OMNIA SUNT COMMUNIA
Boom dei precari in Italia:
+16,9% negli ultimi 5 anni
Carro armato israeliano in azione vicino a Gaza Reuters/Baz Ratner
Roberto Farneti
Qualcuno nel governo l'ha presa male, ma l'allarme lanciato domenica scorsa da Papa Ratzinger, dopo l'Angelus, «per l'aumento di forme di lavoro precario» nel nostro paese non era per nulla infondato. Nell'occasione Benedetto XVI lanciò anche un appello «affinchè le condizioni lavorative siano sempre dignitose per tutti». Parole "sante", è proprio il caso di dire, visto che ormai in Italia è sempre più difficile trovare chi ti assume con un contratto a tempo indeterminato, soprattutto se sei giovane e vivi al Sud. L'ultima conferma di un fenomeno che da alcuni anni caratterizza il mercato del lavoro italiano arriva da uno studio condotto dalla Cgia di Mestre su dati Istat, reso noto ieri, da cui emerge che dal 2004 al settembre scorso i precari sono aumentati del 16,9%: «Ben cinque volte di più - sottolinea l'associazione degli artigiani - dell'incremento registrato dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato che sono cresciuti, nello stesso periodo, del 3,1%».
In valori assoluti i precari sono diventati, afferma la Cgia, quasi tre milioni: alla fine del mese di settembre erano 2.812.700, pari al 12% del totale degli occupati in Italia. Secondo altri studi, invece, l'esercito dei cosiddetti "atipici" attualmente o recentemente occupati supererebbe addirittura i 4 milioni, il 15% della forza lavoro, e sarebbe così composto: 800mila collaboratori a progetto, 600mila lavoratori "a somministrazione" (ex interinali), due milioni e 250mila lavoratori a tempo indeterminato, 125mila collaboratori occasionali, 190mila professionisti con partita Iva considerati, però, come dei "finti autonomi", in quanto spesso prestano la loro opera per una sola azienda, in modo esclusivo.
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