Le conclusioni di Claudio Grassi
di Claudio Grassi
su redazione del 15/01/2009
Una premessa. Il contesto internazionale
Sento di dover cominciare queste mie conclusioni alle tre intense giornate di studi che abbiamo trascorso, riferendomi alla drammatica situazione della Palestina. Non posso non soffermarmi, in premessa, sull’atroce massacro che il terzo esercito del mondo sta attuando contro una popolazione rinchiusa in una striscia di terra che assomiglia ormai ad un grande campo di concentramento. Non possiamo non sentirci in modo totale – senza se e senza ma – dalla parte di quel popolo, il popolo palestinese, a cui in questi anni è stato negato tutto, a partire da ciò senza cui vivere e nemmeno sopravvivere è possibile: la propria terra, dove crescere i propri figli e costruire un futuro.
Non so voi, cari compagni e care compagne, ma io non riesco più a non indignarmi quando sento e leggo, anche a sinistra, che prima di dire che bisogna cessare i bombardamenti su Gaza bisogna giurare, almeno dieci volte, sulla sicurezza dello Stato d’Israele. Così come non sopporto più l’ipocrisia di chi si straccia le vesti se in un corteo viene bruciata una bandiera, mentre a tutti i livelli, dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu sino al consiglio comunale del più piccolo paese, ci si rifiuta di votare un ordine del giorno di condanna all’aggressione attuata dallo Stato di Israele contro uomini inermi, donne, bambini.
Ma voi sapete cosa succede in questi giorni nelle case dei palestinesi alla sera prima di andare a dormire? Sapete cosa fanno i genitori di quei poveri bambini i cui occhi terrorizzati che vediamo sui giornali e in televisione dovrebbero fare schiantare di vergogna e di rimorso tutto l’Occidente che sostiene e ha sostenuto la politica aggressiva di Israele? In quelle case alla sera accade che si mette un bambino in una stanza ed uno in un’altra, perché così se arriva il missile forse almeno uno dei due riesce a salvarsi. Ma vi rendete conto di cosa sta succedendo a solo due ore di aereo da qui? Ma se toccasse a noi, ai nostri figli, ai nostri cari cosa faremmo? Come reagiremmo? Per questo vi chiedo di fare tutto il possibile, qualsiasi cosa, per esprimere la nostra solidarietà al popolo palestinese: organizzare raccolte fondi, assemblee, distribuire volantini, proporre ovunque ordini del giorno di condanna dell’aggressione e, ovviamente, partecipare massicciamente alla manifestazione di Roma del prossimo 17 gennaio.
E fatemi dire un’altra cosa. Non so voi, ma io è in questi momenti e su questi avvenimenti che misuro anche le maggiori o minori vicinanze con le altre forze politiche. Di Pietro non ha detto una parola sull’atroce massacro che si sta compiendo nei confronti della popolazione palestinese e il Pd, ad eccezione di D’Alema, è vergognosamente schierato con Israele, come dimostra la partecipazione di Fassino alla manifestazione bipartisan tenutasi ieri a sostegno di Israele.
Avrete notato che anche in quella che fu la Sinistra Arcobaleno vi sono silenzi imbarazzanti: è totale il silenzio dei Verdi e da Sd è arrivato solo qualche timido pronunciamento. C’è stata invece una forte presa di posizione del Prc, molto più netta e precisa rispetto al passato su questo argomento, e del Pdci. Voglio dire anche che considero emblematico che vi sia, su una questione così delicata, una convergenza tra Prc e Pdci.
Così come credo che anche voi, quando avete sentito che Chavez ha chiamato l’ambasciatore israeliano a Caracas e gli ha comunicato l’allontanamento in quanto persona non gradita, abbiate gioito. Perché ci conferma che c’è anche chi, in tutta l’America Latina (come ci ha detto nella sua brillante relazione il compagno Del Roio), non si fa impaurire e schiacciare dai potenti del mondo. Come il Venezuela, come Cuba, ovviamente, di cui in questi giorni ricorre il 50° anniversario della rivoluzione, alla quale auguriamo sempre lunga vita!
Nel risveglio dell’America Latina tutti riconoscono il ruolo di Cuba. In quel continente succede, come ricordava Del Rojo, che nel vertice di 33 Stati latinoamericani, svoltosi nei giorni scorsi, tutti si alzino in piedi ad applaudire quando prende la parola il rappresentante di quel Paese: è il segno di un grande cambiamento!
