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    Post L'Idv non e' un'alternativa per i popoli Padani.

    La prova che inchioda Di Pietro.



    Aiuto Sentite come Di Pietro presenta l’uomo che dice di aver conosciuto appena e di non aver mai frequentato: «Guardo il provveditore Mautone, che è il mio direttore generale al ministero e che c’ha tanta pazienza, da venire appresso a me...» (risatine e applausi del pubblico). La scena si svolge a Montenero di Bisaccia, il paese dove il leader Idv è nato e dove suo figlio Cristiano fa il consigliere comunale (il file audio originale di quel passaggio si può sentire sul sito del Giornale). Ma è la data quella che conta di più. La conferenza pubblica nella sala consiliare del piccolo comune molisano si svolge il 29 dicembre del 2007, vale a dire nemmeno cinque mesi dopo il trasferimento di Mario Mautone dal Provveditorato della Campania al ministero delle Infrastrutture, spostamento deciso da Di Pietro perché informato da qualcuno sulle indagini a carico di Mautone e di suo figlio.

    Di Pietro si trovava nel suo paese natale per presentare un intervento memorabile per Montenero di Bisaccia, il rifacimento di una torre del 1500 (da parecchi anni in pessimo stato) reso possibile grazie allo sblocco di 750mila euro caldeggiato proprio da Tonino. «Un finanziamento che Montenero aspettava da tempo – spiegò in Consiglio comunale un trionfante Di Pietro jr – e che si è realizzato grazie anche all’intervento del ministro Antonio Di Pietro, il quale ritiene la torre un simbolo per tutti i molisani». Insieme con il ministro e le autorità molisane (il presidente della Regione, quello della provincia e il sindaco di Montenero) in quell’occasione c’era anche il figlio Cristiano e, in prima fila, il dirigente del ministero ed ex provveditore Mario Mautone. Nel giro di pochi mesi, l’uomo che Tonino aveva spostato perché «chiacchierato» (così ha poi detto Di Pietro) si era miracolosamente redento. Quell’uomo «chiacchierato», con il quale a Di Pietro jr fu consigliato di troncare ogni rapporto, cinque mesi dopo, per Di Pietro senior, era tornato ad essere un professionista senza macchia. Dev’essere così se Di Pietro lo descrive affettuosamente agli astanti come «il mio direttore generale», uno che ha la pazienza di stargli sempre «appresso». E che stranamente viene presentato ancora come «provveditore», benché in quell’incarico gli fosse subentrata un’altra persona già da mesi. Anche Giuseppe D’Ascenzo, sindaco di Montenero - che ha recentemente espresso tutta la sua solidarietà a Di Pietro jr. - in apertura dei lavori saluta davanti a tutti il «provveditore Mautone», come fa Tonino.

    Un calore incomprensibile da parte del leader Idv, se si confronta con le sue dichiarazioni successive. «Mautone non è il mio uomo di fiducia, non lo è mai stato» dice all’Ansa il 3 dicembre scorso. Pochi giorni dopo Mautone diventa quasi uno sconosciuto per Di Pietro: «Non so nulla più di quello che ho letto sui giornali circa le accuse che vengono mosse a questo dirigente ministeriale». In un altro comunicato poi Di Pietro parla vagamente di «un certo dottor Mario Mautone». Ma delle due l’una: se il leader Idv non sapeva nulla, perché ha trasferito in fretta e furia Mautone nell’estate del 2007? E se invece era a conoscenza di comportamenti scorretti, perché lo ha spostato al ministero e qualche mese dopo lo ha accolto tra le sue braccia a Montenero di Bisaccia, parlandone come di un suo uomo di fiducia (che ha la santa pazienza di stargli appresso...)?
    Di Pietro e Mastella jr: due figli, due "sentenze"
    di Federico Novella

    Gasparri: pronto a sfidare Tonino in Tv Tutti uguali, questi figli di papà. Oggi Elio Mastella lavora in una grande impresa, stipendio 1.800 euro al mese, inquadrato come dipendente nel settimo livello. Mentre Cristiano Di Pietro oggi è inquadrato come consigliere comunale nel paese di papà Antonio, consigliere provinciale nella provincia di papà Antonio, iscritto al partito di papà Antonio, ha saputo coltivare ottimi rapporti con l'ex ministro dei Lavori pubblici, cioè il papà Antonio.
    Tutto questo per dire che, almeno stavolta, i luoghi comuni sono azzeccati: è vero, è la solita razza, i soliti privilegiati, sono tutti uguali, questi figli di papà. Se poi il papà si chiama Antonio, diventano persino più uguali degli altri.

