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Discussione: Federalismo....truffa?

  1. #1
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    Predefinito Federalismo....truffa?

    Da oggi i media asserviti al potere ripeteranno migliaia di volte il fatto che Bossi e Berlusconi FANNO IL FEDERALISMO. Una menzogna ripetuta cento volte diventa una "verita"; ripetuta mille volte diventa un "assoluto". Sono un cittadino comune che per passione civile si dedica da circa 20 anni a capire il Federalismo, in quanto idea dello Stato contrattuale. Posso dire in sincerità a tutti che nella riforma presentata dai due somari di Stato sopra citati NON ESISTE UN SOLO CONCETTO DEL FEDERALISMO, la cui natura CONTRATTUALE impone innanzitutto l'idea di SOVRANITA' POPOLARE. Dopo aver falsificato nell'immaginario collettivo l'idea di Democrazia ed ingannato il popolo sulla natura criminale della Banca d'Italia, i politici del nostro sciagurato Paese, asserviti totalmente al Dio del Potere e del denaro, indifferenti davanti agli interessi ed alle aspettative del Popolo, stanno perpetrando nuovamente un nuovo FALSO storico di grande portata che affosserà definitivamente la bellissima idea di Stato FEDERALE che rende liberi i Popoli e le Persone dalla tirannia dello status quo. A conferma di quanto scritto riporto il giudizio di Gianfranco Miglio su Bossi e sui i suoi "colonnelli": "Quando i miei amici leghisti si proclamavano "federalisti" io domandavo loro, un po' ironico, che cosa ciò volesse dire. Mi rispondevano candidamente: "Non lo so"., oppure facevano confusi riferimenti alle "autonomie", alla liberazione dall'egemonia del Sud, e via di questo passo. Anzi, io ho il sospetto che nella mente del segretario (Bossi, n.d.r.) e dei suoi collaboratori - stante l'ignoranza circa ciò che era un "vero" ordinamento federale – quest ' ultimo si confonda con un generico "cambiamento" delle posizioni personali di potere. Del resto nei quattro anni che ho passato accanto ai vertici del movimento (e ci stavo notoriamente come esperto della riforma costituzionale) non una sola volta - dico una sola volta- Bossi, oppure uno dei suoi "colonnelli", mi hanno domandato una qualsiasi informazione su qualche punto dell'ordinamento federale che noi auspicavamo. Il "federalismo" era per il segretario ed i suoi accoliti uno strumento per la conquista del potere, una specie di "piede di porco" con il quale scardinare le difese degli avversari. Più volte alcuni dei "colonnelli" si sono domandati, conversando con me, se l'attuazione della "rivoluzione federalista" corrispondesse realmente all'ineresse del movimento". (Gianfranco Miglio, Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 48). A questi incompetenti falsari i media stanno affidando irresponsabilmente il compito di affossare definitivamente nell'immaginario collettivo l'idea di Federalismo, confondendola con uno strampalato "federalismo fiscale" che tutt'al più può essere considerato un "decentramento fiscale" fatto malissimo. Nessun "federalismo fiscale" sarà possibile in Italia fino al momento in cui l'ordinamento dello Stato non sarà "federale", ovvero fondato sulla legittimazione diretta delle leggi da parte degli aventi diritto al voto. Il maggior studioso del Federalismo del secolo Ventesimo ha scritto: "Nelle Repubbliche federali ... Il popolo sovrano può delegare e dividere i poteri come meglio crede ma la sovranità rimane una sua proprietà inalienabile. (D. J. Elazar, Idee e forme del federalismo, Edizioni di Comunità, Milano, p. 90). Che cosa è la "sovranità" se non il potere di fare, modificare o legittimare le LEGGI che riguardano tutti? La vera riforma costituzionale di cui lo Stato italiano ha bisogno riguarda un unico concetto: la Sovranità popolare, che l'articolo 1° comma 2 della Costituzione ha limitato per salvaguardare l'interesse dei partiti. Il Federalismo può piacere o non piacere, ma non si può mentire spudoratamente su ciò che realmente è. Vogliamo avere un'immagine reale di cosa è il federalismo? Guardiamo all'ordinamento della vicina Svizzera, l'unico paese al mondo ad avere un ordinamento davvero federale. Il popolo italiano deve essere chiamato a scegliere su questa base e non sulle menzogne di persone che non hanno idea di cosa sia il Federalismo. Aiutatemi a diffondere questo messaggio. Mi assumo la responsabilità personale di quanto ho scritto, Paolo Bonacchi.
    Da ( unione per l’autogoverno )