Ma su Cuba vorrei raccontarvi un piccolo episodio che rappresenta, per quanto mi riguarda (ma credo anche per tutti voi), una piccola soddisfazione. Proprio nei giorni scorsi, ad un incontro con autorevoli rappresentanti cubani, abbiamo parlato di questa nuova e positiva stagione dell’America Latina, e anche di Cuba. Ciò che mi ha fatto piacere è stato che ad un certo punto il compagno che guidava la delegazione mi ha detto: «Vedi Claudio, adesso qui vengono in tanti. A noi fa molto piacere e speriamo che ne vengano tanti altri. Ma nel nostro Paese vale un detto: il vero amico è quello che è con te nei momenti difficili e per noi voi di Essere Comunisti siete dei veri amici perché non ci siamo dimenticati che nel ’97, durante il “periodo speciale”, avete portato qui 700 persone e perché nel 2003, quando tutto il mondo ci attaccava e anche la maggioranza del vostro Partito lo faceva, e Liberazione ci denigrava, voi non ci avete lasciati soli». Mi ha fatto molto piacere sentire queste parole.
Palestina, America Latina ma anche nuove potenze emergenti sono in movimento: Cina, Russia, un continente intero come l’Africa. Gli Stati Uniti sono in preda ad una crisi pesantissima, di cui abbiamo a lungo parlato in questo nostro seminario e alla nostra festa di Gubbio l’estate scorsa. Voglio qui soltanto ribadire che è importante collocare sempre il nostro agire nel contesto mondiale e nel quadro politico internazionale, altrimenti la nostra analisi rimane asfittica e provinciale. Perché se è vero come è vero che oggi in Italia e in Europa la sinistra e i lavoratori sono in un momento di difficoltà, in altre parti del mondo è vero l’esatto contrario: la sinistra, i lavoratori e le fasce sociali più deboli sono in una condizione di avanzamento, di riscatto e noi dobbiamo guardare con fiducia al futuro perché anche nel continente europeo tornerà la stagione della ripresa della lotta e del recupero delle forze della sinistra.
Perchè questo Seminario
Al termine di questo importante Seminario possiamo essere davvero soddisfatti del nostro lavoro. Abbiamo discusso appassionatamente per tre giorni, con incontri al mattino, al pomeriggio e alla sera. Ma ne è valsa la pena. Siamo riusciti ad approfondire temi complessi, a parlare del Partito, a capire e ridefinire il ruolo della nostra area politica.
Vorrei ringraziare tutti: i relatori, a partire dal segretario nazionale, i compagni della federazione di Rimini – il compagno Cesare Mangianti in particolare - e del Comitato regionale e soprattutto voi che avete risposto veramente in tanti a questa nostra iniziativa. E’ bello questo perché dimostra che dentro di noi c’è ancora molta passione politica, impegno e partecipazione. E tutto questo è un patrimonio essenziale per cercare di ricostruire una presenza comunista in questo Paese.
Con questo seminario ci eravamo posti due obiettivi lanciati lo scorso settembre nell’ambito della nostra Festa a Gubbio. Mi pare si possa dire che li abbiamo conseguiti entrambi.
Il primo – ed è il motivo per cui abbiamo fatto un seminario e non una semplice assemblea dell’area – è stato quello di cercare di individuare le cause della attuale crisi economica internazionale. Come è possibile – ci siamo chiesti - che un partito comunista si riunisca solo per affrontare il contingente che, da molto tempo purtroppo, significa prevalentemente scontri interni, personalismi e divisioni?
Come è possibile che noi, dirigenti e militanti di un partito comunista, in un contesto in cui il capitalismo mostra in modo clamoroso, non solo agli addetti ai lavori ma alla società intera, le sue profonde contraddizioni, non siamo in campo con una nostra analisi della crisi e, soprattutto, con una proposta alternativa per uscirne con un progetto credibile?
Con questo seminario abbiamo cercato di colmare questo vuoto, di cogliere questa esigenza.
E’ solo un inizio, certo, ma se nessuno prende l’iniziativa non si comincia mai.
Pubblicheremo gli Atti, affinché questi primi materiali siano letti e utilizzati come strumento per ulteriori approfondimenti ed iniziative.
Io, care compagne e cari compagni, sono contro il partito ideologico. La nostra area ha sempre contrastato la modalità chiusa e dogmatica che hanno avuto e che hanno tuttora aree – che non a caso sono sempre rimaste molto piccole – del nostro Partito.