    Fonte: il Giornale

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  2. #2
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    Ripeto per me Di Pietro è un trappolone per settentrionali,per me ovvio.

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    VOLANO STRACCI TRA DI PIETRO E "IL GIORNALE" - LE MINACCE DI QUERELE
    31/12/2008
    31 dic. - "E' completamente falso che io nel 2008, ne' mai, abbia chiesto al presidente della Regione Campania di nominare come assessore regionale il Provveditore alle opere pubbliche Mario Mautone, come invece ha riferito il 'Giornale di famiglia".
    Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei Valori, commentando quanto oggi riportato dal quotidiano 'Il Giornale'. "Mi tocca anche oggi, nonostante sia l'ultimo dell'anno- insiste Di Pietro in una nota- approntare la quotidiana querela nei confronti dei responsabili di quel giornale. Ormai e' diventata la buona azione quotidiana che faccio prima di affrontare ogni altro lavoro. Ma non credo ci sia altro modo per contrastare un simile sciacallaggio. La giustizia sara' lenta ma, come l'Arcangelo Gabriele- conclude- prima o poi arriva sempre".
    L'ARTICOLO DE "IL GIORNALE":
    Quando Di Pietro disse a Bassolino: "Ora devi farmi assessore Mautone" - Dieci mesi fa Antonio Di Pietro avrebbe pressato il governatore Bassolino chiedendo un assessorato per l’Idv. E per quel posto avrebbe fatto una rosa di nomi, tra i quali anche quello di Mario Mautone. L’ultima sorpresa sull’«affaire Di Pietro» l’ha rivelata ieri il quotidiano il Mattino, senza ricevere smentite dalla Regione.
    Un colpo di scena che mette in una luce nuova i rapporti tra il leader Idv e l’ex provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise, ai domiciliari da metà dicembre. Di Pietro ha sempre smentito che Mautone fosse un «suo uomo», minacciando querele quando ancora non erano emerse le intercettazioni tra suo figlio Cristiano e il funzionario.
    Proprio l’ex ministro delle Infrastrutture trasferisce Mautone a Roma ad agosto dell’anno scorso. Secondo la Dia, che il trasloco del funzionario coincida con la lunga – e improvvisa - interruzione delle conversazioni tra Cristiano e Mautone, fa pensare a una fuga di notizie. Qualcuno ha informato Di Pietro senior che il provveditore era indagato (e il figlio intercettato). Il leader Idv ripete di aver trasferito quel funzionario appena avute «le prime avvisaglie» dell’inchiesta, di cui nessuno all’epoca era a conoscenza. Accortosi dello scivolone, ha precisato di averlo appreso dalle agenzie di stampa, che però non ne hanno mai fatto cenno. E tra una versione e l’altra, ha sostenuto di aver «punito» Mautone, con cui non aveva alcun rapporto, trasferendolo a Roma per impedirgli di nuocere. Quel che rivela il Mattino, con la conferma sotto anonimato al Giornale da parte di un assessore, rimescola tutte le carte. È l’inizio del 2008, in ballo c’è un rimpasto di giunta. L’inchiesta sull’Udeur ha portato alle dimissioni dei due assessori del Campanile. Ma le elezioni politiche sono vicine, così abbandonano la squadra anche altri assessori in odore di candidatura: il socialista Marco Di Lello e due esponenti del Pd, Teresa Armato e Rosa D’Amelio.
    Resta in forse l’addio di Enzo De Luca, che ha la delega ai Lavori pubblici. Da subito comincerebbe il pressing di Idv. Antonio Di Pietro in persona avrebbe chiesto a Bassolino di concedere un posto nel suo team al suo partito. L’avrebbe rivelato lo stesso governatore ai suoi uomini in una riunione di giunta. Spiegando che nella rosa di nomi Idv, per la poltrona di De Luca c’era anche Mautone. Il dirigente con cui Tonino non aveva alcun rapporto, quello trasferito per punizione appena sei mesi prima, a febbraio sarebbe stato in rampa di lancio per tornare a Napoli. Con un incarico da amministratore e sotto le insegne dell’Idv.
