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    Post DIBATTITO - Intervista al Cardinal Martino

    Cosa pensate dell'intervista rilasciata ieri dal Cardinal Martino sulle recenti operazioni militari nella striscia di Gaza?

    ISRAELE/ Card. Martino: raccogliamo i frutti dell’egoismo. L’unica speranza è il dialogo



    INT.
    Renato Raffaele Martino

    mercoledì 7 gennaio 2009


    Mentre il conflitto tra Israele e Hamas va avanti con rinnovata ostilità, il Papa è tornato ad invocare il dialogo come unica strada possibile per costruire la pace in Terra Santa. Secondo il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, la soluzione più ragionevole rimane quella del dialogo tra israeliani e palestinesi. Essi sono fratelli, figli della stessa terra. Purtroppo «nessuno vede l’interesse dell’altro. Ma le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. E a pagare sono sempre le popolazioni inermi. Impariamo dall’Iraq».

    Eminenza, nella sua omelia del 1° gennaio Benedetto XVI ha affermato che la vera pace è “opera della giustizia” e che «anche la violenza, l’odio e la sfiducia sono forme di povertà – forse le più tremende – da combattere». Perché il dialogo è l’unica condizione della pace?

    L’alternativa al dialogo è solamente il ricorso alla forza e alla violenza. Ma la violenza non risolve i problemi e la storia è piena di conferme. L’ultimo esempio è quello della guerra in Iraq. Cosa ha risolto? Ha complicato le cose. La diplomazia della Santa Sede sapeva bene Saddam era pronto ad accettare le richieste delle Nazioni Unite. Ma non si è voluto aspettare. In Terra Santa vediamo un eccidio continuo dove la stragrande maggioranza non c’entra nulla ma paga l’odio di pochi con la vita. Abbiamo appena celebrato i trent’anni della mediazione tra Cile e Argentina, di cui la Santa sede a suo tempo fu grande promotrice. Quello è stato un frutto del dialogo.

    Che cosa manca nello scenario mediorientale per intraprendere la strada del dialogo?

    Un senso più acuto della dignità dell’uomo. Nessuno vede l’interesse dell’altro, ma solamente il proprio. Ma le conseguenze dell’egoismo sono l’odio per l’altro, la povertà e l’ingiustizia. A pagare sono sempre le popolazioni inermi. Guardiamo le condizioni di Gaza: assomiglia sempre più ad un grande campo di concentramento.

    Eminenza, durante l’Assemblea plenaria del Consiglio Giustizia e Pace, commentando la Populorum progressio, Lei affermò «non c’è sviluppo senza un disegno su di noi e senza noi come disegno»; e che per questo lo sviluppo non è «qualcosa di facoltativo, ma un dovere da assumere». Alla luce degli ultimi avvenimenti che compiti impone questa considerazione?

    Abbiamo appena celebrato i quarant’anni della stupenda enciclica di Paolo VI Populorum progressio, dove Paolo VI ha detto che “lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Benedetto XVI non ha mancato di richiamarlo nel suo Messaggio per la celebrazione della giornata mondiale della pace. Se si vuole costruire la pace occorre favorire lo sviluppo, non solo lo sviluppo dei paesi ma quello personale, di ogni uomo. La stessa assistenza alle nazioni in via di sviluppo non può essere un’elemosina, ma dev’essere un partenariato, un aiuto a far divenire tutti protagonisti del proprio sviluppo. Solo così l’aiuto a tutti può diventare aiuto allo sviluppo di ciascuno. Questo vale naturalmente anche e soprattutto per il Medio Oriente.

    Come interroga la coscienza di un cristiano quello che accade in Terra Santa? Come mai questa terra, molto più di altre, appare lontana dalla pace e ogni tentativo di raggiungerla sembra frustrato in partenza?

    Non siamo solamente noi cristiani a chiamarla Terra Santa, ma anche ebrei e i musulmani. E sembra una disdetta che proprio questa terra debba essere il teatro di tanto sangue. Ma occorre una volontà da tutte e due le parti, perché tutte e due sono colpevoli. Israeliani e palestinesi sono figli della stessa terra e bisogna separarli, come si farebbe con due fratelli. Ma questa è una categoria che il “mondo”, purtroppo, non comprende. Se non riescono a mettersi d’accordo, allora qualcun altro deve sentire il dovere di farlo. Il mondo non può stare a guardare senza far nulla.