Ma questo non può e non deve significare che ci si disinteressi della formazione, dello studio, della preparazione e della crescita dei compagni e delle compagne, della conoscenza dei fatti storici, delle teorie e delle ideologie. Bisogna farlo nel modo adeguato e noi qui, credo di poter dire, abbiamo dato al seminario il taglio giusto. Dobbiamo continuare su questa strada.
Proseguire questo lavoro potenziando i nostri strumenti
Per questo propongo subito un secondo seminario. Il 6 e 7 giugno ci saranno le elezioni europee. Ovviamente sarà un appuntamento molto importante per noi, direi decisivo per il futuro di Rifondazione Comunista. A noi interessa recuperare consensi rispetto al disastro del 13 e 14 aprile scorso e a questo fine lavoreremo nei prossimi mesi. Ma, a parte questo, mi chiedo: è mai possibile che in quasi tutti i Paesi europei ci siano partiti come il nostro, comunisti, di sinistra anticapitalista di cui non sappiamo quasi nulla? Ma è mai possibile che si siano tenuti recentemente i congressi del Partito Comunista Francese, del Partito Comunista Portoghese e della Linke tedesca e noi non sappiamo nulla? Non ci interessa sapere di cosa stanno discutendo? Cosa avviene nei loro Paesi? Con quali valutazioni leggono ciò che accade nel mondo? Ecco, la mia proposta è questa: un seminario da svolgere nel mese di aprile con i partiti del Gue, dalla Linke tedesca ai portoghesi, per approfondire insieme il tema di come si organizzano le sinistre anticapitaliste in questa fase.
Sarà importante riuscire ad adempiere a questo obiettivo anche perché mentre noi manteniamo una unità, un rapporto, una relazione, un interesse nel campo del Gue (la sinistra alternativa e comunista in Europa) la lista che si presuppone si presenterà alle elezione europee in alternativa a quella del Prc, nella quale tra l’altro confluirà una parte dei nostri scissionisti, dovrà spiegare che passa in un altro campo, quello del partito socialista europeo. Quello, per intenderci, dove ci sono i laburisti inglesi e soprattutto i laburisti israeliani, che in questo momento stanno bombardando i nostri fratelli palestinesi.
Dobbiamo continuare anche a mantenere l’impegno per la nostra rivista “Essere comunisti”, di cui ha parlato stamattina nella sua puntuale relazione il compagno Mauro Cimaschi. La nostra rivista va sostenuta, presentata, letta. L’ impostazione si può sicuramente migliorare, ma il taglio va confermato poiché rappresenta in modo chiaro il nostro modo di essere e cioè – dentro una impostazione non liquidazionista della nostra storia – aperti a un confronto e ad una ricerca vera con la consapevolezza che non abbiamo la verità in tasca ma che dobbiamo socializzare le nostre idee mettendole a confronto con chi pensa, come noi, che debba rimanere in Italia e in Europa una forza comunista.
E dobbiamo anche spingere il Partito, di cui noi oggi siamo parte della maggioranza, a lavorare su questo riattivando il Comitato scientifico, di cui è responsabile il nostro compagno Alberto Burgio, che insieme al compagno Acerbo, responsabile di dipartimento, può avviare una collaborazione sulla questione della formazione. Come sapete sulla formazione il partito ha riattivato un dipartimento: è bene che questo lavori e produca nei prossimi mesi i risultati che tutti aspettiamo. Perché è vero che noi dobbiamo ritessere i fili con il mondo del lavoro, ma guai a noi se sottovalutassimo la necessità di ricostruire un rapporto con il mondo della cultura, con gli intellettuali.
Quando ieri Aurelio Crippa ci ha parlato della lotta di lunga lena che è stata fatta per evitare che scomparisse in Italia una presenza comunista organizzata con basi di massa, ci ha ricordato come – assieme ad un lavoro minuto sui territori e ad una rete organizzata di circoli – venne costituita l’Associazione Culturale Marxista. Quello fu uno strumento importantissimo che diede forza e vigore all’iniziativa sui territori, perché proprio in quell’occasione importanti intellettuali, studiosi, rappresentanti della cultura e anche dello spettacolo stavano dalla nostra parte, non erano d’accordo che venisse cancellata una presenza comunista in questo Paese.
