
Originariamente Scritto da
JuvSP
Capisco che la Lega Nord sia quello che sia, e meritevole di critiche e commenti pungenti, ma i tuoi interventi monotematici, non fanno altro che confermare lo stereotipo del dipietrista ossessionato e disinformato.
Grazie alla Lega via libera al criterio della residenza nei concorsi pubblici
“La Camera ha approvato un emendamento della Lega Nord che inserisce nei concorsi pubblici il principio della residenza quale requisito preferenziale per l’assunzione quando si sia di fronte a servizi che richiedono una particolare conoscenza del territorio”. Lo ha dichiarato il Presidente del deputati della Lega Nord, on. Roberto Cota, a margine dell’esame dell’Aula di Montecitorio del disegno di legge C1441 -quater-A recante delega al Governo in materia di lavori usuranti e di riorganizzazione di enti, misure contro il lavoro sommerso e norme in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro. “Il testo è stato approvato a larga maggioranza con i voti della Lega, del Pdl e con l’astensione dell’Udc - ha spiegato il capogruppo leghista - l’inserimento del requisito di residenza è un principio molto importante che va nella direzione dell’attuazione del federalismo e si avvicina alla regionalizzazione dei concorsi pubblici”. “Questo strumento consentirà di ridare slancio al pubblico impiego e - ha concluso Cota - permetterà ai nostri amministratori locali di poter scegliere le persone più preparate che hanno a disposizione per tutti quei servizi che richiedono una particolare conoscenza del territorio”.
http://www.leganord.org/dblog/articolo.asp?articolo=1350
Basta con tutti quelli che vincono il concorso grazie a lauree farlocche prese in qualche università del sud di manica larga. Basta con la colonizzazione del nostro sistema burocratico.
Allego articolo piagnucoloso di "Repubblica", che ci da una conferma di come la Lega, su questo specifico tema, stia operando bene.
Concorsi pubblici "padani" favoriti i residenti al Nord
BISOGNA svolgere le prove per un concorso di biologo in una amministrazione sanitaria pubblica di Torino. I candidati sono cinque: uno è nato proprio a fianco della Mole, il secondo è di Pavia, il terzo di Campobasso, il quarto di Palermo e il quinto di Vibo Valentia. Hanno la stessa età e presentano lo stesso titolo di studio: la laurea in biologia. Chi si sceglie? Il torinese, naturalmente. Nel solco dell'idea che la Padania sia dei padani, la Lega ha appena fatto in tempo a suggellare con un emendamento a una legge delega al governo in materia di lavoro il criterio della territorialità. Si preferisce - a parità di titoli - il torinese se il posto di lavoro è a Torino e il palermitano se il concorso è bandito a Palermo.
Bene. Forse male in verità, giacché l'offerta di lavoro, più consistente al nord, allarga invece di restringere il fossato che divide le due Italie. Un torinese o un milanese, un bolzanino o un triestino con una laurea e un centodieci e lode avranno molte più chance di un loro pari grado di Messina o di Napoli, di Bari o di Cagliari.
Ma è il federalismo, bellezza. E bisogna farci i conti.
I conti si potrebbero fare se i numeri fossero pari per tutti.
Perché, e adesso lo vedremo, prendere un dieci in una scuola di Vibo Valentia equivale a uno striminzito sei in un'altra di Torino (si, le statistiche OSCE lo confermano.
http://giovanipadani.forumfree.net/?t=30300673 n.d. Juv). Checché ne dica la Gelmini, i numeri sono una variabile dipendente dalla latitudine e - soprattutto - dalla lingua.
I deputati leghisti (onorevoli Caparini, Fedriga, Munerato, Bonino) hanno voluto rafforzare il criterio della territorialità e in una breve, forse annoiata seduta della commissione Lavoro, riunita il 1 ottobre scorso in sede referente, hanno chiesto e ottenuto l'approvazione di un sub-emendamento (il 37.2) che si aggiunge a quello nel quale si statuisce che "costituisce titolo preferenziale la residenza nelle regioni per i posti ivi banditi". E' infatti stata approvata la seguente norma: "I bandi stabiliscono che nella formazione delle graduatorie non si tenga conto del punteggio del titolo di studio". Proprio così: un asinello e un cervellone pari sono. Fa premio l'anagrafe, il certificato di residenza.
E dunque, ritorniamo al nostro ipotetico bando di concorso per biologo a Torino: sono in cinque a concorrere. Dei cinque, mettiamo, quattro hanno conseguito una laurea col massimo dei voti e anche la lode. Uno solo, purtroppo, ha arrancato negli studi e si è liberato male dell'università: minimo dei voti. I primi quattro però non sono piemontesi. Il quinto invece sì. A chi andrà il lavoro? Ma naturale! All'asinello piemontese: conosce il dialetto, è nato proprio sotto la Mole, ha diritto, per vicinanza con l'ufficio, a quel posto.
Questa modifica, che rivoluziona in due righe il concetto di meritocrazia e sbanca in dieci minuti tutto il lavoro (grembiule, sette in condotta, rigore) che il ministro Gelmini sta profondendo per riabilitare dalle fondamenta la flaccida e mediocre scuola italiana, è stata approvata sotto l'occhio vigile e partecipe del sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli, beneventano, dunque libero da ogni condizionamento geografico e soprattutto lontano da qualunque amicizia leghista.
Il merito conta ma non troppo. Sopravanzato, nella breve, distratta riformulazione dei valori su cui l'Italia è fondata, dalla carta d'identità. Vuoi lavorare? Dimmi dove sei nato.