    Sorprendente. Ma Bassolino avrebbe chiuso la porta. Forte di un’intesa del 2005 siglata con i partiti di maggioranza, per la quale solo chi aveva eletto almeno due consiglieri poteva chiedere una rappresentanza in giunta, avrebbe risposto picche all’ex pm e al suo partito, che aveva eletto solo un consigliere e ne contava tre in consiglio grazie ai «transfughi» (Cosimo Silvestro del Pri, Francesco Manzi del nuovo Psi, Giuseppe Maisto dell’Udeur). A febbraio arriva il rimpasto, ma De Luca resta al suo posto.
    L’Idv va all’attacco del governatore che è nell’occhio del ciclone per l’emergenza rifiuti. Bassolino replica al vetriolo: «Capisco la insistente aspirazione di Idv, da tre anni fino a oggi, di entrare in giunta. Ma non si può fare. L’Idv ha eletto un solo consigliere e la situazione non può ritenersi cambiata per l’ingresso nel suo gruppo di consiglieri provenienti da altri partiti». L’assessore che ricorda quegli eventi parla di «telefonate quotidiane» dello stesso Di Pietro e dell’allora senatore Nello Formisano (ora alla Camera). E sottolinea come, da allora, l’Idv abbia perennemente imbracciato il fucile contro Bassolino, invitandolo ripetutamente a dare le dimissioni.
    La rivelazione è sconcertante, e polverizzerebbe quanto sostenuto finora in maniera più o meno acrobatica da Di Pietro per prendere le distanze da Mautone. Sarebbe difficile ribadirlo se davvero l’ex pm lo spingeva per un posto da assessore. Ma il parlamentare dell’Idv Formisano nega: «L’unico nome che ho segnalato al presidente Bassolino, e per esso al suo capo di gabinetto Nappi, è quello di Pino Arlacchi, nel 2005, all’atto della costituenda giunta derivante dal risultato elettorale. Escludo che Di Pietro possa aver parlato di questi argomenti con il presidente Bassolino». Sempre in Regione ieri più d’uno ricordava la singolare coincidenza del 2001, allorché Mautone, nel rifiutare un assessorato per un problema di carenza di deleghe, improvvisamente si inalberò perché venne collocato in quota «Democratici» anziché fra i «tecnici». Tutto accadeva pochi mesi dopo che Di Pietro decise di andare da solo abbandonando l’Asinello di Prodi, Parisi e Formisano.
    GIORDANO, ANZICHE' QUERELARE DI PIETRO RISPONDA A DOMANDE - ''Di Pietro continua a minacciare querele contro Il Giornale a fronte di notizie ogni volta fondate e verificate''. E' la replica del direttore del quotidiano, Mario Giordano, al leader Idv che ha annunciato l'intenzione di querelarlo smentendo di aver chiesto al presidente della Regione Campania di nominare come assessore regionale il Provveditore alle opere pubbliche Mario Mautone. ''Anche in questo caso - sottolinea Giordano - confermiamo che abbiamo fatto tutte le verifiche del caso, come dimostrano tutte le testimonianze riportate nel testo dell'articolo. Di Pietro continua a minacciare querela nei nostri confronti, come ha gia' fatto quando abbiamo fatto per primi il nome di Mautone nell'inchiesta (sugli appalti pubblici a Napoli, ndr) e abbiamo parlato delle telefonate fatte dal figlio Cristiano''.
    ''Piuttosto - incalza il direttore de Il Giornale - Di Pietro farebbe bene a rispondere a una domanda: come mai ha trasferito Mautone appellandosi al suo coinvolgimento in un'inchiesta di cui pero' nessuno sapeva ancora nulla e nessuna agenzia di stampa aveva mai dato notizia? Anziche' querelare - conclude Giordano - Di Pietro risponda''