Permettetemi un inciso rispetto a questo excursus fatto nell’intervento molto puntuale del compagno Guido Cappelloni sulla nostra storia: è la prima volta che in un’assemblea pubblica si discute della storia di Rifondazione Comunista senza ipocrisia. Per la prima volta si è messa in evidenza la relazione strettissima tra quella storia e la storia della nostra area. Un altro protagonista, oltre al compagno Guido Cappelloni e al compagno Aurelio Crippa, che avrebbe potuto parlarci di questi avvenimenti così importanti per noi, magari fornendoci una versione differente su alcuni passaggi citati tra ieri e oggi, sarebbe stato sicuramente il compagno Giuseppe Sacchi, che voglio qui salutare. Non può essere presente fisicamente ma è politicamente qui con noi in questa nostra impresa.
Parlavo di un lavoro nel mondo della cultura. Ricordo che anche in Rifondazione, in tempi recenti, avevamo raccolto nel Comitato scientifico e nella sottoscrizione degli appelli al voto interessanti personalità che ci diedero forza. Io credo che vi sia una potenzialità ancora oggi che si può rimettere in movimento e noi lo dobbiamo fare. Sbaglieremmo se sottovalutassimo le nostre potenzialità e le nostre possibilità. Basti pensare alla risposta straordinaria che è arrivata alla mostra “Falce e martello” organizzata dal compagno Gramiccia, senza nessuna pubblicità, solo a partire da questa idea. In poche settimane sono arrivati centinaia di disegni dei migliori artisti italiani ed europei. C’è quindi ancora una sensibilità su questi temi e noi dobbiamo lavorare e produrre un’iniziativa. La nostra sconfitta, oltre ad essere una sconfitta del mondo del lavoro, una sconfitta sociale, è una sconfitta culturale. Noi dobbiamo ricostruire una cultura comunista credibile oggi e per farlo abbiamo bisogno degli intellettuali.
Dopo il VII Congresso, il ruolo della nostra Area per il rafforzamento del Partito
Il secondo obiettivo che ci eravamo proposti di raggiungere con questo nostro incontro era di fare il punto sul Partito e sull’area. Anche qui incassiamo il risultato di mettere a fuoco meglio e di rafforzare l’obiettivo che già avevamo individuato a Gubbio, subito dopo il Congresso di Chianciano, già allora con i compagni di Valorizzare il Saper Fare.
Qual era questo obiettivo? Quello – contemporaneamente – di consolidare, difendere, ampliare la maggioranza di Chianciano – base indispensabile per il mantenimento del Partito – e quello di allargare, riorientare, rafforzare l’area Essere Comunisti come elemento di tenuta politica del Partito stesso.
Questo primo obiettivo lo stiamo conseguendo. Potrei riassumerlo con una battuta: questa maggioranza così “scalcinata” di Chianciano ha tenuto, la minoranza vendoliana, così forte, e così sostenuta dai grandi media, si è spaccata.
Non era affatto scontato, anzi. In questa disarticolazione della minoranza vendoliana emerge la loro incapacità di direzione politica e soprattutto emerge la debolezza del loro progetto politico. Incapacità di direzione perché non sono riusciti a costruire una opposizione interna capace di metterci in difficoltà ma – soprattutto – debolezza di un progetto politico.
Un progetto politico che si è schiantato il 13 aprile. L’operazione era chiara: andare alle elezioni con un nuovo simbolo, senza dire apertamente che si sarebbero sciolti i partiti. Ma come tutti ben sappiamo l’intesa tra Mussi e il compagno Bertinotti era che se il risultato fosse stato minimamente apprezzabile e significativo, si sarebbe dato il via alla costruzione di un nuovo partito di sinistra non più comunista.
Questo progetto si è schiantato la seconda volta a Chianciano, in un congresso che si è voluto affrontare non a tesi ma a mozioni contrapposte. La seconda mozione ha voluto mettere in campo una candidatura come quella di Vendola, utilizzando la sua popolarità, per prendere voti tra i compagni di base. E ipocritamente, come si vede dai fatti che stanno avvenendo in queste ore, era stato detto agli iscritti nei congressi che non era vero che volevano sciogliere il Prc. In questo modo hanno cercato di arrivare al 51% ma non ce l’hanno fatta. E' per questo che l’operazione politica di Rifondazione Per La Sinistra non va a avanti, perché non sono riusciti a inglobare Rifondazione Comunista in questo percorso. Il nostro Partito, infatti, resta vivo e attivo nel Paese, sia pur con tutte le sue difficoltà.
