Estratti tratti da "La lotta fra Progresso e Reazione nella Cultura di oggi" (G. Lukàcs, Giugno-Luglio 1956)

Permettete che ora illustri in breve la nuova situazione in alcuni campi della cultura mondiale. Comincerò con una sfera che da noi è pochissimo indagata nelle sue manifestazioni concrete, cioé la sfera della vita religiosa. Anche qui dobbiamo richiamarci in primo luogo al fondamentale insegnamento del marxismo-leninismo, e precisamente là dove si afferma che la religione non è un'ideologia astratta ed isolata, ma un concreto fenomeno sociale, cosa questa che moltissimi compagni sogliono dimenticare.
Lenin mostrava, seguendo Marx, che l'elemento fondamentale della religiosità odierna è l'insicurezza della vita sotto il capitalismo. Perciò non può costituire meraviglia per nessun marxista il fatto che il dopoguerra e l'epoca della Guerra Fredda e della paura di un conflitto atomico abbiano rafforzato il sentimento religioso in moltissimi uomini. Al tempo stesso però i grandi problemi del Tempo agivano su una grandissima parte delle masse orientate in senso religioso; decisivi avvenimenti storici non potevano lasciarli indifferenti.
Infatti, come abbiamo notato, la Religione in definitiva non è un'"ideologia astratta", predicata da un professore solitario dall'alto della cattedra: i fedeli che prendono parte alla vita storico-sociale e sui quali agiscono incessantemente gli avvenimenti maggiori e minori di questa vita storica, si contano a milioni.
Qui c'imbattiamo subito in una singolare contraddizione. Già nel decennio tra il Venti ed il Trenta si sviluppò in seno al Protestantesimo la cosiddetta "Scuola di Barth", la quale teoricamente si richiama ad un filosofo profondamente reazionario, al danese Kierkegaard. La Scuola di Kierkegaard si trovò a dover affrontare un problema di straordinario interesse. Una delle tesi fondamentali del Luteranesimo più dannose per il progresso del mondo era quella secondo cui ogni governo è di "emanazione divina", a prescindere dalla sua natura: é quindi dovere dei protestanti di sostenere con tutte le forze tale governo. La Scuola kierkegaardiana guidata da Barth, già al tempo del governo di Hitler, si dichiarò contraria al Fascismo hitleriano e con ciò respinse l'insegnamento di Lutero, in quanto sarebbe stato per essa dovere religioso sottomettersi al faschismo hitleriano e sostenerne la politica. Centinaia e centinaia furono i pastori protestanti rinchiusi nei Campi di concentramento poichè non erano disposti a porsi ideologicamente al servizio del Fascismo hitleriano. E lo stesso contrasto esiste anche oggi, poichè i seguaci di Barth e Niemoller si trovano in opposizione alla politica imperialistica del governo Adenauer, appoggiano la politica di Pace e sono anche fra i più strenui ed energici sostenitori della Politica di Pace. E' dunque evidente che abbiamo a che fare con una contraddizione fra l'ideologia fondamentale - la concezione reazionaria di Kierkegaard - e l'atteggiamento politico, determinato dalle circostanze concrete dell'epoca attuale.

