Predefinito interessante articolo sul tema della mozione...

    Anm: primi a volere i controlli, ma serve equilibrio

    Il Sole 24 Ore, 31 dicembre 2008

    "Siamo i primi a volere i controlli, ma attenzione al rischio di paralisi dell’attività giudiziaria". Luca Palamara, Presidente dell’Anm, accoglie con perplessità l’annuncio del Governo di future modifiche alla legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

    Dottor Palamara, non teme che ancora una volta la magistratura sia contestata per quello che a molti appare un arroccamento corporativo?
    Nessun timore. Sottolineo ancora una volta, in questi giorni, che si pensa sempre di affrontare la crisi della giustizia in Italia con misure che riguardano uno solo dei protagonisti, il magistrato, trascurando quegli interventi sul processo e sull’efficienza che più volte abbiamo segnalato. Fatta questa premessa, non credo che modifiche in senso più restrittivo delle norme sulla responsabilità civile dei magistrati potrebbero condurre a un miglioramento dell’azione giudiziaria. Anzi rischierebbero di essere controproducenti.

    Questa però è un’obiezione vecchia di almeno vent’anni...
    Ma il pericolo per l’attività giudiziaria è sempre attuale. Pensiamo solo a un altro campo, come quello della colpa medica, dove il chirurgo è soggetto a pressioni fino a qualche tempo fa inedite per effetto dell’esplodere delle cause per colpa medica. Che fa? Non opera? Anche il magistrato che si trovasse esposto al proliferare di richieste di risarcimento si troverebbe di fronte a dilemmi quasi del tutto analoghi.

    Ma lo sa: l’accusa a questo punto è che la magistratura ancora una volta intende sottrarsi a verifiche sul suo operato.
    Non direi. E glielo dimostro: i segnali che arrivano dal nuovo ordinamento giudiziario vanno in una direzione diversa. Massima disponibilità a controlli sulla professionalità come quelli che arriveranno ogni quattro anni, riducendo di molto il peso dell’anzianità nella progressione in carriera. L’importante è che il sistema si assesti su una posizione di equilibrio tra esigenze diverse senza che ne esca compromessa l’efficienza.

  5. #5
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    Predefinito sempre sul tema...

    nel ddl "responsabilità" per magistrati che sbagliano

    di Mario Coffaro

    Il Messaggero, 3 gennaio 2009

    Nel pacchetto di riforme sulla giustizia che il governo si appresta a varare su proposta del ministro Guardasigilli Angelino Alfano a metà gennaio c’è anche un intervento per sanzionare la responsabilità dei magistrati che sbagliano. È questa la novità allo studio tra i pochi "esperti" della maggioranza già tornati al lavoro, come l’avvocato e consigliere giuridico del premier Nicolò Ghedini e il presidente dei deputati della Lega Nord, Roberto Cota.
    Più volte il premier Silvio Berlusconi ha ribadito che il federalismo e la giustizia sono le priorità dell’agenda del governo. E sulla giustizia è noto che il presidente del Consiglio vorrebbe limitare le intercettazioni ai reati più gravi come mafia e terrorismo. Ma per ora il ddl sulle intercettazioni va avanti così com’è presso la commissione Giustizia della Camera, presieduta da Giulia Bongiorno.
    An e Lega infatti restano contrarie alla esclusione dei reati contro la pubblica amministrazione (come corruzione e concussione). Tuttavia, nel corso del dibattito parlamentare, si vedrà se ci sono degli emendamenti migliorativi oppure se, in mancanza, effettivamente il governo stesso intenderà presentare degli emendamenti migliorativi. Entro gennaio la Camera dovrebbe vararne comunque il testo in prima lettura.
    Sulla separazione delle carriere e sulla conseguente riforma del Csm, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, non si prevedono tempi stretti. Probabilmente queste riforme, che implicano delle modifiche alla Costituzione, saranno all’ordine del giorno ad aprile. A metà gennaio, invece, si arriverà al varo delle modifiche al codice di procedura penale. Con una "prima ricognizione" anticipata nel Consiglio dei ministri del 9, il venerdì dopo la Befana.
    Quanto ai contenuti, non circolano testi, sono quelli noti. Le nuove norme dovranno incidere sulla velocità del processo eliminando alcuni passaggi di eccessivo garantismo formale nella fase che caratterizza la fine delle indagini preliminari e l’inizio del dibattimento.
    Il progetto, spiega l’avvocato Ghedini, è quello di procedere: "Ad una semplificazione di alcune fasi, alla introduzione delle notifiche telematiche, ad una digitalizzazione del processo, ad un rafforzamento del diritto alla prova, dando maggiore spazio alle indagini difensive, maggiore autonomia di indagine per la polizia giudiziaria".
    La proposta di Lanfranco Tenaglia, ministro della giustizia nel governo ombra, che intervistato dal Corriere della Sera si è detto favorevole "a una riforma che affidi a un collegio di tre magistrati la decisione sulle misure di custodia cautelare", secondo Ghedini è "da studiare e valutare". Tuttavia, aggiunge: "È vero che un collegio dà maggiori garanzie di un singolo, ma non basta: bisogna ridurre i casi in cui è possibile la custodia cautelare.
    Quella in carcere va consentita solo per i reati più gravi, mentre per i reati di minore allarme sociale andrebbero previsti solo arresti domiciliari o misure interdittive. Soprattutto - spiega Ghedini - bisognerebbe che i magistrati che incarcerano i cittadini ingiustamente poi paghino.
    Attualmente abbiamo un elevatissimo numero di cause per ingiusta detenzione e quindi soggetti che per legge sono stati detenuti ingiustamente e non trovano mai corrispondenti sanzioni nei confronti dei magistrati che le hanno disposte".
    Dunque, oltre a "rivedere la responsabilità civile" delle toghe, l’avvocato-parlamentare del Pdl propone "procedimenti disciplinari in tutti i casi di ingiusta detenzione. Perché i contribuenti pagano, mentre i magistrati non pagano per gli errori commessi".
    Quanto alla proposta di Tenaglia è bocciata sia dall’Anm ("impraticabile" con gli attuali organici, pena la paralisi di "tanti uffici giudiziari") che dagli avvocati penalisti ("un palliativo, occorre separare le carriere. Il giudice partecipa a una funzione generale comune a quella dell’accusa, la persecuzione penale. Ed è questo che impedisce un forte controllo giurisdizionale sulla funzione di accusa").
    Nello stesso pacchetto di riforme saranno inseriti anche i lavori socialmente utili, come pena accessoria, subito dopo la sentenza. Si tratta di lavori non retribuiti da svolgere presso la pubblica amministrazione o enti di volontariato per una durata settimanale non inferiore alle 8 ore e non superiore alle 24, per non meno di 10 giorni e non più di 2 anni. Lavori di pubblica utilità in cambio del carcere per gli incensurati.
    Per quanto riguarda la giustizia civile c’è in avanzato stato di approvazione il provvedimento del ministro Alfano che entro gennaio, con l’approvazione del Senato, diventerà legge dello Stato. "Dopo si potranno fare ulteriori correttivi", dice Ghedini. Ma le notifiche per via telematica e la digitalizzazione del processo saranno già anticipate nel pacchetto di riforme di metà gennaio. Le cancellerie della Suprema Corte di Cassazione, potranno inoltre essere alleggerite da migliaia di procedimenti grazie ad un filtro che eliminerà a monte i ricorsi palesemente inammissibili.

 

 

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