E oggi dopo queste sconfitte emerge prepotentemente la debolezza della proposta di una lista elettorale con ciò che è rimasto di Sd (una parte è rientrata nel Pd), con qualche transfuga del Pdci e qualche verde. Un progetto politico che si costruisce principalmente sulla base del fatto che c'è un pezzo di ceto politico della sinistra che deve trovare un luogo nel quale ricollocarsi, riorganizzarsi e continuare a fare politica. Infatti per costruire questa nuova forza politica non vi è nessuna spinta dal basso. Lo scetticismo diffuso è presente anche in ambienti che avevano sostenuto il partito unico prima del 13 aprile (penso all’Ars e al Manifesto) e che oggi si tirano fuori. L’esatto contrario di quando è nata Rifondazione: allora le difficoltà erano enormi, ma la nostra forza era la spinta dal basso, la passione, l’entusiasmo della nostra gente che non voleva accettare che con il discorso di Occhetto alla Bolognina scomparisse la presenza di un partito comunista nel nostro Paese. Qui invece – in questa operazione della sinistra - vedo molto politicismo e nessuna passione! Ecco perché – nonostante tutto – io penso che ce la faremo e che Rifondazione Comunista si riprenderà. Tutto facile allora? Per niente, anzi.
Massimo impegno per superare questa fase di difficoltà del Partito
Ci attendono altri mesi durissimi. Il vero danno non sarà nella prospettiva che costruiranno questi compagni che stanno facendo la scissione, ma nella delusione, nel senso di frustrazione che arriverà ai nostri compagni di base e al nostro elettorato, quando i giornali per giorni parleranno della spaccatura di Rifondazione, già così in difficoltà dopo l’ultimo risultato elettorale. E allora noi dobbiamo prepararci a reggere in questi mesi, lavorando su più fronti.
Il primo fronte essenziale è quello di continuare a fare politica e non affogare nella palude della replica. Le dichiarazioni che leggiamo sui giornali in questi giorni non offendono noi ma chi le ha pronunciate. Non ridicolizzano Rifondazione, ma chi le sostiene: “Rifondazione casa degli spettri”, “Rifondazione è morta”, “Rifondazione ha il torcicollo”, “Rifondazione mi ricorda le catacombe”. E ieri Bertinotti che dice “Rifondazione è irriconoscibile”. Quanta miseria e povertà in queste dichiarazioni! Quanta supponenza in queste parole che in sostanza dicono: «finché ci sono io Rifondazione va bene, se ci sono altri è morta».
Non dobbiamo scendere su questo piano, ma fare politica, costruire iniziativa: sulle questioni sociali, dentro questa crisi il cuore della iniziativa di un Partito comunista è quella di mettere al centro la battaglia per difendere i ceti sociali più deboli.
Il 13 febbraio ci sarà un nuovo grande appuntamento di lotta: lo sciopero generale. Bisogna lavorare perché vi sia una partecipazione massiccia, va costruito e noi dobbiamo essere dentro l’organizzazione di quella mobilitazione per essere al fianco dei lavoratori.
Assieme a questo dobbiamo lavorare sul tesseramento: sono mesi cruciali e non dobbiamo fermarci, tenuto anche conto che il 24 e 25 gennaio ci saranno due importanti giornate di lancio del tesseramento in tutta Italia.
Insomma: dobbiamo mettere in pratica la piattaforma dell’ultimo CPN che è buona e articolata. E mentre facciamo questo dobbiamo consolidare il Partito e la maggioranza di Chianciano che regge il Partito stesso.
Tra poche ore dovrebbe chiudersi la vicenda di Liberazione. Purtroppo questo è un passaggio che produce uno scontro e una sconfitta per la nostra comunità, che da lunedì sarà più debole e più divisa. Ma non potevamo più andare avanti così. Penso che la proposta di Dino Greco come direttore di Liberazione, per la sua autorevolezza e per il ruolo che ha svolto in questi anni nella sinistra e nel sindacato sia una proposta forte e adeguata.
Alla stato attuale nulla di fatto, invece, sulla ventilata cessione di una parte della società editrice. Sono state avanzate diverse proposte e noi abbiamo il dovere di valutarle, sapendo che nel 2009 dovremo chiudere in pareggio. Sarà nostra cura essere molto attenti su questa delicata partita.