    Nonostante le continue esortazioni delle diplomazie, prevale una sensazione generalizzata di impotenza.

    Si mandano missioni di pace in tutto il mondo, lì si sono fatte tante proposte ma i veti hanno sempre prevalso. Ora ho sentito che anche il presidente Bush ha cominciato a pensare che forse una missione di pace sarebbe auspicabile. Per cominciare sarebbe una misura efficace. Se venisse la pace tra palestinesi e israeliani, sarebbe un beneficio inestimabile per tutto il Medio oriente.

    Quale compito spetta ai cristiani in quella terra martoriata?

    Testimoniare la loro unità. In tutto il Medio Oriente i cristiani stanno perdendo la speranza e hanno cominciato ad andarsene, soprattutto dall’Iraq. Quando ero a New York, alle Nazioni Unite, ho incontrato moltissimi rifugiati negli Usa che mi dicevano: che futuro potevo io assicurare ai miei figli? È un grido di dolore al quale è difficile dare una risposta. Lo può fare solo la speranza che viene dalla fede. Ma al mondo questo non importa e sta a guardare.

    I cristiani, ai quali quella terra appartiene al pari di ebrei e musulmani, pagano un prezzo alto ma silenzioso. Perché?

    Ogni anno sono troppi i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i missionari, i laici che perdono la vita nell’esercizio della missione più cristiana di tutte, quella di aiutare i sofferenti e i bisognosi. Perché i cristiani alla fine soffrono più degli altri? Per l’apertura del cristianesimo a considerare tutti come fratelli, mentre l’estremismo islamico non ammette né conversioni né altra religione che la propria. E questo è fonte di inimicizie e violenza.

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    E' vero, come dice il Card. Martino, che la violenza difficilmente risolve i problemi, ma tantomeno può farlo il dialogo quando le parti non hanno alcuna intenzione di dialogare. In realtà la Chiesa cattolica si trova tra l'incudine (Israele) e il martello (l'Islam).

    Israele è uno Stato fasullo che è stato imposto con la forza dalle nazioni europee ai popoli mediorientali, portatore dei (dis)valori occidentali che cozzano brutalmente contro le tradizioni locali.
    Durante la guerra fredda gli USA hanno incautamemente alimentato la bestia islamica in chiave antisovietica, poi quando essa le si è ritorta contro hanno provato a opporle l'amico Irakeno, che è diventato anch'esso cattivo quando ha provato a riprendersi il suo Kuwait... Gli americani hanno pensato sempre ai loro interessi e a causa della loro politica mediorientale ci ritroviamo oggi con lo scontro di civiltà fra l'Occidente e l'Islam. Scontro destinato più a pesare sulle sorti dell'Europa (immigrazione) che non su quelle degli americani (nonostante l'11 settembre).

    Dunque, ci troviamo dinanzi al caso tipico degli errori contrapposti. La differenza tra Israele e Hamas non è quella fra ragione e torto, ma tra due torti, due micce accese contro la Cristianità destinate a pesare sulle sorti dell'Europa.
    A questo punto per noi europei è fondamentale che gli israeliani si sbarazzino di Hamas, perchè se non stravincono, anche una loro mezza vittoria rafforzerebbe enormemente il peso della resistenza islamica con conseguenze estremamente negative per l'Europa. Ma non illudiamoci su Israele e men che meno appiattiamoci su un'alleanza storicamente e culturalmente innaturale.
    La Chiesa di Martino è incamminata sulla via maldestra dell'incontro relativista con l'Islam. Ma è relativismo anche l'incauto occidentalismo filoisraeliano. Attenti agli abbagli.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Florian Visualizza Messaggio
    E' vero, come dice il Card. Martino, che la violenza difficilmente risolve i problemi, ma tantomeno può farlo il dialogo quando le parti non hanno alcuna intenzione di dialogare. In realtà la Chiesa cattolica si trova tra l'incudine (Israele) e il martello (l'Islam).

    Israele è uno Stato fasullo che è stato imposto con la forza dalle nazioni europee ai popoli mediorientali, portatore dei (dis)valori occidentali che cozzano brutalmente contro le tradizioni locali.
    Durante la guerra fredda gli USA hanno incautamemente alimentato la bestia islamica in chiave antisovietica, poi quando essa le si è ritorta contro hanno provato a opporle l'amico Irakeno, che è diventato anch'esso cattivo quando ha provato a riprendersi il suo Kuwait... Gli americani hanno pensato sempre ai loro interessi e a causa della loro politica mediorientale ci ritroviamo oggi con lo scontro di civiltà fra l'Occidente e l'Islam. Scontro destinato più a pesare sulle sorti dell'Europa (immigrazione) che non su quelle degli americani (nonostante l'11 settembre).