    Fonte: www.clandestinoweb.com

  4. #4
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    Ripeto per me Di Pietro è un trappolone per settentrionali,per me ovvio.
    Come fu un tempo la Lega?

  5. #5
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    Di Pietro e il Giornale, a che gioco giocano?
    Italia - Italia
    Scritto da Casa della Legalità e della Cultura
    Venerdì 08 Agosto 2008 01:19
    Il Giornale è tornato a parlare di Antonio Di Pietro. Di Pietro è tornato a parlare de Il Giornale. Siamo ad un nuovo, perfetto, gioco delle parti che si inserisce perfettamente nel disegno di normalizzazione della politica, necessario a far dividere il Paese in due, facendogli credere che ci sia una contrapposizione, una differenza... una maggioranza ed un opposizione. Evitando, quindi, che i cittadini, stufi della situazione devastante in cui è stato trascinato il Paese, si organizzino in modo autonomo e libero dall'oligarchia politica e dalla commistione politica-affari che coinvolge tutti, ma proprio tutti, gli "attori" della politica italiana...

    Perché diciamo questo? Semplice: Il Giornale non affronta la questione Di Pietro ed Italia dei "Valori" in modo corretto, ma funzionale alle non risposte di Di Pietro, garantendogli la facile via di fuga dell'urlare alla diffamazione ed alla calunnia. Il Giornale infatti non affronta notizie certe, inconfutabili...
    evita di parlare degli aspetti gravi e disdicevoli su cui Di Pietro evita efficacemente di replicare a quanti li pongono da tempo, come noi, DemocraziaLegalità, Elio Veltri e la Voce delle Voci ancora di recente.

    Non è una novità. Infatti già Silvio Berlusconi soccorse Di Pietro non molti mesi fa, urlando, di punto in bianco "Di Pietro mi fa orrore", proprio mentre Di Pietro spiegava al GIP di Roma, in una dichiarazione spontanea, che lui era vittima di una persecuzione mediatica chiaramente finalizzata a colpirlo durante la campagna elettorale. Ed in questo gioco delle parti, non si parla, ad esempio, delle questioni etiche e morali per cui Di Pietro è chiaramente identico agli altri, per nulla diverso o alternativo. Proviamo a ricapitolarle.

    1) Antonio Di Pietro è un amico di Cesare Previti. Non a caso è proprio presso lo studio Previti che incontrò Silvio Berlusconi, prima dell'insediamento del primo governo presieduto proprio dal già ben "noto agli uffici" (soprattutto a quelli da cui Di Pietro proveniva!) Silvio Berlusconi. Di Pietro ha sempre sostenuto che per lui l'amicizia è una cosa ed il lavoro è un altro, peccato che dovrebbe, a questo punto, spiegare come faceva a restare con i colleghi del Pool di Mani Pulite che indagavano sui casi Imi-Sir e Sme, ovvero sulla corruzione in atti giudiziari commessi da Previti per conto di Silvio Berlusconi, o sui famosi rapporti e tangenti tra Berlusconi e Craxi, ed essere al contempo amico e frequentatore di Cesare Previti.

    2) Antonio Di Pietro ha costituito un'associazione di tre persone denominata "Italia dei Valori". Oltre a lui siedono in questa: Silvana Mura (nominata da Di Pietro alla carica di tesoriere) e Susanna Mazzoleni (moglie di Di Pietro e titolare del dominio internet www.italiadeivalori.it, ma senza alcun ruolo all'interno del Partito). A questa associazione solo Di Pietro può ammettere altri soci, con apposito atto notarile, nessuno, infatti può altrimenti entrarvi. E' a questa associazione (dei tre) che viene versato il "rimborso elettorale", alias il finanziamento pubblico ai partiti (per il 2008 una cifra pari a circa 8 miliardi di vecchie lire), e non al "partito" che partecipa alle tornate elettorali.

    3) Secondo l'art. 10 dello Statuto del Partito, pubblicato sul sito dell'IdV, il presidente del partito Italia dei Valori è il presidente dell'Associazione "Italia dei Valori", ovvero Di Pietro, che per decadere dovrebbe dare le dimissioni o essere sfiduciato dalla moglie e dalla Mura. Nessun organo del partito può sostituire il Presidente. Il Bilancio del Partito è approvato dal Presidente e nessun organo interno può sindacarlo, come non è sindacabile qualunque altra decisione del Presidente. Come ha sottolineato Elio Veltri, in sintesi: se il Gran Consiglio del Fascismo fosse stato costituito come l'Associazione Italia dei Valori, Mussolini non sarebbe mai stato sfiduciato, rimosso e non sarebbe stato arrestato.

    4) Antonio Di Pietro ha legittimamente costituito una società a responsabilità limitata a socio unico (lui) per la gestione di immobili. Si tratta dalla "Antocri". Con lui nel Cda sedevano inizialmente Silvana Mura (la tesoriera dell'associazione "Italia dei Valori" e del partito "Italia dei Valori") e Claudio Bellotti, che sarà e resta l'Amministratore della società, anche quando Di Pietro e la Mura, in coincidenza con l'elezione di entrambi, nel 2006, usciranno dal CdA.

