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Discussione: Ricordando De Andrè

  1. #11
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    http://it.youtube.com/watch?v=JgdYTM1zujQ

    -----------------------------------------------------------------------------------
    “Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c'è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
    E d'altronde quella di proletario è pur sempre un'etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso - di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.

    Se sono, "più modestamente", un anarchico è perché l'anarchia, prima ancora che un'appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia - quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
    Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.

    Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel'hanno attribuita altri.
    Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l'ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d'animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell'Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d'altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c'era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.

    "De Andrè, il suo tema non è organico", mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d'italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l'organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica".

    (Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
    Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).



    PER LA COMUNITA' UMANA

  2. #12
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
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    “Qualche mio collega sostiene che io sia un falso proletario. Proletario io? Né falso, né vero. A parte che spesso mi sono trovato in bolletta, perché non c'è gusto migliore che spendere i propri soldi, per bagordare e viaggiare con gli amici.
    E d'altronde quella di proletario è pur sempre un'etichetta, sicché la rifiuterei in ogni caso, come tutte le etichette che via via hanno provato ad appiccicarmi addosso - di comunista, di democristiano, di socialista, di borghese, perfino di fascista.

    Se sono, "più modestamente", un anarchico è perché l'anarchia, prima ancora che un'appartenenza, è un modo di essere. Lo ero, del resto, fin da bambino, quando preferivo giocare a biglie e, in anticipo sul mio mestiere futuro, inventare parolacce, per strada, con una banda di compagni, piuttosto che stare in casa a fare il signorino di buona famiglia - quale comunque ero, e quale sono rimasto per tanto tempo, vivendo sulla mia pelle la drammatica schizofrenia di chi abita contemporaneamente da entrambi i lati della barricata.
    Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono i suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più.

    Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, dei miserabili che aiutano chi è più miserabile di loro. Santi senza Dio: partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in Si chiamava Gesù, poi in La buona novella, e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio; o, forse, questa convinzione gliel'hanno attribuita altri.
    Intanto, da Bakunin ero passato a Stirner, e da una visione collettivista ne scoprii una più individualista: dopo tutto ci vuole troppo tempo a trovare gente con la quale vivere le mie idee e così me le vivo da solo. Con una sola regola da osservare, e la osservo proprio perché nessuno me l'ha imposta: anarchico non è un catechismo o un decalogo, tanto meno un dogma, è uno stato d'animo, una categoria dello spirito. E perciò scandalizzatevi pure, se tante volte ho cantato alle feste dell'Unità, ma di rado sono andato in televisione, se firmo contratti discografici che d'altronde non rispetto, e se ho perfino votato per la DC: tra i suoi candidati, in Sardegna, c'era un mio amico, una persona capace, quindi un pessimo politico. Che infatti non fu eletto.

    "De Andrè, il suo tema non è organico", mi diceva sempre, al liceo, il mio insegnante d'italiano. Allora ho cercato di essere organico da adulto, nella coerenza di una ribellione che passa anche attraverso le proprie viltà e le proprie contraddizioni. Senza le quali, ecco l'organicità, un uomo non è un uomo, ma un burocrate, o una macchina, o un cinghiale laureato in fisica".

    (Da Amico fragile. Fabrizio De Andrè si racconta a Cesare G. Romana,
    Milano, Sperling & Kupfer Editori, 1991, pp. 60-61).



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    ciao Fabrizio

  3. #13
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    Dori Ghezzi: "E' incredibile che i controlli siano durati
    10 anni, che non abbiano capito subito che era inutile"


    http://www.repubblica.it/2009/01/sez...ri-ghezzi.html

    "Io e Fabrizio sorvegliati speciali
    perché la musica faceva paura"


    di GINO CASTALDO


    Dori Ghezzi e Fabrizio De André


    ROMA - Bastava ascoltare bene quello che diceva pubblicamente o quello che cantava nelle canzoni quando ironizzava ferocemente sui piccoli borghesi che si mettono a fabbricare bombe. Eppure si è scoperto che per una decina d'anni Fabrizio De André è stato "monitorato" da polizia e Sisde come attivista politico e addirittura come simpatizzante delle Brigate Rosse. "La notizia l'avevamo scoperta negli anni Novanta", ci racconta Dori Ghezzi, con rinnovato stupore, "ma non conoscevo i dettagli, sapevo che avevano trovato queste carte, e mi ricordo che quando venimmo a saperlo eravamo con Ivano Fossati e commentammo insieme l'assurdità di questa notizia, il modo in cui venivano gestiti alcuni settori dei corpi dello Stato".

    Ma non c'era stato in qualche momento il sentore di essere sorvegliati, spiati, sottoposti a queste attenzioni speciali da parte dei servizi segreti? "Neanche per sogno, del resto Fabrizio si è comportato sempre talmente bene da non creare preoccupazioni proprio a nessuno. Forse avevano paura della musica. Eravamo tranquilli, non abbiamo mai sospettato qualcosa del genere, anche perché non esistevano le premesse per immaginare che qualcuno ritenesse pericoloso Fabrizio. Lui era casomai un fanatico di Oblomov, lo sapevano tutti, bastava chiedere a chi lo conosceva almeno un poco".

    E' vero, bastava informarsi con più accuratezza, ascoltare le sue dichiarazioni pubbliche ("Io spero che al massimo attraverso le canzoni possa rivegliare in qualcuno la consapevolezza dei propri diritti, ma io non mi metterei a capo di nessuno, non saprei dove condurli, e se per questo non credo che mi piacerebbe essere condotto da nessuna parte"), capire che De André era un ostinato libertario, ma la sua rivolta era totalmente racchiusa nella sua opera musicale. Non era mai andato oltre, non s'era mai schierato, se non occasionalmente con i radicali per appoggiare la campagna in favore del divorzio.


    Per ben dieci anni si è indagato sui suoi spostamenti, sulle scelte personali: "Vuol dire che a essere sorvegliate sono le persone per bene, e non credo che in Italia non ci siano individui degni di maggiore attenzione", dice ancora Dori Ghezzi. "Ma quello che mi sorprende di più è che questa storia sia durata dieci anni. Magari dopo un anno si poteva capire che si stava perdendo tempo inutilmente. Poi ci sono cose decisamente esilaranti. Quella della comune sarda come rifugio di extraparlamentari di sinistra è la più assurda. C'ero anche io e mi ci vedete a governare una comune di brigatisti?".

    Questa sera Dori Ghezzi sarà a fianco di Fabio Fazio nella lunga maratona che Rai Tre dedicherà al cantautore scomparso esattamente dieci anni fa, con riedizioni delle sue canzoni eseguite da un impressionante numero di artisti. "Sì, e per fortuna ci sarà anche Samuele Bersani a riproporre Il Bombarolo", conclude Dori Ghezzi, "servirà a smitizzare e anche a far capire quello che pensava davvero Fabrizio".

    (11 gennaio 2009)


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  4. #14
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    FABRIZIO DE ANDRE' - La città vecchia (versione censurata)

    http://www.youtube.com/watch?v=mVqrK...e.it/index.php

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