Abel e Furlan, un 2009 in libertà
I DELITTI DI LUDWIG. Hanno scontato la condanna a 27 anni di carcere, inflitta dalla Cassazione nel 1991 per i 12 omicidi. Furono arrestati nel 1984 nel Mantovano
Wolfgang si trova a Negrar già da Natale e sarà libero da obblighi solo a febbraio Per Marco manca solo l’atto di fine pena
Gennaio 1978, Abel e Furlan a processo per i delitti firmati Ludwig
Delitti Ludwig. «Sono in "licenza" a Negrar fino ai primi giorni di febbraio e fino a quella data non posso lasciare il comune di residenza, poi tornerò ad essere un uomo libero». Sono le prime parole pronunciate da Wolfgang Abel dalla sua casa di Arbizzano dopo aver scontato la pena a 27 anni di carcere. Finì in cella per la prima volta il 3 marzo 1984 con l'accusa di aver commesso i dodici delitti, firmati con la sigla di Ludwig e iniziati il 25 agosto 1977 quando l'altro componente di quel sodalizio, Marco Furlan era ancora minorenne.
Il quarantonovenne, laureato in matematica, in realtà, ha trascorso le prime festività natalizie da uomo (quasi libero) nella sua casa già a partire dalla vigilia di Natale. A partire da quel giorno, gli sono stati concessi gli ultimi giorni di licenza dalla casa di lavoro di Sulmona all'Aquila dove si trovava rinchiuso dal 2006. Ora è seguito dalle assistenti sociali e viene controllato dai carabinieri di Negrar.
Se non violerà gli obblighi che gli sono stati imposti dal tribunale di sorveglianza, Abel, difeso dall'avvocato Fabio Pinelli, riacquisterà in febbraio quella libertà di movimento, abbandonata di quasi 25 anni fa con il primo arresto.
Chi, invece, è già completamente libero anche se manca ancora la conferma ufficiale è Marco Furlan, 49 anni tra una decina di giorni. Il fine pena per il laureato in fisica scadeva, infatti, il 3 gennaio. «Non l'ho ancora sentito», ha affermato ieri il suo legale, l'avvocato Corrado Limentani, «ma da un paio di giorni, non dovrebbe più essere sottoposto ad alcun obbligo». L'unica incognita riguarda la notifica di fine pena indirizzata allo stesso Furlan dal tribunale di sorveglianza . «Si tratta solo di un adempimento formale», precisa l'avvocato Limentani, «con il quale gli viene notificato che la pena è estinta ed è tornato un uomo libero».
LE PRIME PAROLE DI ABEL. «Non tornerò più a Sulmona», ha affermato ancora Abel ieri pomeriggio dalla sua casa di Arbizzano. Inutile tentare di raccogliere un commento sulla sua detenzione, durata qualche mese in più rispetto a Furlan: «Dico solo che ho scontato tutta la pena che mi è stata inflitta dalla Cassazione nel 1991», ha aggiunto. Nei prossimi giorni, incontrerà un sacerdote con il quale imposterà il suo percorso di recupero. D'altro canto, il dottore ha parecchie carte da giocare almeno sotto il profilo professionale. Una laurea in matematica, giudicato dai suoi compagni di classe e docenti del liceo Fracastoro, come un giovane particolarmente intelligente, Abel non dovrebbe avere particolari difficoltà a trovare lavoro. Suo padre, Gerhard è un imprenditore e può vantare parecchie amicizie. Già nel 2006, prima di finire a Sulmona, ad Abel era arrivata un'offerta di lavoro da una ditta di Cavaion, la Baumann, che fabbrica carrelli di sollevamento industriali. Era stato il titolare in persona, Wolfgang Baumann, ingegnere e amico del padre di Abel, a proporre il contratto per il suo reinserimento. Poi, però, saltò tutto quando il tribunale di sorveglianza gli inflisse altri tre anni di misura di sicurezza prima del fine pena.
LA DETENZIONE DI ABEL E FURLAN. I due veronesi furono arrestati nel pomeriggio del 3 marzo 1984 a Castiglione delle Stiviere. Pochi minuti prima, avevano tentato di dare fuoco alla discoteca Melamara, vicino a Mantova.
In un primo momento, furono accusati dell'omicidio di 14 persone tra i quali nomadi, lucciole, frati oltre che degli incendi del cinema Eros di Milano che provocò sei vittime e della discoteca Liverpool di Monaco di Baviera con la morte di una giovane.
Il 10 febbraio 1988 furono condannati in primo grado a 30 anni di carcere dalla corte d'Assise di Verona. Il primo periodo di detenzione terminò per i due amici il 15 giugno 1988 quando la prima sezione penale della Cassazione accolse il ricorso contro il prolungamento dei termini di custodia cautelare a carico dei due veronesi. Le strade degli autori dei delitti di Ludwig si separarono, però, nel febbraio del 1991 quando la Cassazione confermò definitivamente la condanna a 27 anni di reclusione. Pochi giorni prima della sentenza, Furlan fece perdere le sue tracce e fuggì. Fu ritrovato il 17 maggio del 1995 a Creta dove fu arrestato, riportato in Italia e rinchiuso nel carcere Opera di Milano. Abel, invece, finì in carcere nonostante un tentativo di fuga, fallito il 12 febbraio 1991. Pur usufruendo di alcuni permessi premio, Furlan rimase in carcere fino al 23 aprile scorso quando gli fu concesso l'affidamento in prova ai servizi sociali a Milano. Ottenne questo beneficio, grazie anche a vari sconti di pena tra amnistie e premi per la buona condotta in cella. Diversa la sorte, per il professore di Negrar che, una volta finita la pena nel 2006, ha trascorso altri 3 anni di misura di sicurezza a Sulmona dove c'è rimasto fino a pochi giorni prima di Natale.
PERICOLOSO. Nell'agosto del 2007, i giudici della Cassazione respinsero il ricorso presentato da Abel contro i 3 anni di detenzione nel carcere, vicino all'Aquila. «È ancora socialmente pericoloso», scrissero i giudici della corte di ultima istanza.
Ora salvo colpi di scena dell'ultima ora anche lui riacquisterà la libertà ai primi di febbraio come già successo a Furlan in questi giorni. Giampaolo Chavan





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