    5) L'Antocri acquista degli immobili. Uno di questi, acquistato dalla Pirelli Re, nello stesso palazzo del gruppo SINA di Marcellino Gavio, una delle principali società con rapporti d'affari con il Ministero delle Infrastrutture, retto proprio da Antonio Di Pietro (guarda tu le coincidenze!). L'Antocri di Antonio Di Pietro, secondo le dichiarazioni pubbliche, acquista gli immobili pagando una parte del valore con i soldi ricavati dalla vendita degli uffici di Busto Arsizio e coprendo l'altra parte con un mutuo.
    I Bilanci dell'Antocri dicono che le uniche entrate della società che permettono di pagare il mutuo sono i canoni di affitto.
    E chi ha in affitto quegli immobili? L'Italia dei Valori. E quali introiti ha l'Italia dei Valori? Il rimborso elettorale, alias il finanziamento pubblico. Di chi saranno gli immobili acquistati dall'Antocri srl una volta concluso il pagamento del mutuo, che come abbiamo visto viene pagato attraverso le entrate degli affitti versati dall'Italia dei Valori che percepisce i rimborsi elettorali? Saranno del socio unico dell'Antocri, ovvero di Antonio Di Pietro.

    6) Antonio Di Pietro ha anche aperto una società estera, in Bulgaria, la "Suko". Di Pietro qui è socio con Tristano Testa. Tristano Tesa è entrato nel CdA e poi anche nel Comitato Esecutivo della "Brebemi spa", mentre Antonio Di Pietro era al Ministero delle Infrastrutture. Questa società opera con i finanziamenti pubblici ed europei e grande sponsor della stessa è stato il Ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro, unitamente al "governatore" della Lombardia, Roberto Formigoni. Si leggono nei verbali del CdA della Brebemi le prodighe azioni di Di Pietro a sostegno della Brebemi, anche davanti ai dubbi sollevati dalla Commissione dell'Unione Europea, oltre che la soddisfazione per aver ottenuto, tramite i parlamentari amici, una modifica della legge Finanziaria a vantaggio delle casse della società. Da quando abbiamo pubblicato gli stralci di tali verbali, i nuovi documenti depositati dalla Brebemi sono "omissati" (guarda tu, il caso!).

    7) Antonio Di Pietro ha attivato una partecipazione molto attiva alle lottizzazioni degli Enti e delle Società partecipate ove governa a livello locale, ma anche durante il suo ministero. Abbiamo realizzato una ricostruzione grafica di tali nomine e rapporti a cui rimandiamo integralmente. Vediamo qui solo un esempio, quello dell'Abruzzo, dove dichiara - a seguito dell'arresto di Ottaviano Del Turco - che la "politica in Abruzzo del PD è marcia". L'Italia dei Valori era in quella Giunta presieduta da Del Turco, aveva visto nominati da Del Turco - e da quella "politica marcia" - diversi uomini dell'IdV nell'ente regionale (il Presidente, un Consigliere, un Revisore). Inoltre in quella regione dove la "politica del PD è marcia" il Partito di Di Pietro è in Giunta e Maggioranza in molteplici enti locali, da cui non pare si sia dimesso nessuno, nonostante gli annunci eclatanti di Antonio Di Pietro!

    8) Antonio Di Pietro ha promosso ad esempio il suo legale - ed ex candidato dell'IdV - Sergio Scicchitano, nel consiglio di amministrazione dell'ANAS. Oltre a quanto già scritto in merito al soggetto, è emerso il coinvolgimento di Antonio Di Pietro, proprio per il tramite di Sergio Scicchitano, nelle attività di Vittorio Cecchi Gori e nei contatti di questi con soggetti diversi, tra cui alcuni giudici, per la bancarotta fraudolenta della Cecchi Gori Group - Fin.ma.vi. Ciò emerge chiaramente dagli estratti dell'Informativa della Guardia di Finanza alla Procura che ha disposto l'arresto di Cecchi Gori, pubblicati, in stralci, da Repubblica. Ma anche su questo non se ne parla!