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  2. #2
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    già. abberluscone e abbozzi sono proprio i federalisti che tutto il mondo ci invidia ...

  3. #3
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    Nessun commento ? Evidente che ai padani frega nulla , che questi qua ci rinfrescano continuamente con porcate il vivere di tutti i giorni.
    Possibile che il federalismo serva solamente a questi tipi di politici per venderci della merce scadente ? E noi dovremmo aquistare senza controllarne il prezzo !

  4. #4
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    Trascrivo qui un 'pezzo' pubblicato dal meetup n. 69 di Beppe Grillo (lo ricopio dalla 'Voce di Parma')
    FEDERALISMO FISCALE … FAVOLA PER GLI INGENUI
    Noi ribadiamo che a nostro avviso, il Federalismo fiscale dovrebbe essere realizzato seguendo questo schema:
    1. definizione di quali siano i servizi che l''Ente Pubblico' è tenuto a fornire ai cittadini di uno Stato che voglia essere all'avanguardia nella gestione del suo servizio ai cittadini stessi; definizione dei costi dei servizi medesimi, desunto da stime e statistiche ricavati principalmente in altri Paesi di adeguato livello, rapportati puntigliosamente al locale reale costo della vita e conseguente definizione della fiscalità generale;
    2. diritto concesso a tutti gli 'enti locali' (Regioni -fin che non avremo la saggezza di eliminarle-, Province -fin che non le costituiremo come 'consorzi di Comuni'- e Comuni) di imposizione di “tasse di scopo”, i cui proventi debbano essere rigorosamente destinati a coprire i costi di servizi o opere che l''Ente locale' si impegni a fornire in aggiunta di quelli di cui al punto precedente e che siano accettati per via referendaria dai cittadini residenti nel territorio di competenza dell''Ente locale' che le propone.
    Per finire ... vi elenchiamo il contenuto dei 22 articoli che compongono il disegno di legge sul federalismo fiscale, così come approvato dal Consiglio dei Ministri (in corsivo e tra parentesi i nostri commenti).
    Oggetto e finalità (articoli 1, 2 e 22). Le nuove norme daranno attuazione al cosiddetto federalismo fiscale, previsto dall'articolo 119 della nostra Costituzione, assicurando a Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni piena autonomia di spesa e di entrata (cioè saranno libere di tassare a gogò), nel rispetto dei principi di solidarietà e di coesione sociale. Dovrà essere esclusa ogni doppia imposizione sulla medesima base imponibile, salvo le addizionali eventualmente previste da leggi statali e si dovrà procedere verso un'estrema semplificazione del sistema tributario. Agli enti locali sarà, inoltre, richiesta una tendenziale corrispondenza tra autonomia impositiva e autonomia di gestione delle proprie risorse umane e strumentali (manca, sottolineiamo, qualsiasi riferimento alla consultazione dei cittadini sulle imposte aggiuntive locali). Previste, infine, sanzioni per le amministrazioni "sprecone" o per quelle che non assicurano ai propri cittadini i livelli essenziali di prestazioni (sanità, istruzione, assistenza) (“Sanzioni” come i 140 milioni di Euro regalati al Comune di Catania o ai 500 milioni regalati al comune di Roma ...).
    Commissione paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (articolo 3). Istituita presso il ministero dell'Economia, con il compito di affiancare il Governo nella redazione dei decreti attuativi della riforma (un altro carrozzone da pagare).
    Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica (articolo 4). Nascerà all'interno della Conferenza Unificata, con rappresentanti locali e statali, e avrà il compito di monitorare i flussi perequativi e di definire gli obiettivi di finanza pubblica per comparto, con un occhio attento al rispetto del patto di stabilità interno.