Vorrei anche dire due parole su quello che sta accadendo nella minoranza di Rifondazione Comunista. Ieri c’è la stata la riunione di quel gruppo di compagni (una ventina del Cpn e una significativa presenza sui territori) che, pur mantenendo le loro posizioni sostenute al congresso di Chianciano, non ritengono si debba uscire dal Prc. Dobbiamo cogliere positivamente questa divisione e cercare di alimentarla. Credo che nei territori la maggioranza dei compagni di base che hanno sostenuto il secondo documento opterà per rimanere nel Partito. Dobbiamo tenere più compagni possibile nel partito, lavorare per evitare che la scissione abbia ripercussioni devastanti.
Dobbiamo infine consolidare la maggioranza di Chianciano. Accogliamo positivamente la proposta fatta qui nel suo intervento di ieri dal Segretario Ferrero rispetto alla necessità di dare vita al coordinamento della prima mozione. Andava fatto subito dopo il congresso, tuttavia meglio tardi che mai.
Rafforzare e ampliare l'Area Essere Comunisti
Abbiamo detto, ma questo va di pari passo con il consolidamento della maggioranza di Chianciano, che dobbiamo rafforzare la nostra area. Non si tratta però di un semplice consolidamento: è in corso un processo nuovo. Qui con noi ci sono anche compagni che hanno fatto percorsi diversi dal nostro: i compagni di Valorizzare il Saper Fare, compagni che a Chianciano avevano sostenuto il terzo documento e compagni che avevano votato la seconda mozione. Noi dobbiamo consolidare la nostra area con lo sguardo rivolto in avanti, puntando ad un ampliamento, ad un loro coinvolgimento, non ad una annessione. Abbiamo bisogno delle loro idee e del loro contributo perché questo ci aiuta a crescere. Essere Comunisti si mette a disposizione di questo processo per costruire una area ancora più forte e dinamica.
Dobbiamo tenere in vita la nostra area politica per evitare due rischi: da un lato il superamento del Prc, che può sempre riemergere, e dall’altro il rischio di una deriva minoritaria, identitaria, ideologica.
Noi crediamo che il processo di riunificazione con il Pdci e con altre forze comuniste e anticapitaliste sia da perseguire, ma riteniamo che vada costruito a partire dai contenuti, dai territori e dentro un processo di iniziative comuni e non perché ci si richiama ad una identità astratta.
Ecco perché condivido e dobbiamo lavorare per fare crescere la proposta che ha fatto Mimmo Caporusso: costruire un grande appuntamento nazionale dell'area, allargata ai compagni che qui hanno partecipato e ad altri interessati. Ciò dovrà essere preceduto da iniziative aperte, in tutte le regioni, dove si renda evidente il processo di ampliamento dell’area e dove si lanci un messaggio al Partito e a tutta la sinistra: Rifondazione Comunista prosegue il suo cammino, pur tra mille difficoltà, e al suo interno è presente una vasta e unitaria area comunista.
Dopo parecchi anni la nostra area può rivendicare una coerenza e linearità di comportamento. Se lo stesso atteggiamento fosse stato tenuto anche da chi ha trasformato il dissenso in scissione oggi Rifondazione potrebbe essere un grande partito. Tante volte non siamo stati d’accordo, ma mai abbiamo pensato di fare una scissione per costruire l'ennesimo e inutile micropartitino. A sinistra del Pd era ed è Rifondazione Comunista la forza politica che può avere il consenso elettorale più significativo e la capacità di sviluppare una iniziativa diffusa sul territorio. E' quindi lì che occorre impegnarsi. Purtroppo non è sempre stato così e molta parte di quel patrimonio è stato dilapidato. Io credo si possa ricostruire, si possa recuperare. Anche la Lega ha vissuto in passato un momento drammatico, ma ha saputo ripartire scommettendo su un progetto forte dal punto di vista identitario e su un grande radicamento territoriale. Noi dobbiamo ricostruire recuperando tutte le forze possibili, ma puntando anche sul nuovo. La coerenza deve tornare ad essere il tratto distintivo di Rifondazione Comunista.
Coerenza, alternatività, lotta, conflitto, presenza nel mondo del lavoro, dei migranti, lotta al patriarcato. Penso che se noi riusciremo a tenere assieme tutte queste cose potremo farcela.
http://esserecomunisti.it/index.aspx...Articolo=27419




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