    9) Antonio Di Pietro ha sempre promosso scelte di persone estremamente dubbie. Anche su queste abbiamo scritto ampiamente e ricordato anche del rapporto pubblico con Franco La Rupa, ex Sindaco di Amantea (Comune sciolto per infiltrazioni mafiose), già indagato per corruzione e poi arrestato per i suoi consolidati rapporti con le cosche della ‘ndrangheta. Ma sempre in Calabria, regione dove la massoneria è potente, molti sono gli uomini legati ad ambienti "indecenti" che Di Pietro ha promosso e promuove. Poi c'è la realtà della Campania. Qui il consigliere regionale dell'IdV (anche responsabile provinciale di Napoli) è Nicola Marrazzo, il cui fratello aveva diverse società che operavano nella "partita rifiuti". A tali società è stata negata la certificazione antimafia, a seguito di indagini della DDA, in quanto le società della famiglia Marrazzo sono state indicate quali riconducibili al clan camorristico dei Casalesi. Il Tar ed il Consiglio di Stato hanno confermato la decisione della Prefettura e negato le certificazioni. Recentemente abbiamo anche ricordato dei rapporti tra uomini e donne di Di Pietro e dell'IdV con gli uomini di D'Alema e Burlando in Liguria, quali i soci della Ital Brokers portati alla ribalta dal libro "Il Partito del Cemento".

    10) Anche i comportamenti di governo e parlamentari di Antonio Di Pietro e dell'Italia dei Valori sono stati abbastanza, crediamo, significativi. Quando i propri voti possono essere determinanti per fermare provvedimenti scorretti e pericolosi non si fa nulla, quando invece i propri voti non sono determinanti allora si può tranquillamente fare i "duri" e conquistare la fiducia di quanti ancora non hanno compreso che i due schieramenti (non solo PDL e PD, ma complessivamente i due schieramenti) sono in realtà complementari. Esempi? Quanti se ne vuole. Vediamone alcuni.

    - Istituzione della Commissione Antimafia nella passata legislatura. Nel voto parlamentare per impedire che condannati eletti potessero entrare a far parte nella Commissione d'inchiesta, l'Italia dei Valori (tranne un solo parlamentare) ha votato con i "nemici" per permettere anche ai condannati di entrare (come poi è stato) nella Commissione Antimafia.

    - Istituzione della Commissione d'Inchiesta sul G8 nella passata legislatura. Una Commissione che, alla luce del lavoro svolto dalla magistratura, accertasse anche la responsabilità politica della gestione delle "giornate" di Genova, come ad esempio: perché mentre il Prefetto dormiva nei suoi appartamenti per tutta la durata delle mobilitazioni anti-G8, l'allora Vice-Presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, era in Questura, mentre il suo "colonnello" Bornacin era al Comando regionale dei Carabinieri? Od anche per capire quali siano state le responsabilità dei comandi assegnati ai reparti anti-sommossa durante le manifestazioni; capire quali responsabilità vi sono state nella gestione del Ministro degli Interni e delle Autorità di Pubblica Sicurezza nella dislocazione dei reparti (chi conosceva Genova nella "Zona Rossa" e chi non conosceva la città lungo le strade delle manifestazioni con conseguente disorientamento totale). Non quindi una sovrapposizione alla Magistratura, bensì l'esatto opposto: non delegare alla magistratura il compito della politica! Di Pietro e l'IdV si sono schierati contro la Commissione ed hanno votato insieme a Fini e Scajola!

    - Grandi Opere e TAV. Antonio Di Pietro, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, dopo aver promosso tutti gli uomini della gestione Lunardi, ha deciso di sconfessare il Consiglio di Stato! Infatti l'organo giudiziario aveva dichiarato che i progetti, gli incarichi ed i costi delle opere assegnate dal Ministro Lunardi durante il Governo Berlusconi, potevano essere rescissi, per procedere ad una rivalutazione ed assegnazione con una gara d'appalto europea, garantendo anche costi inferiori. Di Pietro invece ha scelto di confermare i progetti, gli incarichi e gli elevati costi che Lunardi aveva fatto su tutte le Grandi Opere e sulla Tav, in piena linea con il voto parlamentare espresso a favore del Ponte sullo Stretto.