    Dunque, ci troviamo dinanzi al caso tipico degli errori contrapposti. La differenza tra Israele e Hamas non è quella fra ragione e torto, ma tra due torti, due micce accese contro la Cristianità destinate a pesare sulle sorti dell'Europa.
    A questo punto per noi europei è fondamentale che gli israeliani si sbarazzino di Hamas, perchè se non stravincono, anche una loro mezza vittoria rafforzerebbe enormemente il peso della resistenza islamica con conseguenze estremamente negative per l'Europa. Ma non illudiamoci su Israele e men che meno appiattiamoci su un'alleanza storicamente e culturalmente innaturale.
    La Chiesa di Martino è incamminata sulla via maldestra dell'incontro relativista con l'Islam. Ma è relativismo anche l'incauto occidentalismo filoisraeliano. Attenti agli abbagli.
    Io non considero Israele uno Stato fasullo, ma all'opposto riconosco in esso l'unico Stato civile e democratico dell'area mediorientale. Della sua legittima esistenza bisogna prendere atto, e per quanto mi riguarda, di fronte all'odio e al terrorismo espressi dagli stati islamici e da gruppi di fanatici, considero legittime e giustificate le reazioni degli israeliani. Allo stesso tempo non ho difficoltà a riconoscere che una vera pace potrà basarsi -una volta eliminati i terroristi e i loro foraggiatori- sull'esistenza di uno Stato palestinese con confini ed autorità certi ed affermati al di là di ogni dubbio. Per alcune aree particolari (spianata delle moschee in primis) non vedrei negativamente una sovranità congiunta con garanzie internazionali.
    Come ho già spiegato in altra discussione, è indubbio che le violenze e gli eccessi tali da produrre -ahimè- vittime civili sono da condannare, ma di fronte ai FATTI l'attuale guerra in corso a Gaza ha un unico responsabile diretto, ovvero Hamas, tanto sciocco da lanciare missili e razzi sfidando la grande pazienza di Israele, che alla fine ha agito per assicurare -come ogni altra nazione civile- la sicurezza dei propri cittadini. Auspico il massimo indebolimento di Hamas, e se possibile la sua distruzione, per riportare in auge l'elite palestinese più moderata e responsabile, con la quale discutere e pervenire ad un processo di pace. Ci vorrà molto tempo, lo so, ma non vedo altre soluzioni.

  4. #4
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    Predefinito Israele

    Citazione Originariamente Scritto da zaffo Visualizza Messaggio
    Io non considero Israele uno Stato fasullo, ma all'opposto riconosco in esso l'unico Stato civile e democratico dell'area mediorientale. Della sua legittima esistenza bisogna prendere atto, e per quanto mi riguarda, di fronte all'odio e al terrorismo espressi dagli stati islamici e da gruppi di fanatici, considero legittime e giustificate le reazioni degli israeliani. Allo stesso tempo non ho difficoltà a riconoscere che una vera pace potrà basarsi -una volta eliminati i terroristi e i loro foraggiatori- sull'esistenza di uno Stato palestinese con confini ed autorità certi ed affermati al di là di ogni dubbio. Per alcune aree particolari (spianata delle moschee in primis) non vedrei negativamente una sovranità congiunta con garanzie internazionali.
    Come ho già spiegato in altra discussione, è indubbio che le violenze e gli eccessi tali da produrre -ahimè- vittime civili sono da condannare, ma di fronte ai FATTI l'attuale guerra in corso a Gaza ha un unico responsabile diretto, ovvero Hamas, tanto sciocco da lanciare missili e razzi sfidando la grande pazienza di Israele, che alla fine ha agito per assicurare -come ogni altra nazione civile- la sicurezza dei propri cittadini. Auspico il massimo indebolimento di Hamas, e se possibile la sua distruzione, per riportare in auge l'elite palestinese più moderata e responsabile, con la quale discutere e pervenire ad un processo di pace. Ci vorrà molto tempo, lo so, ma non vedo altre soluzioni.
    Bravo zaffo.
    Marino.

 

 

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