Questo rapporto naturalmente non è sempre così chiaro. In una Chiesa che, come la Cattolica, sottostà ad una Gerarchia così monolitica, così unitaria, questo rapporto risulta assai più complesso. E tuttavia l'opinione settaria che l'intera Chiesa e la religione cattolica, l'intero Clero altro non siano che una filiale di Wall Street con sede a Roma, naturalmente non è sostenibile. Non c'è alcun dubbio che sussistano legami del genere con Wall Street e con il cattolicesimo americano, ma ciò tuttavia non esaurisce ovviamente tutti i problemi dell'attuale situazione del Cattolicesimo.
Comincio con un caso limite. Poco tempo fa in Francia sorse un conflitto perchè il Papa aveva proibito l'attività dei cosiddetti "preti-operai". Chi erano costoro? Zelanti sacerdoti cattolici che erano profondamente commossi ed indignati dalla miseria del proletariato francese e convinti che la parola del prete che se ne sta tranquillamente rintanato nella sua Curia, e che solo di Domenica predica agli operai, ai disoccupati, ed ai senzatetto, doveva necessariamente restare senza eco tra le masse lavoratrici. Perciò questi preti entrarono nelle fabbriche come operai, e operai essi stessi, andarono propagandando la loro fede fra i lavoratori. Ed è molto interessante il fatto che non furono i comunisti a preoccuparsi di questa propaganda, ma i prelati ed il Papa, e proprio perchè questi preti-operai potevano entrare agevolmente in contatto con il Comunismo, ed in tal modo giungere con molta facilità alla convinzione che all'Etica cristiana s'addicesse assai di più l'appoggio del Comunismo che non quello del Capitalismo imperialistico.
Perciò il Papa proibì l'attività dei preti-operai e permise soltanto la normale missione sacerdotale.
Non è difficile riconoscere l'essenza profondamente contraddittoria di questo problema. Ed affinché a questo punto non sorga alcun malinteso vorrei subito accennare al fatto che la lotta contro il Socialismo non è una novità per il Cattolicesimo. Negli anni precedenti la prima Guerra Mondiale sorse in Austria il cosiddetto Movimento cristiano-sociale, che con metodi demagogici intendeva influire sulle masse; movimenti simili ci furono anche in Italia, in Francia, in Germania, ecc... Ma se da una parte essi caddero sempre più sotto l'aperto influsso del grande Capitalismo, dall'altra - ed é questione molto importante per il giudizio dell'attuale situazione - dopo lo storico crollo della demagogia sociale (non religiosa) hitleriana, dopo il grande slancio del Socialismo e del Movimento operaio durante e dopo la seconda Guerra Mondiale, l'impiego della demagogia sociale divenne empre più un rischio eccessivo. I cosiddetti partiti cristiano-socialisi trasformarono perciò sempre più in partiti puramente capitalistici.
Ma proprio l'esempio dei preti-operai prova la costante presenza di movimenti che procedono in senso contrario, anche a costo di urtarsi con gli espressi divieti ecclesiastici. E con il veto all'attività dei preti-operai non è cessata l'esistenza di aspirazioni socialistiche all'interno del Cattolicesimo.
[...] E' mia convinzione che ci si trovi appena all'inizio di un tale movimento. Tutti i marxisti devono riconoscere, come hanno già fatto i nostri compagni italiani, che sta forse per sorgere un larghissimo movimento con il quale è assolutamente necessario prendere contatto, per poter poi influire su esso, ed istituire rapporti di cooperazione.

Ma questa situazione della Chiesa cattolica si manifesta anche ai massimi livelli gerarchici e perfino nella teologia e nella filosofia cattolica ufficiali. Il Papa, che come sappiamo si è gia espresso contro la Guerra atomica, ha inoltre fatto due importanti dichiarazioni. Da un lato egli si dissocia da chi identifica senz'altro la Chiesa cattolica con la cosiddetta Civiltà occidentale; si vede che il Papa in questo caso è praticamente più elastico di numerosi uomini politici americani che identificano semplicemente la Cultura occidentale con il Cristianesimo, ed oppongono meccanicamente ambedue all'ateismo orientale. Il Papa dice che il Cattolicesimo non si lega ad alcuna singola Civiltà, nemmeno la Civiltà medievale secondo la sua opinione può definirsi tout court come la Civiltà cattolica. La Chiesa è nella sua essenza "immutabile", ma accoglie sempre ciò che essa reputa utile per sé, quindi anche forze politiche ed idee sociali.

[...] Questa situazione si riflette anche in una corrente teorica dell'odierna teologia cattolica: vi sono alcuni notevolissimi teologi che non vogliono più liquidare il Marxismo semplicemente con un gesto, come se si trattasse di una sottospecie del materialismo volgare, ma sentono ormai la necessità di discutere seriamente i problemi marxisti. Il padre gesuita Brokmuller scrive per esempio che non bisogna abbattere il bolscevismo, ma si deve battezzarlo, riplasmarlo nel senso del Cristianesimo. Wetter, professore all'Università pontificia, indica alcune somiglianze tra tomismo e marxismo.
Quello stesso Brokmuller, citando Wetter, dice che San Paolo se avesse trovato così numerosi spunti nella filosofia pagana del suo tempo non avrebbe esitato a servirsene a sostegno del Cristianesimo.
Fra i rappresentanti del marxismo e quelli dell'ideologia ecclesiastica sono dunque possibili quel dialogo, quelle discussioni, che negli anni scorsi erano ancora impensabili. Possiamo persino dire che tale dialogo si è già realizzato in un caso. Un professore di teologia di Graz, il Reding, portando avanti la concezione del Wetter, afferma che le analogie logiche che egli crede di trovare tra marxismo e tomismo avrebbero radici storiche e filosofiche comuni: San Tommaso si rifà ad Aristotele, il marxismo ad Hegel, ma attraverso la mediazione di Hegel sarebbe presente l'influsso aristotelico.