    Spese Regioni (articoli 5 e 8). Le Regioni a statuto ordinario finanzieranno le proprie spese con tre tipi di tributi: quelli propri derivati, istituiti e regolati da legge statale, con le aliquote riservate a valere sulle basi imponibili dei tributi statali e con i tributi propri, istituiti con legge regionale, ma solo su basi imponibili che non sono già assoggettate a imposizione erariale (libertà di fantasia impositiva locale!). Al momento, resta in cantiere l'Irpef regionale. Per i primi due tipi di tributi, le Regioni potranno modificare sia le modalità di computo della base imponibile che le aliquote, ma entro i limiti massimi fissati dalla legge statale. L'attribuzione del gettito dei tributi regionali istituiti con legge statale e la compartecipazione ai tributi erariali avverrà secondo il principio di territorialità. Per le materie di competenza regionale esclusiva e concorrente, prevista, poi, una riduzione delle aliquote dei tributi erariali, con conseguente aumento dei tributi propri derivati e dell'aliquota della compartecipazione all'Iva, destinata ad alimentare il fondo perequativo(umiliante gioco delle tre carte).
    Costi standard (articoli 6 e 9). Andranno a coprire le spese delle amministrazioni locali per sanità, assistenza e istruzione e saranno erogati in condizioni di efficienza e di appropriatezza su tutto il territorio nazionale. Saranno finanziati dalla compartecipazione a Irpef e Iva, oltre a quote del fondo perequativo e all'Irap, fino alla sua definitiva sostituzione con altri tributi. (Che si parli di costi 'standard' è cosa buona: MA 'STANDARD' DOVE? È poi molto discutibile che si faccia distinzione sulla origine delle risorse impiegate: chi se ne impippa del fatto che vengano usati quattrini provenienti da Irpef, Iva o da altre imposte?).
    Fondo perequativo statale (articolo 7). Servirà per sostenere le Regioni con minor capacità fiscale per abitanti, garantendo l'integrale copertura delle spese corrispondenti ai fabbisogni standard ('standard' … DOVE?) per i livelli essenziali delle prestazioni. Le quote del fondo sono assegnate senza vincolo di destinazione(e di qui scappa il gatto dell'incontrollata spesa clientelare ..!.).
    Tasse di scopo e tributi locali (articoli 10 e 12). I Comuni potranno introdurre una tassa di scopo per finanziare la realizzazione di opere pubbliche o oneri derivanti dalla mobilità urbana o da particolari eventi turistici. Lo stesso potranno fare Province e Città metropolitane per provvedere a specifiche finalità istituzionali. Prevista, poi, l'attribuzione di compartecipazioni e addizionali di tributi erariali e regionali, oltre alla generica possibilità, per Comune e Province, di individuare un paniere di tributi propri da gestire con adeguata flessibilità. Sparisce, quindi, ogni riferimento alla cosiddetta service tax, cioè all'imposizione sui servizi immobiliari.(È una impostazione molto incasinata, aperta a qualsiasi arbitrio da parte delle Amministrazioni. In ambito veramente federalista, le tasse extra dovrebbero essere accettate dai cittadini!)
    Fondi perequativi locali (articolo 11). Saranno due, uno a favore dei Comuni, e l'altro delle Province, e verranno inseriti nel bilancio regionale, sebbene finanziati dallo Stato. Andranno a tamponare le esigenze degli enti locali già svolte alla data di entrata in vigore della presente legge. Da stabilire, poi, le modalità per la ripartizione delle somme. Alla Regione, comunque, il compito di trasferire agli enti locali, entro 20 giorni dall'accredito, i fondi stanziati in bilancio. Nel caso di inerzia, provvederà direttamente lo Stato (che non è obbligato a rispettare tempi definiti per l'accredito di cui sopra).