    - Insediamento del Senato ed elezione del Presidente - attuale legislatura. Senza che nessuno battesse ciglio, anche tra i banchi dell'Italia dei Valori, un mafioso accertato con sentenza definitiva, quale Giulio Andreotti, ha presieduto la seduta di insediamento del Senato. Ma non basta. La tanto rigorosa "opposizione" ha partecipato in buon ordine alla votazione di Renato Schifani alla presidenza del Senato, seconda carica dello Stato, nonostante fosse risaputo il suo passato di amicizia e affari con uomini d'onore di Cosa Nostra. Infatti, non solo il PD, ma anche l'Italia dei Valori, ha partecipato in silenzio alla votazione, votando scheda bianca, senza minimamente disturbare!

    11) Non stiamo a ripetere quanto già scritto in merito ai rapporti con Cirino Pomicino e Patriciello, quelli con la Pizzarotti, l'uomo dei Bingo in Sicilia,... è tutto nel dossier che abbiamo pubblicato già dal marzo 2007 e via via aggiornato.

    Ora, fatto questo sintetico - anche se necessariamente lungo - riassunto, ribadiamo:
    perché di questi fatti non si parla?
    perché di tutto questo il Giornale non parla?
    perché su tutto questo Di Pietro non da risposte?
    Semplice: il gioco delle parti prevede di consolidare due blocchi apparentemente contrapposti, da una parte Berlusconi e dall'altra Di Pietro. Si sollevano questioni penali che non c'entrano nulla, in quanto la questione centrale è quella etica, ovvero quella per cui Di Pietro si presenta come "simbolo", quando invece non lo è affatto!

    Qualcuno potrà dire: ma perché nessuno parla di tutto questo? Semplice: perché Di Pietro fa le stesse cose che fanno gli altri, nulla di più, nulla di meno. Lo fa, come gli altri, perché in Italia non esiste alcuna legge sulla responsabilità giuridica dei partiti, tanto che i Bilanci di questi possono tranquillamente essere falsi - anche se il falso in bilancio fosse ancora un reato penalmente perseguibile nessuno potrebbe contestare nulla -. Il capo di un partito in Italia può comprare con i rimborsi elettorali appartamenti o yacht per se, i figli, la moglie o l'amante ed è tutto legittimo, non essendoci alcuna legge che stabilisce il contrario... questa, per fare un esempio molto concreto, è la questione in Italia. Se sollevassero tutto questo, quindi, su Di Pietro, si solleverebbe per tutti... ed il gioco delle parti non vuole rovinare il "gioco", vuole perpetuarlo! La disinformazione è anche questo: far credere, ciascuno ai propri, che lo scontro si fa duro, quando invece, è il banco che vince sempre, perché al banco sono seduti tutti... a perdere sono solo i cittadini, ma finché i cittadini non si svegliano - o per meglio dire: non vogliono svegliarsi - nulla potrà cambiare!


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    Fonte: www.pressante.com

  6. #6
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    Molto probabilmente la lega ha molta più paura dell'idv che di altri movimenti...

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da MirkoPNE Visualizza Messaggio
    Molto probabilmente la lega ha molta più paura dell'idv che di altri movimenti...

    Diciamo che e' l'unica opposizione oggi esistente in Parlamento. Comunque non credo che i popoli Padani si faranno fregare cosi' facilmente. L'Idv va bene per qualche pastore del Molise e non certo per le regioni piu' evolute di questo disastrato paese.

  8. #8
    tra Baltico e Adige
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    Citazione Originariamente Scritto da Wiking Visualizza Messaggio
    Come fu un tempo la Lega?

    Forse hai ragione, ma sai continua a essere tanto odiata dai meridionali ...

    intendiamoci non è che sia super entusiasta di come vanno le cose,ma mi chiedo se a causa della crisi ricominciasse a volare come ai vecchi tempi e raddoppiasse i voti,sarebbe ancora così controllabile come molti pensano?io credo che in regioni come il Veneto (dove comuni e province cercano l'autonomia in tutti i modi anche tentando di cambiare regione)non sarebbe poi così facile controllarla.

  9. #9
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    Ti straquoto.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da rafrad6164 Visualizza Messaggio
    Diciamo che e' l'unica opposizione oggi esistente in Parlamento. Comunque non credo che i popoli Padani si faranno fregare cosi' facilmente. L'Idv va bene per qualche pastore del Molise e non certo per le regioni piu' evolute di questo disastrato paese.
    Però devi essere obiettivo, la lega deve segnare un rigore decisivo, non può sbagliarlo, non pensi? molti leghisti sono convinto che sono in buona fede, è un peccato deluderli che dici?

 

 
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