Ora, se vogliamo dare un'esatta valutazione di questi problemi, non dobbiamo naturalmente partire dal presupposto che la filosofia cattolica adesso voglia "avvicinarsi" a noi. Al contrario, da una parte questi teologi intendono usare quelle concordanze che hanno trovato per trattenere i seguaci incerti e dubbiosi, e per conquistarne dei nuovi; dall'altra parte non c'è alcun dubbio che tutte queste analogie e tutti questi argomenti a sostegno della loro tesi sono obiettivamente insostenibile. Il Papato ed i teologi fondano le loro argomentazione su un'analogia storicamente falsa. Nel XVI Secolo il Cattolicesimo, in seguito alla Riforma, entrò in profonda crisi. Sembrava allora che il Cattolicesimo, basato sull'ideologia feudale, dovesse perdere la lotta contro le diverse chiese protestanti, originate dall'avvento del Capitalismo. Il significato sociale della Controriforma consistette appunto nel fatto che la Chiesa cattolica volle liberarsi ad ogni costo dei legami con il Feudalesimo e creò, aiutata dai gesuiti, un tenace legame col nascente Capitalismo e con la sua forma statale di allora, la Monarchia Assoluta: il Papato non solo riuscì così a superare la crisi del XVI-XVII secolo, ma addirittura a creare le premesse per una nuova ripresa.
Sebbene la nuova problematica cominci a svilupparsi solo adesso, io sono convinto che nel Cattolicesimo moltissimi sentono che è pericoloso per la Chiesa aggrapparsi, in tutte le circostanze, per la vita e per la morte, al carro del Capitalismo imperialistico. Così cominciano i tentativi esplorativi per giungere, all'interno della religione, ad un'altra soluzione.
Vorrei sottolineare che l'analogia storica , cui ho accennato, è obiettivamente falsa e vorrei aggiungere che alcuni scrittori cattolici, come il già nominato Brokmuller, si riferiscono proprio a quest'analogia, e si rifanno al successo riportato dalla trasformazione della Controriforma, delle cui radici sociali si rendono più o meno conto. L'analogia, lo ripeto, è sbagliata perchè il passaggio dal Feudalesimo al Capitalismo è qualitativamente diverso dal passaggio dal Capitalismo al Socialismo. Non si può quindi parlare di un qualsiasi "avvicinamento", come se noi considerassimo queste teorie in qualche modo sostenibili e legittime. Tuttavia, questo movimento cattolico è interessante come sintomo di una crisi incipiente ed offre la possibilità di stabilire contatti e di aprire discussini, che ancora cinque o dieci anni fa non avrebbero potuto avvenire.
Come in ogni problema, così anche in questo caso sorge la domanda leniniana: Chi agisce? Chi subisce? Qui noi ci troviamo di fronte ad una questione teorica fondamentale, che Lenin ha sovente precisato in varie occasioni, ma che solo molto raramente è stata formulata con quella nettezza con cui io vorrei ora formularla: io credo che dietro ogni settarismo sia celato un profondo disfattismo. Si può dire che abbiamo un disfattismo del genere quando, per rimanere nel caso testé citato, si crede che se noi ci misurassimo con quei teologi cattolici in libere discussioni, senza aver dietro di noi alcuna formza organizzata e senza poter contare su null'altro che il nostro sapere e le nostre argomentazioni, saremmo irrimediabilmente sconfitti. E' per questo motivo che ai settari pare più semplice che noi si rimastichi le vecchie frasi dei nostri giornali sulla Religione e nello stesso tempo si eviti così di entrare in contatto e di aprire un libero dibattito con i rappresentanti delle ideologie opposte alla nostra. Se vogliamo discutere con successo con teologi del tipo di Wetter o di Reding, se vogliamo argomentare in modo tale da rendere i loro incerti seguaci ancor più incerti e suscitare negli altri una qualche incertezza, dobbiamo assolutamente avere una conoscenza sostanziale, approfondita, e valida da opporre all'avversario, della dialettica aristotelica e di quella hegeliana, e della loro applicazione creativa ed originale.

A questo punto vorrei chiedermi, per inciso, come si sarebbe comportato in un ipotetico dibattito che si fosse svolto nel periodo di tempo appena trascorso, un filosofo il quale non avesse mai letto le opere di Hegel, e tantomeno di Aristotele, dal momento che aveva appreso dai decreti di Zdanov che Hegel è un filosofo reazionario, e parimenti reazionaria la sua dialettica. L'unico dialogo possibile in tali condizioni avrebbe visto da un lato le argomentazioni del teologo cattolico in possesso di una solida conoscenza delle antiche dialettiche, e dall'altro l'impreparazione sprovveduta del suo avversario, il comunista settario. Ma se noi avremo combattuto e vinto il settarismo, allora potremo rispondere alla domanda: Chi agisce? Chi subisce? secondo lo spirito leninista. [...]