    Roma capitale (articolo 13). Avrà quote aggiuntive di tributi e, nelle more di circoscriverne compiti e fabbisogni, riceverà, anche, in via transitoria, un contributo ad hoc, previo assenso del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica -Cipe-. Previsto, poi, un trasferimento, gratuito, al comune di Roma di beni appartenenti al patrimonio dello Stato e non più funzionali alle esigenze dell'amministrazione centrale. (Roma avrà quote aggiuntive di tributi, e sarà esonerata dal patto di stabilità , … e attingerà ai fondi perequativi!)
    Fisco di vantaggio (articolo 14). Previsti, in armonia con le norme comunitarie, interventi speciali a favore degli enti locali per il loro sviluppo economico e sociale e per sopperire al deficit infrastrutturale o di una loro non ottimale collocazione geografica per, così, colmare il gap ancora esistente tra Nord e Sud del Paese. Verranno finanziati da contributi statali speciali, dai fondi europei o da forme di co-finanziamento nazionale. (... non è previsto alcun controllo sul fatto che i soldi dati non siano gestiti da Bassolino, Iervolino, Cristiano Di Pietro, Romeo o Saladino)
    Premi agli enti virtuosi (articolo 15). Sarà introdotto un sistema che premia le amministrazioni più virtuose, con eventuali modifiche dell'aliquota di un tributo erariale. Per i cattivi amministratori, invece, strette di cinghia sui trasferimenti, divieto di assunzione di nuovo personale, fino ad arrivare alla più grave sanzione "politica" dell'ineleggibilità automatica per quei responsabili che avranno condotto l'ente amministrato in stato di dissesto finanziario (“ineleggibilità ...”: e la galera, unita al sequestro dei beni loro e dei loro 'capi-bastone' di partito, niente?)
    Patrimonio degli enti locali (articolo 16). A tutte le amministrazioni locali sarà garantito un proprio patrimonio, commisurato alle dimensioni territoriali, capacità finanziarie e alle singole competenze svolte. I beni immobili saranno assegnati secondo il criterio della territorialità. (articolo insignificante)
    Regime transitorio (articoli 17 e 18). Per assistenza, istruzione e sanità, andrà individuato strada facendo, mentre per le funzioni non essenziali di competenza regionale, sarà di 5 anni. Saranno, inoltre, definite regole e modalità per garantire il graduale superamento del criterio della spesa storica in un periodo di tempo sostenibile.
    Gestione tributi e lotta all'evasione (articolo 19). Formeranno oggetto di appositi accordi di collaborazione (e di una convenzione) tra enti locali e agenzia delle Entrate. (articolo inutile: ognuno compia il suo dovere e non c'è bisogno di 'convenzione' tra chicchesia)
    Regioni a statuto speciale (articolo 20). Concorreranno, assieme alle Province autonome di Trento e Bolzano, al conseguimento degli obiettivi di perequazione e di solidarietà secondo criteri e modalità da definire secondo le norme di attuazione dei rispettivi statuti. Prevista, poi, la possibilità di trattenere anche parte delle accise sugli oli minerali in proporzione ai volumi raffinati sul loro territorio, contestualmente al trasferimento e all'attribuzione delle competenze amministrative non ancora esercitate. (Articolo insignificante)
    Copertura finanziaria (articolo 21). La riforma federalista non dovrà comportare oneri aggiuntivi per lo Stato e, inoltre, dovrà essere compatibile con il patto europeo di stabilità e crescita. Stabilito, poi, che al trasferimento di funzioni corrisponda anche un trasferimento di personale e che le maggiori risorse finanziarie rese disponibili dalla riduzione delle spese, conducano a una generalizzata riduzione della pressione fiscale (… e tutti vissero felici e contenti. FINE DELLA FAVOLA) .

 

 

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